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Economia e società, Politica Italia

Lesa Liliana

download Verso l’insegnante della scuola media Mazzanti che in classe avrebbe definito Liliana Segre una donna in cerca di pubblicità chiediamo di assumere provvedimenti idonei e proporzionati alla gravità del fatto: la richiesta è chiara e netta. Chiediamo ci sia severità”, perché “il fatto non si può lasciar correre”. Lo sottolinea il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che in mattinata è andato  all’istituto dove ha incontrato gli studenti e il corpo docente. Nardella, nello specifico, rimette la decisione all’ufficio scolastico regionale, ma aggiunge: “Questa mattina ho parlato con la viceministra Anna Ascani che mi ha assicurato che il ministero dell’Istruzione sta seguendo questa vicenda con grande attenzione. Mi ha anche confermato che ci sono dei contatti in corso con l’ufficio toscano” per una “reazione pronta ed efficace”. Il primo cittadino, quindi, ribadisce la necessita’ di non sottovalutare questi episodi: “Faremmo un errore gravissimo, soprattutto quando avvengono nelle scuole. E’ proprio da questi germi che possono nascere comportamenti e situazioni ancora piu’ gravi”, per questo “bisogna intervenire immediatamente”. Toni fortissimi, assoluti, impietosi, degni evidentemente di comportamenti che ci riportano al “colpirne uno per educarne cento” del Grande Timoniere.

Qual è stata la colpa della povera collega? Apologia del nazismo? Saluto romano all’entrata in classe? Eia Eia Eia Alalà? Macchè, la poveretta rispose così: «Liliana Segre non la sopporto. E anche voi, ragazzi, non vi fate fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità”. “Anche mio nonno è stato in un campo di concentramento – avrebbe proseguito la docente stando alle testimonianze dei ragazzi – ma non è certo andato in giro a dirlo a tutti”.

Quindi la collega non ha esaltato la Shoa, non l’ha neanche negata né ha negato la veridicità della drammatica esperienza della Segre. Ha semplicemente espresso un dubbio non sulla persona ma sul comportamento, analogamente a quanto ci insegnano i manuali pedagogici, un parere etico-estetico sul suo comportamento, ulteriormente suffragato da un paragone con il di lei nonno che, deportato come molti altri, ha a un certo punto storicizzato la sua esperienza e proseguito il corso della sua vita, cosa che evidentemente Liliana non è riuscita a fare.

Del resto la stessa ANPI calcola in 23.826 i deportati italiani in lager nazisti ed è di tutta evidenza che molti di questi non hanno scelto la strada della testimonianza continua. Quello che sarebbe stato mio suocero, non fosse morto anzitempo per cause naturali, tuttora ricordo quasi mitologico del villaggio appenninico in cui era nato, deportato dai tedeschi dopo l’8 settembre, fuggito dal lager, scoperto, nascosto e salvato da un contadino tedesco con cui condivideva, si vede, l’ancestrale e muta solidarietà rurale, aveva sempre nascosto anche ai familiari le ferite fisiche e psicologiche di quell’esperienza drammatica. La memoria è un dovere, la testimonianza, specie quella ostentata, reiterata, continua, forse no.

Memore delle deliberazioni di solidarietà rese dai collegi dei docenti alla collega palermitana che a maggio aveva lasciato i ragazzi liberi di fare paragoni insostenibili fra decreti Salvini e leggi razziali, la conterranea avrà senza dubbio ricevuto solidarietà dal DS e dai colleghi. Certo, come no: “A partire da domani non deve presentarsi a scuola la professoressa di inglese di Firenze che nei giorni scorsi ha detto in classe che Liliana Segre  starebbe cercandosi pubblicità con le sue iniziative per far conoscere la Shoah. Lo ha comunicato via e-mail alla docente il preside della scuola media Mazzanti il quale domani, inoltre, andrà all’ufficio legale dell’ufficio scolastico regionale (ex provveditorato) per istruire una pratica di ‘sospensione urgente’ dal ruolo della medesima docente”.

Mentre «I sottoscritti docenti dell’istituto comprensivo Santa Maria a Coverciano (i suoi colleghi, ndr) esprimono la loro totale ed estremamente indignata distanza dalle parole espresse da un’insegnante della scuola secondaria di primo grado Mazzanti con le con le quali ha definito la senatrice Liliana Segre ’persona troppo mediatica’». La scuola si «dissocia da quanto avvenuto» e riportato proprio dalla nostra testata, che per prima ha dato notizia della vergognosa vicenda. «Ci sentiamo offesi e non ammettiamo alcuna giustificazione rispetto a quanto detto dalla collega», prosegue il documento, che si conclude sollecitando la dirigenza affinché «vengano prese tutte le misure possibili per sanzionare questo tipo di intervento».”

