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Economia e società

La scuola gretina

 

 

La mancata assegnazione del Nobel© per la pace ha forse un po’ bloccato la vittoriosa cavalcata di Greta Thurnberg ma gli storici del prossimo secolo si chiederanno probabilmente come mai la civiltà più avanzata della storia umana – quella occidentale-bianca-cristiana – abbia potuto bloccarsi per anni di fronte alle tematiche ambientali paventando un timore millenaristico che non si vedeva dai tempi del “mille e non più mille”. Il passaggio delle tematiche ambientaliste dall’inquinamento al cambiamento climatico ha profondamente cambiato i termini della questione perché se è ipotizzabile, ed anzi è già successo, che lo sviluppo tecnologico possa tradursi in riduzione degli inquinanti esso è invece del tutto incompatibile, nella versione gretina, con il progresso umano e civile delle popolazioni mondiali. L’ambientalismo corrente opera una cesura fra umanità e natura e focalizza l’attenzione tutta sulla seconda tanto che la prima viene considerata niente più che presenza virale o parassitaria da contenere. Non si contano più le tendenze, oggi ancora reputate estremistiche ma domani chissà, che vedono la soluzione del “problema” nel regresso umano fino allo stato di natura (qualcosa di simile ai Sentinelesi) o, addirittura, nella mera estinzione autoindotta. È questa una posizione che pare prendere campo anche nella predicazione della neo Chiesa francescana che confonde l’ambiente con il creato espungendo dal primo, e criminalizzandolo, l’essere umano.

Gretina, sedicenne malata ed assenteista dalle patrie scuole,  è un testimonial privo di qualsiasi credibilità in un qualsiasi diverso campo della vita umana: nessuno si farebbe consigliare da lei sulle sue scelte relative ad abbigliamento, cure, investimenti, lavoro, relazioni sociali. Ma il battage pubblicitario che la sostiene la presenta come addirittura dotata di superpoteri i quali, purtroppo, non la rendono capace di cambiare la realtà ma solo di esprimere in modo ossessivo ed ossessionato, ansioso ed ansiogeno, terrorizzato e terrorizzante le paure che albergano nella sua testolina che avrebbe bisogno di amore e cure e non di cinico sfruttamento. Età e ricercata ignoranza la rendono incapace di esprimere un qualsiasi concetto originale costringendola in una coazione a ripetere sempre e soltanto i suoi terrifici vaticini che l’avvicina ormai più che altro ad un grammofono rotto.  L’intervento di New York l’ha presentata magra e sofferente con una maschera che mescolava terrore ed odio: ci sarebbe molto da riflettere per coloro che si occupano di tutela dell’infanzia ma la piccola svedese è oramai l’equivalente delle vittime dei sacrifici umani aztechi, offerta alle divinità pagane dell’ambiente per ottenere la salvezza – terrena, ci mancherebbe – e la ricchezza – non in cielo, ci mancherebbe – per i suoi sponsor. Perché non si è mai visto, invero, un movimento antisistema così ben visto dal sistema tanto da far dubitare della razionalità del sistema stesso, avviluppato in una smania decrescitista che trasuda odio ideologico autolesionista. E non si capisce come mai una bimba così a modino non chieda di essere portata – a dorso di cammello, ca va san dire – in Cina per ammaestrare i più grandi inquinatori del mondo e come mai non si senta vicina, lei a cui il futuro è stato rubato, ai bimbi asiatici e africani a cui viene rubato il presente. La smania ambientalista si pone in aperta contraddizione con quella europeista, atteso che ha unito più la Ryanair che i Trattati di Roma rendendo Parigi una semplice assonanza di Perugia e che il disincentivo ai voli low cost potrebbe a lungo andare accentuare i sentimenti di ostilità intraeuropei ben più che un’impennata di spread. Né si capisce, al di fuori di un inconfessato sadismo classista, come mai debbano essere bannati gli aerei per i viaggi turistici del ceto medio ma non le enormi navi portacontainer che inquinano, ciascuna, come decine di migliaia di autoveicoli e che nessuno pensa nemmeno per idea di sostituire con la caravella tecnologica che, sull’onda del vento ma seguita per sicurezza da una flottiglia a trazione endotermica, scarrozza la scandinava nei sette mari. Al di fuori del gretinismo, 500 scienziati fra cui il Prodi fratello di quello famigerato contestano la scientificità dell’assunto secondo cui è l’uomo ad incarognire il clima ma nel caso si invoca il principio del consenso scientifico la cui validità è tale che, in base ad esso, all’inizio del 1600 la comunità scientifica avrebbe serenamente confermato che il Sole era solo un satellite della Terra. Poi all’improvviso a Napoli Grillo butta là una frase sulla legittima voglia degli asiatici di vivere come noi a discapito dell’ambiente e chissà che non sia l’inizio di un altro giro di valzer grillino che, vedendo all’improvviso la felicità nella crescita, spiazza la propaganda verde e mette il classico granellino di sabbia in un ingranaggio altrimenti oliatissimo.

Tutto questo caravanserraglio si traduce alla fine solo in un aumento della pressione fiscale che, dato il vincolo di realtà che impedisce di sfuggire ai presupposti di imposta (a meno che qualcuno pensi che si possa vivere davvero senza usare plastica, carburanti, aerei e, chissà perché, zucchero) assume ormai caratteri puramente estorsivi oltrechè incostituzionale – ma pazienza perchè non è mica Salvini a farlo. Alla fin fine si realizza, per altre vie, il progetto dichiaratamente anticonsumistico e realmente pauperistico (per gli altri) che la nomenklatura di sinistra, in tutte le sue colorazioni, porta avanti da oltre un secolo.

