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Politica Italia

Capitani generosi

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Tabella 1) confronto fra candidati 2014/2020

2014 2020 Delta Ratio 2020/2014
Bonaccini             615.723         1.195.742         580.019 194%
Candidato centrodestra             374.736         1.014.672         639.936 271%
Candidato M5S             167.022               80.823 –         86.199 48%
Altri               97.921               34.260 –         63.661 35%
Totale         1.255.402         2.325.497     1.070.095 185% 

 

Tabella 2) confronto fra partiti 2014/2020

2014 2020 Delta Ratio 2020/2014
PD + Lista Bonaccini             535.109             874.567         339.458 163%
Lega             233.439             690.864         457.425 296%
Forza Italia             100.478               55.317 –         45.161 55%
M5S             159.456             102.595 –         56.861 64%
FdI               23.052             185.796         162.744 806%
Totale         1.051.534         1.909.139         857.605 182% 

Le previsioni erano del tutto diverse ed il fuggi fuggi della settimana prima degli esami dimostrava il terrore che dilagava nella sinistra. Sarebbe stata interessante un’analisi sullo iato che si è rivelato fra gli esiti predetti dai sondaggi (Borgonzoni +3% su Bonaccini) e i risultati effettivi. I campioni stratificati usati per i sondaggi dovrebbero aver colto il cambiamento di opinione degli intervistati ma non hanno certamente colto il cambiamento dei pesi ponderali dei vari sottogruppi che hanno portato a questa differenza. Era già successo con Trump quando i sondaggisti non avevano capito che certe categorie avrebbero partecipato al voto più massicciamente che in passato. Se i sondaggi fossero stati usati solo per fare propaganda, come avvenuto con Trump e con la Brexit, non avrebbero predetto la vittoria, sconvolgente per governo e PD, del centro destra emiliano. Una discussione sarebbe stata interessante ma è del tutto mancata.

I numeri però non mentono mai. Fra il 2014 e il 2020 i votanti alle elezioni regionali sono aumentati dell’85%. Bonaccini ha quasi raddoppiato i suoi consensi (ratio 2020/2014: 194%) ma la Borgonzoni ha quasi triplicato i voti che aveva preso Alan Fabbri (ratio: 271%) mentre il candidato pentastellato ha preso la metà dei voti del suo predecessore: brutto risultato ma enfatizzato dal raddoppio dei votanti. Si sono ridotti ad un terzo gli altri candidati. Ancora più nette le valutazioni sui partiti: il PD sommato alla lista Bonaccini (lo faccio per scrupolo ma non sarebbe forse del tutto giusto perché Bonaccini non ha raccolto con questa lista voti piddini ma voti stellati e di estrema sinistra) aumenta i voti del 63% rispetto al PD solo (nel 2014 non c’erano liste civiche ma apparentamenti con partiti come SEL) mentre la Lega quasi triplica i suoi voti e Fd’I fa il botto ottuplicandoli ma a partire da livelli minimali. In termini aziendali si direbbe che tutti i parametri del centro destra sono “outperform”, nettamente superiori a quelli dei concorrenti e del mercato in generale. Non è bastato ma non è poco.

Quindi Salvini ha perso politicamente perché si era prefisso l’obiettivo della vittoria ma i numeri sono tutti a favore suo, della Lega e del CDX testimoniando per tutti un buono stato di salute. Avere la Lega al 32%, rapportata a Bossi che non è mai riuscito a passare il Rubicone, non è certo una debacle. Però, siccome chi non fa non falla, tutti col ditino alzato a rimproverarlo.

La prima cosa che gli viene addebitata: ha “nazionalizzato” il voto mentre avrebbe dovuto lasciarlo sul versante amministrativo. Premesso che le regionali sono un coacervo inestricabile di pulsioni nazionali e locali in cui le preferenze tirano i voti e che Bonaccini lo ha talmente capito da essersi fatto sostenere da ben 5 liste civiche alla moda del sud, come si concilia questa affermazione con il rilievo che viene dato al ruolo delle “Sardine” che non hanno espresso una proposta amministrativa che è una (invero, neanche una proposta di altro genere) e che hanno impostato la loro azione solo sul contrasto fisico e mediatico a Salvini? Non hanno, forse, nazionalizzato anche loro la tenzone? E una volta che il voto si è nazionalizzato, il collasso del M5S, così come la corsa al voto, non sono da leggersi in funzione di sostegno al governo nazionale? La verità è che se ci si fosse limitati a temi regionali il CSX avrebbe vinto agevolmente forte di 75 anni di “sistema” che avrebbe stritolato una fica fredda venuta dal nulla.

