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Economia e società, Politicamente scorretto

Zak!

download (4) Patrick George Zaki Souleiman è un buffo bamboccione egiziano, presumibilmente omosessuale (il che, di questi tempi di grandi aperture e di garanzie giuridiche che sfiorano il privilegio, non è certo un vizio ma, sinceramente, nemmeno un particolare merito) che, dopo una laurea in qualche università del suo paese, ha pensato bene di venire a fare il suo Erasmus in Italia per approfondire le sue passioni politiche ed esistenziali. La dotta e rossa Bologna non ha indugiato nemmeno un attimo ad accogliere con entusiasmo  un così esimio intellettuale, molto interessato alle questioni di gender ed appassionato all’epopea di Giulio Regeni. Ingenuo ragazzone, ha pensato poi di tornare tranquillamente a trovare mammà venendo subito arrestato con accuse tanto roboanti (rovesciamento del regime al potere, reato per il quale la pena, secondo la legge, è il carcere a vita) quanto palesemente inadeguate rispetto ad un personaggio evidentemente più portato per la movida che per la politica.

Zaki soggiorna adesso nelle carceri patrie per almeno 15 giorni reiterabili fino a due anni e, forse, fino all’ergastolo. Ora, non è che la legge egizia sia delle più gentili ma alla fin fine questo ragazzotto è persona del luogo, conosce il diritto e la politica locali, dovrebbe capire che certe cose, in un certo contesto storico, non si possono fare e che, se si fanno, è meglio far venire i genitori a Bologna piuttosto che andare a casina sua a trovarli. Invece lui, come tanti altri ragazzi di tutte le etnie, novello Forrest Gump, entra stralunato nella tana del lupo perché pretende di attraversare il mondo ed il tempo immerso nella sua inconsapevolezza, nel suo narcisismo solipsista, nella sua utopistica visione di un inarrestabile egocentrismo nutrito di passioni e diritti presunti inviolabili, nella sua confusione mentale di buone cause e di buone persone sempre vincitrici. Quando poi la realtà dei fatti si incarica di chiarire che i sogni e le illusioni sono, per l’appunto, tali, la reazione non è una responsabile, “maschia” e adulta presa di coscienza che possa fluire verso un passo indietro o, al contrario, verso un atteggiamento oppositivo più strutturato e maturo che rivendichi la gravitas e la giustezza di quanto detto e fatto, macchè. La reazione, per invero degli altri più che sua, è solo un vittimismo isterico che ricalca i toni grotteschi della “lesa maestà” per avere osato, il SUO stato, applicare la legge, quantunque severa e forse ingiusta, ad un vitellone che si pretende invece avesse tutto il diritto di perseguire sogni e fantasie al di fuori di qualsiasi ragionevole valutazione del contesto.

Appena arrestato e messo in isolamento, sono apparse sulla stampa di qualità (perché libera non ha più, neanche lei, il coraggio di chiamarsi) notizie allarmate ed allarmistiche circa il destino del nostro fluido eroe, gettato per certo in una gattabuia segreta ed oscura dove, privato di contatti con chicchessia, veniva torturato con scosse elettriche (che, nelle ricostruzioni, andavano dal lieve al fortissimo) per strappargli informazioni sui suoi rapporti con la madre di Giulio Regeni. Un feuilleton strappacore completo di tutti dettagli ma carente di una premessa: se il ragazzo era tenuto isolato da cattivissimi aguzzini, chi aveva passato alle ONG, Amnesty in testa, tutte queste minuziose informazioni? E poi cos’è questa fissazione SM per le torture sistematicamente applicate a tutti i nostri eroi, compresi i migranti dalla Libia, sempre soggetti a violenze, torture, stupri, detenzione in condizioni inumane, unico esempio storico di cliente vessato dai suoi service provider?

Il fato cinico e baro si è divertito a dare a Zaki il ruolo inusitato della vittima che smentisce i suoi protettori. Avendo avuto un minuto uno di tempo per comunicare, il buon figlio di mamma ci ha tenuto a rassicurare parenti e amici che tutto andava bene e quindi a smentire, ipso facto, le truculente ricostruzioni che lo volevano residente a tempo indeterminato in una camera di tortura sempre all’opera.

