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Politica Europa

Italia sconfitta. O no?

nomine-ue-1350.jpgLa sinistra che fa il tifo per gli stranieri si bea della “sconfitta” del governo giallo verde che aveva tre alti rappresentanti europei e adesso ne avrebbe zero. Ma è vero?

Le tre grandi cariche erano quella di Draghi (BCE), di Tajani (Presidente dell’Europarlamento) e della Mogherini (Lady PESC). Andiamo nel dettaglio.

Il ruolo di Governatore della BCE non è una carica eminentemente politica, paragonabile alle presidenze di Commissione, Consiglio e Parlamento. Soprattutto, ha una cadenza temporale diversa perché il mandato dura nove anni ed è svincolato dal ciclo elettorale ed è solo un caso – per adesso mai accaduto e che si ripeterà solo nel 2064 quando, eventualmente centenario, avrò altri problemi da affrontare – che il cambio della guardia a Francoforte cada nello stesso anno di quelli di Bruxelles inserendosi in questo mercatino. Trichet entrò in carica nel 2003, verso la fine della quinta legislatura europea, Draghi fu nominato nel 2011 (settima legislatura), vigente (ancora per poco) Berlusconi. Nel caso specifico, appare forzato dire che il governo “avesse la presidenza della BCE”, caso mai poteva essere vero il contrario. In ogni caso si sapeva dall’inizio che questa era una partita persa anche se il blog auspicava un grande compromesso che fosse garantito dalla proroga di Mario per qualche altro anno. D’altro canto la nomina alla guida dell’istituzione di un’avvocata asservita alla politica chiude la stagione dell’autonomia dei banchieri, alla faccia di The Donald che parla, parla e poi deve tenersi Powell che gli alza i tassi: una francese ignara di economia politica non seguirà mai la strada del tightening e se i tedeschi hanno accettato questo allora vuol dire che la situazione è veramente disastrosa.

La Mogherini era un semplice commissario anche se il ruolo di ministro degli Esteri di un continente imbelle è premiato d’ufficio con la patacca della vicepresidenza della Commissione. A parte l’inefficacia al limite del patetico (e del ridicolo) della persona, non mi sembra che neanche Renzi che la promosse (o la rimosse?) nel 2015 abbia mai avuto il controllo della Mogherini per cui la sua perdita non sembra essere foriera di un grande dolore per “questo governo”. Anche perché l’Italia ha, come tutti, diritto ad un commissario e sembra che verrà accontentata con una carica di rilievo (concorrenza?) e forse una vicepresidenza: quindi alla grossa pari e patta, forse per “questo governo” addirittura un miglioramento.

Il massimo del risibile si raggiunge nel caso della presidenza dell’Europarlamento. Addirittura in questo caso manco ci sarebbe stata una perdita perché ad un Italiano (Tajani) succede un Italiano (Sassoli). Si dice che Sassoli è del PD e quindi contrario al governo ma anche Tajani era di un partito, almeno apparentemente, di opposizione (FI vigente Renzi e poi Conte), per cui che cambia? La realtà è che la presidenza dell’Europarlamento è un posto da sfigati, un contentino dato a chi ha perso la partita ed il fatto che sia stata coperta da Tajani (vice di Berlusconi, FI al 6%) e Schulz (capo SPD, adesso al 15%) ne è una conferma. In ogni caso, che faccia fede la nazionalità (ed allora abbiamo un italiano) o la fede politica (ed allora abbiamo un oppositore del governo come in passato) niente è cambiato.

Quindi non è vero che quella del governo è stata una debacle. D’altro canto fu Renzi a concordare una commissione gestita da un alcolizzato e con dentro gente come Moscovici e Dombroskis per cui tanto peggio non potrà andare. Solo Fubini ed i suoi colleghi euroaedi possono propagandare una disfatta italiana.

Altra critica: non avete voluto Timmermans, socialista che parla italiano e ama l’Italia, che sarebbe stato mite con noi. Già il fatto di dire che uno sarà “mite” con noi tradisce un servilismo verso lo straniero che spiega molto della deriva elettorale della sinistra in Italia (Rampini docet) e d’altro canto l’olandesino buono non è stato mai realmente in gara, ma davvero credete che ci avrebbe fatto comodo un ultrà dell’immigrazionismo? Davvero pensate che chiunque, non solo lui, potesse imporre la revisione di Dublino (LOL, LOL, LOL) in un quadro in cui Schengen è morto ed il giochino umanitario è solo una scusa per attaccare i nemici ed ogni paese, specie quelli grandi, ha un partito di destra che trae consenso dalla paura immigratoria? Via, non scherziamo.

La nuova donnetta in chief che hanno scoperto è ministro della difesa di un paese demilitarizzato: sarà persona politica di primo piano? È amica intima di Angela Merkel: e allora perché non l’ha proposta come suo successore al posto di AKK che sta distruggendo il partito che ha creato la Germania democratica e gestito la riunificazione? È un’ultrà liberista assetata di sangue dei debitori: auguri, penso che per lei il meglio sia ormai alle spalle, gli scenari della Grecia 2015 non sono riproponibili nel 2019 in Italia. In realtà l’Italia era fuori dai giochi comunque e d’altro canto il 2015 (immigrazione) ha distrutto ruolo e prestigio dell’UE e quindi anche del suo presidente: finchè non verranno risolti i due problemi fondamentali (economia, con una disoccupazione media del 7,5% in UE e 3% in USA, ed immigrazione) il presidente della Commissione potrà essere riverito ma non conterà una beneamata cippa venendo immobilizzato dai riflessi delle dinamiche politiche nazionali, e questo spiega il rifiuto della Merkel ed il mercatino delle mezze calzette che queste nomine hanno smosso. Sempre più sembra che le cariche europee siano ambizione di esponenti politici molto specializzati e sempre meno connessi ai grandi trend politici continentali: vincere o perdere ha importanza per la politics, molto meno per la policy.

Il più grande successo italiano è stato la revoca della procedura di infrazione a prezzo di nulla, cioè dell’impegno a non spendere soldi che non c’erano. Si conferma quello che dico da tempo: l’Italia è talmente debole che non ha nulla da temere perché il suo crollo lo pagherebbero gli altri e quindi le minacce UE, che non trovano alcun riscontro nei “mercati” e nelle agenzie di rating, sono urla al vento. È anche vero che questa situazione ambigua non ci farà mai riprendere un percorso di arricchimento e sviluppo ma del resto questo è ormai vero anche per il resto d’Europa: un continente che si bea del suo 50% di pressione fiscale è un morto che cammina perché non c’è più convenienza a fare niente e la burocrazia spegne anche le migliori intenzioni. Resta il fatto che la situazione  italiana è molto precaria: a livello di tattica ci si sposta a settembre con la manovra da 40 miliardi, a livello di strategia non credo sia neanche il caso di parlarne.

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