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Politica Italia

Vinci Cagliari e poi smetti

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Nel 2000 la sconfitta nelle elezioni regionali, nella cui campagna si era lasciato coinvolgere, costò a D’Alema premiership e, col senno di poi, carriera politica visto che mai più si avvicinò a tali altezze. Salvini, generoso e solo, con una felpa che rende omaggio alla nazione sarda ma rammenta anche la divisa dei crociati, affronta in prima persona anche questa campagna elettorale a sostegno, per di più, di un candidato di un altro partito dal passato abbastanza ondivago fra destra e sinistra.

Salvini sembra essersi innamorato del ruolo di vincente e, stante anche un carattere competitivo, ci prova sempre. I sondaggi sembrano essere favorevoli ma il rischio è sempre dietro l’angolo visto che anche la sinistra pensa di essere tornata competitiva e qualche elettore pentastellato, disilluso, potrebbe ben pensare di votarla per mettere uno stop al capitano.

Alla fin fine il rischio è altissimo ed il ritorno modesto: non è che dominare Cagliari, Sassari e la Gallura aggiunga qualcosa alla sua cifra politica. Invece perdere significa mettere in discussione l’immagine di trascinatore irresistibile con una serie di conseguenze: il M5S potrebbe rialzare la testolina, il Dibba riapparire, il PD ricominciare a tonitruare a reti unificate, per di più avendo trovato l’ennesimo capo da buttare nella mischia (oggettivamente, se Zedda vincesse lo avrebbe fatto da solo visto il nulla che gli arriva da Roma in termini di appoggio), Berlusconi riscendere in campo, il Vecchino trovare nuovi spunti per le sue trame, i populisti stranieri farsi venire qualche dubbio sul loro leader putativo, l’opinione pubblica cominciare a scendere dal carro non più così vincente, i Nord Leghisti (che ci sono) cominciare ad ipotizzare di mollare il sovranismo per tornare a rintanarsi nelle loro vallate, i giudici elaborare nuovi teoremi, l’UE pensare a nuove manovre da imporre, le ONG avviare nuove scorrerie, senza considerare che avere tante regioni del centro sud creerà di sicuro problemi in occasione della secessione  autonomia rafforzata delle regioni settentrionali prossima ventura. Né, d’altro canto, il fatto di intestarsi la gestione della crisi della pastorizia sarda aggiunge un gran lustro ad un leader che invece si propone, fra tre mesi, di rivoltare l’UE, cioè l’area in cui il genere umano ha raggiunto i più alti livelli di civiltà nel corso della sua storia.

Non è chiaro quale sia l’obiettivo strategico di Salvini ma, in ogni caso, una sconfitta in Sardegna potrebbe pregiudicarlo visto che nella politics conta la tua forza ma anche la paura che fai agli avversari e, perdendo sull’isola, a questi un po’ potrebbe passargli.  Sperando che anche questa volta vada bene, il consiglio è poi di tornare a Roma e finirla lì: non stiamo giocando a Risiko (R), dove contano i territori, e non sarà la Basilicata, prossima tappa della sempiterna partita elettorale italiana, a spostare i nostri destini.

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  1. Pingback: Da grande | Average Joe - 27 febbraio 2019

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