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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

To be continued

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  1. Se posso uscire per fare la spesa e ciò crea assembramenti giustificati, allora perché non posso scegliere il supermercato dove farla? Dove è scritto, nei DPCM 6 e 7/2020, che non posso andare nel Comune vicino per farla? Può, come in effetti ha fatto, la Polizia mandare via persone già in coda di fronte alla Coop® dicendo che, rispetto alla residenza, per loro c’era un supermercato più vicino? Il controllo sanitario si estende anche agli acquisti?
  2. Dove è scritto nel DPCM 6/2020 che l’autodichiarazione, istituto già esistente da decenni proprio con lo scopo precipuo di sollevare il cittadino dal dovere di presentare documenti rilasciati da terzi, deve essere corredata di atti di terzi, come una lettera del datore di lavoro o un certificato medico come richiesto dal vademecum della Polizia? E come fanno i lavoratori autonomi, datori di sé stessi? E come fare se i motivi di salute non sono attestabili tramite certificato, come recarsi a comprare medicine o a fare visite private?
  3. Perché all’aperto devo rispettare la distanza di un metro da mia moglie? E, in alternativa, lo devo fare anche in casa? O è obbligatorio dormire in letti separati?
  4. Quando potrò legalmente andare a tagliarmi i capelli?
  5. È ammissibile, ammesso i sacerdoti ritornino indietro dalla loro fuga, uscire per andare a confessarsi avvalendosi dell’Art. 19 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata”?
  6. Un meeting con un avvocato perché (art. 24 della Costituzione) “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi” è ancora consentito?
  7. Una società può convocare l’assemblea per l’approvazione del bilancio?
  8. È lecito andare dal notaio per un rogito per esercitare diritti di proprietà privata (art. 42 della Costituzione: ”La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge”)?
  9. Visto che il DPCM 7/2020 dispone (art. 1, secondo comma) che “Sull’intero territorio  nazionale  è vietata  ogni  forma  di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico”, perché il vademecum della Polizia vieta anche visite amicali e parentali in luoghi privati?
  10. E, a maggior ragione, è lecito, secondo questa interpretazione poliziesca restrittiva, recarsi nella residenza del/della fidanzato/a per passarvi la notte?

Qui mi fermo, i casi potrebbero essere tanti. Emergono alcune considerazioni:

  1. Molti dei diritti costituzionalmente riconosciuti implicano, anche se non ce ne accorgevamo perché lo davamo per scontato, la libertà di movimento e di incontro per cui, vietando queste, si eliminano anche gli altri;
  2. I due DPCM limitano estremamente la libertà di movimento e vietano quella di riunione e come tali incidono sul sistema dei diritti costituzionalmente garantiti. Ancor di più se passa l’interpretazione restrittiva del Ministero dell’Interno;
  3. Questo stato di eccezione può essere tollerato, in regime costituzionale, per qualche giorno ma se dovesse essere esteso occorrerà prendere atto che l’Italia ha ripudiato il regime democratico e liberale emerso con la seconda guerra mondiale;
  4. Il regime corrente, specie nell’interpretazione restrittiva del Ministero dell’Interno, va ben al di là della norma e prevede un inasprimento delle misure, quasi intese in senso censorio e punitivo di abitudini, consumi, comportamenti, relazioni;
  5. se questo dovesse essere il futuro allora la DDR sembrerà essere un paradiso di libertà perché un tale livello di controllo (o meglio, di autocontrollo imposto) sulle vite delle persone non mi sembra si sia avuto sotto alcun regime, fascista, nazista, comunista, financo nella Corea del Nord;
  6. il futuro, almeno a breve termine, sarà così perché, dati i tempi di incubazione (14 giorni) nessun miglioramento è previsto almeno fino al 24 marzo dopodichè avremo due ipotesi: A) i contagi diminuiscono ma ovviamente non spariscono, ed allora le norme saranno prorogate perché funzionano; B) i contagi non diminuiscono, ed allora le norme saranno inasprite perché sono troppo blande; 
  7. emerge che quello che doveva essere vietato, con norme volte a influenzare l’organizzazione e non i comportamenti individuali, era l’assembramento e non il movimento che, anzi, col suo dinamismo evita il formarsi del primo;
  8. lascio perdere il fatto che questo confinamento in casa rischia di annullare anche l’effetto positivo di una eventuale bella stagione che solitamente rallenta la diffusione dei virus proprio perché induce le persone a uscire di casa.

