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Economia e società, Politica Italia

La banalità di Sergio

download (1) Confesso che non ho ascoltato il discorso di capodanno del nostro Presidente della Repubblica, non perché fossi impegnato in chissà quali festini ma perché ero proprio stufo della melensa retorica buonista che quest’omino, falso buono e diversamente carismatico, ci riversa addosso ogni volta che apre la bocca.

Mi sono però preso la briga di leggere il discorso sul sito della Presidenza della Repubblica e la sensazione è stata ancora più sconcertante: un polpettone di banalità e di  luoghi comuni, puerili epperò politicamente corretti, degno di un qualcosa che si colloca a metà strada fra le lezioni di educazione civica di prima elementare ed i depliant di un tour operator. Concetti la cui insignificanza risulta probabilmente attutita se il discorso è ascoltato in diretta, anticipato dall’Inno di Mameli, incorniciato nell’opulento scenario del Quirinale, enfatizzato dalla posa presidenziale, con ritmi imposti dalla TV e senza possibilità di un secondo ascolto, ma che risalta in modo eclatante quando i medesimi vengono appresi mediante la lettura che consente di seguire un proprio percorso e di rileggere magari due volte i passaggi. Qui di seguito una breve sintesi.

Secondo Mattarella l’Italia attrae per il richiamo della sua arte e dei paesaggi, per la sua creatività e per il suo stile di vita. Al contempo il nostro Paese è proteso nel Mediterraneo e posto, per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti.

Gli Italiani sono:

  • sinonimo di sapienza, genio, armonia, umanità;
  • dotati di umanità, di ingegno, di capacità di impresa;
  • dotati di spirito e atteggiamento di reciproca solidarietà;
  • votati all’altruismo e al dovere

I grandi italiani degni di nota sono:

  • Leonardo da Vinci, Raffaello e Dante Alighieri.
  • Una associazione di disabili che mi ha donato per Natale una sedia;
  • i tre vigili del fuoco di Alessandria;
  • il Sindaco di Rocca di Papa, Emanuele Crestini;
  • Papa Francesco;
  • Luca Parmitano – il primo astronauta italiano al comando della stazione spaziale internazionale.

Gli obiettivi sono:

  • ridurre il divario che sta ulteriormente crescendo tra Nord e Sud d’Italia;
  • creare le condizioni che consentano a tutte le risorse di cui disponiamo di emergere e di esprimersi senza ostacoli e difficoltà;
  • combattere i mutamenti climatici;
  • investire molto sui giovani, dando loro fiducia, anche per evitare l’esodo verso l’estero. Diamo loro occasioni di lavoro correttamente retribuito.
  • predisporre nei confronti degli anziani – parte preziosa della società – maggiori cure e attenzioni;
  • favorire il formarsi di nuove famiglie e fornire sostegno alle famiglie il vuol dire fare in modo che possano realizzare i loro progetti di vita. E che i loro valori – il dialogo, il dono di sé, l’aiuto reciproco – si diffondano nell’intera società rafforzandone il senso civico.

I rischi sono:

  • l’uso dei social senza senso civico e della misura;
  • la mancanza di preparazione e competenze che induce a prender posizione ancor prima di informarsi.

Il PdR si propone evidentemente di fare il controcanto del rapporto  annuale del CENSIS e della sua keyword. Nel 2018 la parola d’ordine era “cattiveria” e Mattarella fece un discorso tutto orientato alla “bontà”. Quest’anno è “incertezza” e quindi Mattarella tende a dare una rappresentazione aulica tutta intrisa di luoghi comuni che dovrebbero rappresentare la base della fiducia nelle “magnifiche sorti e progressive” del nostro Paese, dei cittadini e degli ospiti.

Quest’anno Sergio ha gioco facile perché c’è il “suo” governo a cui deve solo limitarsi a lisciare il pelo, mica siamo nel 2018 quando doveva fare il controcanto quotidiano di tutto quello che populisti e sovranisti stavano facendo. E quindi giù con tutto il meglio del buonismo sociale ed ecologista. Non a caso le uniche reprimende sono per i social, terreno invero ostico per i suoi e agevole per gli altri che, quindi, dovrebbero smettere di usarli, e per la mancanza di competenza, sicuramente presente solo nel campo dell’opposizione visto che la maggioranza allinea tutti “quelli bravi”. Ma in fondo sono cose minori, questo per lui è stato un buon anno, i cattivi mandati via ed i buoni riuniti alla Scala che gli battono le mani per quattro minuti (che poi, volendo spaccare il capello proprio in quattro, non sono poi mica tanti).

Il discorso di capodanno è diretto a quei gonzi dei cittadini che, come recita un passaggio dell’augusto, fanno parte di “un’Italia, spesso silenziosa, che non ha mai smesso di darsi da fare”, segno che da qualche parte, forse proprio al Quirinale, esiste qualcun altro, più ciarliero, che ha smesso di fare molto tempo fa, da allora campando sulle spallucce di questi sfigati. E non vorrai mica parlare a queste persone, la cui “mancanza di preparazione e competenze induce a prender posizione ancor prima di informarsi” e che magari, vedendosi preclusi i discorsi a reti unificate, devono pure acconciarsi “all’uso dei social senza senso civico e della misura”, di problemi fuori dalla loro ottica e capacità di comprensione come il fatto che, a differenza del resto d’Europa, non li fanno votare per mantenere in piedi un governo che perde consensi tutti i giorni e che i problemi da affrontare sono dovuti in gran parte anche a politiche poste in essere proprio da questo governo che sono contrarie allo sviluppo economico ed alla creazione di ricchezza.

