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Economia e società, Politica Italia

In fuga

Bendetto XVILE

Pregate per me, perche’ io non fugga, per paura, davanti ai lupi”, chiese Papa Benedetto XVI ai fedeli nel 2009. Forse non pregarono abbastanza, forse nostro Signore era occupato in altre cose, fatto sta che Ratzinger paura la ebbe e scappò. Il 13 febbraio 2013 fece il gran rifiuto e mollò lì il trono di Pietro e 1,3 miliardi di fedeli oggi in mano al delirio di Francesco e dei suoi scagnozzi. Ratzinger non era certo il tipo giusto per fare il Papa: un intellettuale algido, amante del cavillo, sin dall’inizio privo di qualsiasi capacità empatica e comunicativa, si è dimostrato nel corso del tempo anche mancante di leadership e, appunto, di coraggio. Ritiratosi perché “vecchio”, oggi a ben 93 anni prova a redimersi o, forse, solo a soddisfare la sua passione per la dottrina facendo le pulci alle cose che il Papa gaucho dice e fa. Ma anche lì lo coglie il timor di qualcosa che forse, alla fine, Dio non è e, come l’abatino Rivera, tira sempre indietro il piede. È successo anche con il libro scritto a quattro mani con il Cardinale Sarah che poteva essere il preludio di una forte candidatura cattolica al conclave post Bergoglio e che invece ora si è trasformato in uno scandalo che rischia di affossare il presule africano. Escludo che Ratzinger non avesse firmato il libro: non credo esista un editore al mondo che si appresti a pubblicare il libro di un Papa e che non abbia predisposto una copertura legale a prova di bomba. Quindi Benedetto aveva dato l’ok alla pubblicazione e poi, tanto per cambiare, si è tirato indietro. “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, diceva Don Abbondio, ma nessuno certo pensava che il pretino manzoniano potesse fare il Papa. Ratzinger invece l’ha fatto e,  15 anni dopo, possiamo pensare che il conclave che elesse il successore di Woytjla alla fine scelse una figura di compromesso, manipolabile, di cui ben si conoscevano limiti e paure e anche che, forse forse, le dimissioni a metà mandato erano state anche concordate. Preghiamo per Benedetto XVI, non per il coraggio che evidentemente non ha ma perché Iddio lo perdoni per il disastro che ha combinato e per quelli che, inesausto, continua a combinare.

Liliana che non ama

Matteo Salvini ha convocato un convegno con cui ha fatto un altro passo avanti verso la moderazione e l’occidentalizzazione della Lega. Le parole con cui ha pronunciato il ripudio dell’antisemitismo sono importanti perché tracciano un vallo con partiti privi di significato ed importanza politica, come CPI e FN, con i quali veniva spesso accostato e tolgono argomenti agli avversari per continuare a qualificarlo come l’erede di Benito. Per soprammercato ha unificato la condanna dell’antisemitismo con quella dell’antisionismo sparigliando le carte della sinistra che, intrisa di islamismo, Israele non lo può vedere. Aperture di credito anche dalla UCEI che chiede una cesura più netta con la destra estrema ma si ferma lì senza andare a cercare altri peli nell’uovo. Mancava purtroppo Liliana Segre che non odia nessuno, parole sue, ma si vede che manco ha tempo per andare a parlare con quelli che un po’ le stanno sulle palle.

