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Politica internazionale, Politica Italia

How do you say “8 Settembre”?

download In un sistema politico-istituzionale britannico impazzito e macinato in un tourbillon di voti a caso del Parlamento nella speranza che uscisse un qualcosa che evitasse il Brexit, ieri sera per il gioco della sorte il Parlamento ha approvato, per un voto, una legge che putacaso impone al governo di fare quello che, disperatamente, sta tentando di fare da settembre: non uscire senza un accordo e, quindi, non uscire senza il consenso UE. Non a caso si è votato subito di non votare più, per evitare che il prezioso risultato potesse essere rovinato per stizza o per errore.

Fatto questo, tutto torna e possono prendersela comoda: rinviare al 12 aprile, al 22 maggio, partecipare alle elezioni europee, parlarne fra 5 anni, non parlarne più. Il terribile precedente di un popolo che il 23/06/2016 si fece sovrano viene azzerato e torna tutto come prima: un tran tran di incontri, convegni, vertici, summit, nottate di finto lavoro mentre la vita va avanti come se nulla fosse successo. E tutto avviene per un Nazareno all’ennesimo livello che dimostra come destra e sinistra regolari siano ormai concetti del tutto assimilabili, come PD e FI, CDU e SPD e Democratici e Repubblicani anti Trump: diverse parti per una commedia che nasconde la realtà di una contrapposizione fra poteri forti e gente normale.

Riguardo al Brexit, direi di metterci una pietra sopra: voler uscire ma impegnarsi a farlo solo con un accordo vuol dire in realtà chiedere un permesso alla UE che non arriverà o verrà concesso solo a condizioni deteriori che la buona politica interna inglese ovviamente non accetterà mai, in un gioco delle parti per cui si corre per rimanere sempre al solito posto. Il Brexit diventerà come la pace in Palestina, una categoria dello spirito che ci accompagnerà nei prossimi anni (o decenni?).

Ciò detto, la contraddizione fra democrazia diretta e democrazia rappresentativa diventa ormai insanabile con la seconda che si frappone, nei pochi casi in cui l’altra viene permessa, alla volontà popolare. In un’epoca di alta istruzione, alto benessere, comunicazione pervasiva e costante, di continui processi elettorali, di sondaggi quotidiani, di tecnologia che abbatte i costi transazionali della democrazia diretta, rimanere appesi alla volontà di 600/700 micci come quelli che siedono nell’aula di Westminster appare anacronistico mentre migliori interpreti almeno del sentire, se non della volontà, del popolo appaiono essere leader autoritari come Putin e Xi: ho già scritto di questo ma il post è sempre attuale.

Sottraendosi alla volontà popolare su un tema di tale importanza, il Regno Unito chiude il suo ciclo democratico ed approda alla moderna oligarchia. Lo fa in un modo che apre la strada a conseguenze gravi sulla credibilità ed affidabilità di partiti, leader, istituzioni: in un modo o nell’altro il legame fiduciario fra eletti ed elettori viene violato e non credo che siano pochi i Remainers che, come molti elettori di sinistra in occasione del nostro tentato golpe del 27 maggio, magari non apprezzeranno il modo ambiguo in cui si è arrivati ad un risultato peraltro per loro positivo. Certe fratture sono spesso profonde e nascoste ma poi vengono fuori come in Italia dopo il golpe Monti del 2011 che ha spazzato via i partiti che vi si sono prestati. Visto da lontano, la situazione appare come una capitolazione verso gli stranieri che spazza via il prestigio che la politica inglese seppe meritarsi con la resistenza a Hitler (dico Hitler, non Junker) e che assomiglia molto ad un 8 settembre in salsa cheddar.

Per l’intanto la soluzione lancia un messaggio anche al governo italiano: se i britannici “sbagliarono” nel 2016, gli italiani potrebbero “avere sbagliato” nel 2018 ma anche in questo caso la soluzione al problema potrebbe passare per un parlamento pieno di ombre viventi. Vedremo.

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