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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia, Politicamente scorretto

Se il Covid ci parla

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VALORI ASSOLUTI
GIORNO

TOTALE

ISOL. DOM. RICOVERATI TER. INT. GUARITI

MORTI

24/02/2020           229 101 94 27 1 6
25/02/2020           322 162 114 35 1 10
26/02/2020           374 209 116 36 1 12
27/02/2020           650 284 248 56 45 17
28/02/2020           888 412 345 64 46 21
29/02/2020       1.128 543 401 105 50 29
01/03/2020       1.694 798 639 140 83 34
02/03/2020       2.036 927 742 166 149 52
03/03/2020       2.502 1000 1034 229 160 79
04/03/2020       3.089 1065 1346 295 276 107
05/03/2020       3.858 1155 1790 351 414 148
06/03/2020       4.636 1060 2394 462 523 197

L’epidemia procede spedita a colpi di 800 infettati al giorno mentre si aggrava il profilo epidemico: guarigioni e malattie lievi fanno il 34% del totale mentre i ricoveri superano il 60% ed i morti il 4%.

Gli indici di contagio per milione di abitanti ci pongono ormai davanti alla Cina:

CONTAGIATI PER MILIONE DI ABITANTI
ITALIA        76,65
CINA        58,19
LOMBARDIA      260,16
VENETO        99,49
EMILIA      195,37
MARCHE      103,79

In Cina, nella giornata di oggi (sono avanti con il fuso orario) ci sono stati 99 nuovi casi, un ottavo della stima attesa alle 18.00 per l’Italia.

La comunicazione pregiudica l’Italia, stigmatizzata come untore mondiale, ma al suo interno soprattutto le regioni leghiste: l’Emilia ha il doppio dei malati del Veneto ma Bonaccini non ha parlato in mondovisione di cinesi che mangiano topi; le Marche, cavia del contismo autoritario, hanno superato il Veneto ma è pur sempre terra piddina.

Il governo vincerà la lotta contro il coronavirus perché non si è dato alcun obiettivo e non è chiaro che cosa si cerca: si stimavano 5.000 contagi per l’8 marzo (14 giorni dopo la presa dei provvedimenti), invece li supereremo stasera ma nessuno ci dice quale scenario sarebbe sorto in mancanza di interventi. La sensazione è che gli interventi saranno inefficaci perché già si parla di creare altre zone rosse ma, anche in questo caso, senza darsi un obiettivo S.M.A.R.T. (Simple, Measureable, Achievable, Realistic, Time-related). Detta così è come sparare al mare: lo becchi sempre. La sconfitta verrà dopo, quando si dovranno gestire le macerie e non ci sarà una lira per farlo.

Mentre aggiorniamo i numeri, riflettiamo un po’ su cosa possiamo imparare dal Covid-19.

In primis, che in un pianeta sovrappopolato e interconnesso non c’è posto per il pianeta. La lezione ecologica dei gretini (l’uomo è un pericolo per il pianeta e deve essere messo sotto controllo) va ribaltata. Gli uomini sono tanti, fanno tante cose, si muovono tanto e tutta questa espansione e tutto questo dinamismo li mette in contatto con realtà naturali sconosciute ma pericolose, siano esse le scimmie dell’HIV e dell’Ebola o i pipistrelli del coronavirus. È la conferma che la natura è sempre stata il principale nemico dell’umanità con il suo scocciante contorno di belve, catastrofi e malattie. Lo sapevano beni i contadini italiani del dopoguerra che non ebbero dubbio alcuno ad abbandonare un ambiente “così tanto naturale signora mia” per andare a rifugiarsi nelle città, artificiali ma comode e sicure. La prosopopea su natura, animali, mari, fiumi è solo un portato di un moderno benessere che ha creato un eccesso di sicurezza che oggi si svela ovviamente illusorio. In un pianeta antropizzato, figuriamoci se c’è posto per gli animali. In futuro si dovrà pensare seriamente a ridurre il livello di rischio con un’azione forte di disinfestazione degli ambienti naturali selvatici: più campi di soia e meno Amazzonia, più bistecche e meno zuppe di pipistrelli. Greta e Francesco se ne faranno una ragione.

La seconda lezione è relativa all’ideologia buonista e politicamente corretta: anche gli stranieri sono malati, anche i poveri sono malati. Anzi, soprattutto queste categorie sono malate: l’occidente ha realizzato la distinzione fra Eloi e Morlocchi della “Macchina del tempo”, solo che gli Eloi non ambivano a portarsi in casa i Morlocchi. Abbracciare un cinese a febbraio era una cazzata, andare a visitare i bambini cinesi a febbraio era una cazzata (tanto è vero che quella scuola è stata chiusa come le altre), far sbarcare un negro sconosciuto è sempre una cazzata, soprattutto se non lo metti in quarantena. Questa malattia ha una evidente componente etnica e geografica, tanto evidente che questa componente, agli occhi del mondo, adesso ci comprende. Meglio sarebbe stato essere più cinici e controllare un po’ meglio i cinesi sin dall’inizio. Il senso di umanità, mi consentirete, per quanto malinteso, non può soverchiare l’istinto di sopravvivenza. Altra cazzata è quella relativa alla cultura, totem del politically correct: combattere la malattia con la cultura è giusto se si tratta di investire sulla scienza ma se questo significa aprire i musei allora la cultura diventa alleata della malattia. Non si può sempre ragionare per sofismi, qualche volta occorre guardare in faccia la realtà.

La terza lezione è sulla dimensione statale: si conferma che è quella giusta, non troppo grande da essere troppo lontana (vero Ursula?) né troppo piccola da impedire una visione di insieme (vero Fontana?). l’UE è tanto grande che non si è accorta della malattia in una sua provincia, la Lombardia troppo piccola per mobilitare risorse non sue (esercito, polizia) o di altre regioni. La malattia rilancia la dimensione statuale nei confronti delle regioni, la crisi che verrà speriamo faccia lo stesso verso l’UE.

La quarta lezione è relativa alla complessità: le norme ordinarie non funzionano e solo “pieni poteri” consentono di far fronte agli imprevisti ed alle crisi, siano esse finanziarie, migratorie o sanitarie. E siccome in un mondo interconnesso quasi tutto assume la dimensione di crisi e di imprevisto, allora i meccanismi istituzionali e decisionali che sono nati per imbrigliare i poteri devono essere rivisti. I processi devono essere finalizzati ad un obiettivo e se ci metti nel mezzo zeppe che servono a perseguirne altri e diversi allora abbassi l’efficienza e l’efficacia del sistema che, oggi, sono prioritarie. Questo vale a livello politico e a livello amministrativo: se vuoi assumere sanitari, devi bypassare le norme sui concorsi, se vuoi costruire ponti devi accantonare quelle antimafia. Purtroppo oggi non è più possibile perseguire obiettivi diversi e incongrui allo stesso tempo: mancano le risorse economiche e, sempre più, manca il tempo. Benvenuta questa crisi se ci riporterà con i piedi per terra.

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  1. Pingback: Be S.M.A.R.T. | Average Joe - 9 marzo 2020

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