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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

Andrà tutto bene

IMG-20200319-WA0004Non si può mai dormire tranquilli, ti svegli la mattina e tac! arriva un nuovo provvedimento anti-coronavirus. Qui di seguito una tabella dei provvedimenti presi dal 23 febbraio:

Decreto-Legge del 23 febbraio 2020 n.6 Zona rossa Lodi,
Regioni Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Chiusura scuole nelle regioni interessate
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 Chiusura scuole Italia tira molla con ministro Azzolina
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 Zona arancione nord Italia fuga di notizie, esodo in massa da nord verso sud
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020 Zona arancione Italia intera corsa ai supermercati
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 11 marzo 2020 Chiusura bar e negozi
Ordinanza Ministro della Salute Regole di distanziamento sociale corsa ai supermercati
Ordinanza Presidente della Lombardia Chiusura attività, divieto di sport
DPCM 22/03/2020 Chiusura attività non essenziali

Nove provvedimenti in un mese esatto danno il segno della confusione con cui si sta affrontando la situazione e della superficialità con cui si sta pregiudicando il futuro del Paese e del 99,95% degli italiani che non è morto e non morirà CON il coronavirus. Perché è bene dirsi una cosa: da questa crisi l’Italia uscirà come paese non più ricco e questa minore ricchezza si riverbererà in peggior qualità della vita, minore libertà e anche minore sicurezza perché ci saranno meno risorse da destinare a tutto, compresa la nuova sanità. Dopo turismo e servizi il governo distrugge anche l’industria: è da notare che la Cina ha ripreso a lavorare a pieno regime e che gli altri paesi non hanno mai smesso. Nel mitico mondo globalizzato in cui volenti o nolenti siamo inseriti, non lavorare, non produrre, non rispondere agli ordini non significa perdere dieci giorni di fatturato ma commesse, clienti, reputation, affidabilità; significa che probabilmente il tuo ruolo nelle catene di produzione e distribuzione verrà preso da uno che lavora in uno stato meno emotivo e meno malgovernato e che te, in quelle catene, non ci rientri più. Sono concetti che sfuggono ad avvocati di provincia del sud che, in un mese, non hanno degnato la Lombardia di una visitina, a cultori della decrescita felice, a burocrati di partito che hanno una visione irenica dell’economia. Il PIL crollerà di ordini di grandezza e fra qualche mese ci troveremo, forse, con un po’ più di vecchini con una speranza di vita comunque inferiore all’anno e con milioni di disoccupati, di falliti e di braccati da Equitalia e non ci sarà per tutti la strada della nazionalizzazione che rende dolci e ambiti i periodici fallimenti di Alitalia.

Se facciamo punto all’8 marzo, data dell’istituzione della zona arancione al nord prodromica alla chiusura di tutta Italia, vediamo che solo oggi scadrebbe il termine dei 14 giorni di incubazione. Se ci riferiamo al DPCM che ha chiuso tutta Italia (11 marzo), si arriva addirittura al 25 marzo. Solo dopo queste date, prendendosi pure qualche giorno di comporto, si potrebbe cominciare a fare qualche valutazione dell’efficacia delle misure. Paradossalmente (non lo credo ma la logica impone di dirlo) potrebbe darsi che la settimana prossima i morti comincino a diminuire perché le misure, bene o male, qualche effetto l’avranno avuto e, visti i tempi di incubazione, era evidente che avvicinandosi alla scadenza dei 14 giorni i morti sarebbero aumentati perché i decreti potranno avere al massimo congelato la situazione all’8 e all’11 marzo ma non possono guarire chi si era già infettato: bastava avere un po’ di sangue freddo e andare in TV a dire di stare tranquilli, un po’ come si è fatto, con tono pensoso, quando si è iniziata questa follia.

