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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

Oltre la linea rossa

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Per cominciare, un po’ di numeri:

Considerando solo i paesi che hanno avuto almeno 100 guariti, abbiamo queste percentuali di mortalità:

Country, Total Total Total Serious,  Tot Cases/  
Other Cases Deaths Recovered Critical  1M pop % MORT. RATIO G/M % M SU CASI CHIUSI % CRITICAL
USA 6524 116 106 12                20 1,78%     0,91 52,25% 0,18%
Switzerland 2742 27 15              317 0,98%     0,56 64,29% 0,00%
Norway 1471 3 1 27              271 0,20%     0,33 75,00% 1,84%
Italy 31506 2503 2941 2060              521 7,94%     1,17 45,98% 6,54%
Spain 11826 533 1028 563              253 4,51%     1,93 34,14% 4,76%
France 7730 175 602 699              118 2,26%     3,44 22,52% 9,04%
Iran 16189 988 5389              193 6,10%     5,45 15,49% 0,00%
Germany 9367 26 67 2              112 0,28%     2,58 27,96% 0,02%
S. Korea 8413 84 1540 59              164 1,00%   18,33 5,17% 0,70%
UK 1950 71 65 20                29 3,64%     0,92 52,21% 1,03%
China 80894 3237 69614 2622                56 4,00%   21,51 4,44% 3,24%

Ne esce un quadro strano (lo avevo già evidenziato nel mio precedente post con un confronto Italia-Cina): nel mondo occidentale la percentuale di morti sul totale casi risolti (pazienti usciti dall’ospedale perché guariti o perché morti) è superiore di interi ordini di grandezza rispetto all’Asia. Lasciando perdere gli USA in cui le risoluzioni dei casi sono ancora molto poche, l’indice italiano supera di oltre 10 volte quello cinese, quello spagnolo è superiore di otto volte, quello francese di quasi cinque. La Corea si sta invece avvicinando ai livelli cinesi. l’Italia, anche se non morisse più nessuno e tutti i malati guarissero, rimarrebbe a quasi il doppio. Mi sembra abbastanza evidente che qualcosa non va, si stanno comparando dati diversi. Possibili soluzioni: a) Cina e Corea sottostimano le morti per coronavirus; b) i paesi occidentali, almeno alcuni, sovrastimano i casi. Forse la risposta giusta è la seconda visto che anche la Germania presenta un valore alto per questo indice anche se su numeri molto bassi. La confusione dei dati è confermata dal fatto che la percentuale di mortalità tedesca, con circa 10.000 casi, è un decimo di quella francese. Stupiscono i soli due casi in terapia intensiva della Germania, la Francia ne ha quasi 700 con meno pazienti. Sui pazienti in terapia intensiva le percentuali non sono tutte a sfavore dell’Italia, la Francia ne ha di più e la Spagna è vicina.

Altra possibilità è che il tasso di morbilità rispetto alla popolazione sia sottostimato: se i positivi fossero 10 volte di più ci si avvicinerebbe ai paesi asiatici. Il test campionario di Zaia, che accoglie l’ipotesi del precedente post, potrebbe dare indicazioni in questo senso.

Vediamo i dati italiani:

Country, Total Total Total Serious,  Tot Cases/  
Other Cases Deaths Recovered Critical  1M pop % MORT. % RISOLTI (G/M) RATIO G/M % M SU CASI CHIUSI % CRITICAL CRITICAL/10000 AB.
Italy 31506 2503 2941 2060              521 7,94% 17,28%        1,17 45,98% 6,54%       0,34
LOMBARDIA 16220 1640 2485 879               1.619 10,11% 25,43%        1,52 39,76% 5,42%          0,88
EMILIA 3931 393 134 223                  884 10,00% 13,41%        0,34 74,57% 5,67%          0,50
MARCHE 1371 69 0 109                  891 5,03% 5,03%            – 100,00% 7,95%          0,71
VENETO 2704 80 134 171                  551 2,96% 7,91%        1,68 37,38% 6,32%          0,35
PIEMONTE 1897 133 0 206                  432 7,01% 7,01%            – 100,00% 10,86%          0,47

