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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

Democratura

(1) Matteo Salvini - Home-1 Vi siete accorti, vero, che siamo entrati in democratura? Che il DPCM 7/2020 sospende, espressamente ed in via generale, le libertà previste dall’art. 16 (“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”) e addirittura dall’art. 17 (“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi”)? E se uno può spostarsi solo per i motivi ammessi di lavoro e salute, quanto la limitazione degli spostamenti si distingue in concreto dagli arresti domiciliari o dal regime di semilibertà andando così a violare, sempre nella sostanza,  anche l’art. 13? (“La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria  e nei soli casi e modi previsti dalla legge”). E se il n. 17 mi sembra francamente inviolabile anche con norme di legge, sarebbe interessante capire se le limitazioni al n. 16 siano possibili con un DPCM che è pur sempre una fonte normativa secondaria, subordinata alla legge. E sarebbe anche interessante capire se il parlamento è tuttora in funzione o è stato di fatto esautorato per motivi sanitari e quindi non c’è più un controllo sull’operato del governo. E sarebbe, infine, interessante sapere se e quando potremo votare di nuovo visto che di referendum e regionali non si parla neanche più.

E’ tuttavia una democratura strana perchè, a differenza di Russia, Cina e Turchia, non la si giustifica con la ricerca, pur malintesa, del bene del popolo ma con una collettiva chiamata alle armi per l’ennesimo obiettivo ideologico, millenaristico, universalistico e quindi del tutto incerto negli esiti e nell’orizzonte temporale ma sicuramente costosissimo a cui gli italiani (chissà perchè sempre noi e solo noi) devono rispondere con falso entusiasmo. Prima la sopravvivenza dell’UE e dell’Euro, poi la fratellanza universale, poi la lotta contro il riscaldamento globale, ora l’eradicazione del virus.

Quelli che soltanto 15 giorni fa ritenevo scenari inverosimili sono diventati realtà, senza dubbi o discussioni. Il nuovo DPCM non solo amplia territorialmente le limitazioni ma, rendendole generali, pone le basi anche per renderle eventualmente strutturali. Non era pensabile di limitare per molto tempo la libertà di movimento solo ad una parte d’Italia, per quanto grande, ma una volta soddisfatto il principio di eguaglianza dell’art. 3 niente vieta che questo regime duri a lungo con un’alterazione del significato, se non della lettera, dei principi costituzionali. Fino ad oggi le remore a provvedimenti forzosi non erano tanto giuridiche quanto economiche ma oggi la linea rossa è stata travolta in ogni campo e nessun rilievo viene dato né alle une, né alle altre. Il governo abbandona ogni principio di realismo e base temporale e ci sprofonda in una avventura estremamente pericolosa.

Si crea una poltiglia costituzionale in cui gravi torsioni autoritarie avvengono tramite decreti del PdC e ordinanze delle regioni e non è chiaro, nella più benigna delle interpretazioni, se vi siano a monte norme di legge che autorizzino limitazioni così ampie territorialmente e così estese temporalmente perché è chiaro che il 3 aprile, come ha detto Conte, è solo una data indicativa: le norme possono essere flessibilmente estese e quindi non sappiamo quando usciremo dal tunnel, visto anche che qualche grillino non si pone obiettivi intermedi rispetto all’eradicazione del virus. Ed il governo, organo esecutivo per eccellenza, mentre si impegna in avventure autoritarie, poco e tardi ha fatto, per quanto di sua reale competenza, per mitigare i rischi: che so, magari cose minime come controllare gli arrivi, aprire i famosi ospedali militari o comprare urgentemente nuovi posti di terapia intensiva. Ma queste sono minuzie, vuoi mettere l’ebbrezza dei pieni poteri?

Ed alla fin fine vorrei anche capire qual’è l’efficacia di queste misure. I motivi di lavoro sono un passpartout per gli spostamenti e allora cosa significa esattamente “chiudere Roma” con quasi 5 milioni di abitanti che, entro il raccordo anulare, non hanno praticamente limiti di spostamento con metro e bus dove sfido i virologi mondiali a far rispettare il limite di un metro? Davvero la birretta delle sei era il problema dei problemi? E se anche si volessero accentuare i controlli, siamo consci del fatto che manco i nazisti sono riusciti, fortunatamente, ad esercitare un pieno controllo sulla capitale? E tutto questo vale per tutte le grandi città e conurbazioni di cui è fatto il Belpaese.