Però nel frattempo si è preferito rilanciare con un altro giro che ci porta avanti per forza di altri 14 giorni perché la scadenza del 3 aprile è all’interno della finestra temporale dell’incubazione e perché si è già detto che tutte le altre misure verranno comunque prorogate. Penso che si cominci a pensare a un lungo blocco estivo di tutto con le attività che “riprenderanno” a settembre insieme alle scuole: siamo in una situazione mai vista al mondo in cui lavorare è illegale. Ci si è fatti prendere la mano da una “soluzione cinese” incongrua per dimensioni relative e condizioni economico-politiche. Prevale una “strategia” che mette insieme disperazione politica del premier e dei governatori del nord e opportunismo sindacale che vede la nazionalizzazione di tutto e la cassa ad integrazione ad libitum come panacea di tutti i mali e proxi della, si vede ambita, situazione venezuelana. Perché bisogna essere chiari: nessuno stato ha affrontato la malattia senza porsi anche un problema di sostenibilità delle misure e di gestione del “dopo” e risalta massimamente razionale il cinismo di Johnson che invita a prepararsi a piangere ma rifiuta di annichilire la sua società, anche se paradossalmente la malattia colpirà direttamente la sua base elettorale fatta di anziani brexiters. Fra sei mesi, un anno, seppelliti i morti con tutti gli onori, il sistema britannico sarà rimasto in piedi ed il consenso tornerà. Sta facendo questo anche la Germania e a breve i problemi verranno al pettine con una UE che sospende, è vero, il fiscal compact ma solo verbalmente e senza dire per quanto tempo e fino a quale importo per cui niente di più probabile che gli ometti in grigio di Bruxelles entro la fine dell’anno vengano a dirci che la festa è finita e che dobbiamo fare i compiti a casa. Il tessuto produttivo italiano verrà dissolto e, ammesso e non concesso che l’intervento statale possa essere delle dimensioni necessarie, se ne uscirà con una riforma del sistema economico in chiave puramente statalista e assistenziale.

Volendo essere buoni (perché a voler essere cattivi occorre pensare che il premier stia adempiendo il mandato affidatogli dai poteri stranieri che lo sorreggono di  distruggere scientemente il Belpaese) Conte si è intestardito, per motivi di mera politics, nella lotta contro la natura, cosa priva di senso in tutti i sensi. Occorre ricordargli che l’8 marzo, di fronte alle critiche per quella che sembrava una scelta epocale e che oggi, comparata all’attuale situazione, appare un pannicello caldo, si era espressamente assunto la “responsabilità politica” della scelta: è il momento di dare seguito a questa affermazione e di dare le dimissioni perché egli stesso, con il profluvio di provvedimenti successivi, ha dimostrato per primo di non credere a quella scelta, di avere ampiamente sottovalutato la situazione sanitaria e di avere arrecato danni enormi all’Italia e agli Italiani. I pochi provvedimenti di legge votati non possono coprire la liquidazione del Paese e della Costituzione fatta con DPCM. Occorrerebbe un intervento di Mattarella che, come Vittorio Emanuele III nel 1943 con Mussolini, lo sollevi dall’incarico e riconduca la crisi nell’alveo costituzionale imponendo la riapertura del Parlamento. Parole e speranze al vento.

