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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

Cina vicina

prato-propaganda-672x372La gestione della crisi di coronavirus in Italia non può prescindere da un dato di fatto oggettivo: il nostro Paese ospita ormai da decenni un’imponente colonia cinese, la più grande d’Europa, che sfiora le 300.000 unità e che si concentra principalmente in alcune zone della Lombardia, Milano compresa, e della Toscana. A Prato, in particolare, la popolazione cinese ha iniziato ad immigrare alla fine degli anni ’80 trasformando la città laniera in una vera realtà multiculturale con luci ed ombre. I cinesi di Prato hanno costituito una realtà autonoma e chiusa, molto strutturata ed organizzata al proprio interno, con pochi punti di contatto con gli autoctoni. I cinesi hanno rinunciato ad esercitare qualsiasi presenza pubblica in campo politico, associativo e religioso ritagliandosi (in cambio?) totale autonomia economica ed imprenditoriale. È una comunità che svolge estese attività illecite (prostituzione, gioco d’azzardo, presumibilmente droga, sicuramente lavoro nero ed evasione fiscale, forse estorsione e addirittura sequestri di persona), apparentemente del tutto conosciute e tollerate dalle autorità italiane, ma solo al proprio interno mentre non si hanno notizie di atti violenti verso gli italiani. Non esiste alcuna forma di integrazione fra le due comunità (matrimoni, amicizie, associazionismo) che si lambiscono solo in ambito lavorativo e abitativo mentre, non avendo notizia di funerali e sepolture, è ormai diffusa la leggenda dell’immortalità dei cinesi. La grande autodisciplina dimostrata nell’arco di tre decenni conferma, forse, la cosa strana che anni addietro mi fu detta da un importante mediatore d’affari col governo cinese secondo il quale l’immigrazione cinese in Italia era coordinata dall’esercito e molti degli immigrati erano militari. Senza dubbio un fenomeno così eclatante nelle sue manifestazioni e fortemente opaco non poteva e non può non essere concordato a livello politico.

Ciò detto, nel momento in cui a gennaio emerse il problema dell’epidemia, un atteggiamento razionale sarebbe stato quello di rifuggire i due estremi del buonismo sciocco e del cattivismo stolto. Perché se da un lato era chiaro che l’epicentro della malattia era in Cina e che quindi si sarebbero dovuti approntare tutti i controlli del caso per mitigare l’importazione del morbo per il tramite di tutti i viaggiatori (cinesi ed italiani), dall’altro era anche chiaro che il respingimento di gente che magari a Prato c’era nata e che lì aveva casa, lavoro, scuola era cosa nemmeno da dire, anche perché se la malattia dilaga in Cina ciò non significa assolutamente che i cinesi ne sono responsabili essendo loro le prime vittime. La strada giusta sarebbe stata quella di identificare il più possibile le persone (tutte: europee, italiane e cinesi) di ritorno dalla Cina e di sottoporle a misure precauzionali adeguate. La trasversalità di queste misure avrebbe evitato sin dall’inizio i dubbi e le accuse razziste sporadicamente rivolte ai cinesi mentre la loro autodisciplina, in un rapporto corretto e dialogante, avrebbe aiutato il compimento di queste attività. Del resto gli italiani di rientro dalla Cina, ancorchè già analizzati e riscontrati sani, sono regolarmente sottoposti a misure di quarantena e Nicolò, per due linee di febbre, è stato trasportato in una specie di sarcofago isolante. Niente di razzista nel proporre queste misure anche per i cinesi, specie per i bambini più esposti a malattie infettive. Se ben gestita, sarebbe stata una misura tale da rafforzare l’integrazione e dissolvere eventuali fantasmi razzisti. Invece, visto che le cose giuste le dicevano i governatori leghisti, si è preferito buttarla in caciara e fare il solito polpettone antifa che prescindeva dal fatto che il contagio da virus ha impatti molto più rapidi ed evidenti di quello da esoculture.

