//
stai leggendo...
Politica Italia

Governo Zombie

downloadQualche minuto e comincerà la settimana decisiva per la politica italiana, quella in cui si deciderà se andare a votare o formare un governo responsabile che sventi il pericolo di vittoria della destra. Salvini ha sfondato la finestra, forse un po’ in ritardo ma forse no perché le reazioni politiche che si leggono sui siti sono quelle che avremmo avuto prima del 20 luglio e anche dopo, in qualsiasi momento avesse deciso di provare a passare all’incasso del consenso virtuale di cui gode. Del resto la rapidità delle stesse dimostra che di piani B erano pieni i cassetti. Caso mai si dimostra l’ipocrisia di un sistema di “costituzione materiale” in cui ci sono solo 4 mesi all’anno per votare: gennaio no perché è freddo, febbraio ni ma solo dopo San Valentino altrimenti nevica, ok da marzo ai primi di giugno ma poi si sospende tutto perché le scuole sono chiuse, settembre sì ma solo la seconda metà, da ottobre a dicembre no perché c’è la sessione di bilancio: alla fine il popolo è sovrano solo 130 giorni all’anno e ci si acconcia, nel 21° secolo, a seguire ritmi sociali dell’epoca agro-pastorale.

Ieri la sorpresa di Beppe Grillo che invita a non votare. Chissà se è lo stesso Beppe che la scorsa settimana si diceva volesse ripudiare il Movimento perché, pragmaticamente, aveva accettato la TAV e che oggi elogia il pragmatismo di una permanenza al governo che evidentemente implica anche l’accettazione della TAV: ai tempi dei vaffa day la coerenza era tutto ed il potere nulla, adesso qualcosa deve essere cambiato perché i termini si sono invertiti. Erano i tempi in cui i “deputati sono i nostri dipendenti”, adesso li si lascia autogestire in modo autonomo e ci si piega al loro egoismo opportunista che invita a non dimettersi da un incarico con cui si paga il mutuo: a loro sostegno, i giornali sono pieni di articolesse piagnucolose in cui si spiega che altrimenti loro, come i renziani del PD e tutti quelli di FI, dovrebbero addirittura andare a cercarsi un lavoro, cosa rispetto alla quale Scilipoti merita una targa nell’emiciclo a imperitura memoria. Fautore della democrazia diretta sempre ed ovunque, Beppe rifiuta nell’immediato anche quella indiretta mentre la mitica piattaforma Rousseau, a scanso di rischi, viene tirata fuori dalla vicenda. Chissà come spiega, Beppe, a sé stesso prima che agli altri, che farà un governo con i pezzi di PdL e PD-L che si fonderà sull’accordo dell’Ebetino, dello Psiconano, di Voldemont, di Gargamella con la benedizione del Mortadella. I suoi “magnifici ragazzi” hanno sfasciato Roma, Torino, Livorno e adesso si candidano a farlo anche su scala nazionale. Si nasce comici, e non c’è niente di male, ma qualche volta si muore buffoni. Ma niente è casuale e allora viene da pensare che Beppe, sin dall’inizio, ha solo avuto una parte in un casting e che l’impresario, chiunque sia, paga i danè ma impone il ruolo. Perché quello che emerge oggi è l’emergenza democratica costituita da un gruppo parlamentare di 330 membri che non si sa a chi risponde. Il M5S non ha una struttura politica normale, di quelle fatte da segreteria, direzione, comitato centrale, federazioni locali, ha un capo politico ridicolizzato dalla sua insipienza e dalla sua avida arrendevolezza, e allora chi comanda davvero? La Casaleggio Srl o, peggio, servizi stranieri, potentati economici, ONG, il Vaticano?

Manco ti riprendi dalla sorpresa di Grillo che Renzi ripudia la teoria dei pop corn e si allea con coloro che, 15 giorni fa, aveva contrastato al punto di ipotizzare l’uscita dal PD. Fuori da tutti gli incarichi, sconfitto al congresso di marzo, ritirato a vita privata a Scandicci, adesso detta la linea a Zingaretti e al PD su cui aleggia la luce sinistra di una conventicola di sette unificate solo dall’ansia di potere e dalla subordinazione a qualsiasi potentato che la soddisfi. Nelle ultime ore pare prendere campo la scelta della scissione con nascita di “Azione Civile”, “partito” che ricalca nel nome quello montiano e nella logica il NCD di Alfano di cui seguirà anche, suppongo, il destino elettorale.

