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Politica internazionale, Politica Italia

Haftar e le illusioni svanite

download (2)Formato nell’URSS, protetto dalla CIA, curato e salvato dalla Francia, Haftar era fino a metà della scorsa settimana il convitato di pietra di qualsiasi discorso sulla Libia. Signore della guerra, prestigioso generale, politico accorto, astuto diplomatico pareva avere catalizzato su di sé le preferenze di tutti gli attori in loco: certamente Francia, Russia, Egitto, Arabia, EAU lo sostenevano convintamente ma neanche USA e Italia lo disdegnavano sperando di trovare in lui un novello Gheddafi più pragmatico e ordinato. La sua sfuggente presenza nobilitò la conferenza palermitana di novembre che, con l’intervento di Medvedv e Al Sisi, sembrava avere aperto la porta ad un percorso condiviso di buonuscita di Al Sarraj. Probabilmente la conferenza di Gadames di metà mese, si pensava, avrebbe potuto avviare il percorso di sostituzione tramite elezioni “democratiche”. Cosa sia successo di diverso non lo sappiamo, ma mi sembra che la confusione dietrologica sulla stampa di qualità dimostri che non lo sa nessuno, ma evidentemente il colpo di mano del 4 aprile dimostra che le cose per Haftar non si stavano mettendo nel modo auspicato. Avere scatenato una guerra civile è la prova provata che da quella conferenza sarebbe entrato papa ed uscito cardinale: attaccare la capitale di un paese importante dove risiede un governo sostenuto dall’ONU comporta tanti e tali di quei rischi che la posta doveva essere davvero altissima.

Come sempre, come tutti, avrà sperato in una guerra lampo che si concludesse con le sue truppe che sfilavano lungo il lungomare di Tripoli ma le vicende belliche, dopo 10 giorni, stanno raccontando una storia ben diversa. Una vittoria lampo avrebbe richiesto, insieme o alternativamente, una fuga di Al Sarraj, la resa o l’ammutinamento delle sue milizie o una rivolta popolare: non si è verificato niente di questo e l’attacco si è impantanato a 20/30 km dalla capitale con ripiegamenti dell’esercito di Haftar e abbattimenti di suoi veicoli mentre il governo tripolino mantiene la sua operatività compreso il controllo delle coste. La Siria ha dimostrato che le guerre civili si vincono solo con un uso estremo della forza aerea ma, ammesso e non concesso che Haftar disponga di una superiorità aerea, non penso che potrà trattare Tripoli come Aleppo e, d’altro canto, la superiorità militare di terra in una città è un concetto molto relativo. Il rischio è quello di una cronicizzazione della guerra che, di per sé, rappresenta già una sconfitta per Haftar che ha buttato al macero la sua immagine di uomo forte e pacificatore della Libia. Lo dimostra il fatto che sta correndo ovunque per avere appoggio finanziario e politico ma non mi sembra che Al Sisi si sia mosso oltre un via libera contro terrorismo e milizie estremiste, non proprio un appoggio al regime change. Contro di lui si stanno lentamente muovendo l’UE, l’ONU e anche gli USA mentre l’Italia regge il punto e consolida l’accordo con i suoi avversari. Sempre più sembra essere una scheggia impazzita, un personaggio ingombrante che imbarazza i suoi supporter mentre la resistenza incontrata potrebbe indurre molti a scendere dal suo carro. Perché quindi lo ha fatto? Probabilmente perché sobillato da due mitomani scriteriati come Bin Salman e Macron che si muovono come se le compatibilità non esistessero al mondo, senza dimenticare che età avanzata e salute precaria forse lo hanno posto di fronte ad un bivio fra avventurismo e rinuncia. Nell’insieme sembra che le potenze europee abbiano perso il controllo della situazione e siano a rimorchio delle opposte dinastie arabe impegnate nella loro faida.