Liliana Segre è una figura evidentemente sopravvalutata. Il profilo su Wikipedia restituisce la figura di una persona che, avviata ai lager a 13 anni, ha evidentemente subito sofferenze inaudite e inumane ma che poi, a differenza di altri, non è riuscita da allora a ricostruirsi una vita normale, riproponendo incessantemente il personaggio della vittima del nazismo, una sorta di Greta che ha trovato altrove la sua ossessione. Il suo profilo è quello del testimone e non certo dell’intellettuale, tutto quello che ha prodotto (in gran parte peraltro con l’ausilio di giornalisti professionisti) è una incessante riproposizione della sua vicenda personale variamente declinata e, francamente, non si vede come abbia realmente “illustrato la Patria (toh, un termine “fascista”, ndr) per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” come richiesto dalla Costituzione più bella del mondo per la nomina allo scranno senatoriale. Sconosciuta al pubblico, la sua nomina da parte di Mattarella, altro vecchio falso buono, fu un tentativo di mettere un po’ di sabbia nel motore del governo giallo-verde da allora in poi chiamato, apoditticamente, a giustificarsi su temi peregrini e fuori dal tempo tirati fuori alla bisogna. La modestia intellettuale della Signora, che parla solo per slogan e luoghi comuni, le ha facilitato il compito di entrare nel presepe delle figurine della sinistra insieme a Greta, la santa pazza, e Carola, la santa sudicia. A differenza di altri suoi contemporanei, come il da poco defunto Pietro Terracina, che avevano anche assunto posizioni eminentemente politiche ma comunque sempre limitate solo al rapporto con il mondo ebraico, la Segre non ha avuto problemi a trasformarsi in una agit prop dell’immigrazionismo succedendo ad una Boldrini ormai sfinita. La vecchina, buonista ma finta buona come il suo mentore, testimone presuntuosa, forse non odia ma non ha avuto certo dubbi ad avallare le  liste di proscrizione, preparate dalla stampa e dalla politica di sinistra, che includevano il leader leghista. Salvini, molto presunto nemico della Segre, l’aveva invitata al convegno con il chiaro intento di redimersi dalle colpe che gli vengono attribuite. Una donna tanto buona, che subito disse che non avrebbe avuto problemi ad incontrarlo, avrebbe colto al volo l’occasione per fare un’opera buona e al tempo stesso mettere un altro scalpo al suo cinturone. Invece ha subito rifiutato l’invito con la puerile scusa (“sono impegnatissima”) che probabilmente usano i suoi nipoti per evitare il pranzo domenicale con la nonna ed i suoi fantasmi e poi, visto il successo dell’iniziativa, ha commentato acida che non si deve mai disgiungere la lotta all’antisemitismo dalla più generale ripulsa del razzismo, così sgravando Salvini dall’accusa di antisemitismo ma al contempo dimostrando che il problema dell’antisemitismo è solo una foglia di fico per coprire un intento diverso che è quello di aggredire chi si oppone all’ondata immigrazionista, ovviamente alzando ancora un po’ l’asticella per continuare ad insultare – a fin di bene, certo – quelli che di sinistra non sono.

Quando ero bambino c’erano i “Ragazzi del ‘99” mandati a morire nelle trincee per consentire all’Omino Mannaro di farci sopra il discorso di capodanno del 2017. Scomparsi per motivi anagrafici e ideologici (in fondo, secondo la vulgata corrente, erano tutti sanguinari imperialisti), sono stati sostituiti per lungo tempo dai partigiani che, ovviamente, sono scomparsi anche loro per motivi naturali: uno che faceva il partigiano nel 1945 sarà nato almeno nel ’25 per cui oggi, alla meglio, ha 95 anni. La loro scomparsa ha trasformato l’ANPI nell’ennesimo caravanserraglio che mischia vicende storiche e moderne facendosi forte di una denominazione del tutto anacronistica ed estendendo la resistenza, a piacere, a tutto quanto non gli garba. La necessità di presentare prove incarnate dell’abominio delle politiche nazi-fasciste e, quindi e per estensione, di quelle leghiste ha quindi indotto a cercare i deportati che, essendo all’epoca più giovani, sono al giorno d’oggi ancora vivi e senzienti. Non tutti hanno abboccato ma Liliana sì e questo la sta screditando e ponendo, mi sembra, in contrasto con la sua stessa comunità che, chiedendo a Salvini di non giustificare l’estrema destra, riconosce implicitamente che lui di estrema destra non è. La morte è una livella e, tempo qualche anno, ci libererà per vie naturali di questi personaggi e della loro ipocrisia ponendo fine, speriamo, ad una vicenda che non è mai finita, che sta strozzando i giorni nostri e che, senza negarla e senza sminuirla, andrebbe, invece, almeno un po’ storicizzata.