La Lombardia con 1.619 casi/milione abitanti è un lazzaretto. L’indice è il doppio di Emilia e Marche e triplo di Veneto e Piemonte. La situazione è strana: Marche e Piemonte non hanno guariti, la Lombardia e l’Emilia hanno un indice di mortalità superiore alla media Italia e 3 volte abbondanti superiore al Veneto, tuttavia Lombardia e Veneto hanno un indice di mortalità su casi chiusi simile ed inferiore alla media italiana mentre in Emilia dalla malattia se ne esce quasi solo con le gambe in avanti. In Lombardia e, in parte, in Emilia la malattia si risolve velocemente (% RISOLTI G/M alta) mentre nelle altre regioni la malattia dura di più: la Lombardia anticipa le morti che gli altri avranno in futuro. In definitiva la sanità lombarda sembra funzionare: cura rapidamente con alte percentuali di guarigione dei casi risolti e l’alta mortalità deriva dal fatto di risolvere velocemente i casi. L’ultima colonna indica l’impegno di letti rianimazione causa coronavirus su 10.000 abitanti: tenendo conto che la dotazione di letti è poco meno di uno per 10.000 abitanti, l’infezione impegna l’88% dei letti lombardi e percentuali più basse nelle altre regioni con solo le Marche che si avvicinano. Il carico di terapia intensiva in Lombardia, visti gli altri parametri favorevoli, dipende solo dalla morbilità molto più alta. Si conferma che esiste uno specifico lombardo (che difficilmente sarà colto da Conte, Speranza e Borrelli che incomprensibilmente non hanno fatto neanche una visita in loco) per la diffusione della malattia e che la soluzione ottimale era solo organizzativa: più letti di terapia intensiva per reggere allo stress. Invece si è andati in altra direzione, politica e istituzionale.

  1. Che poi, sinceramente, questa epidemia è davvero la crisi sanitaria più grave di sempre? Alla fine interessa lo 0,003% della popolazione mondiale e lo 0,05% di quella italiana, la mortalità (anche proiettando i dati su tutti i malati) è di circa il 2,3% di quella generale italiana (15.000 morti stimate per coronavirus su 633.000 decessi annui in Italia, dati Istat 2018). In Lombardia muoiono 99.000 persone all’anno, mediamente 272 persone al giorno per tutte le cause, comprese quelle cardiorespiratorie. Considerando che il primo trimestre copre circa il 30% delle morti totali, in Lombardia in questo periodo è prevista la morte di circa 299 persone/giorno. Una mortalità di 211 persone/giorno per coronavirus è quindi una concentrazione importante ma non è fuori scala anche perché probabilmente assorbe altre cause come le normali malattie influenzali e le co-patologie che quasi tutti i defunti avevano. In Italia le morti sono 1.734/giorno che salgono a 2.111 nel primo trimestre: vogliamo dire che 350 morti ci stanno tranquillamente senza chiamare in causa eventi epocali? L’età media dei decessi per coronavirus è di 80,3 anni, al 70/75% maschi. La vita media di un maschio italiano (anno 2017) è di 80,8 anni. Quindi la malattia colpisce classi di età avanzate e si traduce in una riduzione della speranza di vita di 0,5 anni. In altri termini, statisticamente, tutti i malati sarebbero morti lo stesso entro la fine dell’anno in corso e l’obiettivo che il Paese si è assunto, a prezzo della sua dissoluzione, è quello di dare sei mesi in più di vita agli anziani.
  2. Anche perchè la mortalità, pur seguendo un trend crescente, non ha un andamento lineare. Questa tabella riepiloga i decessi in Italia e Lombardia nel periodo 2011-2018 (dati in migliaia, fonte Istat):
    ITALIA LOMBARDIA
    2011 593 89
    2012 612 94
    2013 600 91
    2014 598 90
    2015 647 99
    2016 615 94
    2017 649 99
    2018 633 100

