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Economia e società

Noi in quelle fiamme

downloadRistorante cinese l’11 settembre, pizzeria il 15 aprile. L’incendio di Notre Dame chiama il crollo delle Torri Gemelle e riproduce gli stessi sentimenti: sbigottimento, incredulità, preoccupazione, dispiacere, amarezza, senso di vuoto per la perdita di qualcosa che c’era e che, per me, non ci sarà più. La guerra aveva risparmiato New York per la distanza oceanica e Parigi per la grandiosa resa: non abbiamo negli occhi le immagini di edifici parigini in fiamme e crollati, la novità per quanto accaduto accomuna le due città. La rapidità con cui la distruzione avviene conferma la caducità di quello che siamo e di quello che abbiamo e mostra l’errore in cui cadiamo quando diamo tutto per costante e scontato.

La colpa è stata data subito ad un incidente ma ovviamente i sospetti sono ben altri: sono 1000 le chiese attaccate e danneggiate in Francia negli ultimi anni e solo la settimana scorsa un tentativo di incendio è stato perpetrato ai danni di Saint Sulpice, la seconda cattedrale della capitale: difficilmente può trattarsi solo di coincidenze, anche se non è possibile ipotizzare responsabilità di islamici, casseur o fanatici anticristiani.  La Francia è un paese in crisi esistenziale in cui le contrapposizioni si intrecciano in una distruttività condivisa. Diversamente, in caso di incidente, alte sarebbero le responsabilità di chi svolge opere di mantenimento di una chiesa di legno senza adeguate precauzioni e di chi non ha sorvegliato: ormai qualsiasi condominio in ristrutturazione ha impianti d’allarme e telecamere, perchè non le impalcature di legno poste attorno ad una chiesa lignea monumentale?

Leggo i giornali ed i social e gli stessi sentimenti sembrano accomunare tanti in questo mondo globalizzato, fatto di segni e di simboli comuni ma lontani ed astratti, di cui Notre Dame faceva parte non solo per la sua vocazione religiosa e culturale ma anche per la sua inclusione nella cultura pop disneyana. Molti di più sono coloro che hanno visitato la chiesa rispetto a chi era salito sulle Torri Gemelle e questo senso di perdita diventa molto più intimo e personale e ci dà un lezione profonda che smentisce chi perora le tesi di un mondo individualizzato e globalizzato in cui ogni individuo è solo un atomo, isolato e solitario, disinteressato al contesto, che quindi può stare accanto indifferentemente ad altri atomi, neri o gialli, mussulmani o atei: non è niente vero, non esiste un’individualità staccata dalla socialità, non siamo e non possiamo essere gli stessi individui in una società diversa. Il nostro spazio è uno spazio antropizzato e sociale, fatto di segni e simboli, artificiali e comuni: Notre Dame può essere vista come simbolo della Ville Lumiere o come basilica cristiana ma è comunque un qualcosa che, qualunque sia la sua interpretazione, crea identità ed appartenenza e per questa via sottile e discreta influenza quello che siamo. Ne sono ben consapevoli i mussulmani che nel mondo, al contrario, manifestano la loro gioia per la distruzione di un simbolo a loro alieno e nemico. La sua perdita colpisce con me, che l’avevo visitata due volte, centinaia di milioni di persone nel mondo, credenti e non, francesi e stranieri, turisti e appassionati d’arte e di storia, e la maggior speranza è che la ferita della perdita ci induca a riflettere sul valore enorme non solo dell’opera in sè ma anche della cultura e della civiltà, rare e preziose nella storia di questo pianeta, che nei secoli l’hanno costruita, protetta e tramandata. Il cristianesimo e l’Europa non sono solo errore e crimine, come la narrazione corrente pretende di affermare, non c’è solo silenzio e umiliazione nel destino dei cristiani come il Papa non emerito pretende di imporre, ma anche orgoglio e consapevolezza dei doni creati, trasmessi e tramandati.

Per questo è importante che la basilica non sia andata distrutta e che possa essere ricostruita: non sarà la stessa Notre Dame, come del resto quella defunta ieri non era la stessa del XII secolo, ma conserverà intatto il suo valore simbolico identitario ed unificante. E consola pensare che il Crocifisso e le Sante Reliquie ivi contenute sono salve e, soprattutto, che qualcuno ha pensato di salvarle.

Importante è “se” sarà ricostruita ma anche “come” sarà ricostruita, se manterrà la sua vocazione cristiana o se per caso si coglierà l’occasione per promuovere qualche meticciamento religioso come la “House of the One” di Berlino progettata per la compresenza delle tre religioni monoteiste. Molto dipenderà dall’atteggiamento della Chiesa, Francese e Romana, se accetterà di difendere la sua specificità o se ne approfitterà per proseguire nella diluizione nel mondo promossa da Francesco. In questo senso la ricostruzione si intreccia con il profondo dissidio fra i due Papi che ha visto in questi giorni il profetico intervento di Benedetto che ha illuminato chi vuol intendere sugli errori commessi nell’ultimo mezzo secolo.

L’incendio della chiesa dedicata alla Madonna all’inizio della Settimana Santa pone domande senza risposta ma ci chiama alla consapevolezza delle difficoltà che i credenti devono affrontare e del rischio che loro, con la loro fede, siano spazzati via. Pare riflettere il travaglio della Chiesa in questi tempi difficili che a sua volta rimanda alla passione di Cristo, ma ciò ci rassicura. Approcciamo questi tempi con la fiducia del credente che sa che il terzo giorno Gesù Cristo Nostro Signore resuscitò nella gloria. Neanche stavolta Dio ci abbandonerà. Buona Pasqua a tutti.