Secondo: Salvini non ha dato spazio alla Borgonzoni il che equivale a dire che le ha fatto perdere quei sette punti con cui avrebbe vinto. Quindi il CDX avrebbe fatto meglio se avesse lasciato la candidata libera di esporre le sue idee innovative su temi quali, che so, le politiche per lo sviluppo del turismo termale o la tutela delle aree umide delle paludi ferraresi? Non viene a nessuno il dubbio che una Borgonzoni privata del guinzaglio avrebbe invece perso, come nel 2014, di venti punti? Nessuno se la fila e nel 2025 sarà già sparita: il suo ruolo, anche in caso di vittoria, era solo quello di segnaposto in una tenzone che era puramente politica e che in questi termini ha avuto il suo svolgimento ed esito.

Terzo: Salvini ha personalizzato la campagna elettorale togliendo spazio agli alleati. Giriamola all’incontrario: Salvini ha fatto 300 eventi, quanti ne hanno fatti Meloni e Berlusconi? Diciamo due o tre? Non c’era verso di impegnarsi un po’ di più, specie Berlusconi il cui partito ha dimezzato i voti mentre il mercato quasi raddoppiava? Non è forse da lì che si sono persi quei punti che potevano rendere più ravvicinato il confronto?

Quarto: Salvini spaventa il centro. Ok, questo è evidentemente il limite del personaggio. Ma se il marketing politico gli ha dato il ruolo di bau bau è evidente che difficilmente diventerà credibile per un elettorato moderato, lo si vede con Renzi che dopo essersi presentato come moderato, dopo aver governato da estremista, adesso vorrebbe rassicurare anche lui, di nuovo, il ceto medio che ha tassato e negrizzato. E d’altro canto, un Salvini che si rifugiasse nel tiki taka del politicamente corretto quanti voti guadagnerebbe a fronte di quelli scorretti che perderebbe? Qui caso mai il problema è diverso: nessun singolo uomo politico può coprire un arco politico così ampio, è necessaria una varietà di posizioni che può essere incarnata solo da diverse forze politiche e da diversi esponenti. Ma, nel caso specifico, il centro non avrebbe dovuto essere presidiato da FI che invece è passata armi e bagagli con il nemico? E si ha il coraggio di criticare chi il suo compito lo ha fatto più che bene?

Delle undici elezioni regionali vinte negli ultimi anni, abbiamo questa situazione:

Abruzzo Marco Marsilio Fratelli d’Italia
Basilicata Vito Bardi Forza Italia
Calabria Jole Santelli Forza Italia
Friuli VG Massimiliano Fedriga Lega
Liguria Giovanni Toti Forza Italia
Lombardia Attilio Fontana Lega
Molise Donato Toma Forza Italia
Piemonte Alberto Cirio Forza Italia
Sardegna Christian Solinas PSd’Az
Umbria Donatella Teseu Lega
Prov. Di Trento Maurizio Fugatti Lega

Quindi abbiamo cinque presidenti per Forza Italia (con il 5% dei voti), quattro alla Lega, uno a Fd’I e uno ai sardisti. Molte di queste vittorie sono venute sull’onda della crescita della Lega e di Salvini e non mi sembra che il leader leghista abbia mancato di acume tattico (lasciando molte presidenze a chi aveva candidati e relazioni sul territorio), né di generosità. Adesso il problema si ripropone per le prossime regionali: tolto il Veneto che fa da sé, dove si può vincere (Marche, Liguria, Campania, Puglia) il candidato deve essere degli altri, dove si perderà (Toscana) deve essere leghista. Però per vincere il Capitano dovrà rifare le sue sette fatiche comiziando per ogni dove mentre la Meloni ficheggia e Berlusconi boccheggia.

A me sembra che Salvini sia un personaggio con molti limiti ma con un forte tratto di generosità, umana e politica, e di genuinità, soprattutto nel rapporto con le persone, unica cosa che può spiegare uscite strane come quella del citofono. Ma in questo rapporto rischia di finire becco e bastonato: si prende tutti i rischi della situazione, perché la prima volta che perde tutti gli saltano addosso e gli avversari si ringalluzziscono, e se vince i benefit vanno ad altri.

Non mi sono mai tanto appassionato alle elezioni regionali e già in passato la mia opinione era di lasciar perdere anche perché più si scende e più si rischia di trovarsi a contatto con situazioni e persone “particolari” che non si ha modo di selezionare. L’Emilia era senza dubbio differente ma a maggio potrebbe essere proprio il caso di prendersi un po’ di riposo: la Meloni è fra le 20 persone più influenti dell’anno? Si attrezzi per girare Marche e Puglia ed “influenzi” gli elettori locali. Senza i moderati non si vince? Berlusconi si attrezzi con un camper medico e “moderi” la Campania. Caso mai un po’ ci si può spendere per Toti che comunque può vincere anche da sé.

