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Immigrazione

Sea-Watch 3: prima e dopo

Immagine1Pochi giorni prima delle elezioni, il vascello pirata Sea-Watch 3 aveva concluso una delle sue frequenti scorrerie entrando trionfalmente nel porto di Lampedusa per “ordine della magistratura” e sbarcandovi la consueta cinquantina di negri raccolti sulle spiagge libiche. L’ordine della magistratura era diretto ad accertare ipotesi di reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina che comportavano il sequestro del battello. A parte l’ironia insita nella contraddizione per cui la magistratura ordinava l’immigrazione clandestina dei passeggeri proprio per contrastare il reato di immigrazione clandestina, si trattava del consueto escamotage con cui i giudici politicizzati tentavano di agevolare i traffici di carne umana contrastati dal governo. In nessun modo si poteva pensarla diversamente visto che il sostituto procuratore di Agrigento è quel Patronaggio che voleva processare Salvini per i fatti della Diciotti. A completamento della vicenda, l’ordine di sbarco era stato dato mentre Salvini veniva intervistato in TV e doveva arrabattarsi a trovare scuse patetiche, in diretta, per giustificare gli eventi e l’evidente scavalcamento subito.

Liberata ovviamente pochi giorni dopo, Sea-Watch 3 è immediatamente ripartita per la sua missione, ha raccolto altri 50 negri strappandoli alla marina libica, ha rifiutato l’ordine delle autorità libiche di sbarcare a Tripoli, ha scansato come le peste Tunisi (porto “insicuro” dove però al momento stazionano tranquillamente una decina di navi – fonte Vesselfinder) e si è diretta nuovamente verso Lampedusa con lo scopo di sfidare politicamente il Ministro dell’Interno, dimostrare che l’Italia non è un paese sovrano e che le sue leggi sono grida al vento, mantenere aperto il canale di trasporto dei clandestini, dimostrare che i porti non possono essere che aperti, logorare l’immagine di Salvini e magari sperare in un incidente in cui ci scappi il morto per scatenare le accuse contro il capo della Lega. Però mal gliene è incolto perché, a differenza del periodo pre-elettorale, la nave pirata non ha osato entrare nel porto ma staziona, ormai da diversi giorni, a debita distanza e fuori dalle acque territoriali, come l’immagine tratta poco fa da Vesselfinder dimostra chiaramente.

Ci sarebbe da chiedersi come mai, nei mesi passati, i migranti non potessero attendere a bordo che poche ore mentre ora si sta tranquillamente arrivando alla settimana, ma soprassediamo. Ed anche potremmo chiederci come mai una nave battente bandiera olandese, quindi per il diritto internazionale territorio olandese, voglia per forza sbarcare gli ostaggi (perché questo sono) solo in Italia. Però la cosa più significativa è che questa epopea negriera non trova praticamente alcuna eco mediatica e politica in Italia: le notizie che la riguardano non sono pubblicate non solo sul sito del Corriere ma neanche sull’Huffinghton Post, le cui posizioni pro-imm risalgono all’epoca di Alan Kurdi, e qualche rara informazione la dà solo il Giornale che da sempre invece segue criticamente queste vicende. Non si hanno notizie di manifestazioni a terra o di tour parlamentari sulla nave né di dichiarazioni politiche all’insegna del “fate presto”. Persino la magistratura, in altre faccende affaccendata, non ritiene più di indagare e di ordinare.

La differenza invero l’hanno fatta le elezioni dello scorso mese in cui la nave tedesco-olandese ha fatto, suo malgrado, propaganda elettorale a favore di Salvini e della sua politica di chiusura dei porti: dato in calo fino ad allora, il Capitano ha lucrato il 34% anche sulla paura che senza di lui il traffico di migranti riprendesse in grande stile. Né è stato un caso isolato in quanto anche nei mesi passati, come il blog aveva rilevato, tutte le volte che la Lega aveva il fiato corto l’arrivo di qualche nave con i negri a bordo ha permesso di recuperare 2-3 punti percentuali nei sondaggi: probabilmente gli avversari hanno capito il comportamento idiota che stavano seguendo e hanno cominciato a guardare a queste scorrerie con occhi diversi.

Il decreto sicurezza bis ha realizzato quel cambio normativo che il blogger auspicava da tempo e senza il quale non vi era possibilità di contrastare un fenomeno che stava riprendendo campo e riorganizzandosi: sono ormai quattro le navi ONG di nuovo disponibili anche se solo la Sea-Watch 3 dimostra di avere discrete capacità operative. Oltre alle ONG, avevano ripreso campo anche i salvataggi operati dalle navi militari italiane con il “Fulgosi” che aveva preso il posto del “Diciotti”, mentre anche la missione Sophia era timidamente ripartita, almeno a livello di monitoraggio aereo. Tutti questi fenomeni avevano accompagnato il presunto indebolimento politico di Salvini ed il recupero, altrettanto presunto, del M5S che aveva creato ampi varchi nel governo con posizioni aperturiste di Trenta, Conte e addirittura Di Maio oggi fortunatamente rientrate. Il ricompattamento politico e la nuova normativa che aumenta i poteri del Viminale stanno riportando alla normalità flussi che erano in significativo aumento, se non assoluto, certo relativo e che lasciavano presagire una campagna estiva in crescendo come la tabella dimostra.

