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Economia e società, M5S, Papa Francesco, Politica internazionale, Politica Italia

Ah, saperlo!

La California

Da circa 20 giorni passano, sull’insospettabile SkyTG24, immagini serali dei grandi incendi che stanno devastando la California. Qualche giorno fa il povero inviato locale, imbarazzato e reticente per la figura di palta che sta facendo lo stato più tecnologicamente avanzato, più liberal, più anti Trump, più drogato degli USA, parlava di ben 12 focolai in corso alimentati da vento e disorganizzazione. Questi incendi replicano quelli analoghi che si erano verificati esattamente un anno fa e che avevano lambito (o forse anche toccato, non ricordo) le ville delle star di Hollywood tutte impegno sociale e danè. Questi incendi fanno il paio anche con quelli agostani dell’Amazzonia – ben minori tuttavia come impatto data la dimensione della locale foresta, lo spopolamento (benedetto il Sinodo che ci ha fatto sapere che tutta l’Amazzonia ospita solo 33 milioni di persone, la metà dell’Italia) ed il livello primitivo delle infrastrutture esistenti – che tuttavia sono costati al povero Bolsonaro accuse infamanti a livello planetario ed il tentativo di sottrarre al Brasile la sovranità sulla grande foresta da sottoporre ad un protettorato misto ONU-Vaticano per il bene dell’ossigeno e delle anime.

Se anche gli incendi boschivi sono armi di questa guerra mondiale ibrida, si capisce quindi la reticenza con cui i media politicamente corretti (cioè tutti) hanno affrontato la vergogna in cui sta sprofondando la California ed il suo nuovo presidente, oltretutto senza neanche la possibilità di dare ragionevolmente la colpa a The Donald. Nel corso dei giorni, grazie soprattutto ad un inopinato reportage del NYT (alla fin fine la rivalità di campanile, anche negli States, ha il sopravvento sulle affinità politico-ideologiche), si è infatti scoperto che i ricorrenti incendi sono stati causati non dal “cambiamento climatico” ma dal più banale collasso della rete elettrica costituita da pali in legno, usi a cadere facilmente, invece che di acciaio-cemento come si usa nei paesi civili; dal collasso finanziario della utility locale, fallita per essere stata costretta ad investire per rincorrere le ideologie gretine e quindi non in grado di investire nel miglioramento delle medesime infrastrutture; dall’ossessiva salvaguardia ambientale che ha consentito lo spropositato aumento delle masse arboree fino a raggiungere estensioni e densità superiori a quelle esistenti ai tempi della guerra civile. Ci hanno anche raccontato del nichilismo che alberga in quella landa in conseguenza del quale le star assicurano i loro villoni (a cui evidentemente attribuiscono solo un valore venale e in nessun modo affettivo), i poveri sloggiano dalle loro stamberghe in fiamme ed i beni demaniali, essendo pubblici e quindi di nessuno, bruciano in un fantastico barbecue perché manca una minima organizzazione di protezione civile adeguata alla dimensione dei problemi.

Ora, alcune domande sorgono spontanee:

  • Uno stato che, se indipendente, sarebbe il quinto al mondo per PIL ed il primo per livello tecnologico oltre che ecologista come nessuno mai, può disinteressarsi completamente delle sue infrastrutture di base e dei suoi beni demaniali senza perdere la sua stessa natura di “stato”, modernamente finalizzato alla tutela del bene comune? Oppure possiamo pensare che il futuro che Zuckerberg & C. ci propongono, tutto fatto di liberalismo, individualismo, innovazione estrema, ecologia totalitaria, meritocrazia, concentrazione delle ricchezze, filantropia pelosa, dirigismo etico abbinato ad azzeramento dell’intervento pubblico, alla fin fine è un futuro distopico che non vale la pena di perseguire?
  • Uno stato – sia esso la California o gli USA, non importa – che non è in grado di spegnere gli incedi delle ville delle star buoniste e politically correct, è realmente in grado di spegnere un incendio? Dove? Quando?
  • Uno stato che non spegne un incendio, può davvero minacciare il resto del mondo? O forse basterebbe qualche kamikaze cinese con bombe incendiarie per fare secca la California, e quindi Internet, e quindi la moderna infrastruttura bellica? Ah, saperlo!

