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Economia e società, M5S, MES, Politica Italia

Quelli bravi

download (5) Volendo ammettere che le votazioni su Rousseau siano tutte regolari (ipotesi invero molto forte), la votazione che ieri ha respinto la proposta di sospendere la partecipazione delle liste M5S alle elezioni regionali fino a marzo, con ciò saltando i turni in Emilia e Calabria, presenta elementi di originalità e complessità degni di analisi.

Per cominciare, è la prima volta che una proposta del vertice non viene ratificata. In passato la base degli iscritti aveva approvato anche proposte strane e contraddittorie come l’ingresso nel gruppo ALDE al parlamento europeo, il voto contrario alla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini e non ultima, ad agosto, la “proposta” di formare un governo col PD. In secondo luogo, la votazione era nazionale e questa scelta in parte deroga alle modalità che avevano riservato, in passato, il diritto di voto solo agli iscritti delle regioni interessate: evidentemente si voleva evitare che interessi di bottega (essere eletti, lavorare come portaborse) potessero soverchiare le valutazioni più squisitamente politiche. Ciononostante, terzo elemento, i votanti sono stati pochi, non molti meno di altre votazioni del passato ma lontani dal record di 88.000 della votazione sul governo con il PD: segno che l’argomento appassionava solo gli irriducibili e che questi ultimi sono irriducibili anche nel dissenso ad un governo che li lega ad un partito che per 10 anni hanno visto come il fumo negli occhi. La carica degli 88.000 aveva visto prevalere i portatori dell’ostilità preconcetta verso Salvini ma, una volta scremato il parco votanti, l’anima ribellista del movimento è tornata a prevalere.

Una volta inserito un elemento in un sistema, è difficile evitare che questo acquisti gradi di libertà. Il principio vale anche per la democrazia diretta digitale che ad agosto era stata benedetta perché andava nel senso voluto ed adesso comincerà ad essere negletta perché pone problemi, uno dei quali enorme anche se per via molto mediata. Infatti questa votazione determina la necessità del M5S di presentare liste in Emilia Romagna che presumibilmente non saranno alleate del PD, visto il disastro umbro. A naso, i voti M5S saranno prevalentemente sottratti a Bonaccini che già nei sondaggi correnti, in cui il M5S non veniva preventivato,  alla meglio faceva pari: le probabilità che Salvini vinca crescono di molto. Se l’Emilia casca, occorrerà scegliere se far cascare il PD o il governo e quindi, suppongo, cascherà il governo. Quindi il primo sconfitto di ieri è Conte i cui problemi tendono ad aumentare. Del resto che l’Emilia sia data quasi per persa si deduce anche dal discorso tenuto da Zingaretti domenica a Bologna che, facendo una chiamata alle armi della sinistra pro-imm tutta ONG e ius soli, ha probabilmente dato una zappata a Bonaccini ma si è preparato ad una campagna elettorale per le politiche tutta antifascismo e antirazzismo contro l’uomo nero e, indirettamente, contro i suoi “diversamente alleati” di M5S e IV. In questo senso va anche l’improvvisa comparsa delle “sardine” che sembrano essere tutto meno che spontanee, probabilmente un prodromo o, almeno, un abbozzo di una “rivoluzione colorata” Soros style, che tende a politicizzare ancora di più il voto portandolo lontano dai tranquilli lidi di amministrazione e buongoverno auspicati dal governatore di Bologna. Di Maio, per converso, casca abbastanza in piedi perché è vero che la “sua” proposta (peraltro molto peregrina ed improvvisata) è stata bocciata ma alla fine il tutto non è stato frutto di manovre di palazzo ma di una chiara decisione democratica da lui chiamata: alla fine, non si nasce napoletani per niente.

La votazione mette una bella pietra su tre progetti azzardati: includere il M5S nel sistema dei partiti europeisti, includere organicamente il M5S nello schieramento di sinistra, sottrarre il M5S a Di Maio e ai grillini per darlo a Conte. Si conferma una cesura fra eletti (pronti a tutto per il vitalizio) e base che pure, come detto sopra, ha comportamenti contraddittori ma alla fin fine sempre riconducibili ad un comportamento antisistema e ribellista. Ma anche i parlamentari sono difficilmente ascrivibili ad un partito di Conte: al netto della cesura fra dimaiani e contiani, il permanere del limite di doppio mandato in una situazione di rifiuto delle urne aumenta di molto il potere di veto dei vecchi parlamentari privi di speranza di conferma ma abbastanza sicuri di arrivare al 2022-2023. In questo senso vanno letti gli ammutinamenti della Lezzi di oggi, quelli di Di Falco del passato e quelli che arriveranno in futuro.

