//
stai leggendo...
Economia e società, Politica Italia

Croce dello scandalo

download

Matteo Salvini, per sua stessa ammissione in un’intervista dello scorso anno alla Nuova Bussola Quotidiana, non prega il Rosario che tiene in mano e si limita, per mancanza di tempo, a farsi il segno della croce al mattino ed alla sera. Per quanto se ne sa la sua vita non appare improntata ad un’etica specchiatamente cristiana avendo due figli da due donne diverse ed apparendo frequentemente sui giornali che ai bei tempi si chiamavano scandalistici in compagnia di fidanzate cangianti. Anche politicamente le sue posizioni, a dispetto della presenza al convegno di Verona, molto ambigue su aborto, matrimoni gay, eutanasia, procreazione assistita non lo rendono certamente un paladino dei valori non negoziabili di antesignana memoria. Se pensiamo al suo passato bossiano (tutti, nella Lega, sono stati bossiani) addirittura si sarà riunito a Pontida per partecipare a riti pagani in onore del dio Po.

È vero che Gesù ci ha insegnato a non gettare per primi le pietre e quindi dobbiamo essere indulgenti nei giudizi verso chiunque. E d’altro canto chiunque si vantasse, per chiedere voti o qualunque altro riconoscimento nella vita degli uomini, di essere un perfetto cristiano piomberebbe immediatamente nel peccato di superbia che già fece sprofondare gli angeli ribelli. Purtuttavia dobbiamo sinceramente dire che il capitano lezioni di catechismo difficilmente potrebbe darne. Allora sorge una domanda.

E la domanda è: perché un personaggio di questo genere appare essere credibile, tanto da essere attaccato da pastori, teologi e giornalisti di vaglia, quando si propone come un paladino della religione e dei valori cristiani, addirittura consacrando l’Italia al Cuore Immacolato di Maria? Si dirà che Salvini è credibile non per tutti ma solo per coloro, cattolici e non, che già credono in lui e che queste manifestazioni nulla smuovono nella percezione degli altri. Ok, ma allora pongo un’altra domanda: il solo fatto che questo accada, per una parte forse minoritaria (come del resto sono minoritari in generale i cattolici praticanti) ma comunque non inconsistente della popolazione non dovrebbe forse essere di per sé motivo di riflessione? Per fare un parallelismo, voi ve lo immaginate un politico di destra, diciamo Almirante, che si fosse posto come interprete del “vero” cattolicesimo regnante San Giovanni Paolo II? Che cosa avrebbe ricevuto in risposta a queste affermazioni, critiche o pernacchie? Elzeviri o richieste di TSO? Oppure un politico formalmente cattolico, diciamo Andreotti o Moro, che avesse consacrato l’Italia al posto del Beato Paolo VI? Ci sarebbe stato bisogno addirittura di Avvenire o dell’Osservatore Romano per ridicolizzarlo o non avrebbe forse fatto subito la fine di quelli che pensano di essere Napoleone o Mosè?

Se invece un diversamente cattolico come Salvini rischia di assurgere al ruolo di “premier cattolicissimo” allora mi sembra che il problema stia soprattutto dall’altra parte, cioè da quella di chi oggi occupa il Soglio di Pietro e che forse dovrebbe riflettere sulla sua mancanza di credibilità nel ruolo che lo espone a concorrenze così improbabili. Perché la sensazione è che se uno che vuole difendere la civiltà cristiana preferisce rivolgersi ad un bauscione milanese piuttosto che al Vicario di Cristo in Terra allora quest’ultimo qualche domanda se la dovrebbe porre.

Il blog ha tentato il più possibile di stare lontano dalle cose di Chiesa perché l’argomento è talmente vasto e complesso da far tremare i polpastrelli nello scrivere e le competenze del tutto inadeguate, ma quello che sta avvenendo nelle ultime settimane (oltre a Salvini, anche l’esternazione di Benedetto XVI a futura memoria per quando si dovrà riunire di nuovo il Conclave), un tentativo in tal senso lo richiede. Ed allora, semplicemente, l’opinione è che lo sforzo di Bergoglio di riformare la dottrina si sia spinto troppo in là e troppo velocemente e forse tradisca anche uno iato socio-culturale fra il Papa venuto dalla fine del mondo e l’Europa e l’Italia che l’hanno accolto.