Mentre il governo italiano ben si guardava dal farsi di nuovo coinvolgere in un caso truculento che fortunatamente non riguarda un cittadino del mondo, certo, ma non italiano (eh sì, nel mondo reale le frontiere contano ancora un po’), decadeva  improvvisamente tutta l’attenzione della stampa verso un bamboccio che non aveva manco saputo recitare la parte che gli avevano assegnato a sua insaputa. Vediamo quindi che le fake news (tema peraltro un po’ sbiadito) sono sempre più appannaggio dei cultori della verità, non a caso in crollo verticale di vendite, mentre un paio di domande non peregrine possono essere poste:

  • Davvero la mission dello stato italiano è quella di perseguire la giustizia su questa terra a vantaggio di chiunque non sia italiano, sia esso un migrante o uno studente straniero, indipendentemente da una visione concreta degli interessi nazionali/prioritari/generali/collettivi che dir si voglia?
  • E, più in generale, è accettabile la cultura dei diritti umani che fa sì che gli stati, e quindi le collettività che li esprimono, siano chiamati ad abiurare a propri interessi e principi e valori per correre dietro alle follie di persone invase da una visione irenica e favolistica della realtà, delle persone, dei rapporti, dovendo tirarli fuori dai casini in cui si infilano a prezzo di interessi di rilevanza generale?

Questa cultura individualista dei “diritti”, che fa il paio con quella liberale dell’economia, rende ogni individuo, anche il più insignificante, uno “stato individuale” le cui prerogative assolute devono essere tutelate anche a danno di quelle della gran massa di individui che formano lo stesso stato chiamato a tutelarle, con un’inversione delle priorità tanto curiosa quanto priva di precedenti nella storia umana, ulteriore tassello di un mosaico volto a ridurre il ruolo e l’influenza degli stati in una realtà globalizzata fatta di singoli individui prepotenti, forti con i deboli e al contempo deboli verso i poteri forti che questo progetto gestiscono. Una riflessione potrebbe essere opportuna.

Del resto questa visione atomistica della realtà sociale è scientamente propalata dai media. Mi sono permesso di contare alcuni articoli presenti sul sito del Corriere della Sera il 14 e 16 febbraio:

14 febbraio, servizi su:

  1. Nicolò, il ragazzo con la febbre che non si riusciva a far tornare in aereo;
  2. Daniel, ragazzo redento;
  3. Ingrid, Donna messicana uccisa dal marito;
  4. Daniele Bortuzzo, nuotatore reso paraplegico da un rapinatore ormai anni fa;
  5. Elly Schlein, vicepresidente lesbica dell’Emilia Romagna, sardina della prima ora;

16 febbraio, servizi su:

  1. Ancora Nicolò con l’influenza;
  2. Sergio Ramelli, “fascista” ucciso nel 1975 a 18 anni;
  3. ancora Daniele Bortuzzo;
  4. Steven, 24nne malato di tumore;
  5. Achille Lauro, “cantante” “fluido”;
  6. Famiglia sfrattata perché troppo povera per le case popolari (?);
  7. Lorenzo, morto di anoressia;
  8. Madelin, uccisa da pirata della strada.

Ora, sbaglio io se dico queste persone appaiono sugli organi di stampa senza alcun motivo che possa realmente essere di pubblico interesse? Alla meglio, sono state soltanto oggetto di violenze o sfortune varie, eventi così lontani nel tempo e nello spazio la cui narrazione dubito giustifichi l’abbonamento al primo quotidiano italiano. In taluni casi sono presenti sul quotidiano solo in quanto tali, soprattutto perché “fluidi” sessualmente.  Su questi quotidiani solo “sguardo corto”, solo storie pretese educative, solo individui “particolari”, mai la storia di uno “normale”, mai un’analisi generale, mai un reportage su un tema di interesse generale. Alla fin fine la stampa nazionale non informa, non commenta, pretende solo di insegnare. Non è più fonte di notizie, di analisi e opinioni ma fa semplicemente da cassa di risonanza per “tipi umani” che si vogliono degni di rappresentazione, a mo’ di esempio o monito, e per storie individuali “educative”, e nel fare ciò amplifica in un circolo vizioso senza fine una percezione di sé del tutto autoreferenziale, irenica e decontestualizzata.  E questa percezione è rafforzata anche da altre forme di comunicazione, tipo il teppista che non perde un secondo nel fare il classico murales che si presta all’occasione e che viene rilanciato a sua volta dalla solita stampa di qualità, in una posa che qualifica anche Giulio del “meritorio” titolo di frocio: chissà se era vero e chissà come fanno a ideare e gestire forme di comunicazione così raffinate e pervasive, mah.

Poi capita che qualcuno più sempliciotto, che crede davvero che questa narrazione sia sempre ed ovunque realtà, si sbagli e allora Zak!: finisce in gattabuia. Come che sia, anche Zaki adesso è diventato un maitre de vie le cui vicende, in parte vere, in parte romanzate come nei libri di Liala, ci perseguiteranno sulle colonne del gran giornale.

Ora devo andare, continuo nei prossimi giorni.

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