Mi limito a dire solo una cosa: il buonismo comunitaristico e pauperistico che traspare dalle parole di Mattarella è il principale problema italiano, più ancora e prima ancora della debolezza economica e della vacuità della politica. Possiamo considerarlo il frutto degenerato della cultura catto-comunista che ha ormai preso il sopravvento ma rappresenta il principale ostacolo ad una ripresa del percorso di crescita economica e sociale del Paese. Crescita che per realizzarsi ha bisogno dello scatenamento degli animal spirits degli individui e delle imprese, entità non a caso mai citate nel discorso, in un contesto politico che realmente desideri lo sviluppo economico ed il benessere. Si lavora e si fatica per raggiungere un proprio ideale di vita, non per soddisfare le esigenze senza fine dello stato e di popoli che distano, contemporaneamente, millenni dai nostri livelli di sviluppo e pochi km dai nostri modelli di consumo. Non esiste una sola esperienza nella storia umana di società che si siano sviluppate secondo i canoni politically correct che Mattarella non si stanca mai di predicare. Umanità, solidarietà, generosità, altruismo sono sentimenti meritori che tuttavia dimostrano la loro massima utilità per brevi periodi ed in presenza di eventi catastrofici (guerre, carestie, calamità naturali). Non possono sostituire in alcun modo le quotidiane motivazioni individuali alla sicurezza economica ed al benessere. Anzi, il proporre continuamente questi valori come modelli di comportamento porta solo, come il fallimento del comunismo ha dimostrato, a deprimere volitività, ingegno e spirito d’impresa. Prova ne è che queste qualità sono maturate in un contesto politico che per secoli è stato frammentato e rissoso, agli antipodi di quell’ideale di armonia e condivisione che Mattarella spaccia e promuove. E prova ne è, anche, che i giovani di cui parla il PdR sono oggi i primi a darsela a gambe per inseguire il loro progetto di vita lontano da un contesto in cui avvertono di essere ormai solo chiamati, generosamente ed altruisticamente, a pagare solidalmente per i loro genitori, vecchi e viziati, e per i loro fratellastri abbronzati, giovani ed avidi.

Venti anni fa la retorica dell’impresa e degli imprenditori ha dato una forte scossa al Paese salvandolo dalla deriva catto-comunista che si è invece realizzata nel decennio successivo. Come tutte le cose, anche questa ideologia deteriore avrà una fine. Speriamo di non dover attendere il terzo decennio.

Buon Anno a tutti.

Discussione

2 pensieri su “La banalità di Sergio

  1. 👏👏👏👏
    Discorso in linea con il concerto di Capodanno:
    eliminare a suon di chiacchiere tutto ciò che non è policamente corretto, e il mondo sarà migliore.
    Capito gente? Se vi manca il pane, mangiate i croissant!

    "Mi piace"

    Pubblicato da Graziella | 2 gennaio 2020, 13:27
  2. Chi l’avrebbe detto, sono d’accordo praticamente su tutto, Joe, incredibile. Poteva però aggiungere una cosa che non si può trascurare così, in questo modo, come fatto dalla maggior parte dei media e dico la maggior parte perché magari qualcuno avrà, sommessamente, avanzato qualche sfumatissimo rilievo, una critica sia pur in filigrana, nel caso, m’è sfuggito, ma non credo. La domanda è questa: siccome siamo d’accordo sul fatto che le parole di questo tizio, che pare indossare una sorta di maschera funeraria, siano da considerare sommamente offensive per la parte migliore di questo paese -che esiste, da qualche parte, non tutto è marcio e in decomposizione- perché, mi chiedo, continua a godere di tanta popolarità e, addirittura, stima per il suo operato da garante democratico, alta figura di riferimento -democratico, ça va sans dire- e bla bla bla. Un tizio che infila nel discorso, una dopo l’altra, tutte le “stravaganze interessate” che hanno riempito i giornali negli ultimi mesi senza nemmeno un cenno di approfondimento, uno straccio di analisi o un commento originale. Tutto buttato lì come fossero, appunto, titoli di giornale: i giovani sono sensibili a…il clima è un problema da affrontare subito…i pesci in piazza ci chiedono di…mancavano solo i treni che, quando c’era lui, erano sempre puntuali e, signora mia, non ci sono più le mezze stagioni. Perché, mi chiedo ancora, siamo così assuefatti alle prese in giro e agli insulti continui che ci arrivano da persone -o forse sono fantasmi, ologrammi, proiezioni della nostra cattiva coscienza- che dovrebbero essere da esempio per tutti. Ci insultano, ci insulta, e applaudiamo estasiati, commossi, neanche fosse Gesù Cristo. Perché manchiamo così clamorosamente di autostima e rispetto per noi stessi, perché ci facciamo rappresentare nel mondo da uno che ci mostra la fotina satellitare del bel paese, avuta da un leader straniero, pronunciando parole, frasi da bambino dell’asilo. Forse perché ci considerano degli idioti che, comunque, alla fine si bevono tutto, proprio come quelli che frequentano l’asilo. O forse perché i padroni del vapore sanno come stanno le cose, conoscono la data di scadenza e complottano insieme per tenere su il baraccone finché si può spolpando l’osso fino al penultimo secondo per poi fuggire e mettersi al sicuro in tempo utile. Oppure è che, semplicemente, siamo una manica di ignoranti, e gli ignoranti, si sa, non vanno mai da nessuna parte. Si estinguono. Come sempre, meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine. Sempre.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Ned | 2 gennaio 2020, 23:37

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