Porre in essere misure di controllo e contenimento imponeva la profilazione dei viaggiatori e quindi andava ad impattare sui grandi miti ideologici della sinistra italiana di cui il governo è succube: l’antirazzismo, già fortemente colpito dalla scoperta che la popolazione asiatica è fisiologicamente più esposta al virus il che conferma che qualche differenza di fondo fra popolazioni esiste davvero; l’immigrazionismo, atteso che il passo logico successivo sarebbe stato quello di sequestrare in quarantena anche i migranti che magari un dottore in vita sua non l’hanno mai visto; l’europeismo di cui Schengen è il vessillo. Affrontare razionalmente questo problema avrebbe potuto evidenziare l’irrazionalità dei comportamenti in altri campi. Quindi il governo ha agito solo secondo canoni di sudditanza politica verso la dirigenza cinese e di conformismo ideologico politicamente corretto. Le cose giuste chieste da Fontana e Zaia non sono state fatte e l’Italia è adesso un lazzaretto.

Un grave errore del governo italiano è stato di bloccare i voli da e per la Cina perché ciò avrebbe consentito di identificare le persone, controllarle e magari disporre misure precauzionali. Questa decisione ha imposto ai sino-italiani di rientrare a casa loro con giri lunghi e tappe intermedie in paesi stranieri che non avevano alcun motivo di bloccare passeggeri in mero transito aeroportuale. È stato completamente ignorato il monito del virologo Roberto Burioni, in passato eroe dei SI VAX, che sin dal 25 gennaio aveva lanciato l’allarme chiedendo un isolamento preventivo per tutti, italiani, cinesi o di altre nazionalità in arrivo dalle zone infette. Mappare il rientro di gente passante indifferentemente da Mosca, Londra o Berlino era di per sé difficile anche perché una volta rientrati in UE il ritorno in Italia avveniva secondo le regole di Schengen e quindi senza ulteriori controlli. Per soprammercato, il governo manco ci ha pensato a porre in essere un reale meccanismo di monitoraggio, vuoi per difficoltà organizzative, vuoi scientamente per connivenza politica. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, che non voleva sottoporre a controlli stringenti centinaia di cinesi rientrati in regione dopo aver passato il Capodanno in patria, sosteneva: «Da noi il vero problema è la normale influenza, non il coronavirus». Ai critici come Burioni rispondeva: «Chi ci attacca o non è bene informato o è un fascioleghista». Alle critiche ha risposto con una grottesca campagna di “sostegno” alla popolazione cinese di stampo maoista (vedasi foto). Adesso deve difendersi dalle accuse di nascondere i casi mentre attendiamo nei prossimi 7-10 giorni gli effetti infettivi del rientro dei turisti.

Non è da sottovalutare il fatto che la presenza di un così importante campione di popolazione cinese al di fuori della madrepatria rappresenta un interessante proxi statistico per lo studio di un fenomeno che in Cina presenta significativi margini di opacità. Probabilmente il governo cinese ha avvertito la necessità di evitare controlli sui cinesi rientranti dalla madrepatria, nucleo che rappresenta un campione significativo della popolazione cinese: eventuali difformità su morbilità e mortalità della malattia avrebbero potuto svelare le reali caratteristiche e dimensioni del fenomeno in Cina. Questo è forse il motivo principale delle strane e contraddittorie misure progressivamente poste in essere dal nostro governo. Di più, la governance del fenomeno si è frammentata in una serie di schegge impazzite con il governatore Toscano Rossi che ha siglato in prima persona, non si sa a che titolo e scavalcando Di Maio e  Speranza, un protocollo di intesa con il consolato cinese che rende volontaria la quarantena dei 2000 cinesi rientranti dalla madrepatria ed esclude controlli diretti da parte della mitica sanità toscana per appaltarli ad un “ambulatorio” di proprietà di un cinese. Solo nelle ultime ore, di fronte alle critiche ed al montare di ricatti, ha posto qualche limite in più rifiutando di dare alloggi a cinesi privi di luoghi adatti per isolarsi.

Nell’insieme il governo sembra essere andato in panico. Non ha capito la portata del problema in Cina e le ripercussioni in Italia e ha reagito in forza dei consueti paradigmi ideologici politically correct che vietano un approccio minimamente pragmatico ai problemi. Ha rifiutato perché “fasciste” le misure richieste dai governatori del nord per poi vedersi costretto ad accettarle nelle regioni colpite. Il blocco delle frontiere, rifiutato per gli ingressi dall’estero, sta diventando reale per gli italiani in uscita vista la preoccupazione degli altri paesi europei che sfata una volta di più la favola del +Europa.

