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Economia e società, Politica Italia

Radetzky alle Olimpiadi

download (1)Nato alle fine dell’800 come fenomeno elitario – nobiliare ed alto borghese – intriso di corrispondenti valori di distinzione, stile, eleganza e snobismo, lo sport è andato progressivamente banalizzandosi diventando uno dei tanti fenomeni di massa accostati a politica, business e retorica. Negli ultimi decenni ha visto il massiccio ingresso di atleti del terzo mondo chiamati a gareggiare non solo per sé e per i propri paesi di origine ma anche per quelli che costituiscono la loro destinazione migratoria. Per fare un esempio, non si spiega la trasformazione dei Blues francesi da squadra materasso a super potenza calcistica – tre volte in finale ai mondiali negli ultimi venti anni con due coppe – se non prendendo atto del cambiamento etnico subito dalla loro rappresentativa in cui, nei mondiali di Russia, militavano solo 5-6 caucasici essendo il resto costituito da africani, arabi e caraibici naturalizzati. Business ed immigrazione hanno stravolto anche Olimpiadi estive diventate un costosissimo circo Barnum intriso di prove di abilità e gare di strapaese che affogano le uniche discipline che possono essere definite sport – atletica e nuoto – in un generale meticciamento atletico che rende impossibile l’identificazione con i campioni che era tipica, in passato, di noi sportivi seduti.

Nato a Olimpia e quindi elemento essenziale di quella civiltà greco-romana-giudaica che, benchè negata, ci impregna, lo spirito sportivo originario si mantiene forse solo negli sport invernali che, per ovvi motivi ambientali e climatici ed in attesa che il sedicente riscaldamento climatico cambi la situazione,  hanno difficoltà ad attecchire finanche nel bacino mediterraneo, figuriamoci nel Maghreb, in Medio Oriente, nell’Africa Nera o in Asia. Dato il costo economico, il legame a specifiche condizioni ambientali e le difficoltà tecniche molto superiori rispetto a sport puramente fisici, anche gli immigrati nei paesi nordici, privi di tradizione ed impossibilitati ad approcciarle sin dall’età infantile, hanno difficoltà ad impratichirsi in queste discipline per cui gli sport bianchi sono alla fin fine gli ultimi sport di bianchi. Anche i giochi olimpici invernali ne risentono, svolgendosi in località ristrette caratterizzate dalla presenza di begli ambienti, bella gente, begli impianti. Insomma, le Olimpiadi invernali sono Olimpiadi fighe ed eleganti, ristrette e probabilmente più adatte, rispetto a quelle estive, ad un medio paese vocato al bello come il nostro: preferireste stare a Cortina ed in Via della Scala o a Rinkopping?

L’assegnazione a Milano-Cortina delle Olimpiadi 2026 spiazza l’opinione pubblica e la stampa mainstream perché proietta all’interno un’immagine internazionale ben diversa da quella – tutta spread e colpevolizzazione umanitaria – che la stampa di qualità (perché libera non ha più neanche lei il coraggio di chiamarsi) tende ad accreditare. L’Italia all’estero, nonostante Moscovici e Dombroskis, viene ancora considerata un paese affidabile e credibile, organizzato e capace, interessante ed attraente, molto più di una Svezia campionessa di politically correct ma rappresentata da un principessa con un passato psicotico di anoressia, devastata dalla violenza intollerante degli immigrati islamici che dei giochi olimpici – per loro blasfemi come tutto quello che siamo e facciamo noi –  farebbero strame ed ossessionata dalla presenza di una minorata mentale che pretende di dettare il futuro dei prossimi millenni e magari di imporre fantomatiche “Olimpiadi a zero emissioni”: in attesa che la nottata passi, meglio affidarsi a quei cialtroni mediterranei che però, a modo loro, le cose belle le fanno bene.

Le Olimpiadi la fanno finita con la retorica della decrescita (in)felice e piagnucolosa e tirano fuori l’orgoglio di un popolo che ritrova l’emozione della sfida e l’ambizione del successo, la vanità di mostrarsi e la voglia di essere apprezzato: si sogna, ma in questo contesto Milano-Cortina potrebbero riaprire il ciclo iniziato nel 1960 con le Olimpiadi di Roma che fecero da prodromo al miracolo economico. E non è tanto l’impatto economico dell’evento – comunque marginale – ad essere importante ma il fatto etico e motivazionale di una sfida da vincere verso gli altri e, soprattutto, verso se stessi, dimostrando che questi anni di crisi non hanno solo distrutto ma anche insegnato a migliorarsi.

Detto ciò, è evidente che quel popolo di cui si parlavo poche righe fa è, al momento, solo quello dell’antico Lombardo-Veneto: la questione olimpica ha creato un solco profondo non solo con Roma – rinunciataria nel 2016 – ma anche con i torinesi che questa volta sono rimasti al di là del Ticino, dimentichi di quanto le Olimpiadi 2006 fecero bene alla città. È facile ipotizzare che due regioni leghiste e la più dinamica città italiana in mano al PD, focalizzate per 7 anni su un evento forse non epocale ma comunque importante per la visibilità internazionale, daranno luogo ad un esperimento politico ed organizzativo che probabilmente avrà riflessi istituzionali. Do per scontato che farà da traino all’autonomia rafforzata ed alla TAV ma occorrerà capire se per caso non si verificherà anche una saldatura fra quella parte del PD che non ha ancora mandato il cervello all’ammasso del politicamente corretto ed il partito del nord che alberga nella Lega e che non capisce fino in fondo il sovranismo di Salvini, dualismo plasticamente rappresentato dalla diversa dislocazione del Capitano (a Roma ex ladrona) e di Giorgetti (a Stoccolma). Zaia e, in misura minore, Fontana sono la punta di diamante della classe amministrativa leghista che, in 30 anni, si è dimostrata efficace ed efficiente e sostanzialmente onesta mentre Sala è un cinico umanitarista che, dietro ai calzini da frocio ed alle marce pro-imm, si propone come “uomo del fare”, figurina ad oggi inedita nel pantheon piddino. In tutti i casi figure molto caratterizzate che non sembrano poter avere un futuro politico di primo piano a livello nazionale mentre potrebbero trovare la loro dimensione nel contesto di un’area che rivaleggia con la Baviera a livello di produttività e PIL pro-capite conducendola verso una sorta di secessione di fatto che realizzerebbe, 30 anni dopo ed in forma molto diversa, il sogno bossiano.

In definitiva si apre uno scenario in cui PD e Lega sono chiamati a collaborare mentre si prefigura l’apertura di voragini nel governo giallo-verde, si rafforza lo specifico settentrionale, si approfondisce la frattura con Roma ed il Sud, muore la Padania, rinasce il Lombardo-Veneto che oggi acclamerebbe Radetzky: tempi interessanti si prospettano all’orizzonte.

Discussione

Un pensiero su “Radetzky alle Olimpiadi

  1. Ciao,
    il tuo post è condivisibile seppure vedere tra le facce trionfanti di Losanna Cordero di Montezemolo (Italia ’90), Malagò (Mondiali Nuoto Roma) e Sala (Expo’ Milano) mi lascia un fondo d’inquietudine.
    Ti ringrazio per i tuoi post che apprezzo e spesso condivido

    "Mi piace"

    Pubblicato da Alessandro | 27 giugno 2019, 10:20

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