2018 2019 DELTA
GEN 4.189 199 -95%
FEB 1.058 47 -96%
MAR 1.049 145 -86%
APR 3.171 261 -92%

MAG

3.963 782 -80%
GIU 3.136 583 -81%
LUG 1.944
AGO 1.491
SET 947
OTT 1.007
NOV 980
DIC 359
TOTALE 23.294 2.017

Le vicende degli ultimi mesi hanno dimostrato la necessità di un connubio fra volontà politica e strumenti normativi ed operativi in mancanza dei quali la politica dei porti dichiarati chiusi ha poco effetto. La valutazione giuridica del fenomeno immigratorio si è progressivamente spostata da posizioni totalmente legittimiste riguardo a scafisti, ONG (che sono praticamente la stessa cosa) e migranti verso posizioni più rigorose. Oggi l’attività degli scafisti è considerata illegale ed anche quella delle ONG comincia ad essere valutata criticamente mentre si tende sempre a soprassedere sul comportamento illegale dei migranti che tecnicamente si macchiano del reato di immigrazione clandestina. L’atteggiamento giustificazionista, al netto della retorica sulle problematiche sociali, è senza dubbio aiutato dalla lievità delle pene previste – semplici ammende in luogo del carcere –  ed una futura evoluzione normativa di destra dovrebbe prevederne l’aggravio con pene detentive che, ancorchè simboliche, possano costituire precedenti in caso di compimento di altri reati mentre dovrebbe essere chiaramente esclusa la fattispecie del sedicente diritto d’asilo per persone prive di documenti all’arrivo. Sarebbe l’occasione per modificare anche le regole di ingaggio nel senso del blocco navale intelligentemente perorato dalla Meloni.

La magistratura, che è giunta a giustificare un dirottamento di nave con la fattispecie della legittima difesa (per converso strenuamente negata ai commercianti aggrediti in casa loro), ha avuto evidentemente un ruolo nel mantenimento di un canale illegale di accesso al territorio italiano ma questo atteggiamento irrazionalmente pro-imm è stato uno dei motivi della perdita di consenso e credibilità che ha subito e che le ultime elezioni hanno dimostrato mentre i problemi che sta affrontando la dovrebbero rendere più prudente in futuro. La stretta normativa dovrebbe essere tesa a ridurre gli spazi di interpretazione giurisprudenziale (anche se ormai i giudici, sul tema, sono arrivati al mero dileggio della legge) mentre un rafforzamento operativo dovrebbe evitare che i casi arrivino semplicemente al vaglio dei magistrati.

La vicenda complessiva dell’immigrazione va verso, se non la conclusione, almeno una lunga stasi: continueranno il dibattito sul tema, le perorazioni dei pasdaran immigrazionisti, le provocazioni (del resto sono 75 anni che va avanti la retorica antifascista, figuriamoci se quella immigrazionista finirà alla svelta) ma la politica andrà in un’altra direzione. Congiurano in tale senso le condizioni politiche europee, caratterizzate  dalla presenza in ogni paese di forze di destra che oscillano fra il 10 ed il 35% ma che ormai ci sono e faranno anche in futuro da cani da guardia su un tema ormai critico. Anche i governi nazionali più importanti hanno ormai sposato, per evitare il crollo politico-elettorale, posizioni forti nel contrasto all’immigrazione e al multiculturalismo, fenomeni ormai ripudiati a livello ideologico ed utilizzati solo in chiave strumentale di aggressione ad altri paesi. Addirittura si notano segni di inversione anche a sinistra con il cambio di atteggiamento che ha permesso ai socialisti danesi di vincere le elezioni e che sta contagiando anche gli omologhi scandinavi ed alcune componenti della sinistra tedesca.

A livello italiano rimangono le anomalie di un PD che ha nel programma lo ius soli ma che va verso una spaccatura che potrebbe anche metter fine alla sua breve ed ingloriosa storia; di un Papa fortemente immigrazionista ma che appare isolato in una deriva dottrinale chiaramente osteggiata all’interno della Chiesa e che sarà indotto alle dimissioni una volta morto Benedetto XVI; di un PdR parimenti immigrazionista che tuttavia affronta l’ultimo scorcio di mandato con gravi fardelli sulle spalle;   di una magistratura ideologizzata ed eversiva tuttavia costretta, per gli stessi motivi, a giocare adesso in difesa.  Strategico si è dimostrato il controllo della situazione libica, ben gestito dal nostro deep state anche nelle recenti vicende belliche, in quanto è stata proprio la ricostituzione di una SAR libica a ridurre notevolmente le partenze, a favorire il recupero dei gommoni da parte dei libici e ad ostacolare l’azione delle navi ONG che, dovendo realmente operare in mare aperto (prima probabilmente arrivavano sulla battigia) e senza supporto organizzativo delle navi militari europee, hanno dimostrato limiti operativi drammatici anche per pochi giorni di stazionamento in mare.

La vicenda attuale della Sea-Watch 3 è particolarmente importante perché, se questa incursione venisse respinta, si chiuderebbe probabilmente la storia delle ONG scafiste, poste di fronte ad ostacoli normativi e politici al momento insuperabili. Speriamo che sia effettivamente così.

Discussione

2 pensieri su “Sea-Watch 3: prima e dopo

  1. Ho appena letto che la nave pirata Sea-Watch 3, dopo aver tenuto per giorni in ostaggio i clandestini allo scopo di ricattare l’Italia, si è rivolta alla Corte di Strsburgo. Questo ennesimo tentativo di strappare ad uno Stato Nazionale il diritto di decidere sulle proprie politiche immigratoria È SPAVENTOSO. Soprattutto perchè significa che detta nave NON TEME AFFATTO per il suo operato ILLEGALE e IMMORALE, anzi! Si aspetta l’appoggio di tutti gli organi sovranazionali. Per qualcuno la vicenda sembrerà irrilevante, ma a me fa rabbrividire. È così che ci neutralizzeranno.

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    Pubblicato da Graziella | 24 giugno 2019, 12:04

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