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Economia e società, Politica Italia

E adesso?

Quattro interventi in tre giorni, grossi calibri, tante parole.

Partiamo dall’ultimo: Giuseppe Conte, sabato 28 marzo. Il premier ha appena illustrato le misure per venire incontro ai problemi economici delle persone più deboli, misure che dimostrano la gravità della situazione finanziaria. Il governo si è limitato ad anticipare di pochi giorni (da maggio a fine marzo) i fondi del “Fondo di Coesione Comunale” spettante ai comuni per il 2020: si tratta di una mera misura amministrativa, sono soldi già stanziati che aumentano la liquidità ma non le risorse. Inoltre ha anticipato (nota bene, non stanziato) anche altri 400 milioni con il vincolo di utilizzarli per distribuire buoni spesa o addirittura generi alimentari mobilitando una filiera di commercianti, GDO e terzo settore. Ci stiamo avviando ad una situazione venezuelana in cui la sopravvivenza fisica è un problema di primaria importanza ed il governo dichiara di non avere i fondi per affrontarla perché non solo non ci mette soldi ma impone ai comuni di stornare le cifre dai loro bilanci con la conseguenza che si avranno meno servizi o più tasse comunali. La risposta alla crisi inizia a svolgersi sul lato fiscale mandando avanti i sindaci.

Finita l’esposizione, un giornalista ha fatto una domanda sulla gaffe di giornata della dama di compagnia Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen che ha definito “solo uno slogan” i coronabond. Visibilmente nervoso, Conte ha detto testualmente che “L’Europa deve dimostrare se è all’altezza di questa chiamata della storia. Si tratta di mostrarsi adeguati o no a questa evenienza. (…) Io non passerò alla storia come colui che non si è reso responsabile  di quello che andava fatto per i cittadini europei”.

La strada per un accordo europeo sul debito è tutta in salita. Il nord Europa è in crisi come gli altri ma più solido e prova la carta che non gli riuscì nella prima guerra mondiale: resistere un giorno in più degli avversari. Se l’Italia cade nella trappola del MES, subito dopo ci sarà il liberi tutti per tutti gli altri che si autoattribuiranno il diritto di emettere debito illimitato e garantito anche dalle nostre risorse acquisite via MES.

Conte sembra francamente consapevole della gravità della situazione anche se avere condiviso (firmato?) le conclusioni del Consiglio Europeo di giovedì ha forse avviato la vicenda verso un compromesso pericoloso. L’Unione Europea è maestra nel prendere i governi per sfinimento e nell’affogarli nei dettagli: sai dove cominci ma non dove arrivi. Iniziare una negoziazione per “poche condizionalità” comporta molti rischi: partendo dal fatto che non è chiaro cosa significhi “poche”, queste condizioni emergeranno da una trattativa lunga a capziosa che, una volta avviata, certificherà lo stato di pre-default delle finanze italiane e renderà debolissima la posizione contrattuale. Ammesso e non concesso che si parta da “poche” si arriverà, lentamente e omeopaticamente, a “tante”. Conte sopravvaluta la sua posizione nel consesso europeo: si vede come un Cavour ma è considerato un Quisling.

Lasciamo per un attimo Conte e parliamo di Draghi: ecco alcuni passaggi testuali dell’intervista al FT del 26 marzo:

Le azioni che i governi stanno intraprendendo per scongiurare la crisi….

  • Tuttavia, queste azioni comportano anche enormi e inevitabili costi economici.
  • È inevitabile una profonda recessione.
  • …evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, aggravata da un enorme numero di fallimenti che lasceranno danni irreparabili. Già adesso è chiaro che la risposta che dovremo dare a questa crisi dovrà comportare un significativo aumento del debito pubblico.
  • Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e andranno di pari passo con misure di cancellazione del debito privato.
  • Il ruolo dello Stato è proprio quello di usare il bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire. Gli Stati lo hanno sempre fatto durante le emergenze nazionali. Oggi la stessa cosa sta accadendo per la pandemia e per il conseguente blocco di molti paesi.
  • sussidi di occupazione e di disoccupazione e il rinvio delle scadenze per le imposte sono passi importanti che sono già stati introdotti da molti governi,
  • I Paesi europei hanno strutture finanziarie e industriali diverse, perciò l’unico modo efficace per poter raggiungere ogni singola crepa nell’economia è quello di mobilitare la totalità dei loro sistemi finanziari:
  • il capitale di cui hanno bisogno per svolgere questa attività deve essere fornito dai governi,
  • debiti pubblici cresceranno,
  • Sotto un certo punto di vista l’Europa è ben attrezzata per affrontare questa crisi straordinaria:
  • nel sostenerci l’un l’altro, come europei, per affrontare questa che è, evidentemente, una causa comune.