Pesciolini di tre giorni

Le Sardine – ragazzi anche loro tanto bravi, buoni ed amorevoli – erano apparse all’improvviso a novembre per contrastare la presenza fisica e mediatica di Salvini che nessuno, a sinistra, sa minimamente come contenere. Essendo apparse dal nulla, era evidente che si trattava di  esperimento di laboratorio che creava un cocktail in cui si trovava un po’ del vecchio spirito rivoluzionario che, dal ’68 in poi fino ai “Girotondi”, al “Popolo Viola” e ai Vaffa Day, aveva indotto a scendere in piazza i nostalgici di una sinistra senza se e senza ma, ma anche un po’ del moderno spirito globalista e politicamente corretto che ha mezzi e competenze per inventare, alla bisogna, delle rivoluzioni colorate. Non ho mai parlato di loro perché mi sembrava che fossero talmente posticce da non valerne la pena. Un movimento che non ha un programma ma solo un nemico, che vuole mettere il bavaglio ai social perché i loro riferimenti non li sanno usare ed i loro nemici invece sì, che gira gira finisce sempre a chiedere più negri per tutti: assolutamente niente di nuovo, anzi il niente e basta. La pochezza si è dimostrata con le festività: arrivati al 23 hanno chiuso bottega, tutti a preparare la Vigila, il pranzo, il cenone ed i saldi. Nel frattempo qualche flop ben nascosto, divisioni, il marketing (quello vero, commerciale) che riappare ovunque. Se erano loro che dovevano fermare Matteo, a sinistra stanno freschi, è come cercare di fermare un gatto lanciandogli manciate di topi. Non sono passati proprio 3 giorni, ma neanche tanti di più.

Discussione

2 pensieri su “In fuga

  1. La Segre, ha l’unica peculiarità di essere effettiva vittima ebrea del nazismo. Attuale, intendo.
    Ad oggi, facendo una ricerca, le vittime ebree di persecuzioni sono praticamente inesistenti.
    Muoiono cristiani, perseguitati perchè cristiani.
    Muoiono i musulmani, perchè palestinesi, i siriani, iracheni ecc…
    Muoiono giornalisti coraggiosi, perche amano la libertà di parola.
    Chi istituisce commissioni per loro? Nessuno, ma per l’antisemitismo…
    Certo, certo! Il passato…!
    E Iroshima? e Nagasaki? qualcuno ricorda, il 6 ei 9 Agosto, gli innumerevoli civili, inceneriti in pochi attimi dal cinismo americano? Noo? E le vittime successive? mentre morivano per le radiazioni, studiate dagli yankee che fingevano di non conoscere le cause di quelle morti, mentre studiavano gli effetti sulle povere e inermi cavie umane?
    E tutti gli altri genocidi? Chi storce il naso contro gli inglesi, per aver cancellato gli aborigeni dall’Australia?
    E chi grida “è ora di chiedere scusa!” per lo sterminio dei nativi americani, trucidati in massa e poi trucidati di nuovo, come cattivi, nei film western?
    Beh! Non si meraviglino, i paladini dell’antisemitismo, se qualcuno non manda, per protesta, la figlia il 27, a ciucciasi il milionesimo pippone di film, dove i poveri ebrei vengono perseguitati. MAI un cenno a tutti gli altri. Perchè?!
    Personalmente ne ho pieni i corbelli di questa ipocrisia.

    Ora l’altro.
    Secondo quel deficente di Sartori o Santori, come diavolo si chiama,
    “è l’ora di finirla di parlare di Bibbiano” (cioè di centinaia di creature e relative famiglie brutalizzate dalle istituzioni, per soldi), per concentrarsi nella caccia dei fascisti su marte.
    Che dire…

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    Pubblicato da Graziella | 20 gennaio 2020, 15:08

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