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Politica Europa, Politica internazionale, Politica Italia

Dissolvenza

downloadNo, non è la clausola che consente ad una stazione appaltante di revocare in qualsiasi momento i bandi di gara senza preavviso, penali ed obblighi, clausola, per inciso, talmente normale da essere presente anche nell’ordinamento italiano con il nome di “autotutela” e che compare anche nei bandi per la mensa di 30 bambini in Maremma, figuriamoci se non è prevista per 2.3 miliardi di lavori.

Questa dissolvenza è quella del sistema istituzionale occidentale post IIGM, imperniato su UE e Nato. Il blogger ha da anni sostenuto che la crisi migratoria del 2015, caratterizzata dall’enorme corteo di islamici che attraversò i Balcani fino a Vienna travolgendo confini e senza incontrare resistenza, abbia dato il colpo di grazia ad un’istituzione che aveva già patito molto gli effetti della crisi e delle scelte insensate compiute in quella fase. Ma mentre la retorica di bilanci, PIL, deficit, debito era tutto sommato un fatto tecnico attinente alla nostra cultura, che ammette l’esistenza di creditori e debitori e gli obblighi di questi ultimi verso i primi, la mancata difesa contro popoli esterni ed estranei ha minato profondamente la credibilità di un’istituzione che non difendeva ma propagandava le ragioni della resa. Da lì il Brexit, da lì il populismo, da lì il governo giallo verde.

La Gran Bretagna è ormai fuori: al momento decisivo la razionalità anglosassone prevale e nessuno prova più neanche ad evocare un secondo referendum che sancirebbe la delegittimazione del sistema politico inglese e costituirebbe, probabilmente, l’equivalente dell’8 settembre italiano con una delegittimazione anche degli organi costituzionali (governo, parlamento e probabilmente corona). Londra uscirà e la soluzione migliore sarebbe quella di congelare la situazione normativa e doganale che potrà essere rivista, con calma, negli anni a venire. Del resto i problemi che Brexit voleva risolvere erano l’immigrazione e la preponderanza normativa degli organi europei, non i temi del commercio. È una vicenda emblematica di come questa organizzazione abbia conosciuto un’involuzione culturale ed intellettuale che ha fatto pensare che si potesse impunemente sfidare sul piano dell’orgoglio nazionale un popolo, altrimenti pragmatico, che a questo valore aveva pagato un enorme tributo di sangue e di coraggio non più di 70 anni fa quando l’avversario era Hitler e non Junker.

L’UE si sta frammentando in zone separate ognuna delle quali intende l’appartenenza a modo suo ed ostile agli altri. C’è UK, ci sono i paesi di Visegrad, c’è l’asse franco-tedesco di Aquisgrana, ci sono i baltici-anseatici, c’è l’Italia. È venuto meno il senso di una visione comune, di un destino comune, di un’appartenenza ad un’area umana-culturale-religiosa comune: non c’è niente di strano, l’Europa è nata e cresciuta, dopo Roma, come territorio diviso per linee etniche, religiose e politiche, litigioso e conflittuale. Caso mai era strano pensare che queste differenze che, per dire, ancora oggi impediscono, dopo un secolo, l’assimilazione all’Italia dei tedeschi sudtirolesi fossero così poco importanti da poter essere superate a comando nei tempi della cronaca mentre oltretutto affluivano orde di stranieri estranei a tutto ed a tutti. L’assurdità della pretesa trova plastica dimostrazione nell’appello europeista di Macron uscito a pagine unificate ma in 24 (VENTIQUATTRO!) lingue diverse: come si può pensare che ci sia appartenenza ad un’istituzione che si esprime in una lingua – non importa quale – che non si capisce?

Il declino UE si intreccia con quello della NATO da cui la Turchia è di fatto fuori mentre i tedeschi stanno seriamente pensando di uscire. Anche qui niente di strano: la guerra fredda è finita e l’ostracismo antirusso sfuma nel nuovo big game mondiale di cui la Russia è sempre stata parte con ruoli alterni, non ultimo quello di fiero alleato nella lotta antinazista. Anche qui si nota carenza di conoscenze umanistiche imputabili più agli yankee che agli europei che, non a caso ma sempre in modo reciprocamente competitivo, vogliono riavvicinarsi al gigante.