Quella che balza agli occhi è senza dubbio la forma grammaticale: Draghi parla sempre al plurale: stati, finanze, debiti, paesi, governi, europei. Parla di Europa e causa comune. Ricollegandosi alle parole di commiato dall’incarico dello scorso novembre, in cui per la prima volta affermò la necessità di deficit spending a livello UE, Mario lancia una prospettiva che, come ho già detto, è politica prima che finanziaria e rivolta al continente prima che all’Italia. Se si vuole, il ruolo di PdC o di PdR dell’Italia gli andrebbe addirittura stretto: dovrebbe essere invece una specie di “supercommissario alla crisi” che esautorasse di fatto Ursula rimandandola alla materna cura dei sette figli. Però c’è un problema politico.

La crisi che incombe sul mondo e sull’UE è molto diversa da quella del 2008. Cade su popolazioni stanche e disilluse e su dotazioni di risorse molto inferiori e mal distribuite con paesi pieni di gente che non ha autonomia finanziaria neanche per un mese. Cade su una narrazione dell’UE che, pur in termini diametralmente opposti a nord e a sud, è tuttavia concorde nell’individuare in essa un pericolo per le comunità nazionali e gli assetti statuali. Cade su sistemi politici stressati da altri fattori (in primis l’immigrazione) assenti nel 2008 e che hanno prodotto ovunque una forte e strutturale presenza di partiti nazionalisti per definizione non internazionalisti. Nessun governo può condividere risorse con altri paesi senza favorire l’ascesa di partiti di destra che, se non sono antisistema, sono perlomeno a-sistema. Sbaglia quindi Conte a chiedere “solidarietà” tramite eurobond che non possono essere accettati da nessuno. Dovrebbe invece imparare a memoria le 1225 parole dell’articolo di Draghi e chiedere semplicemente che gli stati siano autorizzati, con il supporto della BCE per garantire il collocamento e la liquidità dei titoli e per mantenere bassi (meglio nulli, meglio ancora negativi) i tassi di interesse, a fare debito con scadenze lunghe e lunghissime (secoli) o addirittura irredimibile. E chiedere anche che le regole del patto di stabilità vengano sospese per almeno un decennio perché altrimenti a fine anno ritorna la Commissione a chiedere piani di rientro. Minacciando che in caso contrario l’Italia farà da sé, certo, ma non emettendo debito decennale che, in mancanza di accordo, cadrebbe preda degli spread ma emettendo, a titolo di sostegno all’economia, titoli di debito interni, irredimibili, a tasso zero, frazionabili in voucher fisici. Un’altra moneta? Certo (qui per qualche dettaglio in più).

È altrettanto vero che lo stato competitivo dei rapporti fra paesi UE (che non esiste, ad esempio, fra Texas e California) rende pressoché impossibile che questa proposta, talmente di buon senso da essere stata fatta propria in tre giorni da Trump e DEM negli USA (e ricordiamoci che soltanto 53 giorni fa – cinquantatré! – i democratici volevano il presidente in prigione), possa essere adottata fra 14 giorni dall’UE. Oltretutto Conte, con questa gestione frammentaria e questa comunicazione frenetica, affannosa e ansiogena, evidenzia tutta la debolezza sua e della posizione italiana. La soluzione proposta tuttavia sarebbe coerente con i trattati perchè il debito rimarrebbe nazionale e non verrebbe condiviso. D’altro canto la soluzione del MES è priva di senso: a fronte di “condizionalità” che non dovrebbero essere politicamente accolte, mette a disposizione addirittura pochi fondi visto che al limite i 410 mld disponibili a malapena potrebbero servire per la sola Italia. La strada è quindi quella “draghiana” delle banche centrali che possono monetizzare i debiti acquistando titoli. Ma per arrivarci occorre rifiutare i compromessi puntando a durare un’ora più dell’avversario.

