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Immigrazione

Mio Capitano

imagesUn cittadino africano, rigorosamente privo di documenti che ne attestino identità, nazionalità ed età,  si affida, parole sue, a criminali trafficanti di uomini per essere instradato verso l’Europa: è un cliente, non è uno schiavo. Giunto sulle coste libiche (parole sue) pur contrariato per il freddo ed il mare mosso, accondiscende ad  imbarcarsi su un gommone fatiscente con la duplice alternativa di: 1) (teorica) arrivare direttamente in Europa, diventando un immigrato irregolare; 2) (concreta) affondare dopo poche miglia insieme al gommone diventando un naufrago volontario e mettendo dolosamente in allarme il sistema di soccorso di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Casualmente passando di lì, viene raccolto da un vascello olandese assolutamente inadeguato – per struttura, equipaggio e attrezzature – a fare quello che sta facendo il cui comandante contatta l’autorità competente del suo paese che gli ordina di riparare in Tunisia da cui dista 40 miglia marine. Il comandante, casualmente, non ha risposta dalle autorità tunisine ma, invece di riprovare a chiamare, decide di volgere la prua a nord attraversando il mare in tempesta per percorrere 200 miglia marine recandosi prima nelle acque maltesi e dopo poco in quelle italiane. Avuto il permesso di accostare per meri motivi meteorologici (mare mosso con presunte onde di 7 metri), passata la tempesta rimane lì chiedendo (in realtà imponendo) lo sbarco dei suoi passeggeri tutti rigorosamente ignoti al mondo. Non essendogli concesso lo sbarco, inizia un circo politico mediatico in cui, senza rigorosamente mostrare nessuna immagine, si afferma in rapida successione che: 1) a bordo ci sono donne e bambini; 2) i passeggeri recano segni di torture; 3) le condizioni di vita a bordo sono intollerabili, però solo in Italia perché altrimenti si poteva accelerare ed andare in Tunisia o, perlomeno, a Malta. Nel frattempo si comincia a dire che, siccome la nave non rispetta alcuna regola, non può ripartire perché possono essere autorizzate alla partenza solo navi in perfetta regola per cui, oggi, se ci fossero ancora, i pirati barbareschi, antesignani delle ONG, sarebbero obbligati a depredare, rapire, distruggere anche contro la loro volontà perché sarebbero trattenuti in loco senza possibilità di andarsene.

In questo bailamme, il governo olandese, di cui la nave ai sensi della legge del mare è territorio a tutti gli effetti, dichiara che non vuole occuparsi dei passeggeri, che legalmente sono già in Olanda, fino a quando il governo Italiano non effettuerà la cernita fra richiedenti asilo e migranti irregolari espellendo questi ultimi, cioè fino a quando non farà quello vorrebbe fare ma che l’UE-ONU-CEI-Papa-PD-Giovani Marmotte ecc. gli impediscono di fare e per il quale lo denuncerebbero ai tribunali internazionali. Resta inteso, con spregio di diritto, logica ed onestà intellettuale, che invece i migranti della Diciotti erano ovviamente già in Italia.

In questa situazione, la magistratura italiana che, per “atto dovuto”, apre un fascicolo su qualsiasi cosa e che, a titolo di esempio, pretende di indagare da Roma sul presidente egiziano per un omicidio avvenuto in Egitto, senza alcuna indagine e financo sopralluogo, attesta che è tutto regolare e che il capitano ha agito correttamente e che quindi non si può neanche trattenere la nave per accertamenti come invece si fa normalmente per uno scontro fra motorini. Invece, sconfessando la procura, pretende di processare il Ministro degli Interni per aver compiuto un atto politico e quindi per reati di opinione.

