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Politica Italia

Ubriachi nella notte

download Il 18 febbraio alle 21.30, mentre uno compulsa nervosamente il sito del Corriere per sapere se Casaleggio i militanti pentastellati hanno votato pro o contro Salvini, appare la notizia dell’arresto dei genitori di Renzi. Ed allora qualche pensiero, insieme ad un sardonico sorriso, sale alla testa.

Il primo è che, nel corso di 3 anni, le carriere di Renzi, Boschi, Di Maio e Di Battista sono state pregiudicate dalle colpe dei genitori. Trattandosi in tutti i casi di circa settantenni, nessuno dei quali aveva messo nel conto, penso, una folgorante carriera politica dei figli, non si può non considerare questo come uno spaccato dell’Italia del dopoguerra in cui i comportamenti boarder line erano probabilmente la regola. Questo tema era stato analizzato in un vecchio post riferito principalmente alla Boschi, unica donna e prima caduta, che aveva pagato la relativa sovraesposizione visto che il padre aveva uno spessore superiore a quello degli altri genitori: un maggiorente di paese del contado toscano, con buoni agganci nell’economia e nella politica locali, premiato (o forse fregato) con una carica bancaria. Gli altri erano tutti padroncini, abbastanza sfigati, coperti di debiti ed irregolarità, che davano il segno di cosa significasse essere imprenditore fino ad una decina di anni fa. Faccio una disgressione: molti piccoli imprenditori non hanno capito la portata devastante (per loro) della tecnologia internet che ha permesso forme di controllo molto più estese e pervasive, basti pensare al meccanismo della fattura elettronica che viene inviata prima al fisco e dopo al cliente. In epoca analogica, era pressoché impossibile effettuare reali controlli (ad esempio, ogni anno il fisco riceveva  40 milioni di moduli IRPEF compilati su carta copiativa) e questo faceva si che evasione fiscale e contributiva fossero il reale core business di molte imprese, soprattutto cooperative che oltretutto sfuggivano alle procedure concorsuali giudiziarie. A ciò si aggiunga l’egoismo ed avidità di gente con le pezze al culo che si ritrova con i figli ai vertici del Paese e che, ben sapendo di essere per loro ormai solo uno scomodo fardello, non pensa minimamente di ritirarsi a vita privata cessando di delinquere ma si immagina non solo di proseguire in questo stile di vita ma addirittura di ampliare il business senza cambiare niente, senza migliorarsi, coinvolgendo, volente o nolente, anche la prole. Questa gente non aveva mai programmato un percorso come quello svolto da Renzi e C. ma, una volta vinto alla lotteria, invece di evolversi si è chiusa nel suo piccolo mondo antico, di fatto buttando via il biglietto vincente. Un comportamento che, nel XXI secolo della comunicazione perpetua e con i figli sovraesposti, è prova di limiti caratteriali, intellettivi e culturali drammatici che, messi insieme al predominio senile in Italia, spiega probabilmente gran parte dei nostri problemi attuali, anche perché specularmente i figli si dimostrano incapaci di capire, valutare e, caso mai, staccarsi dai vecchi imbecilli che li hanno generati.

Queste vicende sono anche dimostrazione che le élite, nel nostro Paese, si sono estinte o si nascondono molto bene. La selezione della classe dirigente avviene sempre per cooptazione e, fino alla prima repubblica, il meccanismo era gestito dai grandi partiti di massa (PCI e DC) che sottoponevano gli aspiranti carrieristi a percorsi tortuosi e penosi a partire dalla distribuzione porta a porta dell’Unità e del Popolo. Passati gli innumerevoli filtri interni (sezioni, comitati, federazioni, direzioni) ed amministrativi (cariche nel Comune, Provincia, Regione), i pochi sopravvissuti al tour de force approdavano In Parlamento, al Governo o ai vertici del partito: si parlava di decenni, minimo due. La seconda repubblica, anche per l’impatto dell’aziendalismo markettaro di Berlusconi, ha ampliato i canali di accesso ai vertici politici spesso basandoli solo su un bell’aspetto ed una parlantina sciolta. Questo format è stato infine adottato anche da PD e M5S (che altro sarebbero, sennò, le parlamentarie?) portando ai vertici masse di signori nessuno privi dei minimi prerequisiti per fare politica. Al contempo si è assistito al disimpegno delle élite sociali (imprenditori, professionisti, intellettuali) che si sono ritratte, sono fuggite all’estero o si sono pedissequamente adattate a questi meccanismo diventando “clientes” dei nuovi capi. Le élite sociali, diversamente dai parvenu di cui stiamo parlando, avevano la capacità di programmare l’ascesa politica dei loro esponenti (basti pensare ai Bush in America), non accontentandosi delle retrovie ma portandoli fino ai vertici, formandoli, proteggendoli e guidandoli in modo da evitare loro inopportuni intoppi.  Il fatto che nessun esponente del gran mondo sia asceso ai vertici in Italia, nonostante la crisi politica che c’è, dimostra che anche questo meccanismo si è inceppato ed è stato sostituito dall’opportunismo dei piccoli borghesi ignoranti e, in parte, dal protagonismo autoreferenziale, anche questo in gran parte venato da accenti populistici, della magistratura. In questo senso si può dire che il populismo ha vinto in Italia sin dagli anni ’90, prima con Di Pietro e poi con Berlusconi, ed è perdurato anche nel corso del quinquennio rosso del 2013-2018 incarnato da Boschi e Renzi.

