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Immigrazione, Politica Italia

Se si chiude la finestra

download Cominciamo dai numeri: l’immigrazione negli ultimi due anni ha avuto un andamento fortemente decrescente come comprovato dalla seguente tabella (fonte: UNCHR)

2014 2015 2016 2017 2018 2019
GEN         2.171         3.528         5.273         4.369       4.189            199
FEB         3.335         4.354         3.828         9.070       1.058               47
MAR         5.459         2.283         9.676       10.853       1.049            145
APR       15.679       16.063         9.149       12.920       3.171            261
MAG       14.599       21.235       19.957       23.016       3.963            782
GIU       22.641       22.891       22.339       23.524       3.136         1.194
LUG       24.031       23.186       23.552       11.461       1.944
AGO       24.774       22.609       21.294         2.028       1.491
SET       26.107       15.922       16.975         3.813          947
OTT       15.277         8.916       27.384         5.979       1.007
NOV         9.295         3.318       13.581         5.645          980
DIC         6.732         9.637         8.428         2.327          359
TOTALE    170.100      153.942      181.436      115.005      23.294           2.628  

Limitatamente ai primi sei mesi di ogni anno (base 100: 2017, anno di massimi arrivi nel primo semestre), abbiamo i seguenti decrementi:

Variazione dal 2017
2018 -80%
2019 -97%
Variazione dal 2018
2091 -89%

Risulta chiaramente che i primi cali si erano avuti già con la gestione Minniti e che Salvini ha esasperato le dinamiche con una proiezione per il 2019 di 5-6.000 arrivi, numeri che rientrano nella fisiologia del fenomeno: è probabile che li abbiamo avuti per decenni ma che, per il diverso contesto politico ed economico, nessuno vi abbia mai prestato attenzione.

Questi dati possono essere interpretati come grandi successi o crimini contro l’umanità ma sono inconfutabili. Come si sono ottenuti? Con un mix di interventi:

  • Accordi con la Libia: avviati da Minniti con la pittoresca assemblea dei capi tribù attorno al tavolo del Ministero degli Interni, sono stati mantenuti dal governo in carica anche in presenza di eventi estremi come la guerra fra Al Sarraj e Haftar. L’Italia, contro il parere di tutti i commentatori escluso il blogger, ha mantenuto saldo l’appoggio al governo sostenuto dall’ONU rifuggendo alla tentazione di saltare sul carro del presunto vincitore Haftar e di rifugiarsi sotto l’ala protettrice (figuriamoci) di Macron. In questo modo si è dimostrata leale e ha forse parzialmente sanato il vulnus di credibilità sorto con il tradimento della parola data a Gheddafi. Per ricompensa il governo libico ha mantenuto l’impegno a contrastare le partenze recuperando migliaia di migranti anche durante le fasi più difficili del conflitto, smentendo i profeti di sventura che auspicavano il dissolvimento dello stato e la partenza di 800.000 migranti;
  • Costituzione della zona SAR libica: questo elemento ha avuto valore determinante perché ha costretto le navi ONG ad operare da molto lontano mentre in passato arrivavano praticamente sin sulle rive libiche, così mettendo in evidenza gli enormi limiti operativi che le caratterizzano;
  • Arretramento della linea del fronte della nostra Marina Militare, in particolare con il richiamo all’ordine della Diciotti che operava come ONG aggiunta, riducendo la copertura organizzativa e tecnologica concessa alle navi ONG e pregiudicandone l’efficacia;
  • Sospensione della missione Sophia: varata nel 2015, ufficialmente per contrastare i trafficanti di esseri umani in Libia, l’Operazione Sophia è riuscita solo a contribuire a portare in Italia chiunque avesse pagato i trafficanti trasbordando nei nostri porti circa 45mila immigrati illegali, poco meno del 10% di quanti sono arrivati nella Penisola dall’estate 2015 a oggi. Mai autorizzata a colpire i trafficanti e a operare nelle acque libiche, l’Operazione Sophia è stata azzoppata fin dall’inizio da un mandato ambiguo impartito dalla stessa Mogherini che prevedeva di “interrompere il modello di business dei trafficanti” ma senza respingimenti dei migranti illegali perché, disse l’Alto commissario “non esistono clandestini ma solo esseri umani”. Certo la flotta europea ha curato la formazione di circa 300 marinai libici (per lo più addestrati dagli italiani) e le sue navi europee hanno affondato oltre 550 gommoni, dopo aver imbarcato clandestini a bordo trasferendoli poi in Italia, e arrestato 151 scafisti che la giustizia italiana ha in buona parte liberato in attesa di processo. Anche le prove raccolte dall’intelligence sono state in gran parte inutili perché non ammissibili in tribunale.
  • Contrasto all’azione delle ONG, su cui vale la pena di spendere qualche parola in più.