A questo punto dobbiamo dire che questa situazione ha un nome – GOLPE – con una parte dell’apparato statale che intende impedire al Ministro degli Interni di svolgere il proprio incarico come non era avvenuto neanche ai tempi del terrorismo, di Kossiga e della leggi speciali, e che ha un precedente nel tentativo del deep state USA di impedire a Trump di esercitare il mandato. La situazione è talmente grave che addirittura non si ha notizia di serie esternazioni di Mattarella – che si è già giocato il jolly il 27 maggio 2018 – e financo del Papa che addirittura butta lì parole sui limiti dell’accoglienza mentre non è chiaro se anche il Capitano ne abbia piena consapevolezza.

In questo momento, il Ministro degli Interni, che ha sbagliato tanto, vede in rapida successione:

  1. i parlamentari dei suoi vecchi alleati che salgono sul barcone insieme a quelli dell’estrema sinistra;
  2. i nuovi alleati che, apparentemente inconsapevoli del mondo in cui vivono, con soave leggerezza gli consigliano di entrare nel tritacarne giudiziario perché questo è il rito che loro perpetrano come se le tradizioni nate ai tempi del meetup di Roccacannuccia valessero anche adesso che guidano la settima potenza del mondo;
  3. l’uomo-che-sussurrava-alle-culone, che voleva prendere il suo Air Force One per andare a violare lui stesso le leggi imbarcando 15 migranti che irritavano Malta, che non apre bocca con i suoi sodali europei perchè, in fondo, il problema è del Ministro degli Interni, mica del Governo, mentre invece ai tempi di Malta il problema era del Governo, mica del Ministro degli Interni;
  4. l’Europa, che si lamentava perché l’Italia non accetta più gli sbarchi di Sophia, che non risponde neanche al telefono.

La mancanza di una strategia, impone adesso il cazzotto all’aria del ricorso alla CEDU, che presumibilmente troverà un giro di parole per dire che i migranti devono stare con noi, o dello sbarco con riserva di trasferimento che andrà a finire come sono finiti tutti gli altri, cioè con un nulla di fatto, ma che segnalerà che la rotta italica, di riffa o di raffa, si è riaperta. E bene ci ha detto che a bordo non ci sono veri bambini, puerpere o malati di diarrea perchè altrimenti sarebbero già tutti alloggiati negli hotel a 4 stelle.

Ciò detto, dispiace che 47 esseri umani siano in ostaggio di organizzazioni criminali come le ONG ma è evidente che, come previsto per tempo, l’ammollamento subito da Salvini a dicembre, sulla finanziaria, e ad inizio gennaio, per la questione maltese, ha prodotto i suoi effetti anche sulla politica dei porti chiusi che aveva sostenuto da giugno in poi. Più volte, pur apprezzando operato e risultati, avevo evidenziato che tutto si basava solo su forza politica ed energia personale del vice premier leghista e non su cambiamenti strutturali di norme, persone e modalità operative: sarebbe stato sufficiente un piccolo indebolimento e si sarebbe perlomeno tentato di tornare ai bei tempi dei governi PD. La vicenda di questi giorni oltretutto evidenzia il serpentaio di norme costituzionali (tirate come la trippa), leggi, trattati, sentenza, denunce che avvolge la gestione dell’immigrazione e che nell’insieme si dimostrano inadeguate perchè un fenomeno di carattere demografico, economico, politico, sociale non può essere affrontato con il limitato armamentario giuridico del diritto penale: è come se i nazisti che invasero la Polonia fossero stati qualificati come assassini e i polacchi che resistevano come colpevoli di eccesso di legittima difesa.

Al massimo della potenza politica, invece che ritenere archiviata la questione arrivi e perdere tempo con un decreto sicurezza che produce scarsi effetti pratici, avrebbe dovuto rendere strutturale il contrasto all’immigrazione con una serie di misure quali:

  1. regolamentazione delle ONG, magari sulla falsariga della circolare Minniti;
  2. regole di ingaggio per il respingimento assistito e per rendere concreta la chiusura dei porti in caso di violazione dei divieti (invece è stata la nostra guardia costiera che ha consentito alla See Watch di accostare con il che il territorio olandese si era di fatto già trasferito in Italia);
  3. compattamento della catena di comando con il recupero al ministero degli interni del controllo su porti e guardia costiera;
  4. regole rigorose di trattenimento dei migranti comunque sbarcati mantenendoli in isolamento come fa anche la Danimarca.