Paradossalmente un segnale di forza sarebbe a questo punto uno sparigliamento delle carte con le dimissioni di Conte e la chiamata a Palazzo Chigi, da parte del “Parlamento” unanime o quasi, di Mario Draghi il quale, dotato di ben altro standing e credibilità e presumibilmente sostenuto dal mondo anglosassone, darebbe chiaramente il segnale che l’Italia giocherà le sue carte fino in fondo anche se, diciamocelo chiaramente, portare il debito al 170/180% del Pil significa poi adottare misure volte a recuperarlo, a lungo termine ma costantemente, e quindi profonde riforme dei sistemi: istituzionale, finanziario, pensionistico, assistenziale, fiscale. Con la fiducia che, anche se i numeri saranno “greci”, l’indipendenza politica consentirebbe tuttavia al Paese di autogestirsi, stabilizzarsi, recuperare fiducia e ritrovare la via della crescita.

Venerdì 27 marzo ha parlato anche Mattarella che, privato dei suoi argomenti preferiti (migranti, rom, cinesi, ebrei) si era chiuso in un mutismo distaccato da quei plebei dei suoi sudditi cittadini chiusi in casa da tre settimane sulla base di norme di dubbia costituzionalità. Questo discorso è diventato virale per la puerile boutade sui capelli del Presidente (che peraltro sembrano avere conosciuto le cure del coiffeur da molto meno tempo dei miei) del genere “operazione simpatia” che però, di fronte ai primi assalti ai negozi di generi alimentari, mi sembra possa essere intesa anche come una sorta di “mangino brioche”. Sopportando anche le giaculatorie iniziali di incoraggiamento a medici, infermieri e malati, ho aspettato che dicesse una cosa sola: queste misure sono temporanee e vi garantisco (io, che del resto sono garante della Costituzione, giudice costituzionale e fine costituzionalista) che, una volta rimosse, ritorneremo alla situazione ex ante. Ma questa cosa non l’ha detta limitandosi a precisare che sono state approvate dal parlamento. A parte che non è del tutto vero perché qui si va avanti a furia di DPCM, la reticenza lascia presagire che le misure dureranno molto e che, forse, alla situazione di libertà personale ex ante non si tornerà più. Di diritto o di fatto siamo in una sospensione delle libertà garantite almeno dagli artt. 13-16-17-18-19-24-33-35-39-40-41-42-48-49-50. Sono in discussione anche i principi fondamentali degli artt. 1-2-4. Abbiamo un parlamento chiuso che, a parte i problemi di rappresentatività politica ormai noti, si riunisce con un accordo maggioranza-opposizione per selezionare pochi parlamentari chiamati a garantire il numero legale, parlamentari che ovviamente sono scelti in base alla fedeltà alle direttive dei rispettivi partiti così vanificando il principio dell’art. 67 sul divieto del vincolo di mandato. Abbiamo l’esercito nelle strade e colonne di militari russi che viaggiano sulle autostrade. Davvero il problema è il taglio di capelli di Sergio e non c’era verso di fare non dico un discorso ma almeno un fuorionda su questi problemi?

Mattarella ha parlato velocemente e con più decisione del solito: si vede che monta il nervosismo per una situazione che degenera ed è significativo il forte richiamo alla solidarietà europea, il secondo in pochi giorni. Mattarella copre Conte ma comincia a capire che neanche le sue genuflessioni (ultima la visita a Napoli a Macron quando mai Macron sarebbe andato a Marsiglia per incontrare il nostro PdR) bastano più.