Discussione

5 pensieri su “Noi in quelle fiamme

  1. Ancora una volta, un articolo ha messo in grafica il mio sentire.
    Con un’unica differenza. L’ 11 Settembre, assieme alle torri, cadde il mio senso d’immutabilità delle cose.
    Provai stupore, stordimento, incredulità. Davanti all’incendio di Notre Dame, solo tanta tristezza.
    Ci stiamo abituando ormai, a veder distrutti i nostri simboli, le nostre sicurezze e ahimè, la nostra visione di un futuro.
    Non cambia nulla in tutto questo, quale sia la causa dell’incendio, abbiamo imparato ad accettare la sconfitta.
    Il tempismo con cui si è dichiarato il trattarsi incidente, basta e avanza a capire che è già troppo tardi.

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    Pubblicato da Graziella | 17 aprile 2019, 11:57
  2. In Francia quasi nessuno va più in chiesa, come anche in Italia. La stessa basilica era più visitata da turisti che frequentata da fedeli, in pratica era uno scheletro senza carne, un museo non una casa, che non sarà difficile ricostruire più sicura, senza muffe e ragnatele e forse, forse, qualcuno si sveglierà dall’ipnosi di questi tempi . E mentre Francesco “diluisce” e si barcamena tra il vorrei e quel che posso, l’altro, l’emerito, dice -le diceva alla radio tedesca già nel ’69-le cose come stanno: la chiesa cattolica è finita, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, dovrà rinascere, ripartire da zero, molto più piccola, senza privilegi, senza palazzi e tesori, con fedeli veri e sinceri, fuori dalle abitudini, sinceri volontari consapevoli e “santi” al servizio degli altri. Cose inimmaginabili, roba da futuro apocalittico. In fondo questo crollo, oltre che metafora dei tempi che viviamo, assume un significato di liberazione dalle rappresentazioni ormai vuote e fini a se stesse, ed è un altro passo avanti nella ricerca del significato autentico della vita da contrapporre come antidoto alla perdizione prossima imminente.

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    Pubblicato da goticoamericano | 17 aprile 2019, 21:53
    • Quello che per te è vuoto, per altri non lo è… e di vuoto, ce n’è tanto anche nei simboli della modernità.
      Personalmente, anche se non sono religiosa, trovo le tue parole agghiaccianti.
      Molte cattedrali, castelli e musei sono vecchi e poco in linea con “le moderne norme sulla sicurezza”.
      Vogliamo bruciarli tutti? E magari facciamo dell’utile ghiaia con i tantissimi monumenti inutili?
      Quando dicevo che è già troppo tardi, non sbagliavo. Non ci resta più nulla, o almeno a una buona fetta di società

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      Pubblicato da Graziella | 27 aprile 2019, 19:20
      • Perché agghiaccianti? Non sono rapito dalla modernità genericamente intesa, detesto la superficialità dei tempi che viviamo, il modo di fuggire l’impegno nei vari aspetti della vita quotidiana, l’omologazione delle emozioni, la mancanza di coraggio nelle scelte per non perdere l’altrui approvazione. Ma non mi sento nemmeno particolarmente legato a simboli che svuotati dei significati profondi che li hanno originati mantengono “solo” la pur notevole testimonianza storica e artistica. Mi riferisco ovviamente ai luoghi di culto, non a musei, castelli e similari. Che dire degli insopportabili piagnistei seguiti all’incendio di Notre Dame, simbolo delle radici cristiane di quest’Europa, dicevano. Parole ipocrite, false e vuote di chi, ai tempi, insorse e si inalberò alla sola ipotesi di inserirle nella stesura del Progetto di trattato costituzionale dell’Unione Europea mentre oggi, circumnavigando la realtà e con grande faccia di bronzo, chiamano i cristiani ammazzati dai kamikaze islamici “Adoratori della Pasqua”. Se la verità non va più di moda quel che rimane non è altro che “rappresentazione vuota e fine a se stessa”, polverosa e piena di ragnatele, come più volte detto, in modo molto più colto e circostanziato, dal Papa Emerito che risultando troppo ermetico ai più, non ha raccolto il seguito che viene ora tributato a Francesco. Lo ripeto, non sarà difficile ricostruirla, la cattedrale. E’ solo un edificio e hanno già iniziato a presentare i progetti che, naturalmente, com’era prevedibile in quest’epoca di pazzi (cit.) occupano tutto l’orizzonte del possibile fino all’assurdo. Più difficile sarà riempirlo di contenuti che siano all’altezza e forse per questo ha ragione lei, è troppo tardi. Ci schianteremo e poi altri ripartiranno. Saluti, se posso permettermi.

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        Pubblicato da goticoamericano | 28 aprile 2019, 23:01
  3. In risposta a GOTICOAMERICANO:
    Quindi possono bruciare le cattedrali ma non i musei?
    È per altro contraddittorio lamentare la vuota deriva del cattolicesimo ma chiamare “vuoti” i simboli della cristianità, che ad ogni modo fanno parte del nostro passato, della nostra cultura e della nostra storia.
    Per me e moltissimi altri è stato un vero dispiacere e un dolore sincero, per te no.
    Non c’è molto altro da dire

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    Pubblicato da Graziella | 29 aprile 2019, 10:11

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