Il decreto blocca l’Italia: distrugge direttamente il commercio, l’HORECA, il turismo e indirettamente colpisce, è ovvio, la produzione industriale e la logistica. La stagione turistica è persa: nessuno arriva o si sposta volentieri in un paese dove, a livello mediatico, dilaga un morbo, perfino i capi si infettano, gli ospedali sono collassati, i dottori si ammalano e dove un poliziotto può fermarti ad ogni angolo per chiederti dove stai andando e perchè. Ma saranno perse, alla meglio anche, le prossime tre o quattro stagioni: Grecia ed Egitto, dopo le loro crisi del 2015, hanno rivisto un po’ di volumi solo nel 2019 e questo nonostante avessero cercato di rassicurare i turisti, non di impaurirli come facciamo noi. Un altro mondo è possibile e, dovendo scegliere, è meglio andare in Francia dove il coronavirus si “puffa” con le carnevalate. ipa_ipa14002156_pr10 (1)

Viene da ridere pensando che questo governo era nato per evitare l’aumento dell’IVA e per spingere la domanda interna: se ne vantavano a dicembre, non secoli fa. E viene da ridere che un ministro dell’interno affronti un processo per sequestro di persona di una nave di clandestini mentre ad essere sequestrati sono 60 milioni di “cittadini” che adesso devono rispondere a domande del genere “posso andare a trovare la mamma?” o “posso fare la spesa nel supermercato così conveniente del paese a 5 km da casa?”.

I paroloni della Costituzione, i sempiterni principi economici, si sciolgono come neve al sole di fronte ad una malattia che sicuramente non è un’influenza (a differenza di quello che dicevano quelli che abbracciavano i cinesi o facevano apericene a bestia perché #milanononsiferma) ma in fondo neanche la peste: basta il timore di un processo per dubbia autodichiarazione e di un’ammenda di 203 euro per abbassare la testa e appecorarsi e sarà bello vedere se, adesso che longa manus dei giudici può sfiorare chiunque e non solo i “mafiosi-corrotti-prenditori”, i fan della prescrizione non aumenteranno di un bel po’.

Ed il fatto che ci voglia una specie di legge marziale per imporre il rispetto delle norme igieniche e comportamentali dimostra non che gli italiani non “sanno rispettare le regole”, come si dice nelle barzellette teutoniche, ma che nella realtà questa sensazione di pericolo non si avvertiva per niente. Il 4 marzo, mentre si diffondevano notizie di chiusura generalizzata delle scuole, la sensazione ricorrente non era di panico ma di sorpresa e di stupore. Niente, in Toscana, lasciava presagire l’esistenza di un rischio così concreto e francamente neanche gli eventi dei giorni successivi lo giustificherebbero: ieri in Toscana i malati erano 208, di cui 116 ricoverati, con un morto, non certo numeri da peste manzoniana. Ma, come sempre, se il governo non ha la fiducia del popolo, occorre cambiare popolo.