 

La FIAT

Dopo qualche giorno abbiamo capito ufficialmente quello che era chiaro sin dalle indiscrezioni: PSA ha comprato FCA e FCA è sempre più lontana dall’Italia. Il paradosso è che se ne era già andata dopo che FIAT aveva comprato Chrysler spostando la sede legale in Olanda, quella fiscale a Londra e quella operativa a Chicago. I dieci anni che hanno cambiato il mondo in Italia si vedono con il contrappasso che ha colpito quella che un tempo era l’azienda italiana per antonomasia: nel 2008 Marchionne si prese Chrysler dandole zero euri ed i motori diesel common rail – ecologici e risparmiosi – che gli americani non avevano; adesso FCA si vende a PSA perché non ha i motori elettrici necessari per affrontare il futuro del mercato.

Possiamo discutere se le auto elettriche nella forma attuale saranno il futuro: i centri di analisi spostano in avanti, di triennio in triennio, l’epoca del boom delle vendite che non parte mai perché la tecnologia è profondamente acerba. Segnali in questo senso vengono da Dyson®, che ha rinunciato al progetto di auto elettriche su cui aveva investito 150 milioni di sterline, e da BMW® il cui CEO ha detto, chiaramente e per primo, che i clienti non vogliono auto che fanno a malapena 300 km prima di ricaricarsi per un’ora (una BMW 300 km li fa probabilmente due volte al giorno). Ma de iure condito, stante la vigente normativa europea sui limiti di emissione (95 g di CO2 a km, media della gamma venduta), per rimanere sul mercato lo scorso anno FCA si era venduta Magneti Marelli (robotica, mica allevamenti di cozze) per pagare i crediti CO2 a Tesla: lo puoi fare un anno, poi stop, qualche altra soluzione la devi trovare e la soluzione è vendere.

FCA paga anche la mancanza di management dopo la morte di Marchionne però dobbiamo essere chiari: se FCA non ha uno straccio di motore elettrico questo lo si deve alla strategia CEO canadese che, non credendoci, non ci ha mai investito sopra una lira. Ed allora delle due l’una: o il buon Sergio, sapendo di morire, ha evitato investimenti onerosi che avrebbero depresso in sequenza utili aziendali – valore dei titoli – bonus di fine anno in vista di profitti che avrebbe visto solo da lassù, con il che si confermerebbe la mediocre statura morale della persona, già accennata in un precedente articolo, invischiata in un colossale conflitto di interessi; oppure la strategia, condivisa con la proprietà, era proprio quella di massimizzare il valore corrente per poi passare all’incasso, cosa regolarmente avvenuta a vantaggio di un clan (“famiglia” è ormai un termine troppo restrittivo) di viziosi a cui l’ultima cosa che passa per il cervello è quella di lavorare. E dato che Peugeot, Citroen, Opel e Fiat fanno praticamente le stesse auto, quando si parlerà di “sinergie”, i tagli colpiranno gli stabilimenti di Trump, Macron, Merkel o quelli di Conte? Ah, saperlo!

 

Mario Draghi

Mario Draghi ha fatto ciao con la manina alla BCE ed ora è sul mercato economico e politico. Non credo che passerà molto tempo per un suo futuro impiego: sarà privato o pubblico? Ah, saperlo! Il blogger però pensa che sarà pubblico perché questa è stata la sua carriera vera a prescindere da un breve passaggio accademico alla Cesare Alfieri di Firenze e da un breve passaggio manageriale in Goldman Sachs. Le scommesse sono aperte: Presidente del Consiglio? Della Repubblica? Della Commissione Europea post Ursula? E soprattutto: come italiani, ci farà bene o male?

Mario è stato un personaggio ambiguo: certamente ha lavorato per la sopravvivenza dell’Euro a tutto vantaggio della Germania e dei suoi satelliti, tuttavia per farlo ha parato il culo per 8 anni a quasi tutti i premier italiani (escluso Berlusconi, contiamo Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte uno e bino) tenendo bassi i tassi (sì, anche con il Conte giallo-verde), acquistando vagoni di carta straccia con soldi stampati la notte ma legalmente validi e consentendo una tranquilla crescita di spesa pubblica e deficit. In una delle sue ultime uscite pubbliche ha anche inusitatamente auspicato la ripresa della leva fiscale e del deficit spending. Molto dipenderà dalla maturazione civile e politica che può avere avuto nel corso dell’ottennio a Francoforte: nessun economista puro, addirittura esperto di mercati finanziari, è adatto a ricoprire incarichi politici essendo troppo limitata la sua visione, ma se per caso nel tempo avesse maturato sensibilità sociale, amore patrio, competenza politica ed istituzionale, unendole ad una serietà, ad un buon senso e ad un pragmatismo di cui ha dato ampia prova, allora potrebbe essere il jolly che spariglia le carte e, specie in un ruolo di PdR, potrebbe favorire quell’aggregazione degli uomini che, in tutti i partiti, sono interessati al futuro del Paese guidando questi temerari in un nuovo accordo fondativo con l’UE che implichi responsabilità fiscale verso sostegno illimitato al debito pubblico italiano in vista di tassi zero per almeno un decennio.  Ah, saperlo!