La natura equivoca delle navi ONG è apparsa subito evidente atteso che all’inizio le ONG che raccoglievano naufraghi e profughi erano pressochè sconosciute o addirittura costituite per l’occasione. Questo blog aveva visto giusto, a suo tempo, nel definire il doppio ruolo delle organizzazioni: sostegno quantitativo alle operazioni di immigrazione gestite dai precedenti governi italiani e strumento di pressione nel caso, allora inopinato ma oggi reale, di sospensione di tali attività. Il contributo delle navi ONG alla raccolta di migranti è oggetto di varie valutazioni anche se le stime si concentrano sulla percentuale del 40% del totale, quindi circa 60-70.000 migranti negli anni “migliori” con 20-25 navi attive. Ad oggi, fatti salvi i “barchini” e qualche sporadica operazione militare, rappresentato l’unico canale di traghettamento ancora attivo anche se su numeri microscopici.

Premesso che anche Minniti aveva approcciato quel mondo con la sua proposta di autoregolamentazione che aveva seminato il panico (per dire, Sea Watch non l’ha mai sottoscritta) e ridotto sin da allora il numero delle imbarcazioni attive, il dato che salta agli occhi è il ridimensionamento drastico delle imbarcazioni presenti (3-4), della loro qualità operativa e del numero di migranti traghettati. Tutto ciò è avvenuto nonostante la politica dei porti chiusi si sia rivelata un fallimento dato che in questi 14 mesi, solo 2-3 imbarcazioni (a memoria, Acquarius, Kurdi, un’altra la scorsa estate) hanno desistito dall’intento di entrare in un porto italiano dirigendosi verso la Spagna o Malta. Come mai?

Probabilmente la risposta sta proprio nella natura, più che operativa, fondamentalmente ideologica, politica e mediatica delle ONG impegnate in questo settore. Le ONG classiche (Unicef, MSF, STC, ecc.) hanno sempre basato la loro immagine sulla concretezza e sulla capacità di gestire progetti complessi in ambienti difficili e di ottenere risultati positivi per le persone che ne beneficiano, risultati su cui hanno tradizionalmente basato la loro comunicazione diretta principalmente a sostenere la raccolta di fondi. Le ONG impegnate nel settore migranti hanno invece caratteristiche diametralmente opposte visto che sono piene di soldi e che il risultato che ottengono è assai modesto, traducendosi in un precario servizio di navigazione, mentre si disinteressano completamente del destino dei migranti una volta arrivati a terra. Non potendo configurarsi come una “charity”, il loro obiettivo, anche comunicativo, è stato quello di accreditarsi presso i poteri pubblici e la pubblica opinione come una sorta di autority preposta istituzionalmente a questo servizio e quindi svincolata da norme e limiti. Nelle ultime settimane hanno messo in evidenza limiti operativi drammatici: mezzi del tutto inadeguati ai compiti simboleggiati dalla “Alex”, veliero per vacanze leisure adibito a lazzaretto di naufraghi; equipaggi impreparati, a partire dalla mirica Carola che probabilmente non ha neanche un patentino che l’autorizzi alla navigazione; armamenti insufficienti; modalità operative raffazzonate e basate sull’illegalità. Tuttavia è improbabile che questi limiti siano sorti adesso mentre è invece più corretto pensare che li abbiano sempre avuti ma che siano stati nascosti dalle particolari condizioni di favore in cui hanno operato per anni: mancanza di contrasto sul lato libico, inquadramento in un meccanismo militare di coordinamento e controllo dal lato europeo, favore politico, appoggio mediatico, sostegno logistico a terra. Quel poco che potevano fare è sempre stato quello – 5-6 giorni di navigazione per ogni missione, appuntamento just-in-time e sotto costa con gli scafisti, ritorno al porto con carico precario ma con controllo e protezione delle marine militari, appoggio in rada per il riarmo – soltanto che adesso, in un contesto molto diverso, questo non è più sufficiente e se ne evidenziano i limiti, talmente importanti da indurre le più “serie” a cessare le attività (fra queste le ONG storiche che hanno altre business unit più tradizionali) e le altre ad operare in grandi difficoltà testimoniate dal sempre maggiore scadimento qualitativo degli equipaggi.