    Mostra una complessiva crescita della mortalità a livello nazionale (+6,7%) e regionale (+12,35%). In Italia si muore di più che in Lombardia (tasso di mortalità 2018 rispettivamente 10,5 e 9,9 per mille abitanti) ma in Lombardia la crescita è maggiore perchè probabilmente la regione, ringiovanita da decenni di immigrazione, adesso sta cominciando lo stesso ad invecchiare. Inoltre in entrambi i casi la mortalità non ha un andamento regolare ma presenta alti e bassi significativi come nel 2012 (+19.000 e +5.000 decessi rispetto all’anno precedente), il 2015 (+49.000 e +9.000), il 2017 (+34.000 e +5.000). Può darsi che quest’anno si abbia un aumento della mortalità come nel 2012-2015-2017 ma la differenza è comunicativa: negli anni passati questi movimenti sono passati nell’indifferenza generale o, come nel caso del 2015 (quando anche la speranza di vita calò), spiegati con argomenti astrusi per evitare che venissero messi in relazione ai tagli alla sanità, nel 2020 invece il dato della mortalità, oltretutto riferito ad una sola causa, viene sparato continuamente su tutti i media senza che vengano forniti dati complementari come, per esempio, la mortalità per altre cause che presumibilmente è in calo proprio perchè riassorbite nella mortalità da virus.