 

La Chiesa pagana

Il blogger tenta di non parlare di cose di Chiesa visto l’immensa complessità del tema ed insieme l’incompetenza ed il timor di Dio che lo attanagliano. Ma dopo il Sinodo dell’Amazzonia con le pachamama, i riti sciamanici, i priapi amazzonici, le genuflessioni di fronte a un idolo, una domanda sorge spontanea: il Papa ha chiaro che sta portando la cristianità verso un nuovo paganesimo che mette al centro non Cristo, Dio incarnato, ma l’Uomo – oltretutto neanche considerato in quanto tale ma categorizzato di volta in volta in base alle opportunità della cronaca –  ed il Pianeta, visto come entità vivente parassitata dagli esseri umani? Nel suo nuovo “umanesimo”, l’Umanità è contemplata? E questo nuovo paganesimo è codificato una volta per tutte oppure è cangiante ed in costante evoluzione,  come i “processi” che tanto piacciono a Bergoglio, ponendo al centro a seconda dei momenti senzatetto, migranti e selvaggi della foresta oppure piante e animali?  E se proprio dobbiamo tornare pagani, dobbiamo proprio essere costretti a pregare divinità mai viste come le statuette indigene che paiono fatte all’Ikea® o possiamo prendere a riferimento qualcosa di più vicino a noi, tipo le ninfe, le parche e magari il vitello d’oro?

Questi pochi anni di Papa venuto dalla fine del mondo hanno dimostrato ad evidenza che la cattolicità della Chiesa era una finzione. La Chiesa e la sua dottrina non sono universali ma frammentate in un caleidoscopio di realtà diverse che solo la distanza e la carenza di comunicazioni non hanno prima disvelato. Il cristianesimo, alla fin fine, è la religione identitaria solo di un piccolo territorio – l’Europa – e del suo popolo di pelle bianca così come l’animismo ed il culto del dio serpente lo erano di popoli di altre terre diversamente colorati. È solo per motivi storici legati alla incessante lotta fra popoli per il predominio, potenziata a partire da un certo momento dallo sviluppo tecnologico, che questa religione si è espansa altrove sopravanzando le altre che ha trovato e ad esse mescolandosi in forma incerta e variabile. È solo in Europa che si sono sviluppate, nel corso di 21 secoli, una passione, una spiritualità ed una ricerca intellettuale che, trasferite di sana pianta in altri contesti e su periodi più brevi (massimo 500 anni), non sono state metabolizzate, non hanno attecchito, sono state travisate e hanno dato frutti avariati.

Bergoglio, nel suo tentativo di riportare la fede ad un presunto stato originario del periodo pre-costantiniano, salta a piè pari (ma, probabilmente, semplicemente  ignora) tutta l’evoluzione dottrinale avvenuta dopo il 300 DC, quando il cristianesimo cessò di essere il culto di una genia di pastori e divenne la religione dell’impero e del potere. Il papa gaucho esprime una concezione tutta materiale della religione e della missione ecclesiale, probabilmente indotta dalla tradizione dell’opera missionaria che salvava le anime nutrendo e vestendo i corpi. Non c’è niente nella sua “dottrina” che prescinda dal mero e solo soddisfacimento di bisogni terreni, soddisfacimento oltretutto immediato e fatto con i mezzi che ci sono, di chiunque siano, non con quelli futuri che il beneficato dovrebbe essere addestrato a creare. La sua prassi (i pisciatoi in Piazza San Pietro, i giochetti cardinalizi con i fili elettrici, le elemosine distribuite a pioggia) conferma che in Sud America la frequenza ai riti è probabilmente solo la noiosa conditio sine qua non per beneficiare di pacchi alimentari. La sua “pastorale” (Gesù che litiga con Maria, Maria che apre di notte le porte del Paradiso, Gesù che è un uomo eccezionale ma non Dio) è tutta un inno alle debolezze umane – amate, blandite, cercate, invogliate, mai biasimate – di persone mediocri che nella Parola non cercano lo stimolo all’elevazione ma la conferma di una divina mediocritas che abbassi Dio al loro livello. Non sfugge nemmeno il risentimento del colonizzato nei confronti del nuovo dominatore, sia esso l’antico conquistador o il moderno yankee, in uno strano transfer che trasforma il bianco e cattolico nipote di immigrati italiani nell’odierno cultore e difensore dell’indigenismo animista e paganeggiante. E pensare che nei primi giorni del suo pontificato, Jorge aveva detto ai cardinali che la Chiesa senza la fede è solo una ONG pietosa. Che abbia cambiato idea? Ah, saperlo!

