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Politica Italia

Infine tutto torna

Se si prescinde dalla politics, la politica politicante spacciata diuturnamente dai quotidiani e dai TG come unica esistente, quella in cui una mossa, una dichiarazione, un voto, vengono presentati come vittoria schiacciante o sconfitta definitiva di qualcuno, se si prescinde da questa, dicevo, anche la politica assume una logica ed una dinamica intellegibili.

Qualche giorno fa avevo analizzato le proposte di “giusto ribaltone” ricorrenti sulla stampa che prevedevano il ciaone dei pentastellati ansiosi di scaricare la Lega per correre in braccio al PD e avevo evidenziato l’insostenibilità di questa soluzione per il tempo atteso di addirittura 29 mesi, utili per eleggere il nuovo (o vecchio?) PdR. Lo lasciavano desumere le frantumazioni in corso nei promessi sposi PD e M5S e l’insostenibilità di questa soluzione per oltre due anni di fronte ad un centro destra e, probabilmente, una destra maggioritari ma esclusi dal governo per diritto divino. Poche ore dopo questa ipotesi era svanita per le convulsioni del PD e i rapporti di forza, all’inizio visti a favore di Conte ed a sfavore del Capitano, si sono irrimediabilmente rovesciati lasciando Conte nudo nella sua modestia politica offuscata da una copertura mediatica degna di Gentiloni.

Il richiamo alla logica politica valeva anche per Salvini rispetto al quale non si capiva il motivo per cui non andava ad elezioni in un momento assolutamente favorevole da tutti i punti di vista preferendo, invece, mantenere in piedi un’alleanza con un partner inaffidabile ed un PdC doppiogiochista. Si può in questo caso riconoscere che avere tergiversato un paio di mesi può avere portato qualche punto in più, favorito la frantumazione di FI, messo in angoscia il M5S, ma alla fine le elezioni dovevano essere chiamate. I momenti magici non durano in eterno e Matteo doveva capire che non si può, a ore alterne, invocare la Beata Vergine e ballare con le cubiste senza che prima o poi qualche contraddizione venga notata. Adesso il dado è tratto e anche lui va verso il suo destino a cui sembra vocato ma per il quale qualche passo avanti, culturale e politico, lo deve ancora fare. Ormai il firmamento politico italiano brilla di meteore (Letta – 1 anno, Monti – 14 mesi, Renzi – 3 anni, Di Maio – 14 mesi) e il rischio di essere ricordato come una mera scia brillante è molto alto. D’altro canto Salvini si differenzia dagli altri perché non chiede voti sulla base di vantaggi individuali (80 euro, reddito di cittadinanza) ma di un progetto politico di destra (immigrazione, sicurezza, sovranità, libertà economica) che pare essere richiesto come l’aria dalla maggioranza degli italiani, dalle organizzazioni economiche e dalle istituzioni: la dichiarazione del comandante dei Carabinieri che i due militi non avrebbero comunque potuto sparare causa procedimento per “gravi reati” rappresenta un larvato ma chiaro grido di dolore e denuncia uno scandalo che chiede rimedio con una riforma complessiva del diritto che riporti questo Paese alla normalità per cui i buoni sono protetti, in tutti i campi, ed cattivi puniti.

Se andremo alle elezioni, si sanerà la frattura fra orientamento politico tendenziale e rappresentanza parlamentare ove alberga il bubbone di un partito mai nato ma che manovra 330 eletti, pericolo questo enorme per la democrazia. Se qualcuno governerà cinque anni, dovrà porsi il problema di una riforma costituzionale che adegui le procedure elettorali allo spirito nevrotico del terzo millennio: legislature di 3 anni o di 4 con midterm potrebbero essere la parziale soluzione, altrimenti sarà il caso di cominciare a pensare se e come la democrazia rappresentativa può realisticamente sopravvivere agli stress test quotidiani dei sociali media con costi transazionali ormai nulli che consentono di pensare a forme di democrazia diretta permanente.

Su tutto aleggia però l’Omino Mannaro, il peggior PdR della storia, una vecchia seconda linea della DC che ha fatto carriera sul sacrificio del fratello, un ometto di grande ambizione e di scarsa levatura politica e morale, totalmente incapace di leggere lo spirito dei tempi, legato ad una retorica che è ormai rifiutata persino dall’intellighenzia di sinistra – vedasi Raffaele Simone, Raspini, Ricolfi, Da Rold. Mattarella ha sbagliato tutte le scelte politiche importanti: ha rifiutato, nel 2016, le elezioni ad un Renzi forse non ancora bollito, ha tentato, nel 2018, un inverosimile golpe bianco in mancanza delle minime precondizioni, ha continuamente lavorato ai fianchi del governo come agente di disturbo in vista di ribaltoni immaginari e comunque dal fiato cortissimo senza peraltro avere il coraggio di rinviare al Parlamento nessun provvedimento a lui inviso limitandosi a patetiche letterine che durano lo spazio di un giorno. Così facendo non ha fatto altro che favorire l’avversione dell’elettorato non alla politica ma ad un modo di fare politica che prescinde dal consenso e si esprime in modi pomposi e paludati che, nell’epoca della politica social nata, ricordiamolo, solo 6 anni fa, ricordano le parrucche imposte dalla restaurazione post napoleonica. Non è da escludere che si metta di mezzo anche questa volta promuovendo una delle sue amate maggioranze trasversali, non è escluso che questo favorisca ulteriormente la polarizzazione politica con effetti ancora una volta contrari ai suoi desiderata. Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole, avrebbe detto il Grande Timoniere.

Discussione

Un pensiero su “Infine tutto torna

  1. Solo una domanda:
    ma legislature di breve durata, non darebbero giustificazione alla pochezza politica?
    Non sarebbe sufficiente alternarsi e scaricare gli uni le colpe sugli altri (accade già ora) per essere esentati dall’onere di fare scelte politiche ben precise o anche peggio, coraggiose?
    Vista la levatura delle personalità che abbiamo in scelta, la domanda mi par leggittima.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Graziella | 9 agosto 2019, 12:38

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