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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

Una mezza frenata

downloadIl percorso normativo e decisionale della gestione della crisi da coronavirus è stato costellato di frequenti fughe di notizie:

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 Chiusura scuole Italia Fuga di notizie, tira molla con ministro Azzolina
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 Zona arancione nord Italia fuga di notizie, esodo in massa da nord verso sud
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2020 Zona arancione Italia intera Fuga di notizie, corsa ai supermercati
Ordinanza Ministro della Salute 20/3/20 Regole di distanziamento sociale Appena comunicata, corsa ai supermercati
DL 24/03/2020 Riordino normati, aumento sanzioni Bozza pubblicata prima del CdM

Sono state così tante le occasioni da far pensare che le “fughe” siano in realtà “soffiate” e che si sia di fronte ad un preciso metodo: non sapendo esattamente che fare, si lasciano scappare delle indiscrezioni, si guardano le reazioni, quelle ufficiali e quelle ufficiose via web, e poi si decide.

Evidentemente l’idea di rimanere murati in casa per altri quattro mesi abbondanti, con temperature in crescita, con divieti assurdi come quelli di superare i confini comunali (certo Roma Capitale ha un’estensione di 1.285 kmq che la porrebbe, se indipendente, davanti a 76 stati del mondo e che rende insignificante il divieto ma in tanti paesini passare il “confine” è necessario per accedere ai servizi del “capoluogo”), soggetti a normative apparentemente ferree ma largamente interpretabili dai guardiani che possono imporre sanzioni penali e confiscare l’auto non è stata molto apprezzata e i movimenti social devono avere dato qualche indicazione. Oltretutto in una fase di discesa dei contagi e di riconoscimento della malattia per quello che è realmente: una malattia probabilmente endemica, ampiamente diffusa anche se poco riconosciuta a livello diagnostico e quindi probabilmente già esistente prima di gennaio, con caratteristiche di mortalità ormai definite e, se rapportate a questa nuova scala, relativamente basse.

La politica di contenimento del governo pareva avere successo (a che prezzo lo vedremo più avanti), la popolazione sembrava rispondere abbastanza bene (solo 4,5% di abusi) e quindi non si vedeva un reale motivo sanitario dietro alla corsa a inasprire misure e sanzioni scattata da giovedì.

Mettiamoci anche il conflitto sindacale che ha inserito di forza le valutazioni economiche nella dinamica decisionale: si è cominciato a parlare (Confindustria) di un calo di PIL per 100 mld al mese, cifra che in capo all’anno porterebbe l’Italia al livello assoluto di Taiwan e a quello pro capite corrispondente alla media mondiale, non troppo inferiore al valore della Guinea Equatoriale. Non sarà così ma, insomma, si è cominciato a dire che c’è anche un dopo virus e i numeri in gioco sono veramente alti e la percezione “popolare” del rischio economico è probabilmente derivata dallo stazionamento nei locali familiari di quei pochi che ancora uscivano per andare a lavorare e che invece ora sono in cassa integrazione. Perché una cosa è fare smart working (parola inglese che significa evidentemente “faccio due mail al giorno e cazzeggio un po’, regolarmente stipendiato, mentre aspetto di tornare in ufficio”) ma un’altra è essere strappati di forza all’avito tornio con un piccolo dubbio che comincia a serpeggiare: ma alla fine, lo ritroverò l’utensile? E fra quanto tempo? Ed a quali condizioni?

Posto che la sensazione di una svolta autoritaria alimentata di catastrofismo e allarmismo notturni francamente l’ho avuta, non so se questa deve essere imputata ad effettiva volontà di Conte o ad una sua incapacità/inesperienza di rapportarsi a questi livelli. Alla fin fine la politica è un mestiere che vive di sue logiche, codici ed esperienze e Conte di esperienza ne ha per soli 21 mesi. Ci metto anche l’ignoranza, affettata ed esibita, di un avvocato del sud trapiantato a Roma e diventato politico verso qualsiasi cosa che assomigli ad un’impresa privata, specie per piccola. Fatto sta che qualcosa di nuovo ieri si è visto, tipo:

  • La conferenza stampa si è tenuta dopo avere approvato il decreto legge e non prima;
  • La conferenza stampa si è tenuta alla 18.30 e non di notte;
  • È stata una conferenza con domande e risposte e non un monologo (anche se non capisco perché 20 giornalisti non possano stare separati e mascherati in una sala stampa e perchè le video conferenze delle multinazionali filano tutte via lisce e invece quelle del governo sembrano fatte con gli smart tac degli anni ‘90: non c’è segnale, non ti sento, puoi ripetere?, richiamami);
  • Conte è parso meno “dark” ed è stato costretto per la prima volta a spiegare cosa stava facendo e a dare rassicurazioni che la scadenza dello stato d’emergenza sarà di molto anteriore al 31 luglio ponendo il limite temporale che serve ad avere un obiettivo motivante e a rinsaldare le fila del Paese;
  • Ha confermato che riferirà al Parlamento ogni 15 giorni;
  • ha posto uno stop alla deriva sanitaristica della vita sociale dicendo che si aspetta un accordo con i sindacati ma anche che, in mancanza, precetterà gli scioperanti.

Quindi qualcosa è migliorato ma dobbiamo anche tenere presente che:

  • la normativa restrittiva delle libertà è stata comunque confermata, oltretutto con norme di legge e quindi meno contestabili di quelle regolamentari dei DPCM;
  • le sanzioni sono state inasprite e semplificate portandole al rango di sanzioni amministrative;
  • la scadenza delle misure sarà di sicuro molto anticipata ma non è stata fissata, né è detto che allo scadere dei termini si tornerà subito alla situazione ex ante e non si avranno strascichi;
  • il riferire al Parlamento, oltretutto forse da parte di un “delegato” del premier, non implica chiedere un’approvazione dell’operato del governo;
  • Conte ha confermato che continuerà a procedere con DPCM.

In sostanza si continua a procedere in regime di eccezione che stride abbastanza, allungandosi i tempi, con la sostanza costituzionale e la sostenibilità economica del sistema Paese.

In tutto questo i partiti sono scomparsi: il PD si vede che è in convalescenza insieme a Zingaretti, il M5S parla sporadicamente e con voce Crimiana dalle lande sicule, il centro destra si accontenta di una telefonata di prammatica di Mattarella e di un dibatittino alle camere. Solo il web vigila e, come avvenuto a maggio 2018, pone qualche zeppa sulla strada del Cesarino de noantri. All’erta stiam.

Discussione

2 pensieri su “Una mezza frenata

  1. I partiti sono scomparsi, e allora? I loro leader con le loro teste vuote non sono mai serviti a niente, men che meno in tempo di guerra come oggi. Non hanno idee, capacità, piani, volontà di fare e risolvere, voglia di provarci mettendosi in gioco e rischiando del loro, sono delle nullità che vanno bene per i tempi normali. Le persone che vedono la realtà per quella che è, durissima, e sanno fare previsioni sul futuro a breve perché abituate alla valutazione dei rischi e delle conseguenze di eventi disastrosi come questo, e che sanno di organizzazione, ne parlano chiaramente senza mezzi termini o edulcoranti su alcuni giornali, basta cercare, e sono in grado di offrire un ventaglio di soluzioni per uscirne al meglio delle nostre possibilità. Servono provvedimenti post bellici e per questo servono persone che sappiano parlare in modo chiaro al paese chiedendo sacrifici per sperare di avere un futuro. Quelli che abbiamo non servono e vanno messi da parte, sterilizzati, non devono nuocere. Ci vuole un accordo forte tra le forze politiche, economiche, sociali e culturali per sostenere una figura di rilievo -ce ne sono, ne abbiamo- che si faccia carico di una tale enorme responsabilità. Non bisogna aver paura delle parole, servono nervi saldi e qualcuno parlerà di dittatura, in un paese come questo intollerante all’autorità, ma non ci sono Santi ne Madonne e se vogliamo salvarci dalle catene, rifiutando di leccare le mani di coloro che ci offriranno un piatto di minestra in cambio della nostra libertà, beh, questo è il momento di pretendere tutto.

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    Pubblicato da Ned | 25 marzo 2020, 14:21
    • Questo Paese è intollerante alle autorità perche esse rappresentano la parte peggiore del Paese stesso.
      Ho esempi infiniti davanti agli occhi, dai livelli più alti alle mezze tacche locali.
      Quale fiducia dovremmo avergli?

      "Mi piace"

      Pubblicato da Graziella | 26 marzo 2020, 10:07

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