 

L’ILVA

La vicenda ILVA piomba come un maglio sul fragile governicchio giallo-rosso scompaginando i conti e frammentando una volta di più le posizioni politiche. Il M5S, partito kamikaze ormai votato all’estinzione e perciò in preda ad una cupio dissolvi intrisa di ideologia, conflitto di interessi e intelligenza col nemico, tiene il punto su tutto quello che può portare alla chiusura della fabbrica, disinteressato ai suoi (ex?) elettori che supplicano di trovare un sistema per continuare a farli ammalare mentre lavorano. Conte, azzimato politico da operetta, si riscopre avvocato e scopre nel contratto benevoli cavilli che imporrebbero al compratore di tenersi il balocco rotto, ma se anche fosse vero le alternative legali quali sarebbero? Sequestrare il bene che gli indiani ti vogliono rendere, così agevolandoli nell’intento? Renzi si realizza nel nuovo ruolo di mediatore d’affari internazionale cercando di imbastire, tutto d’un tratto e allo scoperto, un accrocchio che agevoli i suoi clienti di Jindal che lo pagano profumatamente per ascoltare il suo eloquio anglo-becero. Il PD, malato di potere e della sua ossessione, forse comincia a capire in che casino si è cacciato e sta riscoprendo la sua natura operaista e produttivista cominciando a mandare a mona Greta e le sue fisime. In questo percorso, come avvenuto per la TAV, incontra per forza Salvini e il centro destra. E se Salvini e Zingaretti, nottetempo, si accordassero per accelerare la finanziaria, votare il decreto salva ILVA, ridicolizzare Di Maio, far cascare il governo, riportare la situazione ad inizio agosto, andare a votare con politiche e regionali insieme e spartirsi Roma e Firenze e Bologna? Perché piuttosto che nulla, meglio piuttosto. E quindi l’ILVA segnerà la fine del governo giallo-rosso come la TAV segnò la fine di quello giallo-verde? Ah, saperlo!

Discussione

2 pensieri su “Ah, saperlo!

  1. Un pò fuori tema, ma neanche troppo dato che parliamo dell’attuale governo: da oggi sono obbligatori i dispositivi anti abbandono in auto per bambini sotto i 4 anni: non si sa quali dispositivi sono a norma, non si sa dove li vendono e se li vendono (a quanto pare non ce ne sono abbastanza per coprire i possibili utenti), non si sa come e se mai rimborseranno. Però le multe le danno da oggi, avendo detto ieri (IERI!!!!) che da oggi c’è l’obbligo. Ennesima porcata di questi “diversamente intelligenti” al potere (dire governo sarebbe troppo buono nei loro confronti). Si tenga presente che i casi di abbandono sono stati, se non erro, 8 negli ultimi 10 anni. Non si tratta quindi di una emergenza quanto piuttosto di una manovra ideologica.

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    Pubblicato da edoardo | 7 novembre 2019, 11:10
  2. L’era della grande America secondo me è finita.
    Gli USA sono come un ex pugile, per anni fortissimo e che si è ritirato per malattia senza dirlo a nessuno.
    Chi ha il coraggio di sfidarlo?
    Eppure, c’è chi inizia a dargli colpettini, per vede la reazione. Forse comincia a capire, che l’ex pugile,
    tanto forte non è più. Che sia una buona notizia o pessima … “Ah, saperlo!” 🙂

    Su Mario Draghi, accetto con speranza una diversa lettura da quella che mi ero fatta nella testa:
    personalmente, di positivo nella sua discesa in campo, non ci vedevo proprio nulla.

    Sull’ILVA c’ho fatto una risata: è geniale!
    ” Il PD, malato di potere e della sua ossessione, forse comincia a capire in che casino si è cacciato …”
    “… far cascare il governo, riportare la situazione ad inizio agosto, andare a votare con politiche e regionali insieme e spartirsi Roma e Firenze e Bologna? Perché piuttosto che nulla, meglio piuttosto.”
    Ahahah! Grande!

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    Pubblicato da Graziella | 7 novembre 2019, 13:26

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