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Politica Europa

Ho visto cose

download 432 a 202, la Camera dei Comuni ha respinto l’accordo “Chequers” proposto da Teresa May. La maggioranza è talmente netta che appare strano che la “stampa di qualità” (che libera non ha più il coraggio di chiamarsi nemmeno lei) non avesse percepito la più fragorosa sconfitta di un governo britannico dal 1920. Ancora stamani c’era chi scriveva che “Ho letto tutta la stampa britannica possibile negli ultimi due giorni e devo essere sincero: dovessi puntare il proverbiale euro simbolico sull’esito del voto odierno a Westminster, tirerei a mia volta la monetina per decidere. È il più classico dei 50% tondi di possibilità”: alla faccia.

La stampa, britannica e non, è quindi la prima sconfitta della vicenda: ancora una volta ha svolto un ruolo di propaganda e non di documentazione ed analisi, cercando di fuorviare i lettori ed i decisori e sostenendo come plausibili posizioni deliranti come quella di legare sine die il Regno Unito alla UE e di dividere il Nord Irlanda dalla Gran Bretagna. Non ci voleva molto a prevedere l’esito se anche un povero blogger lo ha fatto, bastava volerlo.

La May ovviamente viene travolta dalla sconfitta e non passerà molto tempo che si ritirerà a vita privata. Ancora una volta è mancata l’epigona della Lady di Ferro rivelatasi invece per quello che è, una donnetta racchia e stenca, priva di carisma e coraggio, di immaginazione e determinazione, che si è appiattita sul suo ruolo di annacquatrice della Brexit nel nome delle élite finanziarie londinesi e del tradimento del voto indesiderato del deplorevole popolo sovrano. Il suo accordo, uscito all’improvviso da un cappello che non si sapeva neanche esistere, era talmente filo europeista da lasciare il legittimo dubbio che fosse stato scritto a Bruxelles e ed arrivava a pregiudicare  quella Northern Ireland il cui partito di riferimento (DUP) era decisivo per la maggioranza: cose da non credere. Non ha avuto neanche l’intelligenza di farlo votare prima di Natale in modo da limitare la sconfitta dato che, a quel tempo, pochi l’avevano letto. Volando a Berlino, ripetendo al contrario il tragitto di Rudolf Hess nel 1941, non credo abbia acquisito prestigio agli occhi del suo popolo ma, dando a tutti un mese in più per riflettere, si è evidentemente scavata la fossa visto che le carenze di un accordo del genere le hanno capite tutti, da Elisabetta II all’omino che beve due pinte e fa i rutti nel pub. Credo che ogni popolo abbia un carattere che lo definisce e quello dei britannici si fonda su orgoglio e spirito di resistenza di fronte alle avversità della storia avvalorato dall’insularità: sono loro che hanno sconfitto l’Invincible Armada, Napoleone e Hitler, difficilmente si sarebbero messi a tremare di fronte a Junker e Tusk. L’emergere di questo antico sentire, ha travolto anche i giochi di scacchi del parlamento.

Perdono anche le élite che devono probabilmente accettare che questo tempo, per loro, è finito. È finito il tempo dell’arricchimento solipsistico a scapito dei molti, del governo della società basato su luoghi comuni ripetuti ossessivamente: non sono più in grado di dominare la pubblica opinione tramite l’informazione corrotta che diffonde narrazioni deliranti e devono probabilmente accettare di tornare allo spirito del dopoguerra quando si misero a capo, e non al di sopra, dei loro popoli.

Perde l’UE che già pregustava il boccone dell’Irlanda del Nord dopo quello della Catalogna. Perde un’organizzazione ormai ubriaca di ideologia e burocrazia minuziosa che non riesce più a ricordare e capire gli insegnamenti della storia: mai cercare di umiliare gli inglesi, mai provare a metterli in un angolo. Perde un’organizzazione che non riesce più a capire ruolo e significato dell’istituto monarchico come garante di unità, identità e dignità nazionale. È il momento di abbandonare il diritto capzioso ed autoreferenziale ed i ratio finanziari e di tornare alle discipline umanistiche, quelle che insegnano a capire uomini e popoli. La Commissione Europea 2014-2019 ha posto le basi per la distruzione dell’UE con la Brexit, il golpe madrileno contro la Catalogna, le rivolte di Parigi, il governo populista di Roma, le destre che dilagano ovunque. Un branco di ciechi presuntuosi e aggressivi che adesso sparirà nei meandri delle cronologie sospendendo probabilmente tutte le procedure della Brexit fino a dopo l’estate: del resto con chi dovrebbero trattare adesso gli inglesi, con politici che perdono elezioni non in Russia o USA ma in Lussemburgo e Lituania? Non scherziamo più.

Sconfitta la May e la sua fake Brexit, adesso si comincia a parlare di un altro referendum in cui scegliere fra l’accordo sconfitto stasera ed il Remain con esclusione del No Deal che era invece implicito nel primo plebiscito: si continua a delirare di posizioni politically correct, unilaterali ed appena rifiutate, imposte oltretutto da politici sconfitti un’ora fa, attraverso un triplo salto carpiato che ha l’unico significato di negare che il 26 giugno 2016 si sia fatto sul serio. Provate a farlo e vediamo che fine farebbero i partiti che appoggiassero questa soluzione e le monarchie che vi troverebbero il loro 8 settembre: auguri a tutti.  Per adesso godiamoci un’altra notte magica: fortunati questi anni che ci mostrano la storia.

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