Conte porta su di sé gran parte della responsabilità della tragedia che stiamo vivendo. Ha minimizzato e sottovalutato il problema all’inizio, si è disinteressato delle poche cose concrete (controlli agli arrivi, mascherine, tamponi e letti) che avrebbero potuto rendere più agevole la gestione sanitaria e ha ovviamente giocato la carta dell’evento epocale che gli avrebbe consentito di mettere la mordacchia a Renzi (eh sì, questo era il problema il 23 febbraio) e magari aprirgli la strada per il Quirinale. Ha agito senza una chiara visione della situazione che probabilmente vedeva l’epidemia ormai diffusa da mesi e su larga scala: nelle sue divisioni, il mondo scientifico pare ormai convergere sull’idea, che mi permetto di dire di avere sostenuto fra i primi con una modesta analisi dei dati possibile a chiunque non abbia ossessioni nella mente, che questa non è una malattia killer che uccide quasi metà dei malati, cioè più dell’Ebola, ma una malattia simil influenzale severa che determina migliaia di morti perché colpisce centinaia di migliaia o, addirittura, milioni di persone. E allora pensare di fermare una malattia del genere chiudendo tutto equivale a voler fermare il vento con le mani. Occorreva essere più umili e più modesti e limitarsi a poche misure: difendere, anche con misure di simil reclusione, i più esposti, vecchini (che invece vengono lasciati liberi di affastellarsi per riscuotere le pensioni) ed immunodepressi; requisire qualche fabbrica e costringerla a produrre mascherine e tamponi e comprare i ventilatori che oltretutto vengono fabbricati in Italia. Si è scelta invece la strada dell’avventura autoritaria e della liquidazione economica, ne pagheremo presto il fio. La malafede e la confusione di Conte sono tali da non indicare neanche una via d’uscita al cul de sac in cui si è infilato: non ci sono più obiettivi temporali e di riduzione del contagio, si rinvia il ritorno alla normalità al superamento di un picco che, ormai, non si sa nemmeno se arriverà. Gran parte della retorica dei primi giorni era che queste scelte fossero idonee ad evitare che la malattia si estendesse dal nord al sud e dai vecchi ai giovani ma a parte che alcune  (chiusura delle scuole) erano di per sé contraddittorie, questo scenario non si è verificato e non si vede perché norme pensate per la Lombardia debbano essere estese nottetempo a tutta Italia.

Conte si atteggia a Churchill ma le sue scelte sono state una rincorsa a Fontana e Zaia a loro volta coperti dalla Lega che si trova ad affrontare il dramma politico del collasso delle sue regioni simbolo. La Lombardia dimostra che l’efficienza della sua sanità era basata su tagli che la rendevano estremamente vulnerabile a eventi estremi. La tabella che segue (elaborazione su dati de “Il Sussidiario”, dati di alcune regioni mancanti) dimostra che, in rapporto agli abitanti, la magnifica sanità Lombarda aveva gli stessi posti letto per terapia intensiva della scassatissima Campania, meno del Lazio e del Molise.

REGIONE ABITANTI LETTI T.I.  LETTI T.I./10,000 AB.
Liguria 194(+26) 1.565.307 183                                  1,17
Friuli-Venezia Giulia 126 (+29) 1.217.872 125                                  1,03
Emilia-Romagna 1.739 (+353) 4.448.841 444                                  1,00
Toscana 320 (+63) 3.742.437 365                                  0,98
Molise 16 (+1) 310.449 30                                  0,97
Lazio 150(+9) 5.898.124 553                                  0,94
Basilicata 8 (+3) 570.365 49                                  0,86
Lombardia 7.280 +28) 10.018.806 849                                  0,85
Campania 154 (+98) 5.839.084 482                                  0,83
Umbria 46 (+29) 888.908 69                                  0,78
Sicilia 83 (+11) 5.056.641 385                                  0,76
Marche 479 (+122) 1.538.055 114                                  0,74
Puglia 77 (+59) 4.063.888 299                                  0,74
Calabria 19 (+29) 1.965.128 144                                  0,73
Sardegna 37 (+9) 1.653.135 120                                  0,73
Piemonte 501 (+93) 4.392.526 299                                  0,68
TAA 1.062.860 71                                  0,67
Valle D’Aosta 20 (+8) 126.883                                      –
Abruzzo 38 (+4) 1.322.247                                      –
Veneto 1.023 (+186) 4.907.529                                      –
Italia 60.589.085 4.581                                  0,76

E se è vero che la morbilità è altissima (ieri 2.546 casi su milione, ormai ai livelli di Wuhan) è anche vero che Fontana ha passato un mese a fare pagliacciate in TV con le mascherine, a lamentarsi del governo, a curarsi (e per un capo “vero” la tutela dal rischio non è un privilegio ma fa parte della funzione perché è lui che deve rimanere in grado di decidere) senza prendere provvedimenti essenziali come riorganizzare gli ospedali (dove i medici non hanno presidi, si ammalano come mosche, muoiono e diffondono la malattia) e aprire nuovi ospedali di emergenza visto che, anche senza Bertolaso, un padiglione può essere attrezzato in 7/10 giorni e sono invece 28 giorni che contiamo malati e morti. Anche ieri le scelte di Conte sono state anticipate da ordinanze regionali e da interventi di Salvini che chiedeva di “chiudere tutto”. È stato accontentato e la vecchia coppia di governo si è ricostituita con il PD che se la gode: Zingaretti è in convalescenza da 16 giorni e si è ritirato dalle scene perché ha avuto, poverino, “due giorni di febbre alta”; il Lazio è “miracolosamente” immune dalla malattia e anzi lo Spallanzani tutte le sere ci parla di dimissioni di pazienti; Lega, M5S e Conte possono andare pure avanti verso il precipizio dove cadranno alla fine di questa vicenda, poi arriverà il PD con Sassoli e l’UE a rimetterci a posto.