Cinque anni fa, entrando a scuola da un’esperienza di vita reale lunga 25 anni, mi stupii non poco della foga con cui il sistema scolastico si impegnava nella promozione e difesa della Costituzione, fenomeno oltretutto abbastanza assente nella scuola che avevo lasciato all’inizio degli anni ’80. Mai mi era venuto in mente che il primo compito quotidiano di una persona adulta, nel 2015, fosse quello di “combattere il nazifascismo”. Questo impeto ideologico si stempera spesso nei rapporti personali e alla fine anche io, pur evidenziando anche al Preside le contraddizioni della mozione a sostegno della collega siciliana e le cagate sesquipedali che la poverina, del resto digiuna di diritto costituzionale, insegna ai suoi ragazzi, magari solo per quieto vivere, avevo firmato la petizione solidale che, pensavo, esprimesse un principio valido erga omnes. Mi sarebbe piaciuto quindi che qualcosa del genere fosse stato fatto, per par condicio, per l’altra collega fiorentina o per il docente di Civitanova che si è opposto alla rituale concione dell’ANPI addirittura sui processi a fascisti e collaborazionisti, tema talmente peregrino e straniante da non far capire se si tratta di rievocare il passato o di annunciare il futuro. Fatto sta che evidentemente la scuola (o forse solo quelli che a scuola si muovono di più) vede la “Costituzione” in termini unilaterali e che la paura del fascismo si accompagna alla repressione preventiva di coloro che, apoditticamente, di fascismo sono accusati in un clima di “dissociazioni” e “condanne” che ci riportano a epoche e luoghi non invidiabili. E la reazione è quella più banalmente brutale e mortificante: sospensione, licenziamento, riduzione dello stipendio di gente che campa con 1.500 euro. Bocciato dalla storia, autore di crimini che anche il parlamento europeo ha ormai posto al pari di quelli nazi-fascisti, il comunismo si è realizzato nella sua più pura forma totalitaria in un contesto del tutto imprevisto ed imprevedibile: la scuola italiana. Che poi questo sforzo “antifascista” di accompagni al decadimento delle sue funzioni e dei suoi risultati magari non deve più di tanto sorprendere.

Discussione

5 pensieri su “Lesa Liliana

  1. Parafrasando, si potrebbe dire che il politicamente corretto sia l’ultimo rifugio dei vigliacchi, ma non basterebbe. Se la scuola è diventata quella che è, un disastro, come il paese, del resto, ci sono colpe vecchie che riguardano tutti gli schieramenti. Tutti. In un paese dove sono state messe al bando autorità, rispetto delle regole, senso dello Stato e di responsabilità e dove tutti se ne sono bellamente fregati di tutto lasciando che l’istituzione scuola diventasse un campo di battaglia per una politica da quattro soldi oggi si raccolgono i frutti, questi:

    https://it.businessinsider.com/questa-lettera-della-provincia-di-vibo-valentia-al-preside-di-un-liceo-classico-e-latto-di-resa-dello-stato-sulla-scuola-pubblica/

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    Pubblicato da Ned | 11 febbraio 2020, 20:46
  2. Non capisco se è un disegno pianificato o il frutto di follia collettivo-compulsiva; forse entrambi.
    Alain Soral viene condannato ad un anno di prigione per aver pubblicato una vigetta (una vignetta!!!) ironizzante la macchina da soldi dietro la Shoah; nello stesso Paese, pubblicate senza problemi vignette con cristi sodomiti e crocifissi con testa di somaro, ma anche ironizzanti i morti terremotati del centro Italia.

    Tra poco sarà vietato osare una critica contro i sionisti e Israele, ma contro l’Italia e gli italiani, crukki e francesi potranno continuare a lanciare offese incivili e pubblicare copertine infamanti.

    Allo stadio, mai si è preso un serio provvedimento contro le vere e proprie guerre (in)civili delle tifoserie, che hanno nel tempo: devastato stadi, città, causato feriti e morti tra gli agenti di polizia e costi elevatissimi per i contribuenti; ora, visto che qualcuno ha osato fischiare contro un giocatore negro, non è esagerato pensare di controllare gli stadi con rilevatori facciali, onde evitare queste “intollerabili espressioni di odio”.

    Si sta preparando una legge (un’altra!!!) per tutelare gay e &$£@°§ (scusate, non ricordo la formula matematica comprendente tutte le creatività sessuali!!), ma nessuno pensa di tutelare i nascituri, progettati a tavolino per gratificare l’egoismo degli stessi, stappati dal grembo materno per crescere con ricchi invertiti.

    Vogliamo togliere i crocifissi dalle aule e i presepi dalle scuole, per non urtare la sensibilità dei tagliagole, ma va benissimo trasmettere serial TV con un Cristo gay.

    Mi viene da piangere. Forse l’estinsione ce la meritiamo, esendoci noi stessi passivamente rasseganti al disegno di quella minoranza bianca, apolide e tutelatissima, che vede nella civiltà occidentale, da sempre, un ostacolo.
    Parlo dei super ricchi, naturalmente.

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    Pubblicato da Graziella | 12 febbraio 2020, 11:09
  3. Ehi Joe, che ne pensi della Alexandra Ocasio Cortez italiana, ovvero la nuova stella della sinistra-sinistra, la paladina dell’immigrazionismo spinto, la donna dal cognome… straniero che “ha amato molti uomini e molte donne” e che i media ci presentano come una bravissima, eccezionale, insostibuibile politica per cui tutti quanti dovremmo votare? Sarebbe bello un tuo post

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    Pubblicato da Capitan America | 16 febbraio 2020, 21:57
    • Capt, Joe dirà la sua, e cioè che non gli piace, come pare non piaccia a te e nemmeno a me ma, tant’è, trattasi dello spirito del tempo che prevede come unica moneta spendibile per la politica comiziante in questo paese finito e sconfitto i diritti di qualche minoranza non i conti, che non interessano a nessuno, nemmeno al suo parigrado leghista che, provocato da AOC sul suo core argument, sa solo balbettare. Le due facce di una medaglia da buttare.

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      Pubblicato da Ned | 17 febbraio 2020, 20:37

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