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Politica Italia

Piazze piene, urne piene

download (1) Salvini parla adesso di fronte a migliaia di persone in Piazza Duomo a Milano. Saranno 100.000? 80.000? 50.000? Non importa in realtà quante sono, importa che questa manifestazione si tiene e che lui è l’unico ad avere il coraggio e la possibilità di tenerla senza dover ricorrere a trucchetti da Photoshop® per far apparire una folla che non c’è. Non la può fare FI, non il PD ma neanche Di Maio può tentare un bagno di folla. “Piazze piene, urne vuote” diceva Nenni ma si conferma che Salvini è l’unico esponente della seconda e terza repubblica che è in grado di ripristinare quel legame passionale, viscerale, profondo fra popolo e politica e questo spiazza molti degli avversari e dei commentatori. Ed è una piazza in cui non ci sono croci uncinate, fasci, asce e scuri bipenne, saluti romani, né niente altro che richiami il fascismo, segnando uno iato decisivo fra una forza di destra democratica ed un partito autoritario.

Questo blog ha dato molto credito al Capitano senza scadere nell’idolatria acritica. In molti post ho evidenziato i limiti dell’azione amministrativa e legislativa, le contraddizioni latenti, l’eccesso di personalizzazione, la tentazione in cui è spesso caduto di schiacciare tutto sulla dimensione politica senza scelte normative coerenti e sviluppo culturale. Tuttavia la sua epopea, cominciata nel 2013 con un partito che aveva preso il 4%, vede nelle elezioni di domenica prossima una prima tappa del percorso che lo ha incoronato, in Italia ma anche in Europa, leader di un movimento che ha in nuce la forza di modificare il percorso storico del Paese e dell’UE. Non si può non sperare in una franca affermazione politica ed elettorale che apra un nuovo capitolo di vitale importanza per Italia ed Europa. Lo abbiamo scritto molte volte, non è il momento di ripetersi, è solo il momento di sperare che le elezioni segnino una chiaro risultato che salvi entrambe.

Salvini e la Lega hanno subito nell’ultimo mese un attacco concentrico che ha mobilitato il papa, la magistratura, M5S, antifa in servizio permanente effettivo, stampa, sondaggisti. Contro di loro sono stati scatenati tutti i fantasmi del passato recente e remoto, dal fascismo a tangentopoli, dallo spread all’immigrazionismo. L’uso politico dei sondaggi, dimostrato dalla copertura del referendum britannico e delle elezioni USA del 2016, segnala un calo o forse un crollo dei consensi. Al contempo il divieto di sondaggi dal 10 maggio, voluto per stoppare Berlusconi, si rivolge contro la sinistra impedendo di avere una chiara indicazione di quello che sta effettivamente succedendo e smorzando l’efficacia dei sondaggi pilotati: ennesima contraddizione di un sistema che si sta avvitando su sé stesso e che rivolge contro i padroni del discorso gli strumenti pensati per veicolare consenso. Salvini è stato colto di sorpresa, ha reagito tardi e male, qualcosa ha perso, ma la sensazione è che per la Lega il peggio sia passato: la magistratura non ha scoperto nessuna nuova tangentopoli ma modeste irregolarità di politici marginali, lo spread deve stare basso perché nessuno può gettare miccette sulla tanica di benzina su cui siede, nessuno può realmente sponsorizzare la ripresa del traffico di carne nel Mediterraneo che non trova consenso in nessun partito ed anche Conte ha dovuto, giorni fa, stemperare le intemperanze della Trenta sbolognando i negri in fretta e furia, figuriamoci fare campagna elettorale su questo. Lavorando nella scuola, culla di antifascismo, la sensazione è che la retorica sul regime, su Mussolini, sulle leggi razziali, su Auschwitz, sulla guerra abbia stancato, che ci sia voglia di condannarla ma anche di storicizzarla e finirla lì. Penso che questa stanchezza sia anche nella pubblica opinione che vede ben altri problemi, in ben altri contesti, non riconducibili alla diatriba fascismo-antifascismo.

Salvini, come questa manifestazione dimostra, ha ripreso in mano il pallino e sta dettando l’agenda, il sentiment è positivo. Il discorso di oggi richiama San Giovanni Paolo II, Papa Benedetto, il Cardinale Sarah, la Madonna, i santi patroni d’Europa, De Gasperi, Churchill, De Gaulle, la Thatcher, Chesterton, ridisegna il panteon leghista in senso moderato e cattolico. La mia previsione è che il 30% sia scritto: la Lega può rimanere sotto solo se tutti gli altri fanno più del massimo plausibile, è poco probabile. Se Salvini vince, un filone politico italiano ritorna, dopo 30 anni da Andretti e Craxi, ad essere centrale in Europa. Poi occorrerà fare politica, trovare alleati in Italia ed Europa, decidere cosa fare con e di un movimento in crisi di nervi ed identità come i pentastellati. Ma questo lo vedremo dopo: se la Lega perdesse il 26 maggio si aprirebbe di nuovo uno scenario apocalittico che dobbiamo evitare. O la va o la spacca: questa volta deve andare.

Discussione

2 pensieri su “Piazze piene, urne piene

  1. Salvini che vuole fare il sovranista non ha capito l’unica cosa che deve capire un sovranista in Italia: è imprescindibile abbattere il debito pubblico al fine di recuperare sovranità e liberare il paese dagli strozzini che lo hanno in pugno, letteralmente. Ma a lui non interessa, che leader del cavolo.

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    Pubblicato da maurino | 18 maggio 2019, 22:32
    • In teoria hai ragione, il problema però non è più il debito in sé, ma gli interessi mostruosi.
      Praticamente le banche prestano denaro che non hanno o creano dal nulla, pretendendo poi interessi da strozzini, che non potremmo mai estinguere, neanche svendendo spiagge, musei, acqua e tutte le case degli italiani. Con esattezza, ci siamo (non tutti noi, ma qualche traditore) infilati in un sistema, che ci renderà perennemente schiavi.
      Ma ti do ragione, un vero sovranista queste cose, avrebbe il coraggio di dirle.

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      Pubblicato da Graziella | 23 maggio 2019, 15:37

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