Se la lettera della Costituzione è stata forzata in modo autoritario, il PIL scenderà di percentuali tonde e fra due mesi, passata l’epidemia, verranno i nodi al pettine: più deficit, più debito, MES in funzione, quotazioni di borsa a prezzi stracciati che il “libero mercato” sicuramente sfrutterà e, per inciso, viene da ridere a pensare che il presidente “sovranista” della Consob, casus belli della crisi costituzionale di maggio 2018, abbia deciso di lasciare aperta la borsa, provvedimento che oggettivamente favorisce scalate ostili su imprese di rilevanza strategica nazionale. La prossima emergenza sarà economica e sarà probabilmente l’epilogo di una situazione che va avanti dal 2008 e che è stata gestita male, ad essere buoni, o in maniera criminale, ad essere realisti. Ed alla fine lo spartiacque sono state le elezioni del 2018 in cui si è pensato fosse una buona idea dare 330 seggi ad un partito, oggi disciolto nei fatti, che prometteva di renderci tutti più poveri. Che poi quest’idea di “cambiare abitudini” va avanti da oltre un decennio con varie giustificazioni: prima perché la decrescita ci avrebbe reso più felici e liberi, poi perché vivevamo sopra i nostri mezzi, poi per integrare i migranti, poi per fare contenta Greta e la sua emergenza ambientale, adesso per salvare nonnini che nei prossimi 6-12 mesi sarebbero morti lo stesso. Alla fine ce l’hanno fatta: ci avviciniamo all’ideale ellenico che per un decennio eravamo riusciti a scansare ma non si può neanche escludere che qualche forma di controllo agli spostamenti rimanga sine die per realizzare quel format di DDR vista mare che è necessario per mantenere in piedi un paese distopico e disorganizzato che vede al collasso, contemporaneamente, sanità, istruzione e giustizia. Diversamente, consiglierei a tutti quelli che hanno voglia di fare qualcosa nella e della loro vita di scappare appena possibile per andare in un paese che non ambisce a castrarsi da solo, magari in Germania dove solo ieri, coram populo, sono morti due malati di coronavirus: del resto non si attraversano decenni di nazismo e di comunismo senza imparare qualcosa nella gestione della comunicazione.

Conte si arroga “responsabilità politiche” che non gli competono perché non mette in gioco nulla in cambio dei sacrifici che impone: non ha un voto, è lì contro la volontà del popolo italiano e, se cadesse, cadrebbe comunque in piedi. La faccia inespressiva, la voce monotona, la pochette rimessa al suo posto dopo la breve stagione della felpa di cashmere, ne fanno la controfigura di un killer alessitimico che si ammanta della pretesa di un “nuovo umanesimo” per distruggere quello che generazioni intere avevano costruito. Non che l’opposizione faccia meglio: Zaia di mattina si lamentava per tre province arancioni mentre Salvini, di sera, chiedeva “più arancione per tutti”, confermando che esistono due leghe e che presto si divideranno. Paradossalmente, visto il post su Facebook® di ieri che “detta la linea al governo”, si potrebbe parlare di un nuovo “decreto Salvini”. Il buon Matteo (ma anche la Meloni, lascio perdere Forza Italia) porta acqua con le orecchie a un premier che lo vuole mandare in galera e forse lo scambio è tanto occulto quanto palese ma non credo che giovi alla carriera politica. Si ricrea una di quelle “unità nazionali” ideologicamente motivate, in cui tutti i gatti sono grigi e nessuno ha colpa di niente, che sono state il prodromo di crisi più grandi. E non so nemmeno se queste fossero davvero le intenzioni ultime dell’Omino Mannaro, sicuramente pessimo politico infoiato di ideologia ma che forse non pensava davvero alla liquidazione del Paese: il fatto che, in questi giorni in cui sono state imposte misure mai viste negli ultimi 70 anni in nessun paese occidentale, abbia parlato solo per dire tre fregnacce di prammatica per la festa delle donne segna un distacco dal PdC che fa i decreti che forse nasconde disistima e delusione. Ma queste ormai sono inezie perché appena avremo seppellito i nonnini dovremo spalare le macerie. E saranno tante.

 

 

Discussione

5 pensieri su “Democratura

  1. Hanno smantellato la sanità, che era un’eccellenza nel mondo, per calzare regole europee che non ci entrano.
    Hanno aperto confini a nord, a sud, a est e ad ovest, per importare merci e braccia inutili, regole e cavilli
    ed esportare cervelli, investimenti e aziende importanti.

    Questa è la prima, di una lunghissima serie di epidemie. Sarà possibile veder rifiorire morbi scomparsi da decenni.
    Ecco il bello del Governo Mondiale dei Mercati: confini aperti e gente confinata in casa.
    Ancora meglio: figli che passano ore sugli smartphone anzichè sui libri di scuola.
    Con cosa credono che pagheremo il wii fii per friggere il cervello dei futuri non-cittadini?
    Con redditi di sussistenza? Pagati da chi? Dai tedeschi?

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    Pubblicato da Graziella | 10 marzo 2020, 9:24
  2. “…adesso per salvare nonnini che nei prossimi 6-12 mesi sarebbero morti lo stesso”. Per questa e altre perle, lei è veramente fuori di testa.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Ned | 10 marzo 2020, 20:43

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