  3. Altro aspetto da considerare è proprio l’invecchiamento della popolazione. Dato che la mortalità è concentrata nelle fasce di età più avanzate e la struttura demografica della popolazione tende a spostarsi verso di queste (nel 2017, fonte Istat,  il 22,3% della popolazione era over 65 e questo dato salirà al 33,5% nel 2045) è chiaro che la mortalità in termini assoluta aumenta ed aumenterà in futuro. Per capire se ci sono variazioni dei tassi di mortalità dovremmo procedere ad un’operazione di normalizzazione statistica, cosa che appare inverosimile nel corrente clima mediatico ed emotivo. Questi sono dati tratti dalle recenti “Previsioni demografiche” Istat uscite solo qualche mese fa ma che sono state lette solo come giustificazione a processi di immigrazione massicci e che solo adesso vengono valutate per l’aspetto generazionale che era presente, implicitamente, sin dall’inizio.
  4. Per farla finita, se si prevede che la popolazione in Italia calerà, nonostante previsti innesti migratori, a 59 milioni di abitanti (nel 2045), 57 milioni (nel 2055) e 54 milioni (nel 2065) allora dobbiamo abituarci a tassi di mortalità e numero assoluto dei decessi in crescita. In questo quadro il coronavirus è una delle tante cause di mortalità della popolazione anziana (insieme, ad esempio, alle forti epidemie influenzali ed ai colpi di calore estivi) e, per quanto sia un fattore nuovo e la si debba combattere a livello scientifico e medicale, non può essere il grimaldello per far saltare completamente un sistema politico, economico e sociale.
  5. Le mosse di Fontana sono volte a coprire le responsabilità sia in pianificazione (900 letti di terapia intensiva sono pochi per 10 milioni di abitanti), sia in gestione. Sono 25 giorni che si sente parlare di emergenza Lombardia mentre sembra che servano solo 7/10 giorni per attrezzare un ospedale di emergenza: non si poteva muoversi prima, meglio se subito, invece di arrivare all’ultimo giorno prima di “zero letti”? D’altro canto chiamare Bertolaso dall’Africa appare eccessivo per arredare e attrezzare uno stanzone rettangolare qual’è un padiglione della Fiera Milano, quindi è una mossa propagandistica che serve a marcare le distanze col governo e a porre le basi per una maggiore autonomia. Nello stesso senso va la decisione di fare l’ospedale senza rispettare le leggi nazionali ponendo le basi per una secessione lombarda in stile catalano.
  6. Negli ultimi giorni sono apparse molte mascherine e si è virato verso la tesi della loro utilità che in principio era stata negata: strano perché le mascherine si usano nelle camere sterili per proteggere i malati immunodepressi in caso di visite e cure (in realtà si usano anche nelle camere di taglio dei migliori produttori di affettati) e quindi era chiaro che fossero utili. Ma la titubanza serviva a coprire un cavillo, una pinzillacchera, una pandetta, un busillis: non ce n’erano. Non ce n’erano a tal punto che neanche medici, paramedici e OSS le avevano e adesso costituiscono l’8% degli infettati. Come i fanti senza stivali della IIGM, anche loro sono stati mandati allo sbaraglio da una politica che tagliava i fondi perché ce lo chiedeva l’UE e da una amministrazione che dilapidava i fondi esistenti: come nelle migliori tradizioni italiche.
  7. Che poi l’UE era nata negli anni ’50 per rendere autonoma l’Europa per le forniture essenziali: pensando alla guerra, alimenti, acciaio (armi) e simili. Oggi si scopre che l’Europa deve dipendere dalla Cina per i presidi medici (che ce li dona come i coloni donavano perline agli indiani) e dalla stessa Cina e dagli USA per i vaccini. Mettiamo anche che la strategia dell’UE per internet è vietarla perché oramai il gap non lo recupera più e che il 5G ce lo darà la stessa Cina per spiarci meglio. Servono altre indicazioni circa il livello di regresso tecnologico imposto da un’organizzazione che, col trattato di Lisbona, voleva “trasformare l’Unione europea nell’economia fondata sulla conoscenza più dinamica e competitiva del mondo, in grado di conseguire una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale, nel rispetto dell’ambiente”? chissà quando e dove il vento è cambiato.
  8. I mercati crollano, gli spread aumentano nell’assenza della BCE, Schengen viene ripudiato (non dall’Italia altrimenti non possono più arrivare i migranti), il PIL calerà di decine di punti: la UE in questa forma è sull’orlo della fine. Finirà con una lotta di sistemi e vincerà quello che resisterà un’ora in più. UK, Germania e Francia (al di là del discorso di Macron che non mi sembra abbia adottato veri limiti per gli spostamenti) si sono attrezzati per mantenere in piedi il sistema pur a costo di un po’ di anziani morti. L’Italia presto, finiti i canti e balli in balcone, dovrà decidere cosa fare: dentro o fuori?