Questo post era stato pensato ieri sera e doveva fermarsi qui. Stamani, però, mi sono svegliato e ho visto che c’è un nuovo DPCM che chiude negozi e bar per 15 giorni. Il governo è nel caos, l’incertezza comincia ad essere palpabile anche nei villici che, pur guardandosi bene dall’utilizzarli, erano rassicurati dalle serrande aperte dei negozi. Le misure sempre più “draconiane” evidenziano la mancanza di analisi della situazione (non esiste una teoria attendibile di diffusione del virus, si va sulla base di pensieri sparsi di “esperti” che appaiono in TV per dire cose contraddittorie) e di assoluta sfiducia sulle misure già prese, alle quali non si dà nemmeno il tempo di essere messe alla prova (alla fine, sempre 14 giorni devono passare), comprovata (che bella parola!) dal susseguirsi frenetico delle stesse.

Conte si ispira a Churchill ma il susseguirsi ogni 24/36 ore di provvedimenti uno più contraddittorio dell’altro ha già distrutto la sua autorevolezza. E’ chiaro che non sa che pesci prendere ma non è importante solo quello che si decide, lo è anche il come lo si fa. Volando molto più basso, nel 2011 Monti non si mise ad annunciare la riforma delle pensioni la domenica, l’aumento accise il lunedì, l’IMU il martedì, fece un unico pacchetto e amen. Sbagliò nel merito ma il metodo gli assicurò 8/10 mesi di pieni poteri di fatto, non vedo un simile orizzonte temporale per il pochettato. Oltretutto la misura di chiudere bar e ristoranti è maramaldesca perchè affossa locali che erano già vuoti per la paura dei clienti e l’esperienza di acquisto orrida che i limiti sanitari imponevano. Merito e metodo delle misure ci avviano verso un epilogo greco a cui potrebbe contribuire una possibile chiusura sanitaria delle banche e dei bancomat. Strategicamente, la scelta di seguire l’opzione cinese è stata fallimentare date le differenze politiche, sociali ed economiche e la diversa dimensione relativa delle aree interessate. Oltretutto abbiamo fatto vedere ai “partner” europei come non ci si deve comportare e loro, grati, ce la faranno pagare.

Si comincia a parlare di manovra economica ma, con il Paese fermo, 25 miliardi, al lordo delle spese sanitarie urgenti, sono bruscolini. Suppongo che molte attese su blocco tasse e bollette e mutui saranno deluse perchè un sistema capitalistico non può funzionare senza un sistema di pagamenti in funzione a meno che non si voglia che, al secondo giro, lo stato sospenda il pagamento di pensioni e stipendi e le banche i rimborsi dei conti correnti.

Dispiace che Salvini e il centro destra (a proposito, Berlusconi che sta da 10 giorni in Svizzera con l’amante, suppongo a meno di un metro di distanza, era stato preavvertito dell’arrivo di questo casino?) si siano resi complici di una strategia delirante e di scelte liberticide e devastanti come queste, addirittura rincarando la dose: nessuno può realisticamente pensare di compensare il blocco dell’economia nazionale con spesa pubblica ai livelli e per i tempi necessari a sanare il disastro che ricadrà su imprese, lavoratori e risparmiatori. Il dissidio dentro la Lega questa volta vede soccombere Salvini che accetta supinamente la linea Fontana che a sua volta vuole limitare le sue responsabilità (vedi più avanti) affogando il caso lombardo in un calderone italiano. Zaia aveva provato a smarcarsi perché la situazione del Veneto è molto migliore non solo di quella lombarda ma anche di quelle emiliana e marchigiana, ma alla fine è stato richiamato all’ordine. Le Leghe sono due e alla fine quella nordista comanda; ce ne ricorderemo se e quando voteremo.

Butto lì una tabellina:

REGIONE POSITIVI % SU ITALIA ABITANTI  POS X MILIONE
Lombardia 7.280 +28) 7280 58,42% 10.018.806                            727
Emilia-Romagna 1.739 (+353) 1739 13,95% 4.448.841                            391
Marche 479 (+122) 479 3,84% 1.538.055                            311
Veneto 1.023 (+186) 1023 8,21% 4.907.529                            208
Piemonte 501 (+93) 501 4,02% 4.392.526                            114
Toscana 320 (+63) 320 2,57% 3.742.437                              86
Liguria 194(+26) 194 1,56% 1.565.307                            124
Campania 154 (+98) 154 1,24% 5.839.084                              26
TAA 152 1,22% 1.062.860                            143
Lazio 150(+9) 150 1,20% 5.898.124                              25
Friuli-Venezia Giulia 126 (+29) 126 1,01% 1.217.872                            103
Sicilia 83 (+11) 83 0,67% 5.056.641                              16
Puglia 77 (+59) 77 0,62% 4.063.888                              19
Umbria 46 (+29) 46 0,37% 888.908                              52
Abruzzo 38 (+4) 38 0,30% 1.322.247                              29
Sardegna 37 (+9) 37 0,30% 1.653.135                              22
Valle D’Aosta 20 (+8) 20 0,16% 126.883                            158
Calabria 19 (+29) 19 0,15% 1.965.128                              10
Molise 16 (+1) 16 0,13% 310.449                              52
Basilicata 8 (+3) 8 0,06% 570.365                              14
ITALIA 12462   60.589.085                            206
REGIONI CASI >MEDIA ITALIA 10521   20.913.231                            503
REGIONI CASI <MEDIA ITALIA 1941   39.105.489                              50