All’interno del M5S quindi risale Casaleggio e, con lui, Di Maio, scende Conte mentre sparisce Grillo.

Dedicata una pagina all’argomento di giornata, la notizia più importante è quella che la riforma del MES non passerà di soppiatto ed in sordina come avvenuto per riforma art. 81, fiscal compact e riforma delle procedure di insolvenza delle banche. È già qualcosa ed il merito va ascritto a Borghi e Bagnai che, nel silenzio generale, invero in parte anche della Lega, hanno continuato per mesi a parlarne anche se il caso è scoppiato ovviamente con le esternazioni non ignorabili di quelli “bravi” come Visco, Galli e addirittura Cottarelli che, lanciando il sasso (anche se poi hanno cercato di nascondere la manina) hanno rivalutato i due economisti prima reputati alla stregua di Cecco grullo. Il tema è vasto e complesso e riposa soprattutto su ipotesi di aspettative autoavverantesi (se prevedo un default del debito pubblico italiano allora si metteranno in moto aspettative o timori che ciò si verifichi, allora meno risparmiatori compreranno BTP, quindi i rendimenti aumenteranno, quindi aumenteranno deficit e debito/PIL, quindi ci sarà il default), per cui rimando ad altri autori con più tempo e competenze (http://vocidallestero.it/2019/11/17/riforma-del-mes-enormi-rischi-per-litalia/ http://vocidallestero.it/2019/11/18/intervento-di-visco-sulla-riforma-del-mes-grandi-rischi-e-piccoli-vantaggi/ https://icebergfinanza.finanza.com/2019/11/22/mes-una-pistola-alla-tempia/).

Tuttavia è importante che si cominci a dire, nell’una o altra versione, quanto il blogger dichiara da un anno, cioè che il debito pubblico italiano si avvia verso l’insostenibilità dovuta a stagnazione del PIL a sua volta dovuto a calo demografico e della produttività. I valori contabili non corrispondono a quelli economici se non esistono flussi di reddito che rendano liquidi i compratori e solvibili i debitori ed il flusso reddituale italiano si è inaridito da troppo tempo. Di più, da 12 anni il tema della sostenibilità della finanza pubblica ha avvelenato l’economia privata estendendosi oltretutto verso il campo del diritto, a partire da quello costituzionale, piegato ed avvitato in continue forzature e contorsioni (ultima quella relativa a ILVA) determinate dalla costante mancanza di risorse e dal peso incessante del servizio del debito, così alterando e rendendo incerto ed arbitrario il rapporto fra pubblici poteri, cittadini e imprese. Lo stesso rapporto governo-parlamento è stato quasi azzerato con accordi “segreti” per impegni a tempo indeterminato presi da ministri pro-tempore in carica per poco più di un anno senza informare non dico il parlamento ma neanche il consiglio dei ministri. Siamo completamente fuori dal dettato costituzionale e non so quanto convenga continuare in questi termini che non si rintracciano nemmeno in società private.

Se lo stato diventa insolvente, abbiamo “default” nel caso che la procedura sia gestita dal Governo italiano, mera “ristrutturazione” se gestita dal MES che viene ad assumere poteri enormi e – lo vogliamo dire? – incostituzionali: che succederebbe se il MES subordinasse aiuti alla cessione di Eni, Enel, Leonardo, Fincantieri? O all’apertura di canali di immigrazione? Sarebbe il prodromo della colonizzazione. Il problema del debito non può essere scisso da quello della soluzione e quindi la riforma del MES va respinta dopodichè il problema rimane. L’appartenenza all’euro ci ha portato a dipendere da una banca centrale di fatto straniera e ora addirittura da una finanziaria di strozzinaggio. Così non può continuare anche perché non c’è alcun vantaggio a farlo perché se, per essere salvati, dobbiamo avere conti correnti in euro senza euro dentro allora tanto vale avere conti correnti in lire pieni di lire, qualunque sia il loro valore. Uno stato con una sua banca centrale ed un debito in valuta nazionale non farà mai default nominale, caso mai creerà inflazione che, in misura giusta, oggi farebbe comodo come l’aria.

