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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

17, 262 e 80

Presentazione standard1-16,92% la borsa di Milano (ma è -40% dal 19 febbraio), 262 lo spread, 1,858% il rendimento del decennale italiano (era 1,18% il giorno prima e 0,91% il 22 febbraio), 80 km di coda al Brennero per fuggire dall’Italia: dove vogliamo andare?

Certo: tutte le borse sono cadute ma comunque meno di quella Italiana. Certo, se si fossero vietate le vendite allo scoperto, che il “sovranista” Savona ha disposto solo per stamani, magari Piazza Affari crollava di meno. Se addirittura la si fosse chiusa, si eviterebbe adesso il rischio di qualche OPA su ENI che oggi vale € 29 mld (erano 72 un anno fa). Certo, lo spread sale anche perché al posto di un banchiere coi controcazzi hanno messo una specie di androgino che faceva l’avvocato e che si rivolgeva a Sarkozy con toni degni di un porno BDSM. Certo, gli 80 km si sono formati anche perché l’Austria, dai e poi dai, si è tolta lo sfizio di chiudere il Brennero. Certo tutto accade anche perché è in corso una guerra del petrolio con la Russia (PIL $ 1,578 trilioni) e l’Arabia (PIL $ 684 miliardi) che intendono impegnarsi in una guerra contro lo shale oil USA ($ 19,39 trilioni), in un anno di elezioni e con un presidente dal caratteraccio di Trump: auguri.

Certo è tutto vero, non tutto è colpa dell’Italia ma l’Italia è da 12 anni il ventre molle del mondo e dell’UE di qualunque cosa si parli: finanza, migranti, coronavirus. Di fronte a tante avversità non è saggio metterci del nostro ed indebolirci. Due giorni di clausura totale hanno già evidenziato i danni: economia a picco e percezione della fragilità ormai estesa anche all’uomo della strada (se ci fossero uomini in strada), orizzonte temporale che si amplia sempre di più e sfiora oramai l’estate, panico che dilaga e crea incertezza totale sull’efficacia delle misure le quali, sperando in bene, avranno comunque un effetto solo a partire dal 22 marzo.

Un po’ di considerazioni:

  • Chi ritiene che Draghi sia stato l’uomo delle banche e il nemico dell’Italia, citofoni alla Lagarde e si renderà conto di quale risorsa è stata quest’uomo per l’Italia negli otto anni di mandato e quale risorsa potrebbe essere se ci fosse un accordo nazionale per pensionare il sicilianuzzo muto che, dopo avere omaggiato ebrei, zingari e cinesi, non ha ancora trovato il tempo di fare un discorso ai suoi concittadini (sì, lo so che la parola “cittadino” ormai è una finzione ma facciamo ad intenderci) posti ai domiciliari;
  • L’UE dimostra definitivamente di essere disinteressata, alla meglio, o nemica dell’Italia, nel peggiore dei casi: se di fronte ad un’epidemia non si è convocata neanche una riunione dei ministri della sanità allora lasciamo perdere. È un ente non inutile ma dannoso che non risolve mai un problema concreto ma anzi li crea e li esacerba;
  • Se la BCE vuole rispettare il suo mandato (inflazione sotto ma vicina al 2%) allora ora è il momento di attuare una politica inflazionistica perché recessione, blocco del commercio internazionale causa virus, petrolio a 32 dollari con Euro a 1,12 sul dollaro vogliono dire deflazione;
  • È vero come dicono alcuni che non si può creare denaro senza corrispettivo di titoli ma chi vieta, in condizioni eccezionali, di emettere ed accettare titoli irredimibili o, al limite, plurisecolari? Chi vieta alla BCE di acquistare € 1 bn di BTP300Y e farla finita con questa finzione di preoccuparsi dell’iperinflazione quando i valori stanno tutti crollando?
  • Dite la politica UE? Ok, allora è il momento di fare un discorso molto serio e molto semplice: dare soldi per vedere cammello, perché se i soldi non ci sono allora occorre crearli;
  • Perché se l’Italia vuole rimanere in piedi deve dare luogo ad un piano di spesa pubblica forsennato e che si realizza in una semplice operazione: bonificare soldi a fondo perduto sui c/c di quelli che sono stati travolti dalla crisi. Niente piani pluriennali, niente strategie che in queste condizioni sono atti di fede scritti sulla sabbia: solo cash. Bar, negozi, ristoranti, alberghi, agenzie di viaggi, professionisti non si riprenderanno prima di 3-4 anni ammesso che questa epidemia passi entro agosto e a quel punto saranno inseguiti da Equitalia con le sue cartelle esattoriali. Rinviare i pagamenti non serve a niente, occorre annullarli e ricreare lo stock di capitale che serve a questa gente per continuare a lavorare; bloccare i pagamenti di mutui e debiti serve per il primo giro, al secondo ti si ritorce contro perché sarà lo stato a sospendere gli stipendi e le pensioni e la banca a non rimborsarti il conto corrente;
  • Se non c’è possibilità di ottenere questa liquidità allora si ritorni all’idea dei minibot: titoli emessi dallo stato in piccoli tagli, da corrispondere a titolo di risarcimento alle imprese e famiglie travolte dalla crisi, irredimibili, a tasso zero, trasformabili all’occorrenza in voucher cartacei frazionari, utilizzabili nei pagamenti fra privati e convertibili in Euro per il pagamento delle imposte. Dite che così si svaluterebbero e tutti tesaurizzerebbero gli Euro? Certo, accadrebbe sicuramente questo ma si tratterebbe di una situazione diversa rispetto a quella prospettata qualche mese fa. Qui non si parla di pagare debiti in una moneta differente, qui si tratta di dare un contributo a fondo perduto ed allora anche se dai delle svanziche si tratta pur sempre di un aiuto, di un fatto positivo. Poi che si tratti di una nuova moneta siamo d’accordo tutti ma alla fine è il caso di decidere se è meglio avere conti correnti con dentro una moneta svalutata o conti correnti in moneta forte ma vuoti.

Ieri gli operai lombardi hanno scioperato perché vogliono lavorare in ambienti sicuri. Evidenzio che hanno scioperato per lavorare meglio, non per non lavorare. Probabilmente hanno chiaro, come è accaduto ai loro colleghi dell’ILVA, che se smettono di farlo poi non ricominciano più e la vita continuerà, per quasi tutti, anche dopo che questa malattia sarà guarita. Ci hanno indicato la via giusta che è quella di riprendere la nostra vita economica (e quindi sociale perchè la socialità è economia e fa economia) operando in sicurezza, ma operando. Che è il contrario di quello che stiamo facendo adesso tutti chiusi in casa. Ieri sono apparse magicamente delle mascherine, nel Mugello le portavano tutti: dove erano fino a ieri? Le mascherine sono utilizzate (esperienza personale) per proteggere le persone in camera sterile in occasione delle visite e delle cure dei medici. Se proteggono degli immunodepressi, non possono proteggere anche gli operai ed i docenti con i loro studenti? È un complotto pensare che sono venute fuori solo dopo che erano passate queste norme che continuo a considerare liberticide ed idiote perché ci espongono ai rischi sistemici che erano chiari sin da due giorni fa? E se non bastano le mascherine, ci sarà qualche altro presidio che potrà essere utilizzato all’occorrenza.