Se il Senato voterà il no al processo di Salvini, la magistratura avrà incontrato il primo stop serio dal 1992, fatto non banale. Se Renzi, come sembra accennare, metterà in discussione la correttezza dell’operato dei giudici, la sinistra per la prima volta contesterà la primazia dei togati, altro fatto non banale. La sensazione è anche che il consenso popolare verso la magistratura stia scemando dopo la sbornia dovuta alla corruzione dilagante di fine ‘900 ed al ventennio berlusconiano e che questo avvenga perché i giudici si sono saldati al globalismo transnazionale mutando il loro core business: non più funzione meramente interna di tutela di un’onestà generica e pervasiva ma forza attiva di quei cambiamenti voluti dalle élite internazionali. A cosa questo porterà, lo scopriremo solo vivendo.

Siccome tuttavia nessuno crede più che la magistratura non segua un progetto, quello che è successo la sera del 18 lascia pensare: cosa pensavano di fare? Viene da pensare che il nostro deep state nostrano avesse pregustato un doppio colpo: Salvini a processo e Renzi a casa con la conseguenza di una caduta del governo, di uno scompaginamento dei gruppi parlamentari PD in mano a Renzi e l’apertura di praterie per l’obiettivo ultimo dell’Omino Mannaro: l’accordo PD-M5S tutto europeismo, tasse ed immigrazione, già tentato a maggio e caduto per l’opposizione del Matteo che parla con la “C aspirata”. Il tutto con la ciliegina della dismissione di Renzi e del ritorno del PD a sinistra. Una chicca, un babà, un bijoux se non fosse stato solo un progetto autoreferenziale di gente che rifiuta di guardare in faccia la realtà di un’opinione pubblica, anche grillina, che è ormai scappata di casa e che a questi giochetti non si presta più, senza contare che Casaleggio aveva pure detto che i sondaggi davano il SI in vantaggio su Rousseau e, sapendo come questa funziona, era un’informazione utile ed importante su come sarebbe andata a finire. Un progetto che pensa sempre ad un orizzonte limitato di politics (lotta fra fazioni e personaggi chiusi nelle segrete stanze), oltretutto ipotizzando che siano gli altri ad essere stupidi, e non ad uno più ampio di policy (regole per la società) oggettivamente privilegiato, pur con grandi limiti, dai populisti-sovranisti.

Come ubriachi nella notte, chiusi nel loro autismo, ormai oggettivamente rinstupiditi (secondo la definizione per cui stupido è chi si fa del male per far male agli altri), gli strateghi, le grandi menti, i Gran Vecchini, dopo avergli fatto recuperare centralità, visibilità e 2,5 punti percentuali con l’incredibile storia dei 47 negri in bagnarola, hanno ottenuto di far volare il Matteo nordico a vette impensate, di ridimensionare i pentastellati e di fare secco l’unico leader in grado di fare una campagna elettorale contro la Lega (a meno che si pensi che questo lo possa fare quello stordito di Zingaretti) e probabilmente di spaccare il PD: complimenti, finchè dura così questo governo non cascherà, se non altro per oggettiva mancanza di alternative. In fondo, se hai dei nemici così, a che ti servono gli amici?

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