Conte ha annunciato il 22 febbraio, alle undici di sera, misure apparentemente draconiane che, per non porre in quarantena 3-4000 viaggiatori, sequestrano 50.000 cittadini in gran parte sani. La ministra dell’istruzione ha imposto il blocco delle gite scolastiche, provvedimento superato la mattina dopo dalle misure di chiusura di scuole, stadi e luoghi pubblici da parte dei governatori del nord, compreso Bonaccini. Soprattutto il governo ha già sparato, anche in una situazione non gravissima ed in un crescendo di misure da Twitter® prive di effetto concreto, tutte le cartucce a sua disposizione, seminando il panico: data la quarantena imposta al lodigiano, se dovessero apparire focolai a Milano, si chiuderà la borsa? E se succedesse a Roma: bloccheranno il Papa? Mattarella? Conte? Il Parlamento potrà riunirsi? E il Governo? E l’Eurostar salterà le fermate di Roma Termini e Tiburtina?

A livello economico il problema era già grosso di suo, il panico sta adesso facendo crollare le borse, aumentare lo spread (il cui calo era l’unico risultato buono del governo), svaligiare gli scaffali della verdura. Che sarà recessione ormai lo dice anche Visco ed è curioso che questo governo abbia rotto il legame privilegiato che univa il PD e la tecnocrazia, economica nel caso del MES e scientifica in quello del virus.

Nelle ultime settimane il PdR ha fatto alcune cose giuste: ha valorizzato il Giorno del Ricordo evitando che la sinistra lo coprisse o ignorasse (il 10/2 il Corriere aveva come prima notizia del sito, per fortuna rapidamente rimossa, l’ennesima testimonianza in una scuola dell’ennesima vittima del nazismo); ha mantenuto aperti i contatti con il governo cinese; ha rifiutato di prestarsi al giochino di Conte di millantare appoggi quirinalizi che escludano il ritorno alle urne. È possibile che il PdR stia accorgendosi dell’errore fatto ad agosto nell’imporre un governo così mediocre, diviso e divisivo. È anche possibile che, in caso di escalation dell’epidemia, non sia più disponibile ad accollarsi la responsabilità del sostegno ad un governo inetto. Speriamo.

Discussione

5 pensieri su “Cina vicina

  1. Il governo è andato in panico perchè passata l’onda montante dell’epidemia anche le forze dell’ordine li andranno a prendere. Avete visto le fotografie dei parà a Vò Euganeo… no comment.

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    Pubblicato da edoardo | 24 febbraio 2020, 16:54
  2. Concordo.

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    Pubblicato da dario | 25 febbraio 2020, 0:30
  3. Io, lo dico sinceramente, ci sto capendo poco.
    Da una parte, sento parlare di mortalità piuttosto elevata rispetto alle normali influenze e pericoli anche più gravi in caso di recidive, dall’altra i numeri: pochissimi morti (in Italia) e tutti affetti da gravi patologie se non addirittura terminali. Vivendo in Toscana poi, di assurdità ne vedo parecchie, come chiudere le scuole per qualche giorno in assenza di casi. Forse i sindaci credono che tra una settimana il coronavirus sarà scomparso? Oppure terranno le scuole chiuse (RIPETO IN ASSENZA DI CASI) a oltranza?
    Se tutto questo allarmismo è giustificato, dovremmo essere preoccupati NON dai confini chiusi per inostri connazionali, ma per quelli aperti per francesi, tedeschi, svizzeri e austriaci, i cui Paesi, con tutta evidenza non fanno screeneg ai propri cittadini per non subire ritorsioni economiche.
    Se al contrario, l’allarmismo è sproporzionato, mi piacerebbe capire cosa ci sia dietro, perchè che questo è un governo di enetti è chiaro (più o meno) a tutti, ma non è così per chi tira le fila.
    Quindi, lo ripeto… c’è qualquadra che non cosa…

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    Pubblicato da Graziella | 27 febbraio 2020, 13:39

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