In Toscana, Matteo, non venire. I Toscani sono molto meno soddisfatti degli emiliani e vanno a farsi le analisi a Faenza. In più qui c’è Renzi senza il quale non vinci ma con il quale puoi anche perdere. La Toscana era una regione elettoralmente più favorevole dell’Emilia e qui si sarebbe potuto vincere a condizione che: 1) si fosse vinto in Emilia o 2) si fosse lasciato perdere l’Emilia. Come nel tennis, quello che ottieni dipende dalle tue capacità ma anche dal tuo avversario: se ha paura si ritirerà in fondo lasciando campo aperto, altrimenti sarà il contrario. Adesso, dopo l’Emilia, loro non hanno più paura e hanno branchi di pesci pronti a movimentarsi. In più, lo vedo dalle chat, il M5S locale si era già schierato con Bonaccini, figuriamoci con Giani. Quindi rifacendo in Toscana quello che hai fatto in Emilia rischieresti di acquisire il titolo di “perdente” che non fa bene a nessuno. Un turno di riposo ci vuole. Se poi si vuole focalizzarsi sulle regioni, occorrono tempi lunghi, metodo ed organizzazione per selezionare-formare-promuovere candidati veri e radicati. Antonfrancesco Vivarelli Colonna sarà sicuramente una degna persona ma nella Toscana dei campanili nessuno, tantomeno a Firenze che fra città ed hinterland conta 1 milione di abitanti, voterà il sindaco di una cittadina maremmana. Ed uno con due nomi e due cognomi difficilmente risulterà credibile per gli abitanti delle periferie negrizzate, islamizzate ed incacchiate. Susanna Ceccardi è un’altra fica fredda, oltretutto pisana. In tre mesi non si crea un candidato credibile ed esporti per loro comporta un rischio troppo alto. Sarà per il 2025.

Il tempo, in fondo, sistema tutto. Sono 23 mesi, dal 4 marzo 2018, che Salvini imperversa e niente di decisivo è ancora successo né, suppongo, succederà nei prossimi due/tre anni. Tutte le elezioni sono diventate un redde rationem, uno scontro all’ultimo sangue fra Matteo ed il resto del mondo. Per adesso è andata abbastanza bene: la Lega stazione attorno al 32/33%, quasi ai livelli delle europee. Ma il “sistema” ha risorse, uomini, cultura, idee, capacità operativa, media. Soprattutto ha tempo: per progetti epocali (il meticciamento, la distruzione ambientalista, la perdita di sovranità) due/tre anni di ritardo causati da imprevisti come la nascita di un partito antagonista sono ammissibili e gestibili ed alcuni progetti sembrano essere riemersi addirittura dalle macerie tedesche della IIGM. Quanto potrà durare ancora? Sarebbe il momento di prendere un po’ di fiato, concentrarsi sulle cose importanti, diversificare la proposta politica, cercare di creare alleanze, strutturare il partito evitando gli errori del M5S che è passato dai “magnifici ragazzi” agli infiltrati poltronisti. Prendersi un po’ di tempo per riflettere è forse più importante che vincere l’ennesima regione.

Discussione

Un pensiero su “Capitani generosi

  1. “…che avrebbe stritolato una fica fredda venuta dal nulla”. Complimenti per l’eleganza e il rispetto che dimostra per la signora…
    “…nessuno se la fila e nel 2025 sarà già sparita: il suo ruolo, anche in caso di vittoria, era solo quello di segnaposto..” Di nuovo elegantissimo, un uomo d’altri tempi, ma non è questo il punto, che è un altro: le bandierine…siamo alle bandierine da apporre sulle contrade conquistate? Conta solo la propaganda e vincere? Del governo quotidiano di un territorio con tutti i suoi impicci quotidiani chissenefrega? Non è una novità, non siamo sorpresi e non c’era nemmeno bisogno di esplicitarlo ma allora è giusto che quel tizio abbia perso. Chi intende la politica solo come propaganda h24, chi intende la politica non come servizio agli italiani ma come corrida permanente (non che gli altri siano meglio, eh) che ha come fine ultimo e unico la vittoria e basta perché governare è difficile, non diverte e soprattutto comporta delle decisioni e decidere è divisivo, crea dei nemici e nessuno vuole dei nemici, beh, allora merita di perdere, ha meritato di perdere, altro che commentare le critiche. Salvini è unfit, interpreta i disagi di tanta gente ma non è attrezzato per governare, non è il suo mestiere, non lo sa fare in prima persona e nemmeno da ispiratore di altri, e se il cielo ci aiuta non arriverà a governare nemmeno domani.
    Ps il “mio” partito, nella mia Emilia, ha preso circa un punto e mezzo percento. Il partito della scheda annullata. Chi ha orecchi per intendere…

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    Pubblicato da Ned | 5 febbraio 2020, 22:02

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