Come detto anche in altri post, questo risultato è stato ottenuto da Salvini solo mediante un cambio radicale di atteggiamento politico verso l’immigrazione eccezionalmente sostenuto dall’elettorato. In effetti il contesto normativo è rimasto invariato fino a maggio quando è entrato in vigore il decreto sicurezza bis che appare tuttavia pieno di falle. L’impegno profuso da Salvini su questo tema è criticato dalla stampa che ne evidenzia:

  1. la contraddizione fra la lotta spietata alle ONG ed accettazione degli sbarchi spontanei con “barchini”;
  2. la sproporzione dello sforzo profuso rispetto alla rarefazione dei numeri.

Tuttavia questo approccio dimentica alcune cose:

  • che una cosa è l’immigrazione spontanea ed autogestita che, probabilmente,  c’è sempre stata e sempre ci sarà ed una cosa diversa è il tentativo di impiantare, per motivi principalmente politici, ideologici e di potenza, una catena organizzata ed industrializzata di traghettamento sulle nostre sponde, assai più pericolosa per potenziali numeri ed intenti;
  • che questi numeri non sono assolutamente quelli del 2014-2017;
  • che i numeri odierni non sarebbero stati raggiunti senza lo sforzo di Minniti prima e del Capitano adesso;
  • che i numeri tornerebbero a crescere se questo impegno calasse appena un po’.

Rifiutando l’ipocrita narrazione portata avanti per 5 anni da sinistra e papa, Salvini ha evidenziato anche l’immobilismo della UE e l’ipocrisia dei governi “amici” che giocano sull’immigrazione per indebolire il Paese mentre tengono rigorosamente chiusi porti e frontiere. Nei grossi numeri, l’immigrazione è un fenomeno finito perché rifiutato dagli elettorati e quindi dai governi e perciò dall’UE dove solo il povero Sassoli può pensare che si metta mano a riforme redistributive del trattato di Dublino. Questo rifiuto è ormai talmente evidente da retroagire sugli stessi flussi in partenza ormai ridotti al lumicino (in Libia alla fin fine ci sono solo 6000 migranti, quelli che nel 2016-2017 arrivavano in un week end). L’immigrazione rimane solo come mezzo tattico di guerriglia contro in governi non graditi come il nostro. D’altro canto l’impegno del Capitano è ben retribuito visto che ogni caso porta ad un incremento del consenso di 1-2 punti percentuali. Probabilmente anche il ministro dell’interno sa che ulteriori riduzioni quantitative sono improbabili ma sa anche che questo approccio è  pagante per cui la lotta fra lui e le ONG si traduce, dal reciproco punto di vista, in una relazione WIN-WIN.

Il modesto cambiamento normativo delle ultime settimane ha tuttavia costretto le ONG ad assumere un atteggiamento più aggressivo fino ai limiti dell’eversione. Il loro obiettivo è diventato palesemente quello di disconoscere la legittimità e financo l’esistenza delle norme di Salvini (in realtà, leggi della Repubblica Italiana) rispetto al quale hanno gettato a mare l’immagine vagamente istituzionale che si erano costruite e l’afflato umanitaristico che le ammantava diventando palesemente rapitrici di migranti tenuti in ostaggio in condizioni pericolose per la loro incolumità fino a conclusione degli sbarchi illegali. Continuando su questa strada, si possono produrre danni ancora più gravi di quelli direttamente connessi all’immigrazione:

  1. quando si prende la strada dell’eversione, si sa dove si comincia ma non dove si finisce, magari con la nascita di “Brigate” per la difesa dei diritti dei migranti;
  2. il caos provocato dalle loro illegalità può mettere in conflitto corpi istituzionali, tipicamente forze dell’ordine e militari e magistratura;
  3. accettando queste violazioni, si mette in discussione il concetto stesso di legalità connesso a quello di stato di diritto, con conseguenze che possono travalicare i limiti di tolleranza ipotizzati come accettabili.

Questa circostanza pare essere stata notata e avere suscitato qualche preoccupazione. In primis la magistratura, peraltro già per suo conto in grave crisi di consenso e credibilità, ha attenuato il pregiudizio antisalviniano insito in numerose sentenze, essendone prova la sentenza del TAR che ha confermato la legittimità del divieto di ingresso nelle acque territoriali della Sea-Watch 3, la decisione della procura di Catania di non procedere per la denuncia relativa al precedente caso Sea-Watch 3, la stessa decisione della Consulta di rigettare le eccezioni di costituzionalità riguardo al primo decreto sicurezza sollevate dalle regioni rosse. La stessa procura di Agrigento, porto delle nebbie in funzione antisovranista, ha al momento due navi sotto sequestro e, dall’esito dei due casi, si potranno avere conferme sull’eventuale cambio di atteggiamento verso le ONG: se venissero trattenute per un paio di mesi, facendo sfumare la ricca stagione estiva, si potrebbe interpretare questa decisione come un larvato stop alla loro operatività. Per inciso, la sentenza della GIP Vella si è dimostrata talmente surreale e sconclusionato  da trovare razionale spiegazione solo nella necessità di liberare la Carola, come si fece con Amanda Knox,  in risposta alla  richiesta del Presidente tedesco compensata con il non luogo a procedere sulla procedura di infrazione avanti alla Commissione UE.

Anche la stampa comincia a prendere atto della realtà e si notano indizi di ravvedimento di alcuni opinionisti, ultimi Stefano Esposito ieri sull’Huffinghton Post (“Non possiamo essere il partito delle ONG”) e Panebianco oggi sul Corriere della Sera. Queste prime dissociazioni sono significative perché segnano un distacco anche dalla posizione ufficiale del PD che, insieme a Carola, si è imbarcato in una deriva antistituzionale delirante che lo mette oggettivamente in contrapposizione con corpi dello stato, in primis i militari ma forse anche qualche pezzo di magistratura. Anche da questo punto di vista si notano parallelismi con gli anni del terrore visto che l’accelerazione che le ONG hanno tentato di imprimere nell’ultimo mese sta riproducendo, in forma aggiornata, il fenomeno dell’equidistanza che aveva caratterizzato molti intellò di quell’epoca e che adesso viene declinato in un moderno “né con Salvini, né con le ONG”. Soltanto che la dinamica è invertita rispetto a quell’epoca: dato che gran parte dell’apparato istituzionale, politico, culturale e mediatico si era schierato senza dubbi con le nuove organizzazioni eversive dello stato italiano, questa equidistanza suona, diversamente da allora, come una prima presa di distanza.

Panebianco in particolare si nasconde dietro la retorica del Più Europa e condanna la posizione di Salvini definita come “Non passi lo straniero”, continua nella ridicola giustificazione che gli immigrati servono per sopperire alla mancanza di manodopera dovuta all’invecchiamento, ma alla fine dichiara irrealistica anche la posizione del PD, definita “Armiamoci e accogliete”, di cui coglie l’ingiustizia a carico dei ceti più bassi ed il rischio che possa “mandare nei più remoti territori dell’Africa, come di fatto fa l’opposizione, il messaggio: venite pure, accoglieremo chiunque. Non è solo che chi sostiene questa posizione è un complice involontario dei trafficanti d’uomini. È soprattutto che il risultato è una profezia che si auto-adempie, si può generare una formidabile pressione migratoria, un flusso inarrestabile di barconi carichi di disperati in rotta verso l’Italia. Anche solo l’ipotesi che ciò possa avvenire suscita reazioni durissime da parte degli indigeni (gli italiani) per la percepita insostenibilità economica, sociale e politica di una simile eventualità”. Per l’appunto, la posizione sostenuta da Salvini e sovranisti vari ma ormai propria anche di intellò di sinistra come Ricolfi, Rampini e Simone e, politicamente, dei socialisti danesi e spagnoli oltre che dal governo olandese che si è sottratto alle responsabilità per la nave corsara. Panebianco ipotizza anche che ci sia un’autostrada elettorale in mezzo a questi due estremi: si può convenire sulla necessità di approfondire l’analisi ed ammettere politiche immigratorie legate alla protezione internazionale ed allo sviluppo economico delle aree interessate, ma stupisce che l’autore non consideri premessa essenziale di tutto ciò il rispetto della legalità e, quindi, delle norme vigenti  in materia di accesso al territorio dello Stato e, quindi, il recupero del controllo sui confini, assolutamente prodromico a qualsiasi altro ragionamento e comunque, dal loro punto di vista, assolutamente utile a spuntare le armi polemiche in mano a Salvini.

Felici di questi ravvedimenti, a livello politico si assiste compiaciuti dalla deriva estremistica ed insurrezionale del PD, che rinnega Minniti nel voto alla Camera sui patti con la Libia, e preoccupati dalle peraltro previste convulsioni grilline interpretate dalla ministra Trenta che nel governo ha il ruolo di rappresentare le istanze pro-imm. Nell’intervista di oggi al Corriere, si rammarica che la Marina non possa tornare ai tempi gloriosi dello scafismo di stato e della missione Sophia di cui sopra. Si notano link con la nuova Presidenta della Commissione UE, fautrice della stessa missione, e corre allora l’obbligo di fare una domanda a Salvini: fino a quando vuole continuare un’alleanza contro natura con il M5S?

Perché è chiaro che il fenomeno immigratorio non potrà essere azzerato se non con una sostanziale rivisitazione del fenomeno che riconosca le menzogne di cui è intriso (i migranti non sono poveri, non sono naufraghi e non sono profughi e le ONG svolgono professionalmente attività di scafismo) e le trasformi in corrispondenti reati penali senza necessità di marchingegni poco efficaci come quelli del decreto sicurezza bis. Questa norma, come detto in altri post, è complessa e farraginosa e poco efficace perché si basa su meccanismi di reiterazione gestibili e comunque oggetto di interpretazione giudiziale. D’altro canto, il respingimento di navigli deve mettere in conto anche il danneggiamento o affondamento degli stessi, cosa inverosimile in questo contesto. La norma deve prevedere con precisione i comportamenti da sanzionare, sfuggendo al conformismo buonista corrente che impone di nascondersi dietro fattispecie fumose e banali, analogamente a quanto fanno anche Spagna, Malta e Olanda. Si deve mirare a sequestrare immediatamente le navi, mettendole fuori gioco, ed a penalizzare i migranti illegali con sanzioni detentive ed escludendo per loro la proponibilità di domanda d’asilo, senza escludere che qualche tragedia africana butti in mare decine di migliaia di stranieri per difenderci dai quali occorreranno operazioni militari. Ma per farlo occorre volontà politica ed un governo con un partito oggettivamente di sinistra questa volontà non ce l’avrà mai. Al contrario i sondaggi danno la Lega al 38%, FdI all’8%, FI al 6%: la destra sarebbe al 52% con la possibilità di avere il 65/70% dei seggi, governare anche senza FI (e comunque B. invecchia come tutti), cambiare la Costituzione, eleggere il successore di Mattarella. Un governo simile permetterebbe anche un recupero di cultura politica di cui la Lega, al di là della vis polemica sull’immigrazione, è palesemente priva. Il Paese vuole evidentemente un governo di destra che risolva i problemi in campo economico, fiscale, burocratico, migratorio, sicuritario: quando si ripresenterà una congiuntura così favorevole? È giusto sprecare l’occasione della vita? Non rischia, il Capitano, di seguire le orme vanesie e solipsistiche dell’altro Matteo e le stesse illusioni di governare con i voti degli altri (Bersani prima, Di Maio adesso)? Di finire rosolato a fuoco lento in attesa del momento opportuno per convocare le elezioni e farlo fuori? Di snaturare il suo personaggio politico di leader populista che tuttavia agisce come un consumato politicista? E poi, alla fine, con questo consenso, cosa teme? Qualche mese di opposizione mentre un governo tecnico porta in Italia tasse e negri? La risposta entro il 20 luglio.

Discussione

5 pensieri su “Se si chiude la finestra

  1. “Per inciso, la sentenza della GIP Vella si è dimostrata talmente surreale e sconclusionato da trovare razionale spiegazione solo nella necessità di liberare la Carola…” condivido con amarezza questo pensiero.
    Mi chiedo poi con raccapriccio, come si possa negare l’evidenza del legame tra ONG e trafficanti: su numerosi siti è possibile seguire in tempo reale i movimenti delle navi (ONG comprese). Quindi gli scafisti sanno con esattezza dove esse si trovino. Il loro stazionare davanti alla costa, non è un invito esplicito? Aggiungo: come è possibile che battano sempre in velocità la Guardia Costiera libica? Non è evidente che qualcuno le chiama? Se non è favoreggiamento questo, proprio non immagino cos’altro possa esserlo.
    Ultima cosa: l’accanimento contro l’Italia non potrebbe essere una ritorsione verso il mancato assoggettamento al Global Compact for Migraion? Le modalità ricattatorie degli organi sovranazionali sono quelle.
    Poi visto che in Italia abbiamo una Magistratura del genere… è tutto più semplice.

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    Pubblicato da Graziella | 8 luglio 2019, 22:02

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