Al Sarraj si sta dimostrando più tosto e coraggioso di quanto si supponesse ed appare ben sostenuto dal nostro Paese. L’appoggio dei governi italiani (Renzi, Gentiloni, Conte) all’emissario ONU è stato costante e, benchè forzato dalla mancanza di alternative visto che tutti gli altri, specie i francesi, erano già saliti sul carro del presunto vincitore, ha dimostrato una coerenza ed un rispetto della parola data inusuali per il nostro Paese ed invece necessari dopo il tradimento perpetrato ai danni di Gheddafi. Non scordiamoci che nel 2017 Macron, appena eletto, convocò i due galletti a Parigi per mettere il cappello sulla loro pace e sulla Libia ma la mattina dopo Al Sarraj si fermò a Roma, chiese 6 navi (poi ridotte a due) ed aprì la strada a quel contenimento dell’immigrazione tramite accordi con le tribù di cui si vantò Minniti. La tenuta degli accordi con Tripoli è stata testimoniata dalla reazione al putsch di settembre, quando i misuratini si mossero contro la Settima Brigata di Haftar, e questa resistenza di Misurata non credo possa prescindere dalla presenza in loco di reparti della Folgore e, suppongo, dei servizi segreti nostrani. D’altro canto la posizione italiana è forte per la presenza dell’Eni e delle sue strutture che alimentano, tramite la libica NOC, entrambi i contendenti e tutte le tribù il che mette l’Italia in una posizione ideale per mediare fra i contendenti. L’unico errore fu forse quello di non intervenire direttamente quando nel 2015 Obama lo propose a Renzi e fu bloccato dal partito della Legion D’Onore che alberga nel PD.

Verrebbe voglia di dire che questa mossa improvvida rafforza la posizione italiana se non fosse per la tenuta del fronte interno. Ovviamente tutte le vicende libiche vengono lette con la lente dell’immigrazione per cui non è parso vero ai buonisti cominciare a spargere lamentazioni sulla crisi umanitaria e sulla necessità di riaprire i porti alle migrazioni minacciando altresì imputazioni per Salvini. A mio avviso 16.000 sfollati e 140 morti (di cui 100 haftariani) non costituiscono un’emergenza umanitaria (basti pensare che a L’Aquila gli sfollati furano 70.000 ed i morti 400) ma in ogni caso si tratta non di migranti ma di libici stanziali che, come sempre accade in questi casi, dovrebbero essere soccorsi non con ponti navali improvvisati che li portino chissà dove ma con redislocazioni su territori sicuri e vicini (se del caso anche in Tunisia e Algeria) gestite dall’ONU, in attesa di tempi migliori che consentano il rientro a casa. Di più, ci dovrebbe essere un impegno europeo a impedire che le ONG peschino nel torbido avvicinandosi alle coste per riprendere il loro traffico criminale confondendo terroristi, migranti economici e profughi veri ma, d’altro canto, se proprio ci fossero dei veri profughi allora dovremmo chiarire bene che si tratta di vittime della guerra per cui è d’obbligo la ripartizione fra tutti i paesi UE. E’ comunque evidente che anche la regolamentazione del diritto d’asilo è incongrua con i tempi e le dimensioni dei disastri che l’Africa produce e quindi, lungi dal pensare di ospitare 800.000 “asilanti”, meglio sarebbe riformare i trattati internazionali pensati, ricordiamolo, nel 1951 per l’ipotesi di pochi intellettuali fuggiaschi da stati comunisti che, per converso, intendevano trattenere con la forza, e non espellere, le loro popolazioni. Se l’URSS si fosse allora comportata come oggi l’Africa, il diritto d’asilo sarebbe conformato in modo molto diverso.

Ovviamente si tratta di mere petizioni di principio in questi casi ed in questi tempi. Bene ha fatto Salvini a chiudere il discorso senza sfuggire dai problemi ma dicendo che eventuali profughi arriveranno in aereo e non su quelle trappole che sono le navi ONG. Emerge lo spostamento su lidi buonisti di Di Maio che attacca in prima persona la constituency della Lega e quindi prelude alla fine di questo governo. Significativo anche l’intervento della Ministra Trenta, compare d’anello delle ufficialesse lesbiche, che viene dalla Link University che, mantenendo anche D’Alema e Maroni, si sta configurando sempre più come think tank ostile a Salvini.

Evidentemente la lotta per la salvaguardia della nostra identità e civiltà sarà lunga e difficile. In questo quadro il contrasto all’immigrazione è prioritario su qualsiasi altro tema (che d’altro canto, come nel caso dell’Euro, non è minimamente in discussione) e potrà essere maggiormente garantito da un governo di destra. Se le elezioni europee dovessero confermare la maggioranza relativa al centro destra, sarebbe opportuno chiudere questa esperienza e questa legislatura e tornare a votare.

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