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Politica Italia

Il Gran Vecchino

download.jpg L’abbiamo capito che è un altro dei tanti inganni, delle promesse tradite, dei sogni svaniti, dei progetti falliti. L’abbiamo capito che la modernità è greve e fa strame delle belle favole della Costituzione più bella. L’abbiamo capito che la realtà dissipa nella nebbia anche le più belle teorie. L’abbiamo capito che il Presidente della Repubblica non è la figura apicale di un popolo che la Costituzione disegna, il sapiente che il futuro scruta, il saggio il cui parere il popolo anela, il pater familias che rassicura e dirime. L’abbiamo capito che è una figura come un’altra, un politico politicante, una scheggia impazzita lontana dal giudizio del suffragio. Non ci eravamo accorti che il PdR, come spiega Wikipedia, “ha un certo numero di funzioni in campo esecutivo, legislativo e giudiziario, nonché di indirizzo politico”. Poi l’abbiamo capito.

L’abbiamo capito che il PdR della gioventù repubblicana – tutto funerali, cerimonie, nastri tagliati, alti moniti alla nazione – era solo una coincidenza, il frutto di una politica forte perché popolare che schiacciava le istituzioni e la cui autoreferenzialità forzatamente centrista consentiva la contiguità fra le figure e una moral suasion fatta non di pensosi discorsi ma di ma di antichi e confidenziali rapporti. Fu Pertini, nonno di tutti i populisti di oggi, a sdoganare il nuovo ruolo a furia di scoponi e coppe e senatori a vita mentre apriva la porta al nuovo che avanzava, alla politica moderna, all’impresario dei nani e delle ballerine. Ci fu il Cossiga finto pazzo, lo Scalfaro cattolico astioso, il Ciampi che aprì la strada alla tecnocrazia. Ci fu Napolitano, il gran vegliardo che vive per sfuggire al giudizio della storia, tanto straripante nel ruolo da dover essere rieletto, fascista poi sovietico e globalista, che cucì in un unico filo rosso l’invasione ungherese e quella libica, il rifiuto dell’ECU ed il culto dell’Euro, la mafia nascosta ed il golpe mostrato.

Da anni siamo costretti a fare i conti con nonnini mannari con grandi denti e grandi artigli che usano per dilaniare quello che i cittadini, faticosamente, con il voto intendono costruire: Scalfaro con Berlusconi nel 1994, Napolitano ancora con Berlusconi nel 2011, Mattarella con il referendum del 2016.

Già, lui, Mattarella. Un sicilianuzzo canuto e basso e gobbo, fratello di cotanto fratello, silente come un siciliano può essere, seconda o terza fila per scelta. L’autore del Mattarellum che fece vincere la sinistra (caso unico nella storia) nel 1996. Il giudice che eliminò il Porcellum che l’avrebbe fatta perdere nel 2015. Il gran regista del Rosatellum che gli si è rivoltato contro. Una figura nonnesca che, come negli horror, all’improvviso apre le fauci e mostra le zanne. Un tecnico del diritto digiuno di politica. Un omino mannaro che ha tentato, goffamente ma ha tentato, l’inverosimile golpe del 27 maggio. Un omino che passa di insuccesso in insuccesso dal plauso dei quirinalisti ossequiosi.

Voluto da Renzi, che per lui ruppe con il Berlusca ed iniziò la discesa agli inferi, ha dimostrato negli anni la sua pochezza. Manca al suo curriculum la carica di ministro degli interni che forma i futuri presidenti, produce pelo sullo stomaco e cinismo, disvela segreti e riempie gli armadi degli scheletri degli altri. Gli manca il doppiogiochismo di Scalfaro, l’aplomb tecnocratico di Ciampi, la carismatica arroganza di Napo. Gli manca la capacità di manipolare Bossi e Fini, Bertinotti e Dini. Gli manca, poveretto, un’altra maggioranza. Gli manca il talento.

Il ridicolo golpe di maggio ha spazzato via Cottarelli, i tecnici, il PD e Berlusconi, ha aperto la strada ad una maggioranza tanto strana da essere invincibile, tanto fragile da sfidare l’Europa, tanto pericolante da non avere alternative. Incredulo del destino riservatogli, si è chiuso in un mondo fatato in cui dominano lui e quelli come lui che si ritrovano alla prima dell’opera. In un’epoca in cui la mitica Gente non crede più a nulla e vive di secondi, pare rimasto l’unico a credere nei discorsi, nei moniti, nei sermoni che durano ore. In epoca di sovranismo nazionalista, sproloquia di europeismo. In epoca di invasione negra, predica l’accoglienza. Se la fotocopia di Renzi (o Tsipras, o Macron o Obama) tenta un golpe in Latinamerica, lui lesto rimbrotta il governo che non lo appoggia. Se un presidente straniero richiama un ambasciatore, lui lesto lo chiama per farlo tornare. Se un belga strafottente insulta il Premier, i partiti che lo sostengono e, quindi, direi, il Parlamento che ha dato la fiducia ed i cittadini che lo hanno eletto, lui lesto tace. Se l’Italia si isola, lui lesto la riconduce nel gruppo.  Se qualcuno dall’estero disconosce il democratico governo italiano, lui lesto si propone come interlocutore.  Lui, politicamente irresponsabile, firma documenti sulla politica ambientale insieme a premier (politici) di paesi stranieri. Lui, pacifico, riporta i soldati in Afghanistan. Lui, super partes, ingiunge al governo di cambiare le leggi fiscali. Se Napolitano non ha istituito la Giornata del Ricordo, lui lesto gli rende tributo.

C’è qualcosa di strano nella figura di quest’uomo, qualcosa che stona, che lo rende patetico, che lo mette fuori fuoco: una volontà velleitaria, un golpismo incapace, un’ossequiosità ostentata, la moral suasion fatta con i comizi, il tentativo sempre sgamato di tramare dietro le quinte. E’ un puparo senza fili, un “Grande Vecchio” frustrato, un potere scoperto, una forza debole costretta a giocare d’incontro. Non doveva essere lui il PdR, doveva essere Monti ma la sciocchezza del 2012 lo perse. Mattarella non è un tecnocrate puro, è vicino ma non organico alle élite, accetta i valori della globalizzazione, dell’europeismo conformista, del politicamente corretto ma non li domina. Parla come un disco rotto, ripete incessantemente le solite cose, slinguazza gli ambienti che contano ma non incide. Come tutti i PdR trama e progetta, ma non conclude. Non ancora. Facciamo attenzione.

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Discussione

Un pensiero su “Il Gran Vecchino

  1. Un ritratto impietoso quanto efficace, che condivido al 100%. Aggiungerei che la sua scarsa personalità, il suo grigiore, lo rendono forse ancora più zelante nella sottomissione ai vincoli europei e alle potenti spinte del capitalismo globalizzato in favore dell’immigrazionismo. In varie circostanze lo abbiamo sentito dichiarare che nel nostro Paese non devono esistere confini e che la sovranità non appartiene al popolo ma all’Europa, affermazioni che fanno impallidire perfino il ricordo dell’ultraeuropeista Napolitano. Quanto alla politica estera, egli persegue con coerenza la linea antiitaliana propria della forza politica di cui è espressione, i cui esponenti hanno apprezzato ed elogiato il discorso diffamatorio e insultante verso il Governo italiano recentemente pronunciato dal parlamentare europeo Verhofstadt.
    Gianni

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    Pubblicato da gianni | 18 febbraio 2019, 11:32

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