Il regionalismo costituzionale ne esce a pezzi. Il business model delle regioni era semplice: trasferimenti statali contro gestione della sanità: abbiamo visto come è andata a finire, con le regioni virtuose che non hanno saputo far fronte all’epidemia (e le notizie di decessi in casa per impossibilità di ricovero fanno strame del decantato “modello lombardo”) e le regioni del sud che si sono arrese subite chiedendo (dopo 42 anni di finanziamenti) l’intervento dello stato e dell’esercito, scacciando i non residenti e rifiutando e schedando i loro corregionali di ritorno dal nord. Ordinanze regionali hanno violato diritti costituzionalmente garantiti. Siamo di fronte ad un collasso etico, prima ancora che giuridico ed organizzativo, che dovrebbe portare ad una riforma abrogativa del Titolo V con il ritorno in mano statale della sanità e la revisione in senso solo amministrativo del ruolo delle regioni, oltretutto fortemente ridotte di numero. Si rischia invece di andare verso una secessione di fatto che, dietro alla chiamata in correo del governo, copra le inefficienze dei governatori nordisti.

In tutto questo si vede una curiosa inversione di tendenza mediatica: l’ISS comincia a dubitare che i decessi CON coronavirus (70% maschi, età media 80 anni, 2,4 patologie medie) siano univocamente imputabili al morbo ma Mediaset si lancia contro queste posizioni con toni quasi offensivi dicendo chiaramente che non si devono mettere dubbi nella testa degli italiani reclusi in casa. Si scambia l’informazione per propaganda perché la prima non dovrebbe sostenere tesi precostituite ma dare conto dei fatti e delle opinioni e caso mai cercare la verità. Ci si accanisce anche contro i milanesi che hanno ridotto “solo” del 57% gli spostamenti come se tutti gli altri fossero andati solo a fare jogging: si vede che nessuno ha mai fatto visita a Milano, la città con la più alta densità lavorativa d’Italia, dove il 43% di spostamenti in essere vuol dire avere raschiato il fondo del barile. E si vede che nella visione puerilmente marxista di una vita fatta solo di casa-ufficio-supermercato sfugge la babele di spostamenti ulteriori fra i quali, magari, quelli delle badanti e dei servizi di assistenza a malati e anziani. Ancora una volta una visione ideologica e distorta della realtà che non produce niente di buono.

Altre contraddizioni:

  1. se si contestava a Salvini di governare con la paura, adesso la paura è elevata a ragion di stato e presupposto di uno stato di eccezione che ovviamente i costituzionalisti (vedi sotto) confermano come valido.
  2. Ci si è prodigati negli anni per contestare l’accusa che gli immigrati, regolari o irregolari, fossero portatori di malattie ma adesso il ruolo degli untori viene attribuito in maniera apodittica nientepopodimeno che a tutti gli italiani.
  3. Si è contestata a Salvini la tendenza a basare la politica sull’odio e adesso stampa e politica trattano come criminali i comportamenti di chi fa una corsetta da solo in spazi aperti o, addirittura, passeggia con i figli o con i cani.
  4. Zagrebelsky dipingeva come autoritarismo la riforma Renzi, che era acqua fresca rispetto alla situazione attuale in cui la Costituzione viene stravolta con norme secondarie (DPCM) non soggette al vaglio del PdR, e invitava alla disobbedienza civile contro i “decreti Salvini” che erano (vale la pena di ricordarlo) non decisioni autoritarie di un uomo cattivo (queste, caso mai, lo sono i DPCM) ma norme di legge approvate dal Parlamento democraticamente eletto e promulgate dal PdR che, così facendo, ne attestava sommariamente la compatibilità con la carta costituzionale. Ieri l’esimio cultore del munus senatoriale ha sdoganato il nuovo regime affermando che il diritto alla salute prevale su tutto (lasciando perdere ragionamenti “sistemici” che un giurista non apprezza, chiedo: un malinteso diritto alla salute prevale anche anche sui “Principi fondamentali” degli artt. da 1 a 12 tipo “La sovranità appartiene al popolo”, “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”?) e che se si avrà uno stato autoritario lo potremo dire solo dopo, a cose fatte: affermazione priva di senso che oltretutto stride con l’impegno “preventivo” che il luminare ha posto nelle battaglie contro i due mattei.