  9. La Costituzione fa acqua da tutte le parti: sulla base di una crisi sanitaria fortemente pompata si sono compresse, con norme di basso livello gerarchico, numerose libertà costituzionali. Ulteriori libertà, specie di movimento, sono state compresse con decisioni delle regioni, dei sindaci o addirittura con interpretazioni restrittive delle norme dei DPCM (passeggiate, runner, acquisti). Come prima dell’8 marzo, la campagna terroristica e colpevolizzante a reti unificare prepara un’ulteriore stretta per il fine settimana, sempre con DPCM. Siamo sinceri: non esiste e non è mai esistito sulla faccia della terra un regime che imponga l’autoreclusione in casa, siamo di fronte ad un esperimento sociale mai visto prima per intensità e dimensione. La Costituzione dimostra tutti i suoi limiti: è antifascista ma non è abbastanza forte da proteggerci da minacce moderne che non siano espressamente fasciste. L’Italia non è più uno stato di diritto nel silenzio dei soloni che spaccavano il capello in quattro per la riforma renziana o che predicavano la disobbedienza civile per i decreti Salvini. La linea rossa è stata superata e non so se si tornerà più indietro. Questa situazione risolve i problemi di una politica che è assediata da Salvini (che addirittura sale in questa settimana) e quelli di una UE alla frutta che non può più ammettere che si voti per partiti sovranisti senza considerare che i nuovi profeti (dopo i reduci di Auschwitz, i virologi) cominciano a vedere soldi in quantità e quindi insisteranno con una guerra senza quartiere al virus. Non è detto che si torni alla situazione ex ante, non è detto che in futuro non si applichino interpretazioni restrittive alle norme a tutela dei diritti e neanche che non si sia capito che basta sbandierare un’emergenza per comprimere le libertà con la plebe che si abitua subito ai controlli e pure canta a comando dal balcone.
  10. I limiti agli spostamenti stanno venendo trasformati velocemente, oltretutto solo in via interpretativa, in forme di controllo personale. Si pretende di questionare sui motivi, sui percorsi, sui tempi, addirittura sui prodotti acquistati. Si minacciano coniugi che di notte dormono nello stesso letto ma che passeggiano insieme a meno di un metro come le guardie islamiche fanno con le donne “indegne” nei quartieri islamici. Sono norme logicamente insostenibili: per quanto tempo non è necessario andare in banca, dal notaio, dall’avvocato, dal commercialista, dal parrucchiere, dal benzinaio, dal meccanico, in tintoria? Per quanto tempo non è necessario acquistare vestiti, elettronica o elettrodomestici? Per quanto tempo non è necessario fare una visita ai genitori/figli o incontrare il fidanzato/fidanzata? Per quanto tempo si potrà stare in casa fermi prima di accusare a nostra volta disturbi fisici e psicologici? Come dovremo comportarci, in ipotesi, quando d’estate la temperatura nei palazzoni dove oggi si fanno i flash mob canori la temperatura supererà i 30 gradi e diventerà pericolosa per tutti in generale ma soprattutto per gli stessi anziani che si vogliono proteggere? E’ giusto essere denunciati per una passeggiatina e vedere i reclusi (e per essere reclusi in Italia bisogna averla fatta proprio grossa) rimessi agli arresti domiciliari, cioè di fatto nella stessa condizione dei normali cittadini, realizzando una curiosa ed iniqua equivalenza fra innocenti e colpevoli?
  11. Che poi ogni svolta deve trovare il nemico da colpevolizzare e colpire: per anni è stato l'”evasore in SUV”, poi i “fascisti”, i “razzisti”, i “negazionisti della shoa e del cambiamento climatico”, gli “hate speecher”, adesso è il “runner”, uno che pratica uno degli sport più economici e salutari che esistano e che di solito corre da solo in spazi aperti dove le possibilità di contagio sono infinitesimali. Ma si tratta dell’ennesima manifestazione dell’impazzimento generale che stiamo vivendo.
  12. La debolezza di questa politica è la mancanza, oltre che di adeguatezza, di orizzonte temporale e di obiettivi chiari: quando si potrà dire che il pericolo è passato? Perchè è probabile che questa malattia rimanga fra noi e se l’obiettivo è di eradicarla allora la possibilità di distruggere le basi della semplice convivenza sociale e addirittura della sopravvivenza individuale sono altissime. Mediare interessi diversi è compito della politica ed è il motivo per cui ai politici ci si affida e non ai tecnici specializzati in un solo settore che, di tempo in tempo, assurgono all’onore delle cronache.
  13. Come previsto Conte conferma che le misure saranno prorogate ma senza attendere nemmeno domenica, 14 giorni (tempo di incubazione della malattia) dopo l’entrata in vigore, considerando la proroga come un fatto “inevitabile” ma senza nemmeno dire perché: perchè le misure stanno funzionando o perchè non stanno funzionando? In realtà l’efficacia delle misure la si potrà vedere solo dalla prossima settimana e quindi annunciare la proroga è prematuro ma l’obiettivo è probabilmente quello di arrivare alla stagione estiva, con la probabile e naturale remissione della malattia, per dichiarare vittoria.
  14. Il decreto Cura Italia prevede dei pannicelli caldi, il PIL calerà (come previsto) fra il 6 ed il 10% e ponendo dubbi sulla continuità del sistema. Il governo fa con gli spiccioli che ha e si copre dietro la tesi dell’effetto leva (25 miliardi ne attivano 350) che replica la teoria del piano Junker del 2016 che ha dato i risultati che abbiamo già visto. Se fai le stesse cose il risultato non cambia e l’esito sarà quindi lo stesso. Una misura che invece dovrebbe essere prevista e non è nemmeno citata è l’estensione a tutte le imprese dell’esenzione dal fallimento prevista per l’imprenditore agricolo. La ratio della norma è quella di evitare di penalizzare imprese il cui andamento è soggetto ai capricci della natura, esattamente quello che sta accadendo per tutti con il coronavirus. Evitare i fallimenti permetterebbe di mantenere uno straccio di struttura produttiva su cui fare leva per ripartire.