 

REGIONE TER. INTEN. MORTI %  TER. INT. % MORTI
Lombardia 7.280 +28) 560 617 7,69% 8,48%
Emilia-Romagna 1.739 (+353) 104 113 5,98% 6,50%
Marche 479 (+122) 66 18 13,78% 3,76%
Veneto 1.023 (+186) 68 54 6,65% 5,28%
Piemonte 501 (+93) 75 21 14,97% 4,19%
Toscana 320 (+63) 54 1 16,88% 0,31%
Liguria 194(+26) 34 8 17,53% 4,12%
Campania 154 (+98) 11 1 7,14% 0,65%
TAA 8 0 5,26% 0,00%
Lazio 150(+9) 18 6 12,00% 4,00%
Friuli-Venezia Giulia 126 (+29) 5 6 3,97% 4,76%
Sicilia 83 (+11) 1 0 1,20% 0,00%
Puglia 77 (+59) 4 5 5,19% 6,49%
Umbria 46 (+29) 5 0 10,87% 0,00%
Abruzzo 38 (+4) 9 3 23,68% 7,89%
Sardegna 37 (+9) 0 0 0,00% 0,00%
Valle D’Aosta 20 (+8) 0 1 0,00% 5,00%
Calabria 19 (+29) 2 0 10,53% 0,00%
Molise 16 (+1) 3 0 18,75% 0,00%
Basilicata 8 (+3) 1 0 12,50% 0,00%
ITALIA 1028 854 8,25% 6,85%
REGIONI CASI >MEDIA ITALIA 798 802 7,58% 7,62%
REGIONI CASI <MEDIA ITALIA 230 52 11,85% 2,68%

Si vede che il coronavirus è un problema soprattutto lombardo ed in parte emiliano: senza queste due regioni la media italiana sarebbe di 57 positivi per milione, a livelli cinesi. Senza le stesse due regioni la mortalità sarebbe del 3,60%, anche questa a livelli cinesi. Il Veneto è praticamente in linea con la media nazionale ed va anzi un po’ meglio come mortalità che, in mancanza di questa regione, salirebbe da 6,85% a 6,99%. La divaricazione delle morti fra Italia e Cina potrebbe far sospettare una maggiore diffusione dei contagi: sarebbe forse il caso di fare un’indagine campionaria fra soggetti sani per verificare se per caso questa malattia non sia diffusa benignamente in strati più ampi della popolazione e si sia magari confusa, nei mesi, passati con l’influenza stagionale. Del resto l’ipotesi che un solo tedesco abbia potuto generare 12.000 casi in Italia e nessuno in Germania appare poco plausibile.

L’epidemia è concentrata in due/tre grandi regioni e occorrerebbe fare un po’ di analisi in loco invece di seguire un esempio cinese improponibile per dimensioni e contesto socio-economico-politico. Nelle altre regioni i tassi di crescita sono stati sensibilmente inferiori, nonostante che fino all’8 marzo non ci fossero vincoli allo spostamento tranne che per i comuni lodigiani, e anche in Veneto la malattia ha rallentato: sarebbe opportuno interrogarsi su queste dinamiche e capire se ci sono specificità locali.

La crisi organizzativa, con tassi di terapia intensiva addirittura inferiori a quelle delle regioni meno colpite (regioni < media Italia) ma tassi di mortalità tripli, riguarda quindi le due regioni portabandiera dei due modelli di sistema sanitario: pubblico-privato e pubblico e basta e viene il dubbio che tutta questa efficienza fosse basata, in entrambi i casi, su tagli eccessivi che hanno ridotto la possibilità di far fronte ad eventi estremi. Al momento, al di là di protocolli terrorifici sparati a reti unificate, non si hanno notizie circa reali decisioni di discriminazione delle cure fra diverse tipologie di pazienti per cui è da ritenere che la sanità delle due regioni operi tuttora all’interno dei normali livelli di efficienza delle terapie intensive che, quindi, già in queste condizioni si dimostrano inadeguati. Se invece già stessero discriminando fra pazienti, cosa possibile visto che i tassi di mortalità appunto sono quasi il triplo di quelli delle regioni con casi per milione inferiori alla media Italia, allora il giudizio sul modo in cui ci si è resi efficienti sarebbe addirittura peggiore.