Questo è il panorama italico del 2020. Ma non preoccupiamoci: andrà tutto bene.

Discussione

6 pensieri su “Andrà tutto bene

  1. Articolo bellissimo. Uno dei migliori letti in giro in questi giorni.
    Grazie

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    Pubblicato da Graziella | 22 marzo 2020, 11:56
  2. Grazie mille! Davvero interessante. Qualche dato ulteriore circa le anomalie presenti i Lombardia: Milano è una città in cui i lavoratori sono essenzialmente pendolari provenienti dalle vicine province (Bergamo su tutte). Tuttavia non presenta la medesima situazione di Bergamo. Anche Brescia costituisce una anomalia. Si pensi ad esempio che Desenzano ha 75 contagiati (noti) mentre nella vicina Peschiera (Verona) ce ne sono 8. La stessa provincia di Brescia ha un numero di contagiati pari all’intero Veneto (dove tra l’altro sono stati fatti molti più tamponi). Vi è dunque qualcosa a Bergamo e Brescia che rende i due territori “fecondi” per il virus. Non può essere una questione strettamente ambientale (legata ad esempio alla orografia o all’inquinamento), nè qualcosa di genetico. Vi deve essere piuttosto un qualcosa che è stato fatto a Bergamo e Brescia, magari non solo lì ma in particolare lì.
    Che ne pensa?

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    Pubblicato da edoardo | 22 marzo 2020, 14:10
  3. Arrivati a questo punto manca solo la legge marziale come in tempo di guerra. E in tempo di guerra esiste il reato di diserzione che s’attaglia alla perfezione a gente come Zingaretti, Salvini, Meloni, Renzi, vecchi B, scappati da casa ecc ecc. Conte è platealmente e plasticamente unfit ma ci mette la faccia, è un disastro ma per quello che può e come può, con la squadra offensivamente disarmante che si ritrova intorno, spende i pochi talenti che ha sperando nello stellone. Faccio fatica a prendermela con lui, è chiaro che la sua parentesi dovrà finire al più presto, ma gli altri, quelli che l’hanno scelto, messo lì su quella poltrona, gli altri che nel momento del corpo a corpo sono fuggiti, nascosti, dileguati, imboscati o addirittura riparati nelle villone lontane all’estero, loro, in un paese che ha ritrovato consapevolezza di sè, speriamo, una volta tornati a qualche forma di normalità dovrebbero essere chiamati a rispondere della loro viltà e codardia e accusati di diserzione. Non avverrà, sarebbe già consolante vedere gli italiani schifare questi personaggi di sventura, disprezzarli ignorandoli. Non avverrà.

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    Pubblicato da Ned | 23 marzo 2020, 9:23
    • Forse non è un caso che per la classe dirigente (e aspirante tale), ci sia stata una selezione al ribasso.

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      Pubblicato da Graziella | 24 marzo 2020, 15:29
      • «Il popolo italiano ha tradito la fiducia che il Sistema aveva riposto in lui: ora dovrà lavorare duro per riguadagnarsela! Il Sistema ha deciso: bisogna nominare un nuovo popolo”

        "Mi piace"

        Pubblicato da Ned | 25 marzo 2020, 0:10

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