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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia, Stats

Virus: strane cose

Tabellina di ieri:

VALORI ASSOLUTI
GIORNO  TOTALE ISOL. DOM. RICOVERATI TER. INT. GUARITI MORTI
24/02/2020           229 101 94 27 1 6
25/02/2020           322 162 114 35 1 10
26/02/2020           374 209 116 36 1 12
27/02/2020           650 284 248 56 45 17
28/02/2020           888 412 345 64 46 21
29/02/2020       1.128 543 401 105 50 29
01/03/2020       1.694 798 639 140 83 34
02/03/2020       2.036 927 742 166 149 52
03/03/2020       2.502 1000 1034 229 160 79
04/03/2020       3.089 1065 1346 295 276 107
05/03/2020       3.858 1155 1790 351 414 148
06/03/2020       4.636 1060 2394 462 523 197
07/03/2020       5.883 1843 2651 567 589 233
08/03/2020       7.375 2180 3557 650 622 366
09/03/2020       9.172 2936 4316 733 724 463
10/03/2020     10.149 2599 5038 877 1004 631
11/03/2020     12.562 3724 5938 1028 1045 827
12/03/2020     15.113 5036 6650 1153 1258 1016
13/03/2020     17.660 6201 7426 1328 1439 1266

A livello internazionale:

Other Cases Cases Deaths Deaths Recovered Cases Critical 1M pop
China 80,824 11 3,189 13 65,566 12,069 4,02 56.2
Italy 17,66   1,266   1,439 14,955 1,328 292.1
Iran 11,364   514   3,529 7,321   135.3
S. Korea 8,086 107 72 5 714 7,3 59 157.7
Spain 5,232   133   193 4,906 272 111.9

Se i dati sono veri, la Cina ha quasi esaurito l’epidemia e possiamo cominciare a fare delle valutazioni consuntive. Ad oggi ha avuto 68.755 casi risolti (65.566 guariti + 3.189 morti), ratio guariti/morti 20,56  (al termine del decorso clinico una persona muore e 20,56 guariscono). Detta in altro modo, la mortalità dei casi risolti è 4,64%. L’Italia ad oggi ha 1.439 guariti e 1.266 morti, ratio 1,14 quindi al termine del decorso clinico la mortalità è del 46,80%. Se tanto mi dà tanto, visto che i malati sono ancora 14.955, possiamo aspettarci 6.999 morti aggiuntivi.

Perché questa discrepanza? Qui non si parla di diverse misure per evitare il contagio ma di diverso esito dei casi di contagio verificatisi: la mortalità italiana è esattamente 10 volte più alta di quella cinese, oltretutto in un contesto sociale ed in un sistema sanitario che dovrebbero favorire le guarigioni in Italia rispetto alla Cina. Due possibilità: a) i dati cinesi sono falsi, la mortalità tende davvero al 50% e questo spiega l’urgenza e la determinazione con cui Pechino si è mossa; b) stiamo confrontando fenomeni diversi e quindi i casi di morte per coronavirus cinesi sono computati in modo diverso da quanto si fa in Italia dove evidentemente i criteri sono più “inclusivi” e tendono a sovrastimare il fenomeno, anche perchè è vero che quasi tutte le sere Borrelli ripete che i casi devono essere confermati dall’ISS ma, dopo due mesi e 1.266 morti, nessun referto è stato ancora pubblicato. La seconda ipotesi è forse più veritiera perché Iran e Sud Corea hanno dati intermedi, simili fra loro ma più vicini a quelli cinesi:

RATIO GUARITI/MORTI % MORTI SU CASI CHIUSI
CINA 20,56 4,64%
ITALIA 1,14 46,80%
IRAN 6,87 12,71%
COREA 9,92 9,16%

Un chiarimento statistico sarebbe forse necessario anche perché la mortalità riguarda principalmente maschi (circa 75% dei casi) con focalizzazione sulla fascia d’età 80-89 e con età media di 80,3 anni, dato appena inferiore alla speranza di vita per i maschi italiani che è di circa 80,8. La maggioranza aveva più patologie e solo due erano sani. Quindi il coronavirus è letale soprattutto per gli anziani già malati ma incide pochissimo sulla durata di vita degli infetti, abbattendola di soli circa sei mesi. Si conferma quanto dicevo in un precedente post: statisticamente parlando, gran parte dei malati di coronavirus sarebbero comunque morti entro l’anno in corso e fuori dal can can mediatico la malattia si inserirebbe “fisiologicamente” nelle dinamiche del fine vita. Quindi il coronavirus è uno dei fattori che determinano la morte ma, senza una focalizzazione politica e mediatica così forte, non sarebbe stato oggetto di particolari attenzioni sanitarie: si tratterebbe della classica “forte influenza stagionale” che dissesta “normalmente” fisici anziani e debilitati.

Altra possibilità (la butto lì): la mortalità è molto più alta in Italia (e soprattutto in Lombardia, quasi il triplo delle regioni sotto media Italia) perchè si muore per qualche altra cosa che non conosciamo, che è tipica della Padania e che si nasconde dietro al virus che invece cerchiamo ossessivamente. Non ho competenze per sostenere questa tesi ma noto anche che, in quasi due mesi, non si è neanche andati molto avanti nell’anatomo patologia dei defunti per cui qualche dubbio, alla luce delle statistiche suddette, può essere legittimo.

Altra cosa strana è che sembra che il virus reagisca bene ai forti antinfiammatori somministrati in caso di malattie autoimmuni il che è strano perché questi farmaci riducono le difese immunitarie e quindi sarebbero sconsigliati in caso di infezione. D’altro canto l’effetto solo sintomatico di questi farmaci fa pensare che la mortalità sia dovuta non tanto al virus in sé ma agli effetti infiammatori che provoca il che ne banalizzerebbe un po’ la portata.

La crescita dei casi ha cessato di essere esponenziale ed è divenuta rettilinea, questo a partire dal 9 marzo. Adesso si dirà che è stata conseguenza dei “draconiani” DPCM dell’8 e 9 marzo ma ovviamente ciò non collima con i tempi di incubazione: anche se i DPCM avessero avuto l’effetto della bacchetta magica e avessero bloccato i contagi, coloro che si sono contagiati fino alla festa della donna devono ancora ammalarsi.

I casi sembrano rallentare in Lombardia ma ripartono in Emilia, Veneto e Piemonte oltre che, a sciame, nel resto d’Italia. Non c’è coerenza fra variazioni, provvedimenti normativi e tempi di incubazione, occorre attendere qualche altro giorno.

La criminalizzazione dei fuggiaschi dell’8 marzo non è giustificata perché, nella versione definitiva del DPCM, sarebbero comunque potuti tornare a casa loro e quindi avrebbero ugualmente affollato i treni. Il problema è la sanità del sud che è stata spolpata pensando che tanto i malati erano italiani lo stesso e potevano curarsi a Roma, Firenze, Bologna, Milano. Ieri sera a “Striscia la notizia” Stefania Petix mostrava che di tre ospedali pediatrici a Palermo non ne funziona uno anche se tutti hanno già un primario. Vediamo cosa succede nella prossima settimana e se i governatori meridionali non dovranno piangere sul latte che per decenni hanno stoltamente versato.

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