  15. La prossima vittima sarà la libertà di parola: saranno ammesse posizioni scientifiche eterodosse? Si potranno criticare in termini politici e non virologici le scelte del governo? Ormai la TV è un grande canale di propaganda e terrore a senso unico ma la politica “corretta” ha preso anche possesso di grandi pezzi di internet. Oltretutto hanno già trovato anche le loro icone: infermieri che magari a fine gennaio erano in due a stampare le fatture dell’intramoenia o a dare indicazioni per le medesime visite e che adesso sono paladini, con le facce segnate dalle mascherine, della lotta impari contro il morbo apparendo a tutte le ore sul web per lodarsi e chiedere aiuto, comportamenti che se fossero genuini sarebbero giustificato motivo di licenziamento e che diventano invece simboli di un disfattismo elevato a scelta strategica.
  16. Il Parlamento si riunisce solo un giorno alla settimana con un balletto concordato fra maggioranza e opposizione per assicurare il numero legale. Se prima l’istituzione parlamentare, corrotta da mediocri conflitti di interesse, era sputtanata direi che adesso è finita. Un parlamento sequestrato e ridimensionato (altro che la riforma costituzionale che non votiamo più) è chiamato solo per approvare le leggi. L’istituzione rinuncia al dibattito, all’interlocuzione con l’esecutivo e al potere di iniziativa politica. In queste condizioni non ha più senso chiamare l’Italia “Repubblica democratica”. Se mai ci sarà dato decidere in meglio, sarebbero maturi i tempi per una svolta presidenziale: eleggiamo un presidente per 3-4 anni, il Parlamento controlla ma non deve dare la fiducia, poi si rivota e la si fa finita con questo ceto di parassiti imbevuto di conflitti di interessi (alla meglio) o venduto a poteri forti e stranieri (alla peggio).
  17. I presidenti delle regioni del sud rimandano indietro i loro concittadini residenti al nord. A parte che non si capisce da dove vengano, costituzionalmente, questi poteri, a questo punto che base istituzionale hanno le regioni? Se possono impunemente cacciare il loro “popolo”, che spesso risiede lì e che lì ha interessi ed affetti, allora per chi sono state create? Solo per i politici e gli impiegati? E come si può giustificare, in termini giuridici, il divieto di tornare in una casa di cui si è proprietari?
  18. La Chiesa incontra il suo 8 settembre: prima e oltre le disposizioni del governo si è eclissata: chiese chiuse, preti spariti anche fisicamente dalla circolazione, sacramenti sospesi salva la comunione spirituale. Centinaia di persone morte senza conforto della religione. Riti ridotti a spettacolo televisivo o tutorial internet. Il Papa che fa il suo ridicolo show domenicale (ora si spiega anche perché voleva chiese aperte ma vuote la domenica a Roma) violando la legge (ma lui può), senza inchinarsi neanche davanti a Nostro Signore e comportandosi non come il capo di una religione (un digiuno ed un rosario collettivi per l’intercessione della Madonna no, eh?) ma come un semplice adepto. La Chiesa che doveva andare nelle periferie esistenziali piene di migranti oggi scomparsi, abbandona gli italiani al loro destino non trova di meglio che rinchiudersi in palazzi e canoniche. La Chiesa che doveva essere ospedale da campo abbandona le cliniche reali e dismette quelle spirituali. Si vede il limite di una “dottrina” che di fatto ripudia il soprannaturale per trovarsi inerme di fronte al naturale. Questa scomparsa fisica apre la porta alla scomparsa sociale e istituzionale della Chiesa che ripudia la sua missione di presenza, conforto, comunità e professione della fede, ritenuta oggi meno importante dei tutorial sul lavaggio delle mani. Se la si voleva protestantizzare basterà attendere poco: in mancanza della ritualità e della presenza collettiva ognuno si farà la sua religione fai-da-te scegliendo il predicatore che preferisce dal web: missione compiuta?
  19. Pubblica amministrazione e scuola si scoprono obsolete: smart working e smart teaching dimostrano che l’impostazione ottocentesca – tanto personale e poca tecnologia – deve essere ribaltata. La risposta degli studenti alla didattica a distanza è stata quasi entusiastica: possono scegliere quando studiare senza obblighi di presenza e d’altro canto la distanza annulla, per l’organizzazione, il peso della sorveglianza, della disciplina, della gestione dei problemi esistenziali di cui la scuola è infarcita. I DPCM azzerano la gestione collegiale stile anni ’70 e realizzano la figura del preside manager che Renzi auspicava. Negli stessi termini viene violato l’ultimo bastione, la libertà di insegnamento di cui all’art. 33 della Costituzione ma a questo ormai ci stiamo abituando. Chissà che la crisi non porti a innovare profondamente anche questa antica istituzione.