Adesso diventa tutto difficile perché, se questa nave sbarca, si riaprirà la carovana di ONG che ci riporteranno decine (centinaia?) di migliaia di africani.

Salvini ha giocato nei mesi un ruolo ambiguo che faceva perno non tanto sulle prerogative del Ministro dell’Interno quanto su quelle del leader politico che controllava il Governo finchè l’appeasement fra M5S e vertici UE non lo ha indebolito e spiazzato. Ancora oggi non sembra consapevole delle prerogative di un ministro (che non si appella agli elettori ma prende decisioni concrete e vincolanti che impediscono, tanto per dire, la processione di politici di sinistra sulla nave) e d’altro canto, in quanto leader, non si capisce perché adesso perda tempo a fare campagna elettorale in Abruzzo e non convochi, ad esempio, una grande manifestazione a Siracusa che dica chiaro e forte a questa gente che se ne deve andare. D’altro canto le elezioni europee sono oggi lontanissime, non avranno effetti politici in Italia e, se vogliamo dirlo, è ormai evidente che la democrazia è sopravvalutata in quanto sono i poteri forti (interni ed esterni) a dettare il ritmo. E suona strano il silenzio costante della Lega che sembra quasi volerlo mandare a schiantare da solo per salvaguardare i feudi del nord est.

Onore al coraggio, alla volontà ed all’impegno ma non bastano più: il problema va ormai oltre quello dei porti chiusi e, del resto, al momento opportuno si scopre che i porti chiusi non sono. Prego che questa situazione si concluda positivamente per l’Italia ma non è più possibile prescindere da un’azione di governo decisa che incida sulle norme e da un’opera di costruzione di una leadership leghista che sia coesa con il suo Capitano e reperisca risorse anche culturali di cui si avverte drammaticamente la mancanza.

Discussione

3 pensieri su “Mio Capitano

  1. Questa volta non sono d’accordo. Salvini punta alla spettacolarizzazione della sua politica antiimmigrati piuttosto che affrontare il problema alla radice, men che meno risolverlo. Che senso ha tenere quei poveri disgraziati sulla nave quando farli scendere a terra, identificarli e distribuirli tra i vari paesi europei sarebbe l’opzione più conveniente? Nessuno, se non averne un ritorno d’immagine.
    Perché, è vero, si può trattenere la nave per accertamenti: ma prima si fanno sbarcare i disperati.
    Fare il feroce coi deboli e il debole coi forti non è un bel biglietto di presentazione!
    E adesso chiede aiuto al Parlamento perché lo salvi dal processo: dopo aver fatto lo sbruffone per mesi… finisce in una figura barbina!
    Che la sceneggiata che ha messo su Salvini si sarebbe dovuta tradurre più utilmente in proposte di riforma dell’intera materia, piegando l’Europa su questo versante, piuttosto che indugiare nell’avanspettacolo sullo sfondo di una nave di disperati, fa concludere che come politico ha grossi limiti personali.

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    Pubblicato da Pausilypon | 29 gennaio 2019, 15:16
    • Lei propone la soluzione peggiore possibile: farli sbarcare nel nostro territorio dove rimarrebbero permanentemente (non crederá veramente alla storia dei ricollocamenti?), incoraggiando l’altro miliardo di africani a mettersi in fila per farsi raccogliere da noi, con la scusa di essere “disperati”, parola con cui voi buonisti vi siete abbandonati al sonno della ragione.

      Cosí nave dopo nave, cedimento dopo cedimento, ci invaderanno a milioni trasformandoci in un piccolo Brasile.

      "Mi piace"

      Pubblicato da Yup Tub | 30 gennaio 2019, 20:07

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  1. Pingback: La deriva che vediamo | Average Joe - 7 febbraio 2019

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