Se siamo in guerra, oltretutto a causa di un’aggressione, occorre stabilire gli obiettivi e un obiettivo razionale non può essere quello di non avere morti. Obiettivo razionale è quello di proteggere i più esposti, di curare i feriti, di limitare le perdite al tempo stesso ammettendo che queste comunque ci saranno. Obiettivo razionale è tutelare le categorie più a rischio ma al contempo mantenere in piedi il sistema perché crei le risorse necessarie per combattere e per ricostruire quando la guerra finirà. Obiettivo razionale è sconfiggere la paura, non non avere paura. Se la situazione è già pregiudicata dopo due giorni, come staremo il 3 di aprile? E dopo? Perché è chiaro che uno “sciame virale” continuerà e se si pensa di “eradicare il virus” annichilendoci con queste politiche salteremo per aria molto prima di averlo fatto perché economia e finanza viaggiano con il cronometro, non con il calendario, e se esaurisci le risorse poi non le avrai neanche per comprare il vaccino che presto o tardi sarà in commercio.

Proprio perché è chiaro che ci metteremo tanto tempo occorre salvaguardare, facendoli evolvere,  il nostro stile di vita e la nostra organizzazione sociale. Anche perché, e poi finisco, trovo orrendo che la solidarietà venga trasformata in individualismo: il messaggio che sta passando è che ognuno si salva da sé, che l’altro è un pericolo, che sarebbe meglio tenere un metro di distanza anche fra coniugi, genitori/figli, amici e amanti. Che ogni contatto è un attentato. Che anche parlare può essere pericoloso. Il contatto e la vicinanza sono semplicemente alla base di una società: “stringiamoci la mano”, “ti do una mano”, “una pacca sulla spalla”, “una parola di conforto”, “batti il cinque” sono espressioni che dimostrano oltre ogni dubbio come la vicinanza fisica sia anche vicinanza emotiva, psicologica e sociale, senso di appartenenza, sostegno e rassicurazione. Le abitudini basate su precetti sanitari tendono a perdurare e se continuiamo così perderemo questi concetti e valori e tutto sarà più difficile, ora ed in futuro. Rimarrà una società più impaurita, chiusa, individualista, divisa, cinica, ostile. Mettiamoci guanti e mascherine, se occorre anche tute e scafandri, ma torniamo a vivere insieme: un “cinque” guantato sarà sempre meglio che passare sull’altro marciapiede per scansare il raro pedone che ti incrocia.

E perdonatemi un’altra riflessione: sono qui con noi, oggi, stranieri che hanno scelto di condividere i nostri stessi rischi. Badanti ucraine, colf albanesi, cameriere romene e con loro chissà quanti altri, compresi i cinesi disciplinati e dignitosi, che sono rimasti e stanno lavorando e vivendo come noi, che stanno contribuendo a reggere un sistema che ormai evidentemente è anche il loro, che mi dicono di non voler tornare in Romania per stare al sicuro, neanche per queste forse poche settimane, per paura di non poter più tornare in Italia. Sono persone che, tanto o poco che sia, mettono in gioco e a rischio se stesse, che sfatano la vulgata secondo cui sono qui solo per rubare lavori o approfittarsi del welfare. Non sarà come versare sangue per la patria ma è comunque un modo di contribuire e ringraziare. E’ negli eventi avversi che le persone si scoprono eventualmente vicine ed è questo evento avverso che sta forse formando una comunità di destino fatta di persone che “condividono spiritualmente o materialmente la stessa esistenza, che sono sottomesse agli stessi rischi e che perseguono gli stessi fini“. Si conferma nel pericolo una comunità interdipendente e solidale che forse getta una luce nuova e definitiva sul senso della comunità e sul modo in cui si forma, si affermano uno ius soli e uno ius culturae veri e profondi lontano tanto dagli stereotipi sanguigni che li negano che da quelli puramente formalistici e burocratici che li estenderebbero a chiunque. Se fosse vero, se potessimo uscire da questa crisi con occhi nuovi, relazioni rinsaldate e rinnovate, almeno questo male non sarebbe venuto solo per nuocere.

Discussione

3 pensieri su “17, 262 e 80

  1. Complimenti, articolo davvero interessante e con concetti da meditare profondamente.

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    Pubblicato da edoardo | 13 marzo 2020, 9:10

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