Il Papa ha tentato di innovare la dottrina per il tramite della pastorale, che è un po’ come dire predicare bene e razzolare male: non possiamo cambiare la parola di Dio su matrimonio, sesso, aborto, concepimento, fine vita ma, nella pratica, possiamo fare in modo da non curarcene. Di esempi ce ne sono a bizzeffe: il “chi sono io” sugli omosessuali, il divorzio cattolico accelerato della cui mancata applicazione si è recentemente detto preoccupato, il silenzio su aborto, eutanasia, concepimenti dei più vari fra coppie etero ed omo, l’appoggio discreto alla legge Cirinnà. Si tratta in questo caso di un tentativo della Chiesa di aprirsi al mondo che probabilmente ne comporterà, entro poco, la diluizione definitiva perché non ha senso credere in un qualcosa che a sua volta crede nel mondo così com’è. Ma siamo anche sinceri: si tratta di questioni che alla fin fine interessano solo i “tecnici” della situazione perché al cattolico medio, poco praticante e diversamente credente, tutto sommato la vita viene facilitata: fai quello che vuoi che tanto sappiamo già che sbaglierai e che non sarai in grado di correggerti, alla fine ti daremo delle attenuanti e verrai sicuramente perdonato. In questo senso il pontificato bergogliano è un successo: la Chiesa che ti rende facile la vita mentre il resto del mondo te la vuole complicare.

Un altro aspetto del pontificato è l’apertura agli ultimi, al terzo mondo, che tradisce la diversa prospettiva di uno che viene dalle ex colonie e che risponde ad una chiara strategia di marketing: i futuri clienti credenti nascono e nasceranno sempre più in Africa, Asia e Sud America e non in Europa e quindi perché investire in un mercato in declino? Meglio disinvestire qua per accattivarsi i favori dei nuovi cattolici. In questo si manifesta anche lo iato culturale di cui dicevo sopra: al di là della retorica, in Europa sono secoli che l’adesione alla religione non fa leva sulla soddisfazione dei bisogni materiali immediati. Le missioni cattoliche aiutano i poveri negli altri continenti ma i bisogni in Europa, salvo casi eccezionali di guerre, per la loro soddisfazione non passano dalle parrocchie. Diversa è probabilmente la situazione in Argentina e Sud America (e penso anche Africa) visto che la pastorale del Papa pare riflettere un fenomeno di cattolicesimo questuante in cui l’adorazione del Corpo di Cristo si associa anche alla distribuzione di pacchi alimentari e vestiti di seconda mano. Questo fatto, unito alla diversa struttura sociale dei due continenti (l’indice di Gini in Argentina è 0,522, in Italia 0,33) probabilmente non compresa da questo Papa (in soldoni, se rubi la corrente elettrica non danneggi un solo grande proprietario ma un’infinità di normali cittadini), fornisce la spiegazione di atti sconcertanti come quelli dell’elemosiniere-elettricista-ladro.

Quindi quello di Jorge è un cristianesimo molto pragmatico, basato sui bisogni e sui bisognosi, che discrimina volentieri fra credenti in base al censo. Una religione molto concreta che si preoccupa di questioni materiali (compreso l’ambientalismo estremista) e poco di spiritualità e che quindi, infine, non si perde neanche tanto sull’analisi delle distinzioni fra diverse religioni: se tutto è materia, alla fine perché litigare per questioni dell’altro mondo? E se queste questioni sono divisive, perché indulgervi? Lasciamo da parte croci, rosari, chiese e tutto è risolto: in effetti, quando mai il Papa ha invitato a pregare il Rosario per una qualsiasi intenzione?

Ma perché all’improvviso ci si preoccupa dei rosari? Tutti cristiani redivivi? Macchè. Siccome il cristianesimo è diventano una religione molto materiale, si scontra anche con la materialità delle questioni che solleva perché i carichi che pone sulle spalle dei cattolici italiani ed europei sono enormi: accogliere senza limiti e proteste centinaia di milioni di persone diverse, mantenerle a proprie spese, adattarsi ai loro usi e costumi. Oltretutto questi sono i nuovi comandamenti che Bergoglio intende imporre ai propri seguaci discriminando quella parte di credenti che ritiene che scopo precipuo della Chiesa sia quella di permettere la salvezza eterna perpetuando il messaggio di Gesù: non lo dico solo io, badate bene, ma anche Benedetto XVI.