Infine il Papa. La celebrazione di venerdì per la prima volta ha congiunto il Pontefice con il suo gregge. L’afflato umanitario si è per la prima volta, a mio avviso, inserito in un rito puramente religioso senza richiami a senzatetto, migranti, mussulmani, animali, natura e pachamama. La fede ha avvolto la carità. Personalmente, per la prima volta, l’ho visto come capo del cattolicesimo, un cattolicesimo aperto ed inclusivo ma anche identificato nelle sue basi. Sinceramente ha risposto alle critiche di precedenti post: con le messe mattutine sopperisce in parte alla chiusura delle chiese e con il rosario del 25 e la benedizione del 27 si è dimostrato essere il capo della religione cattolica e non, come aveva dimostrato con la passeggiata e preghiera solitaria al crocifisso miracoloso, uno di noi. Non nascondo il dubbio che si tratti dell’ennesimo tema forte che il Papa cavalca per godere della popolarità che senza dubbio ama. Ho anche il dubbio che gli italiani adesso gli piacciano di più perché diretti velocemente verso l’agognata povertà. Però venerdì il Papa è tornato. Speriamo che resti con noi.

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PS: mi limito a notare una cosa: molti argomenti ideologici che venivano usati mesi addietro come clave contro Salvini e i sovranisti si sono ribaltati negli attori e nel significato:

  1. Non si deve giocare con le paure delle persone: perché adesso Conte cosa sta facendo con il virus?
  2. Il MES non comporta alcun pericolo, anzi è favorevole all’Italia: come mai adesso Conte si rifiuta di passare alla storia come quello che ha chiesto aiuto al MES?
  3. Salvini e la Lega sono collusi con Putin: come mai adesso truppe russe scorrazzano in Italia sulla base di un accordo telefonico Conte-Putin?
  4. I decreti Salvini presentavano costantemente profili di incostituzionalità: e allora i DPCM di Conte?
  5. I porti non possono essere chiusi, i migranti sono sani e si ammalano in Italia: e allora adesso perché sono chiusi per motivi sanitari?
  6. Più Europa per risolvere qualsiasi problema, da soli non andiamo da nessuna parte: e adesso perché Conte minaccia che se l’Europa non cambia farà da solo?
  7. Se si battono i pugni sul tavolo la situazione peggiora: e allora perchè adesso Conte è passato alle minacce?
  8. I mali dell’Italia derivano dal reddito di cittadinanza (6 mld di Euro su 840 di spesa pubblica): e adesso perché si propone di estenderlo a la chiunque, compresi i lavoratori a nero?
  9. Ostentare il Rosario è un fatto identitario e non è comportamento da buoni cattolici: e adesso perché tutti lodano il Papa che recita il Rosario in mondovisione?
  10. Infine, i pieni poteri di Salvini a seguito di vittoria elettorale ed in regime costituzionale erano pericolosi. E questi di Conte in evidente “stato di eccezione”?

Il futuro sarà difficilissimo, speriamo almeno di poterlo affrontare senza la malafede, le mistificazioni ed i paraocchi ideologici che ci hanno distrutto negli ultimi 30 anni.

Discussione

Un pensiero su “E adesso?

  1. Anche questa volta, l’Italia finge una sfida senza la minima intenzione di andare fino infondo.
    Come ben espresso nell’articolo, cederà, e solo allora “liberi tutti… per gli altri”.
    Anche se la drammaticità del prossimo futuro tende ad avvicinare le posizioni opposte, questo avviene con una lentezza che il momento non richiede. Quando e sè, arriveranno tutti all’ovvia conclusione che OCCORRE emettere titoli di debito interni, sarà troppo tardi, anzi, è probabile che il discorso sarà: “se avessimo emesso i titoli…”.

    Non concordo per nulla sulla fiducia a Draghi. Draghi è IL TRAPPOLONE. Difenderà la tenuta dell’euro e stop.
    Il commentatore di un blog ha descritto l’idea di Draghi in poche brillantissime parole:
    “socializzazione del debito, privatizzazione degli utili”.
    NO GRAZIE.

    Divertente la smentita finale dei paladini del “global-ammore” contro i sovranisti.
    Da incorniciare.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Graziella | 29 marzo 2020, 12:19

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