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Politica Italia

Gioventù Rossa

download Guido Rossa era un operaio genovese quarantacinquenne ucciso dalle Brigate Rosse giusto 40 anni fa, il 24 gennaio 1979. L’anniversario della morte sarebbe probabilmente passato nel dimenticatoio o, perlomeno, ridotto a pura formalità. Invece il recente arresto di Cesare Battisti ha riportato alla ribalta il tema degli anni di piombo e gli scheletri negli armadi della sinistra per cui oggi, con grande pompa, l’Omino Mannaro il Presidente della Repubblica, improvvisamente strappato alle lamentazioni sul destino dell’ambiente e dei migranti,  ha dovuto celebrare di tutta fretta il martire dell’antifascismo.

Guido Rossa incrociò la mia vita nel 1981 allorquando decidemmo di intitolargli il circolo FGCI dell’ITC Duca d’Aosta di Firenze. Il ballottaggio avvenne fra lui ed un giovane martire della lotta alla mafia di cui francamente non ricordo più il nome. Come che sia, penso che l’ingenuo volontarismo di pochi figgicciotti fiorentini sia la migliore testimonianza di come, allora, la posizione politica e la cultura del PCI esprimessero profondi valori di legalità e senso dello stato e di come, ricordo, si scontrassero invece con gli snobismi intellettuali dell’estrema sinistra che oscillava fra slogan come “compagni che sbagliano” e “né con lo stato, né con le BR”.

Nel corso dei decenni questa cultura si è profondamente persa. Il PD, erede impuro del PCI annacquato dal cattolicesimo progressista, si è progressivamente avvicinato agli intellò della gauche caviar e radical chic che, negli eventi di quegli anni, hanno visto solo un pretesto per i loro stolidi divertissement intellettuali. In ciò hanno giocato un ruolo negativo il perdonismo cattolico dei nuovi arrivati, tutto centrato sulla redenzione dei colpevoli e non sulla giustizia da rendere alle vittime, l’equivoco per cui rispetto della legalità equivale a negazione della giustizia sociale e quello per cui senso dello stato e delle istituzioni è sinonimo di nazionalismo. Cooptati nelle élite globalizzate, persi i riferimenti concreti e terragni espressi dalla mitica “base”, il PD è stato fagocitato dalla cultura di un mondo di assassini travestitisi da fini intellettuali e da una rete di relazioni “sinistre” internazionali in cui i contraltari (fossero Lula, Mitterand, Hollande o chi altri) oscillavano fra l’incomprensione del significato di quegli eventi ed il cinismo di chi li aveva provocati o coperti.

Non c’è dubbio che Napolitano abbia scritto lettere accorate a Lula per riavere indietro il criminale ma altrettanto non dubito che la sinistra al governo – dal 1994 al 1996, dal 1996 al 2001, dal 2006 al 2008, dal 2012 al 2018 – con lui a lungo nel ruolo oggi coperto da Salvini,  niente di concreto abbia fatto per ottenerlo e, soprattutto, niente abbia per tempo dichiarato e denunciato ad uno degli innumerevoli enti che, nel mondo, si preoccupano della tutela di diritti e umanità. Si vede che i cittadini morti, spesso civil servant, e le loro famiglie, talvolta indennizzate con la cooptazione di qualche parente  nello show system (Rita Dalla Chiesa) o nel mondo dell’informazione (Calabresi), valgono meno di qualche straniero senza documenti arrivato sul canotto e che anche la mitica ed onnipotente magistratura italiana, che in altri casi pretende di accertare i giochetti sessuali in casa propria o le responsabilità presidenziali nell’omicidio di un ragazzetto illuso in un paese tirannico, volgeva altrove la sua voglia matta di inquisizione e rogatorie.

Ma tenere bassa l’attenzione sul terrorismo del passato serve anche per evitare che si alzi sul terrorismo del presente, quello islamico, sempre negato nella sua identità e nascosto dietro sempre più improbabili problematiche psicologiche e comportamentali. Ma questa è un’altra storia.

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