Gira gira sempre all’immigrazione si arriva: chi segue il blog sa che, a mio avviso, si tratta di un tema epocale che solo la mala fede vuole posporre, per importanza, a bazzecole come lo spread o la patrimoniale. Dall’Africa e dall’Asia arrivano individui che portano con sé i segni ed i sintomi del grande fallimento di quelle società e civiltà. Non è razzismo ma pragmatismo, a meno che qualcuno veramente pensi che la sua vita migliorerebbe andando a vivere a Mogadiscio o Kinshasa. Ma se gli immigrati vengono a casa tua e tu ti devi adattare, allora volente o nolente sei tu che ti trovi a vivere proprio in un sobborgo di Mogadiscio o Kinshasa con tutto quello che questo vuol dire, compreso il preteso obbligo di nascondere le tombe di mamma e babbo per non irritare i nuovi venuti.  Il Rosario che Matteo esibisce non sarà il segno dell’ardore religioso di un popolo tiepido ma è senza dubbio uno dei simboli che identifica la nostra civiltà, nei suoi aspetti immateriali ma anche materiali, compreso l’ambiente antropizzato che di cristianesimo gronda da ogni parte, si parli di Notre Dame o della madonnina posta alla fine di Via di San Martino: è tanto strano se uno preferisce vivere in questo contesto invece che in uno africanizzato o islamizzato?

Come tutti i simboli, il Rosario sintetizza potentemente in sé una moltitudine di concetti e di valori, spirituali e materiali. Ma il fatto che vi si interessino persone che farebbero fatica a pregare una singola decina significa che questi valori sono molto potenti perché sono i “nostri valori”, quelli che fanno di noi un popolo il cui seno  ci permette di essere “questi” individui e non gli altri che saremmo entro un popolo diverso. Difendendo il Rosario difendiamo quel che siamo e combattiamo quel che non vogliamo diventare: è lo stesso sentimento che animò San Pio V che creò la Lega Santa che sconfisse i turchi a Lepanto o Giovanni Sobieski che li sconfisse a Vienna e senza i quali oggi mangeremmo montone e salmodieremmo cinque volte al giorno inchinati a sud est. Ed è strano che quello che allora era santo e meritorio oggi sia diventato esecrabile e degno di scomunica. Ma se ciò avviene, allora il blogger si conferma nella sensazione che l’errore lo stiano commettendo non le pecore ma il pastore che del resto, mettendosi in politica, alle regole della politica deve soggiacere, compresa quella della possibile sconfitta nelle urne.

Il Papa abbandonando questi simboli dimostra di avere abbandonato questi valori e con ciò di dividere il suo gregge. Ma un simbolo esiste di per sé e se Francesco non lo usa lo userà qualcun altro, magari un milanesotto sveglio e ciarliero che forse non crede nel simbolo ma, mi sembra, in quei valori sì. Anche il voto, del resto, è un simbolo con cui si dà fiducia, immediata e sintetica, a qualcun altro affidandogli un pezzo di noi e della nostra vita. Per questo il blogger, miscredente convertito e, come tale, poco tollerante alle novità dottrinali, cattolico imperfetto ma praticante, il 26 maggio metterà il simbolo, guarda caso della croce, su quello della Lega e pregherà qualcuno dei suoi Rosari perché Matteo Salvini, e con lui tutti quelli che in tutta Italia ad ogni livello lo appoggiano,  sia consapevole e meritevole della missione salvifica di cui lo investe.

Discussione

3 pensieri su “Croce dello scandalo

  1. Il Salvini che ostenta il rosario nelle piazze quanto è diverso da uno come Erdogan con i suoi continui richiami all’islam? Vogliamo diventare come certi stati? Politici come Andreotti e i democristiani di una volta una cosa così semplice la capivano al volo.

    "Mi piace"

    Pubblicato da CredenteInconsistente | 25 maggio 2019, 9:32
  2. Articolo equilibrato e lucidissimo. Come sempre.
    In questo marasma di confuso fanatismo, è come trovare una rosa nel deserto.
    Grazie.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Graziella | 26 maggio 2019, 11:24

Trackback/Pingback

  1. Pingback: Election’s Twelve | Average Joe - 27 maggio 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: