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Politica Italia

La benda sugli occhi

Al netto delle molte cose che non tornano (a partire da una: due Carabinieri in borghese che intervengono per evitare un reato consistente nella richiesta di 100 euro per la riconsegna di documenti rubati), facciamoci una domanda: in quale altro paese del mondo può accadere che due militari vengano aggrediti, feriti e uccisi senza che questi si difendano in alcun modo, senza neanche mostrare una pistola a scopo dissuasivo? L’aggressione mortale al Brigadiere Cerciello Rega segue innumerevoli eventi simili in cui esponenti delle forze dell’ordine sono stati aggrediti e hanno dovuto piegarsi a regole di ingaggio che evidentemente impongono loro, al massimo, di supplicare il delinquente di desistere dal suo intento, ovviamente senza esagerare con gli epiteti per evitare di essere accusati di tortura psicologica. Ultimo caso una quindicina di giorni fa a Sollicciano, carcere di Firenze, dove un detenuto ribelle ha ferito 7 agenti di polizia penitenziaria prima di essere bloccato, gli stessi agenti che un quarto di secolo fa, nella Pianosa dove ero appaltatore, pestavano come tamburi Riina e gli altri mafiosi soggetti al 41 bis che spezzò le reni a Cosa Nostra.

Un quarto di secolo è passato con evidenti risultati di delegittimazione e depotenziamento delle forze dell’ordine fino al punto di renderle imbelli ed inermi anche quando ne va di mezzo la loro incolumità personale. Forse un cittadino in possesso di arma regolarmente detenuta, nelle stesse circostanze, avrebbe potuto difendere sé stesso e gli altri sparando ed invocando la nuova legittima difesa: siamo al paradosso che i cittadini devono difendere le forze dell’ordine che sarebbero preposte istituzionalmente alla loro difesa.

Poche ore dopo, peraltro, il problema non era più la morte violenta di un servitore dello Stato ma il fatto che uno dei due assassini fosse stato ammanettato in maniera troppo stretta e, orrore orrore, bendato per alcuni minuti. Anche il Corriere della Sera, ultimo e ormai perso aggancio ad un’informazione non ideologizzata e partigiana, descrive come gravissimo questo fatto e fa da sponda alla stampa di qualità (perchè libera non ha più, neanche lei, il coraggio di chiamarsi) americana che pompa uno scandalo su un evento che negli States sarebbe finito in uno di questi due modi: a) l’aggressore era stato ucciso immediatamente ed era adesso sul tavolo della morgue dove un medico legale stile CSI lo stava esaminando; b) l’aggressore era stato catturato fortunosamente vivo ed era in corso il processo che si sarebbe concluso con la consueta condanna a morte. Figuriamoci se, descritti gli eventi, l’opinione pubblica americana può rimanere scossa per un drogatello che solo nel paese di Cesare Beccaria e di Gozzini può sfuggire ad uno dei due destini sopra descritti.

In un Paese ossessionato dalla privacy, occorre chiedersi cosa succede nelle caserme dei Carabinieri dove “dati sensibili” vengono documentati fotograficamente e dati in pasto ai media: è successo in questo caso, successe mesi addietro ancora a Firenze, in pieno scandalo “stupro” delle americanine zoccole e strafatte, quando si ritenne di violare, oltre alla privacy, anche il divieto militare per fotografare dall’esterno la camera di una caserma in cui un Carabiniere teneva appesa una bandiera di guerra tedesca immediatamente mostrata al mondo come prova del nazismo nascente nel seno della benemerita: peccato che la bandiera di guerra della marina del Reich guglielmino non c’entrasse niente. E corrispondentemente occorre richiamare ancora l’attenzione e lo spirito critico, se esiste, su un sistema mediatico ormai ideologizzato e meramente propagandistico (stila Pravda, per semplificare) che fa strame di verità ed equilibrio di giudizio per manipolare la realtà e portare avanti tesi estremistiche ed artificiose atte solo a sviare l’attenzione dalla realtà dei fatti: era successo altre volte in passato fra cui quella relativa al tentativo di strage di bambini posto in essere da un negro in provincia di Milano e mediaticamente trasformato nell’eroismo di Ramy che aveva impedito a un “italiano” di commettere un reato. Il tutto, è da evidenziare, con un coordinamento internazionale ed un tempismo che dimostrano che il sistema mediatico rifugge ogni spontaneismo e si è trasformato in un’organizzazione coesa e perfettamente oliata.

Come anche gli eventi di Lampedusa avevano dimostrato (il tentativo di affermare che i finanzieri erano di ostacolo alla legittima illegalità della rasta tedesca sedicente capitana), è in corso un tentativo di delegittimazione delle forze dell’ordine e dei loro membri che sembra rispondere ad una situazione di questo genere: l’opinione pubblica chiede legge e ordine, Salvini ha successo perché propone legge e ordine, aggrediamo e delegittimiamo le forze dell’ordine per contrastare la narrazione di Salvini. A parte che si tratta evidentemente di un corto circuito logico e politico perché, come non è il molino che provoca il vento, non è Salvini che determina un bisogno che alberga ormai da anni in Italia, è evidente che questo atteggiamento sta assumendo caratteri sempre più eversivi e sta creando qualche frattura anche con il mondo giudiziario. Sarà un caso, ma la valanga giustizialista che ci si aspettava che avrebbe travolto Salvini (Renzi docet con i suoi pop corn) non è mai partita: fu la magistratura a trovare la soluzione per i 49 milioni della Lega ed è il PM Greco, oggi, a rifuggire la teoria dei teoremi (“non poteva non sapere”) che distrusse Berlusconi ma che non si ritiene di applicare alla questione di Savoini; la stessa magistratura, dopo i tentativi iniziali di processare il Ministro dell’Interno, ha affermato la legittimità del decreto sicurezza bis in sede di TAR, ha annullato la seconda richiesta di procedimento per sequestro di persona, ha confermato in sede costituzionale la legittimità del decreto sicurezza, ha fatto ricorso in Cassazione contro l’ordinanza che liberava Carola. Sembra, sbaglierò ma sembra, che una parte delle istituzioni abbia colto la pericolosità di un conflitto che sta esondando dall’ambito politico in quello istituzionale, sta delegittimando corpi dello Stato che, fra l’altro, sono pure armati, sta creando una situazione eversiva “dall’interno” che rischia di saldarsi con quella “esterna” fatta di ONG, anarco-insurrezionalisti e servizi segreti stranieri. È una situazione critica, segnata anche dalla latitanza (vorrei dire “silenzio” ma non sono sicuro, in questi giorni di ferie, che Mattarella abbia completamente taciuto) del PdR che evidentemente non ritiene l’assassinio di uno di quelli che gli garantiscono, in alta uniforme, la sicurezza personale motivo sufficiente per smuovere il culo ed andare ai funerali a Somma Vesuviana: un comportamento squallido che getta ancora più luce sulla statura morale di questo ometto.

La sinistra blatera di legalità ma la disconosce nei suoi aspetti basilari. Sconfitta dalla storia, si rinchiude nell’ultima ridotta della delinquenza vista come reazione rivoluzionaria verso la società capitalistica. Si rifiuta di riconoscere il male e la devianza come fenomeni originari della natura umana che trovano maggiore espressione in alcuni individui riducendo tutto a “problematiche sociali” senza le quali vivremmo in una sorta di Eden. Si concentra solo sul “recupero” del reo senza preoccuparsi della tutela e del ristoro delle vittime e della protezione della società di fronte ad individui oggettivamente pericolosi, recupero che oltretutto si presume sempre debba avvenire a bocconcini di pane e non, chissà perché, a furia di lavori forzati e bastonate che, con persone di dura cervice, produrrebbero probabilmente risultati migliori. Raffaele Simone, nella sua ultima opera “L’ospite e il nemico”, ha definito questo atteggiamento come “Europa mite” ponendolo alla base, insieme ad altri, dell’atteggiamento friendly verso l’immigrazione. In Italia la mitezza della legge raggiunge probabilmente i suoi apici: norme “comprensive” di impronta catto-comunista, che discendono dalla primigenia legge Gozzini, impediscono di fatto il carcere per i reati, detti sprezzantemente “bagatellari”, che riguardano la maggior parte delle persone normali (furti, rapine, scippi, stupri, aggressioni) senza considerare le misure alternative, gli sconti di pena, le sentenze “costituzionali” che travisano fatti e negano diritti. Il delinquente è protetto da selve di cavilli, pandette, busillis, interpretazioni mentre alla vittima (anche se in divisa) si vorrebbe negare il principio basilare dell’autodifesa anche in situazioni di pericolo estremo. Si pretende di negare la legittima difesa per un principio di esclusività dell’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine ma poi, nei fatti, si impedisce a queste di utilizzarle per svolgere la loro funzione e, addirittura, per difendersi. La sinistra ed il mondo cattolico “francescano” delineano una società distopica in cui gli unici a poter usare le armi sono i delinquenti ed i terroristi, in cui valori, ruoli e figure sono invertiti, in cui ci si straccia le vesti per l’orso NR49 braccato ma si spacca il capello in quattro sulla morte di un Carabiniere aggredito nell’esercizio delle sue funzioni.

La benda sugli occhi, simbolo originario della giustizia, acceca un’élite politicamente corretta che ormai odia e disprezza chi non ritiene suo pari. È chiaro come il patto sociale primigenio (sicurezza in cambio di libertà) venga, in questo modo, profondamente offeso e violato e come questo possa portare ad effetti esiziali perché uno Stato che non difende è uno Stato che non merita di essere difeso. Salvini interpreta quasi fisicamente, anche se in modo improvvisato e confuso, questo bisogno di normalità che sale dal profondo del popolo mantenendolo, vale adesso la pena in questo momento di sottolinearlo, in un ambito di legalità costituzionale: non so se agli avversari convenga arrivare all’estremo di impedirgli, con manovre “strane” di andare al governo. Questa situazione (immigrazione, economia, sicurezza) è oggettivamente intollerabile e, svanita eventualmente questa soluzione, piuttosto che così sarebbe meglio piuttosto. A buon intenditor.

Discussione

2 pensieri su “La benda sugli occhi

  1. Un buon “intenditore”…

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    Pubblicato da tue gardener | 30 luglio 2019, 16:14
  2. Sono totalmente d’accordo sul fatto che le forze dell’ordine siano vessate, depotenziate e ultimamente anche umiliate (vicenda della Carola?). Conosco personalmente uomini in divisa che mi rendono orgogliosa di essere italiana, che rappresentano al meglio la rettitudine, l’equilibrio e lo spirito di sacrificio.
    Ma dobbiamo ammettere che il loro nemico peggiore, non sono quegli invasati col cellulare in mano, pronti a immortalare l’agente che blocca un delinquente con la forza, anzichè invitarlo cortesemente a bere un caffè…
    i peggiori nemici di questi uomini e donne, eroi solitari della nostra vita quotidiana, sono quei dirigenti che coprono fino all’osceno e all’inaccettabile, quella minoranza di farabutti che nella divisa trovano un nascondiglio.
    Ecco, secondo me sono loro i nemici più pericolosi, quelli che li umiliano di più e con conseguenze peggiori.

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    Pubblicato da Graziella | 3 agosto 2019, 18:19

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