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Immigrazione, Politica Italia

#notinmyname

download (5) Ci capita spesso di sentire o di leggere la frase “In nome del popolo italiano” che è la formula ritualmente pronunciata dal giudice in apertura della sentenza. L’art. 101 della nostra Costituzione declama quella frase quando si riferisce alla giustizia che è «amministrata in nome del popolo». I Costituenti dibatterono molto per giungere a questa “regola” e le proposte in discussione erano le più ampie: “Le sentenze sono rese in nome del popolo”; “La funzione giurisdizionale, espressione della sovranità della Repubblica, è esercitata in nome del popolo italiano”; “Il potere giudiziario, emanazione diretta ed immediata della sovranità dello Stato, esercita la funzione giurisdizionale in nome del popolo”. Merita la rilettura di una parte dell’intervento che tenne l’on. avv. Titolo Oro Nobili il 20 novembre 1947 al fine della stesura definitiva dell’art. 101: «La sovranità dalla quale la giurisdizione deriva procede dal popolo, al pari della sovranità della Repubblica. La giurisdizione, esercitata in nome del popolo, non è soltanto riallacciarsi alla formula d’investitura della potestà giusdicente, ma è precisare la fonte prima dalla quale la giurisdizione deriva: giacché dai primordi della umana società, dal periodo matriarcale e patriarcale alle prime civiltà, fu sempre nel popolo, e non soltanto simbolicamente, il potere di rendere giustizia».

Ieri il GIP di Agrigento Alessandra Vella, in nome del popolo italiano, ha liberato la prototerrorista Carola Rackete accertando che il reato di resistenza e violenza a nave da guerra che la comandante della Sea Watch3 ha messo in atto nell’entrare in porto a Lampedusa non esiste in quanto una nave della GdF non sarebbe una nave militare e così nemmeno il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il motivo è presto detto: il suo comportamento è stato giustificato da una «scriminante» legata all’avere agito «nell’adempimento di un dovere», cioè il dovere di «salvare vite umane in mare». Per converso, occorre quindi dedurre che la presenza in loco e l’operatività delle forze dell’ordine fossero elementi tali da porre in pericolo la vita dei migranti, peraltro come sempre ben pasciuti ed in alcuni casi ai limiti dell’obesità: non so con che faccia i magistrati potranno guardare negli occhi quei “malfattori” a cui affidano tutti i giorni la loro incolumità.

Il giudice ha anche accolto pienamente la tesi della ONG secondo cui non vi erano porti sicuri (neanche quelli tunisini che accolgono 8 milioni di turisti all’anno) se non quello di Lampedusa. La magistratura agrigentina si appiattisce sulle tesi dell’organizzazione Sea-Watch che quindi prevalgono su norme penali esistenti da tempo inenarrabile e date per scontate. Nè basta a salvare la faccia il tikitaka fra GIP e Procuratore, quel Patronaggio che voleva inquisire Salvini per 17 capi di accusa e che aveva aperto inchieste “vilipnedio del PdR” contro i blogger che denunciavano il carattere golpista dell’incarico a Cottarelli del maggio 2018 e che in questa occasione veste, nel gioco “giudice buono, giudice cattivo”, la veste del falco.

Evidentemente sentenze come queste non hanno più come riferimento il popolo italiano il cui “sentiment” verso le ONG e l’immigrazione è profondamente diverso, come dimostrano sondaggi ed elezioni, ma si relazionano a soggetti e popoli diversi.

Si conferma quanto avevo preconizzato nel precedente post: questa volta, diversamente da quanto avviene per la lotta al terrorismo ed alla mafia, ampi settori della magistratura sono schierati dalla parte sbagliata della barricata. Esiste una parte della magistratura che non capisce quello che sta accadendo o che addirittura ne è complice, che opera come quinta colonna di organizzazioni che si propongono (parole di Minniti nel 2017) di attentare alla tenuta dell’ordine democratico, che non si preoccupa neanche più di dare interpretazioni delle norme che abbiano un minimo di coerenza e di ancoraggio alla realtà. Si dichiara che la sovranità italiana è posposta alle scelte ideologiche, politiche e nautiche di organizzazioni straniere private e di donnette invasate che possono impunemente decidere quel che è meglio non per gli italiani ma per se stessi e per degli stranieri. Si disconosce il potere del governo di emanare norme, soggette alla verifica Parlamentare, non gradite a questa parte della magistratura.

Siamo semplicemente al dileggio della legge, all’usurpazione del potere legislativo, allo spregio del comune sentire del “popolo italiano” in nome del quale – e non “al posto del quale” – la giustizia deve essere amministrata.

Evidentemente, in questi termini, non esiste soluzione al problema immigratorio e si rischia che si apra di nuovo una stagione di sbarchi contro cui il governo e Salvini possono solo lanciare grida. Si apre anche un enorme problema istituzionale visto che lo scontro politica-magistratura assume connotati estremamente diversi da quelli tradizionali poichè non si tratta più di perseguire le disfunzioni della politica ma di sovvertire le scelte che questa compie: siamo chiaramente di fronte ad un tentativo eversivo dell’ordine costituzionale parallelo a quello posto in essere dalle ONG. Occorre capire se il Presidente della Repubblica, chiamato a mantenere un equilibrio fra poteri e organi dello Stato, condivida fino in fondo questo atteggiamento eversivo e se eventualmente i suoi forse sopravvalutati poteri di moral suasion siano applicabili anche a questa casta che si arroga diritti che non le competono.

Questo blog ha spesso criticato l’atteggiamento eccessivamente politicista e mediatico di Salvini proponendo la necessità di agire sulle normative e sugli strumenti operativi: alla luce di questa sentenza surreale è evidente che il problema è invece politico ma che occorre affrontarlo in modo adeguato con un governo che operi una profonda revisione dell’ordinamento della magistratura. Non sarà questo governo a farlo e quindi occorrerebbe chiudere questa esperienza ed andare ad elezioni dove la destra avrebbe probabilmente abbastanza voti da poter operare per una legislatura. Ma in una situazione in cui i meccanismi democratici vengono ribaltati, di fronte alla gravità della situazione per cui lo stesso destino storico dell’Italia e degli Italiani è messo in discussione, occorre anche cominciare a riflettere se valga la pena tenere in piedi quello che ormai, della democrazia, è evidentemente solo un simulacro.

Discussione

Un pensiero su “#notinmyname

  1. Daccordissimo.
    È evidente e ormai neanche celato, che la magistratura abbia acquisito un potere politico, parallelo allo Stato e spesso con questo in palese conflitto. Chi è al governo, dovrebbe smetterla di twittare ed agire in modo concreto a questa insubordinazione alla Giustizia e al bene dello Stato da parte di troppi magistrati.
    Questo caso scandaloso è l’apice di un escalation di attacchi alla democrazia e al potere esecutivo.
    La magistrata, per altro finanziatrice della Sea Watch, ha agito contro la Patria, i militari che la difendono e il Governo che la rappresenta, con un disprezzo e un senso di impunità che impone provvedimenti. SUBITO.
    Diversamente, non solo parte della magistratura, ma il Governo stesso sarà complice dei “poteri-altri e altrui” che vorrebbero l’Italia conquistata, umiliata e impotente, serva di crucchi in pensione e negri ignoranti.

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    Pubblicato da Graziella | 4 luglio 2019, 13:29

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