E tutto riconduce al declino USA, grande paese che non ha più le risorse economiche e militari per dominare il mondo e che è diviso al suo interno in un modo che non si vedeva dai tempi della guerra civile. Sono stati gli americani ad impestare il mondo con la terribile ideologia del “politicamente corretto” che ha spappolato le nostre società trasformandole in un coacervo di minoranze cattive e rissose, l’un contro l’altra armata, in lotta per sempre maggiori privilegi chiamati diritti. Sono stati loro a creare la discriminazione positiva che ha minato le basi – sessuali, religiose, etniche – di società bianche, cristiane ed eterosessuali che avevano prodotto il miracolo dello sviluppo umano degli ultimi 3 secoli. Sono stati loro a lanciare la fissazione-moda-business dell’ecologia che ha giustificato ideologicamente il blocco dello sviluppo industriale. Sono stati loro a rompere la coesione sociale con la prevalenza data a servizi avanzati e finanza che ha creato la cesura fra élite e classi popolari, anch’esse avviate a diversi destini e forme di appartenenza.

Viene da sorridere se si pensa che il progetto salvifico ce l’aveva il buffo omone dai capelli tinti: un accordo con la Russia che trascinasse anche l’Europa e formasse un blocco bianco-cristiano forte di un miliardo di individui ed in grado di opporsi alla marea montante dei popoli neri e gialli. L’hanno neutralizzato ed il risultato è quello che si vede oggi: una disgregazione, una fuga scomposta, un liberi tutti in cui anche il governo italiano ha sciolto rapidamente le vele.

Rimanere ancorati alla logica UE vuol dire morire: non so se Salvini e Di Maio ne hanno la percezione, ma il problema dei saldi di bilancio rinviato a dicembre esploderà di nuovo dopo l’estate ed allora occorrerà avere il coraggio che non si è avuto prima ed andare ad uno scontro esiziale con l’UE per sfuggire ad un destino greco. Dopo un anno il governo ha il 55% dei consensi e premia un partito, almeno a parole, dichiaratamente nazionalista: sarà uno scontro durissimo ma si può fare e varrà la pena di farlo.

Al contempo si conferma quanto dicevo negli ultimi mesi: il mondo è grande ed il futuro non è di confederazioni grosse ma spurie, prive di forza politica e volontà militare, ma di paesi piccoli e medi, omogenei all’interno, aperti culturalmente, non aggressivi ma dotati di grande spinta commerciale e capacità tecnologica, che sappiano muoversi negli interstizi dei conflitti fra gli imperi. Si parla di Corea, Giappone ed anche Italia. Nei grandi corsi e ricorsi storici che definiscono sempre l’identità di un paese, si torna alla via della seta aperta da Marco Polo e ripercorsa a ritroso adesso da Xi. In presenza di una spiacevole ma, ad oggi, chiaramente conclamata assenza di sostegno americano, è di fatto l’unica alternativa ad un futuro deflazionistico ed austeritario imposto per ideologia, avidità e stupidità e con cui si vuole discriminare fra stati e popoli mentre non si capisce perchè dovremmo temere la presenza cinese e non quella francese o tedesca: sempre di stranieri si tratta. Non è tanto la decisione, che è del tutto razionale, di aderire alla BRI che stupisce, quanto la leggerezza e la rapidità con cui il governo l’ha presa  mettendo in un angolo UE e USA. È l’ennesima dimostrazione del carattere italico che fa della flessibilità, condotta fino al doppiogiochismo, uno dei suoi punti di forza. Occorrerà prestare attenzione alle reazioni ma ripetere, come un disco rotto, che siamo “isolati” è una menzogna visto che ormai ogni paese che conta gioca per sé ed è in conflitto con gli altri e che gli stessi USA non hanno più forze e risorse per accontentare tutti, segnatamente Italia e Francia in Africa.

Caso mai risorge il dubbio, espresso in altri post e spesso smentito, che Matteo e Luigi non siano un mero incidente del destino ma solo la punta di un iceberg che sottende un sistema nazionale che persegue un interesse nazionale: la benedizione di Mattarella che – pur dopo essersi ridicolizzato sbrodolando ammirazione per un’adolescente svedese affetta da handicap mentale ed esprimendo un reale terrore fisico per la sesta estinzione di massa che nella sua imminenza comunque non lo riguarderà per ovvi motivi anagrafici – ha dato l’ok a questo passaggio, mentre oltretutto il PD come sempre inveiva, lascia pensare di sì. Dopo maggio cominceremo a capire se questo è vero.

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