Il provvedimento quasi giusto era quindi il DPCM del’8 marzo che impediva lo spostamento da/per Lombardia, Emilia e Veneto. Doveva essere uno blocco totale (cd “Zona rossa”) pur considerando che queste tre regioni coprono gran parte della produzione industriale e agricola e quindi, a meno di lasciare il resto d’Italia privo di rifornimenti, la logistica avrebbe pur sempre funzionato da canale, comunque molto ridotto, di trasmissione del morbo. Lanciarsi in questo profluvio di norme sempre più rigide ma anche piene di lacune è stato probabilmente solo dannoso: ditemi voi quale responsabilità hanno i lucani (8 malati in regione) nella diffusione del virus e quale può essere il reale rischio di andare a prendere un caffè a Matera.

In Toscana c’è il mistero glorioso dei pochi casi di cui uno solo a Prato, fra l’altro una signora residente a Firenze: è così bello che non mi sembra vero. Posso capire che i disciplinati cinesi si siano autoisolati e abbiano evitato di contagiare gli italiani, ma davvero nessuno è tornato malato dalla Cina dopo il capodanno lunare? Delle due l’una: o hanno autogestito la faccenda smaltendo eventualmente i morti con le normali modalità in uso nella comunità o i dati sono falsi.

Ieri l’”esperto” parlava di 43 bambini positivi: leggendolo in un altro modo si può dire che la scuola era un’oasi di sicurezza però, sulla base di questi dati e di un fantomatico e non meglio precisato “studio” che confermava il rischio (evidenzio che ieri l’altro era stato sonoramente smentito lo “studio” che poneva a 4,5 metri la distanza di sicurezza e che quindi questi “studi” sono alquanto aleatori), 8 milioni di studenti sono stati lasciati liberi e adesso vagano in maniera incontrollata, incontrando la chiunque e quindi esponendosi al rischio di contagio. Le scuole non dovevano essere chiuse ma casomai tenute aperte anche al pomeriggio. È la conferma che manca una chiara comprensione del fenomeno, delle cause e delle reali modalità di trasmissione e che si procede a tentativi e sulla base di riflessi condizionati. Avendo paura di tutto e cercando sempre la soluzione più sicura senza considerare le percentuali di rischio, alla fine si butta via l’acqua con il bambino.

Conte, dopo Churchill, sta provando ad incarnare Mao Tze Tung: “Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole” (per lui?). Rimaniamo quindi in attesa di altre imaginifiche novità.

Discussione

3 pensieri su “To be continued

  1. Mi permetto di ripetere la mia sul mistero della Toscana: “ci sono pochi casi perchè li ignorano”.
    Solo nel mio paese, abbastanza piccolo, un bambino è stato ricoverato con febbre alta e TUTTI I SINTOMI del virus.
    Poichè è migliorato spontaneamente, si sono RIFIUTATI di fare il test E LO HANNO RIMANDATO A CASA.
    Questo lo so per certo, perchè conosco i genitori. Non credo sia un caso unico.

    Aggiungo una domanda, approfittando della pazienza del blogger: se tutti quegli egoisti oligofrenici che sono fuggiti in massa dalla Lombardia, non si fossero ammassati sui treni, per sparpagliarsi (presumibilmente) tra le regioni meno attrezzate a livello sanitario, ora saremmo tutti in quarantena?

    Comunque sia non può finire bene. Anche se la quarantena militarizzata fosse utile, per quanto dovrebbe durare,
    vista la non scialans dei nostri “amici” europei? Abbiamo iniziato prima ma dovremo finire insieme, perchè senza coordinamento, in un mondo globalizzato è tutto inutile. Quindi a noi, economicamente andrà peggio.

    Alla fine, resterà tutto come ora fino alla prossima epidemia mondiale?
    Continueremo con i tagli alla spesa sanitaria? Fino all’inevitabile privatizzazione?
    Verrà creato l’ennesimo ente sovranazionale con poteri effettivi?
    O torneremo a una più sensata parziale autarchia?
    Chissà perchè, temo che la scelta sarà quella meno sensata.

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    Pubblicato da Graziella | 12 marzo 2020, 10:53
  2. Il problema non è il virus
    ma la paura che gli ospedali
    non siano in grado di curare tutti.
    In quel caso la gente comincerebbe a sparare
    per essere curata o curare i propri familiari.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Giuseppe Alba | 12 marzo 2020, 12:52

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