Discussione

4 pensieri su “Oltre la linea rossa

  1. Appena letta la Delibera del 31 Gennaio sulla Gazzetta Ufficiale; riporto le frasi:
    • ” Viste le raccomandazioni alla comunita’ internazionale della Organizzazione mondiale della sanita’ circa la necessita’ di applicare misure adeguate…”
    • “Considerata l’attuale situazione di diffusa crisi internazionale determinata dalla insorgenza di rischi per la pubblica e privata incolumita’ connessi ad agenti virali trasmissibili, che STANNO INTERESSANDO ANCHE L’ITALIA…” Basta???
    Quindi il 31 Gennaio il Governo sapeva dell’epidemia; anzi, pare riguardasse GIÀ anche l’Italia!
    Nell’articolo, al punto 6 il blogger parla del carosello sulle mascherine… che dire, dopo aver letto la Delibera?!
    Quanto tempo hanno avuto per procurarsele??? E i respiratori???
    Questi sciagurati NON HANNO FATTO NULLA!!! Hanno aspettato migliaia di morti, prima di correre ai ripari!
    Quale è stato il primo provvedimento? Informarci? Potenziare i presidi medici?? Procurare mascherine per operatori sanitari e popolazione??? NO! Confinamento dei cittadini e chiusura delle aziende! Questi sono da plotone marziale!
    Leggo del “cura Italia al punto 14. Secondo la Delibera, resterà tutto chiuso FINO A LUGLIO! Moriremo fame anzichè del coronavirus! Gli spiccioli che questo manipolo di assassini ci getta in faccia sono un insulto!
    Per un po’, lo ammetto, avevo anche sperato che questa fosse l’occasione per una discussione seria sui trattati UE, l’occasione per valutare strumenti finanziarti alternativi… ma ora…
    … alla luce di questa vergognosa, infame, lugubre realtà, credo che gli ominicchi al governo, dittatorelli in erba, mirino solo e unicamente alla distruzione totale del Paese. Ci recludono in casa, controllano i nostri cellulari e spianeranno la strada alla Troyka… i carri armati sono già pronti. Se qualcuno non interviente in tempo è la fine!
    Forse l’avete già letta, ma chi non lo ha fatto lo faccia ora. Ecco la pillola rossa:

    https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/01/20A00737/sg

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    Pubblicato da Graziella | 19 marzo 2020, 12:12

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