L’Italia non può evidentemente stare in UE a queste condizioni: ogni tanto se ne accorgono anche “quelli bravi” dell’establishment e questo spiega probabilmente anche parte del successo dei sovranisti che magari, nel segreto delle urne, prendono voti anche da qualche insospettabile. Occorre aprire una trattativa segreta con l’UE in termini ultimativi con un’alternativa secca: 1) rimaniamo nel sistema se la BCE si impegna ad azzerare i costi del debito pubblico italiano (tutto, anche quello già in circolazione mediante richiamo e sostituzione dei titoli con altri a tasso zero) per almeno dieci anni, destinando tutti o parte dei risparmi alla riduzione del debito; 2) diversamente salutiamo tutti e torniamo ad una nostra valuta e che sarà, sarà, anche perché quello che sarà non lo sa davvero più nessuno. Un’eventuale ridenominazione o, al limite, l’insolvenza potrebbero paradossalmente essere positive abbassando lo stress da servizio del debito e consentendo una volta per tutte di abbassare tasse che sono ormai a livelli da DDR, bloccano il sistema, determinano la fuga di chi il PIL lo produce davvero, persone o imprese non importa. Non sarebbe in ogni caso una passeggiata ma comunque il futuro dei prossimi 10 anni problemi li porrà, tanto vale esplorare strade eterodosse.

La ricetta sia pur moderatamente austeritaria applicata in Italia dal 2008 non ha avuto successo e non è più proseguibile causa dissenso politico dovuto anche al concomitante tema dell’immigrazione che ai tempi manco esisteva. Questo è dimostrato dalla manovra di bilancio che si limita a prendere risorse con ulteriori tasse a pioggia senza nemmeno proporre una narrazione, solidale o ecologica non importa, che le spieghi e crei un minimo di plauso attorno ad esse. Questa situazione di stallo si trasformerà in un disastro economico e politico alla prima recessione, probabilmente dopo la rielezione di Trump per l’ultimo mandato. La stessa UE naviga nella nebbia in balia di un caleidoscopio di interessi contrastanti. Non è il momento di continuare con ricette mediocri come quelle dell’ultima finanziaria né con accordi di 12 mesi soggetti a continue rinegoziazioni, ci vorrebbe un atto di forza e di dignità. Non certo con questo governo.

 

Discussione

3 pensieri su “Quelli bravi

  1. Nel precedente articolo, dicendo che le amebe al governo hanno ignorato i problemi, volevo dire proprio questo,
    ANCHE questo: firmare, firmare e firmare trattati, magari senza neanche leggere, così, per ‘fiducia’ (in realtà codardia e menefreghismo) … e ora siamo a questo punto: ricattati, presi a sberle e depredati.
    Se fino ad ora NULLA è stato fatto per evitare questo disastro, come immaginare che ci possa essere una reazione prode e coraggiosa? E poi da parte di chi? Di chi a firmato tutto e ingoiato tutto in cambio di ‘un pasto gratis’?
    Dei dementi grullini capaci solo di opportunismi a brevissimo raggio?
    Quelli con dentro la destra e la sinistra, ma sopratutto il nulla fattuale?
    Oppura chi, con un elettorato pieno di quattrini e corte vedute, non vuol neanche sentir parlare di guerra all’ € ?

    Ma anche se un fulmine a ciel sereno colpisse, infondendo coraggio e lungimiranza a chi di dovere (e NON succederà), con quali mezzi informare la popolazione di ciò che sta avvenendo? Con la TV?

    Le idee ci sono, le teste pensanti anche.
    Mancano il coraggio e leader che tali possano essere definiti. Siamo fottuti gente!

    A proposito: articoli spettacolari, complimenti.

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    Pubblicato da Graziella | 23 novembre 2019, 12:54

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  1. Pingback: Blogroll – Ecologie di Classe - 3 gennaio 2020

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