Tuttavia Rossana Rossanda, 95nne ragazza di un altro secolo, ha stigmatizzato la saccenza presuntuosa di Greta e ha correttamente individuato il movimento ambientalista come movimento giovanile e non di sinistra. In effetti le immagini hanno mostrato piazze colme di teenagers e di bambini orrendamente conciati con solo qualche accompagnatore dotato di capacità di agire. Il pauperismo ecologista non appassiona chi ha svoltato la curva della mezz’età ed è chiamato ad estinguersi prematuramente per salvare lemuri e scarrafoni. Oltre ai poveri illusi di tutte le stagioni, l’ambientalismo hard pare fascinare solo minorenni che, al contempo, ben si guardano dal pretendere di disporre della leva elettorale per dare concretezza agli slogan urlati il venerdì. Il sessantotto coinvolse i minorenni di allora, che pur sempre erano ventenni o almeno diciottenni, mentre questo movimento pare spingersi molto più in basso, verso le età infantili, in uno sforzo mirato a creare indottrinamento più che consenso. I progetti globalisti di immigrazione indiscriminata, sincretismo religioso e ambientalismo totalitario sono probabilmente falliti rispetto alle generazioni attuali, troppo educate al materialismo ed all’attimo fuggente, ma possono gettare radici profonde nelle nuove, ovviamente se ben educate a furia di slogan ripetitivi e di video su Youtube©.

In tutto questo la scuola si riduce al ruolo di accompagnatrice, non simbolica ma reale, di scolaresche precettate per rimpinguare la grande claque di Greta. Stimati colleghi che portano gli infanti, i cui cervellini sarebbero loro affidati, alle moderne repliche del sabato fascista solo per sentirsi adeguati allo spirito del tempo, senza accorgersi che tradiscono, in tempi di pervasivo discernimento, la loro missione profonda che non sarebbe aspettare lo stipendio il 24 ma educare per l’appunto a discernere ed a ragionare con la propria materia grigia. Tutto ciò mentre un ministro che faceva il docente di economia a Città del Capo – titolo talmente inusitato da renderlo involontario e comico epigono moderno dei “Nazisti dell’Illinois” di John Belushi – si premura di completare l’esproprio delle funzioni scolastiche raccomandando la giustificazione automatica degli assenti. E’ uno sberleffo alla libertà di insegnamento ex art. 33 della Costituzione più bella del mondo – ma  va bene perché mica la viola Salvini – che tradisce le rughe della carta che, in verità, come il giurista Conte ha notato, dell’ambiente se ne impipa.

Ernesto Galli della Loggia, unico intellettuale italiano che si occupa di scuola, ha intitolato “L’aula vuota” il suo ultimo libro sull’argomento. Il vuoto della scuola non è (ancora) fisico ma motivazionale, intellettuale e spirituale, tipico di un’organizzazione che ha perso il senso di se e non vede più lo scopo della sua esistenza riducendosi a fabbrica di carta e a cassa di risonanza di una miriade di ideologie che le arrivano da fuori e che lei non sa selezionare, valutare e, come d’uso al giorno d’oggi, discernere. Un’entità passiva che esegue senza profferir parola in conformità ai suoi rituali simil-democratici. A proposito, domani in collegio si vota per giustificare l’assenza per il FFF del 27 settembre come da desiderata del signor ministro della propaganda dell’istruzione: come pensate andrà a finire?

Aggiornamento del 17/10: a dispetto delle previsioni, il collegio dei docenti ha votato contro la giustificazione dell’assenza per lo sciopero del 27 settembre, con il voto anche dei colleghi di Rifondazione. Una bella sorpresa.

 

Discussione

3 pensieri su “La scuola gretina

  1. …siamo arrivati a un punto tale, grazie al politicamente corretto, che qualsiasi stupido, purchè sospinto dagli interessi e dall’onda mediatica giusti, arriva a dettare legge: hanno ragione tutti (viviamo in tempi di relativismo, no?) eccetto chi viene inondato dai liquami di questi pensieri fasulli ma che costruiscono cornici narrative solidissime dalle quali sarà parecchio complicato liberarsi in maniera democratica.

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    Pubblicato da Joker | 16 ottobre 2019, 13:14
    • Sottoscrivo con sgomento l’ultima parte:
      “sarà difficile liberarsi da questa solida cornice narrativa in modo democratico”.
      È spaventoso, ma temo sia la verità.

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      Pubblicato da Graziella | 17 ottobre 2019, 8:34
  2. Greta è perfetta per il sistema attuale.
    Un simulacro vuoto di significati, ma abbastanza berciante da apparire rivoluzionario.
    Un simulacro, il cui vuoto può essere riempito a piacere, come la sacca di Babbo Natale,
    e propinato a studenti troppo occupati nei social e nei videogiochi, per avere anche il tempo di documentarsi.

    Prendiamoci il tempo di educare i nostri figli,
    di togliergli dalle mani lo smartphone e costringerli a leggere, a pensare e a ragionare.
    Gli servirà più del motorino nuovo e della felpa nike.

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    Pubblicato da Graziella | 16 ottobre 2019, 13:33

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