Ieri ha provato a staccarsi dal gruppo Zingaretti con la sua onesta dichiarazione di rifiuto degli inciuci e di sostegno al ritorno alle urne elettorali. Il suo intervento si caratterizza per due cose: la completa assenza del tema migranti ed il guanto di sfida elettorale a Salvini che, nel momento stesso in cui viene lanciato, costituisce di per sé una legittimazione democratica dell’avversario che decostruisce la narrazione della grande alleanza di tutti contro il risorgente fascismo, fra l’altro riconducendo lo schema politico alla tradizionale contrapposizione destra-sinistra fintamente deviata dalla presenza dei pentastellati. Ponendo la domanda (“possiamo, per difendere la democrazia, non andare a votare”?) pone un problema di prima grandezza che fa emergere una statura politica non apparente. Se sarà in grado di reggere su queste posizioni, merita il riconoscimento che si reputa ai grandi avversarsi ma le più recenti aperture alle “decisioni del PdR” lasciano temere un ritorno all’ovile in nome dell’unità che, al contrario, confermerebbe la modestia della cifra politica che ha finora espresso e condannerebbe il PD ad un destino infausto, quello di un partito privo di strategia, schiavo come nella precedente legislatura dei gruppi parlamentari, avido di potere e legato a doppio filo ad un personaggio la cui sola scomparsa aveva temporaneamente consentito un pur modesto recupero del consenso. L’incredulità per quello che sta accadendo aumenta pensando che per il PD il redde rationem è vicino: perdere in Emilia a gennaio sarebbe il game over per questa forma partito.

Il governo antisalvini tirerà dentro anche pezzi di FI, magari con la modalità opaca che portò alla nascita di NCD e ALA, con il che Berlusconi si alleerà a quelli che due mesi fa definiva fannulloni, incapaci, peggio dei comunisti, portatori di invidia sociale, inadatti a ricoprire un sia pur minimo ruolo nelle sue società.

Si prefigura un governo Grillo-Berlusconi-Renzi-Monti-Boldrini, pieno di morti viventi sconfitti nelle urne e dalla realtà, specchio di un Paese che rifiuta il nuovo, il meglio ed il cambiamento, talmente coeso che le posizioni su alcuni temi critici sono queste:

M5S PD FI
TAV NO SI SI
AUTONOMIA REGIONI NO NI SI
FLAT TAX NO NO SI
AUMENTO IVA NO SI NO
PATRIMONIALE SI NI NO
JOB ACT NO SI SI
REDDITO CITTADINANZA SI NO NO
SICUREZZA BIS NI NO SI
MIGRATION COMPACT NI SI NO
IUS SOLI NI SI NO
PORTI CHIUSI NI NO SI
LEGITTIMA DIFESA NI NO SI
BIBIANO COMMISSIONE INCHIESTA E’ UN MODELLO DA RIPROPORRE ?

Quindi un governo con una solida maggioranza divisa su tutto che replica, in maniera grottesca, quella che regge il Parlamento Europeo. Una maggioranza talmente eterogenea che impedirà una qualsiasi politica organica e che sarà debolissima nel contesto europeo ed internazionale aprendo la strada alla colonizzazione del Belpaese. Soprattutto una maggioranza basata su un’inaudita santificazione dell’interesse personale elevato al rango di valore costituzionale tanto da soverchiare il ruolo di rappresentanza politica nazionale affidato ai parlamentari, da sovrastare il diritto di voto dei cittadini e da tenere al largo la maggioranza degli elettori che oggi vorrebbero ben altra soluzione.

Tutto questo per rispondere ai desiderata di un povero vecchio che aspira a morire presidente. Da qui ad allora mancano 29 mesi: si pensa davvero che un governo come questo possa reggere per quasi due anni e mezzo quando Monti durò 16 mesi, Amato 10 e addirittura il divo Giulio, con il sostegno del PCI di Berlinguer, mica di una banda di trasformisti, si fermò a 19?

