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Politica Italia

Meglio piuttosto

download (4)È difficile tenere il passo delle novità politiche estive e tanto più fare qualche previsione attendibile. Limitiamoci alle sensazioni.

Renzi è un caso psichiatrico e non politico, un coacervo di egocentrismo, presunzione, conflittualità, autodistruttività che sfugge ai notisti politici per approdare su un lettino. Appena ritornato al centro dell’agone politico, dopo poco avere imposto al suo (ex) partito la linea che disconfermava lui, il segretario e tutta la direzione politica, molla tutti e parte per un’avventura sbilenca ma autoreferenziale: vuoi mettere il brivido di essere di nuovo l’uomo solo, lontano dal comando ma pronto a tracciare nuovamente la rotta verso il potere. Nel far questo si mette oggettivamente contro poteri forti come tutti quelli che lo hanno spinto nel grande bluff agostano per far fuori l’altro Matteo: Conte, ma che vuoi che sia, Mattarella, la diarchia europea franco-tedesca, l’UE, forse magistratura e servizi. Tutto questo con una serie di giustificazioni politiche che sfiorano il ridicolo. La scusa è quella di recuperare voti dal centro berlusconiano senza considerare che, se davvero esistesse in questi tempi da tregenda un’area politica che ha voglia di discorsi forbiti ed educati, Berlusconi non avrebbe il 5% che gli danno i sondaggi e senza considerare che Renzi non ha nulla, nel tono e nelle proposte, che possa intercettare questi consensi: è esagitato come e più dell’altro Matteo ma propaganda, salvo circonvoluzioni dell’ultima ora, temi come ius soli e immigrazione libera che di centrista non hanno niente. Altrimenti, si dice, vuole attrarre voti dall’astensionismo: certo, come se tutti fossero rimasti a casa solo perché non c’era lui dopo che per due volte gli avevano detto, con il voto, di andare proprio lui a casa. Oppure, si sostiene, voglia cercare i voti dei “produttori”: non si sa con quale proposta credibile in un clima di deflazionismo che perdura nonostante la recessione tedesca che verrà aggravata dal rialzo del petrolio e con la UE che, ormai in termini incomprensibili da un punto di vista economico (lo dice Draghi, non Average Joe), continua a propagandare austerità facendosi beffe anche dei suoi quisling italioti. È un azzardo che non si capisce se non leggendo Freud.

Zingaretti è invece un caso politico, la pantomima di un segretario che è cascato in un tranello che aveva visto chiunque in Italia non avesse fette di salame sugli occhi. Certo, non pensava che accadesse subito ma Renzi aveva detto chiaramente che il governo con il M5S era un fatto emergenziale e non una strategia, lo disse in Senato il 20 agosto che si doveva solo bloccare l’IVA, cosa si aspettava MaZinga? Se anche Renzi fosse uscito a febbraio, 24 mesi prima del canonico rinnovo di Mattarella, cosa sarebbe cambiato? Che avrebbero vinto in Umbria ed in Emilia? Alla faccia della strategia e del lungo periodo. Adesso Renzi lo tiene per le palle attendendo la riforma proporzionale ed il sedicente segretario del PD dovrebbe solo avere il coraggio di fare quello che diceva Renzi un mese fa: fare la finanziaria e chiamare le elezioni, però con legge maggioritaria così si vede se il senatore di Scandicci rientra in Parlamento. Perché una volta il PD deve perdere, concedersi una catarsi che spazzi via le cariatidi che lo popolano ed il tatticismo che ha distrutto un partito di un secolo.

Di Maio, Conte, Grillo (padre di stupratori così come Daria Bignardi era, sue parole, nuora di assassino) adesso sono inequivocabilmente al governo con Renzi, la foglia di fico è caduta, ai vertici parteciperà lui o, sberleffo atroce, Maria Etruria: bene, vi aspetto a piè fermo per vedervi fare liste civiche regionali (adesso si capisce cosa significava la scelta di Rousseau) con chi ha distrutto i risparmiatori di Toscana e Umbria. Chi di vaffa ferisce, di vaffa probabilmente perisce.

Italia Viva evoca il demone che chiunque vedeva e tutti negavano che esistesse e getta luce sinistra sul panorama politico fatto di personaggi la cui imbecillità supera le vette del credibile. Se il macro trasformismo di PD e M5S poteva, nel debole spin che avvolge il Conte II, essere spacciato per un cambio di linea politica o addirittura per un sacrificio necessario, adesso questa fuoriuscita di avventurieri come la dobbiamo definire? C’è qualcuno che ha votato alle politiche un partito che oggi è decisivo ma che allora non esisteva? C’è qualcuno che alle europee ha votato PD per far finire gli eletti nel gruppo dei liberali? Dobbiamo continuare a prenderci per il culo continuando a dire che questa è democrazia e che rivotare, adesso che il quadro politico è pure cambiato e chiarificato, è un salto nel buio? Nessuno vede che la (poca) sovranità popolare rimasta è sequestrata e coartata da un Parlamento golpista? L’Omino Mannaro non ha niente da dire in qualche discorso a reti unificate?

Ormai non è più un problema politico ma istituzionale. Questo assetto non regge più, non assicura la governabilità del Paese, non consente il rispetto delle scelte dei cittadini, non garantisce l’indipendenza nazionale. Torno a dire che piuttosto che così è meglio piuttosto. Cosa sia “piuttosto”, ognuno lo può intuire.

Discussione

Un pensiero su “Meglio piuttosto

  1. Meglio “piuttosto” anche per me, decisamente.

    Però dobbiamo riconoscere al PD la capacità di coadiuvare il “peggio” a suo favore:
    non è facile affiancare la smania di potere di mezz’uomini senza onore,
    con la necessità di rastrellare il maggior numero di consensi possibile.
    Di questo gli va dato atto.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Graziella | 20 settembre 2019, 18:02

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