Questo esperimento dimostra l’inadeguatezza della Costituzione che si scopre improvvisamente invecchiata e costretta a coprirsi di cipria antifascista. Le scadenze (5 anni, 7 anni) e le procedure che prevede sono quelle di una società agro-pastorale ignorante e disinformata, socialmente e politicamente immobile, guidata da opinion leader tradizionalmente riconosciuti, che è lontana anni luce dalla situazione attuale caratterizzata da una generazione che è la più istruita della storia umana, da un gap elettori-eletti ridotto o addirittura invertito, da una tecnologia che offre informazioni in quantità abnorme ed in tempo reale, da una leadership che va continuamente ricostruita e riconfermata. Le elezioni che si tengono ogni 5 anni sono sottoposte, nei loro risultati, a una progressiva delegittimazione fornita dai sondaggi quotidiani che registrano i mutamenti. Questa scadenza così prolungata determina per forza di cose uno scarto fra rappresentanza ed orientamento politico dell’elettorato ma al tempo stesso rappresenta un fattore di rigidità che rende poco agibile la soluzione normale che sarebbe quella di convocare, rapidamente e in modo semplice, nuove elezioni. Le stesse procedure sono capziose: non è previsto uno scioglimento automatico delle Camere, come invece avviene nel caso delle costituzioni spagnola e britannica, mentre anche i tempi minimi della campagna elettorale (60 giorni) sono incongrui rispetto ad una situazione in cui la quasi totalità delle informazioni è sempre disponibile.

La tensione fra rigidità della rappresentanza politica e dinamismo dell’orientamento politico si scarica su partiti e leader destinati a cicli molto brevi. Mentre all’estero si vota spesso (in due anni, 3 volte in Spagna, due in Austria, probabilmente due in UK), l’interruzione anticipata della legislatura in Italia è sempre oggetto di uno psicodramma in cui si intrecciano fattori politici e interessi individuali. Il risultato è un allontanamento fra istituzioni e cittadini che potrebbe dare luogo a esiti patologici nel momento in cui si riconoscesse che quello elettorale è un gioco truccato. Del resto il problema non è solo italiano atteso che i primi 5 paesi dell’UE attraversano una fase di instabilità politica, con governi di fatto minoritari, e visto anche quello che è successo per due anni in USA. La riduzione delle legislature – a 3 anni o a 4 con elezioni di midterm – potrebbe essere un fattore di incentivo alla stabilità politica, riducendo il gap fra durata formale e sostanziale delle stesse, e fornire input favorevoli per una rapida attuazione dei programmi elettorali in quel breve periodo (12-18 mesi) in cui gli esiti elettorali sono ancora attuali ed il governo ha maggiore libertà d’azione.

Nel presente siamo di fronte ad una situazione delicatissima in cui lo iato fra maggioranza di governo e maggioranza degli elettori è enorme. Un PdR rispettoso dei principi costituzionale ed attento al lungo periodo cercherebbe, forse, di gestire la situazione anche mettendo in conto decisioni alte, comprese le sue dimissioni visto che il suo ruolo sta diventando un fattore di disturbo politico ed istituzionale. Viceversa, indulgere in situazioni opache come quella del governo scilipotista di cui sopra potrebbe non solo accrescere il consenso della destra ma anche mettere in dubbio la tenuta del sistema costituzionale. Il blog ha un’opinione pessima dei requisiti etici e politici di Mattarella che ha comunque perso tutte le scommesse finora fatte (rinvio elezioni nel 2016, golpe bianco di Cottarelli nel 2018 e successivo tentativo di fermare Salvini negando il tentativo di governo di centro destra uscito maggioritario dalle urne). Un ulteriore errore arrecherebbe danni enormi al Paese visto che il nuovo governicchio accetterebbe presumibilmente una serie di condizioni (austerità, immigrazione, GMC, ius soli, tassazione espropriativa) che ne cambierebbero in modo profondo fisionomia e destino. Pur disperando, preghiamo che ciò non accada.

Discussione

Trackback/Pingback

  1. Pingback: The chronicles of Narni | Average Joe - 28 ottobre 2019

  2. Pingback: A proposito di MES | Average Joe - 29 novembre 2019

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: