//
stai leggendo...
Economia e società, Politica Italia

Il Bene e il Meglio

L’eventuale scelta di Draghi sarebbe una capitolazione o un’evoluzione? Molto dipende dalla valutazione che si dà della figura e dell’operato dell’ex Presidente BCE. Draghi nel 2011 è stato parte attiva del golpe bianco ai danni di Berlusconi ma, a partire dal 2012, ha fatto molto per difendere le banche italiane (misure LTRO che ruppero l’isolamento finanziario che stavano subendo con tassi interbancari alle stelle) ed il nostro debito pubblico con misure formali (QE) ed informali (“Whatever it takes”). Nella realtà le misure BCE hanno consentito la costante riduzione del costo del nuovo debito emesso ed il suo mantenimento al di sotto della media storica, come la figura dimostra:

tasso-medio-675x433

Negli anni di Draghi, la politica monetaria accomodante ha oggettivamente coperto la politica fiscale allegra dei vari governi con il deficit/PIL che mai si è avvicinato alla parità imposta dall’art. 81 della Costituzione. In compenso la spesa per interessi, in percentuale del PIL, è scesa di quasi un punto, pari a 17 miliardi all’anno.

Anno Debito
(milioni di euro)
PIL
(miliardi di Euro)
Debito/PIL Deficit/PIL Inflazione PIL (reale) Spesa per interessi
2011 1.907.769 1611,79 116,40 -3,50 2,8 0,58 4,7
2012 1.989.878 1655,41 123,40 -3,00 3,0 -2,8 5,2
2013 2.070.013 1696,32 129,00 -2,90 1,2 -1,7 4,8
2014 2.137.119 1692,94 131,80 -3,00 0,2 0,11 4,7
2015 2.172.673 1691,89 131,60 -2,60 0,1 0,93 4,2
2016 2.220.662 1745,29 131,4 -2,50 -0,1 1,1 4,0
2017 2.220.662 1801,21 131,4 -2,40 1,2 1,6 3,8
2018 2.316.697 1853,87 132,2 -2,10 1,1 0,9 3,7
2019 2.409.245 134,8 -1,60 0,19 0,3

Nello stesso periodo la spesa pubblica, pur con un andamento non uniforme, è aumentata in termini reali di circa 10 mld recuperando, a partire dal 2015 (anno del QE), il terreno che aveva leggermente perso nella prima parte del mandato Draghi. Tutto ciò a fronte di una spesa per interessi che, dal 2011, è sempre stata in contrazione.

Entrate-spese-pubbliche-italia

Al netto della letterina del 2011, appare difficile descrivere Draghi come un vampiro nemico dell’Italia e, a maggior ragione, descrivere la sua politica come volta ad imporre austerity. Prova ne è, oltretutto, il fatto che appena andatosene è partito il balletto del MES volto a depotenziare il ruolo della BCE e ad evitare che prosegua il salvataggio del debito italiano a spese dei rendimenti dei risparmi nord europei. [ndr: Il ruolo di Draghi nella stabilizzazione finanziaria del Paese è molto più chiaro adesso che si vedono i danni provocati dalla Lagarde]. L’esordio del 2011 fu quindi, probabilmente, uno scotto da pagare, una libbra di carne (nostra) data come pegno di lealtà, utile anche a rimuovere un leader sospettato di rapporti pericolosi con la Russia. Ma per fare cosa?

Per fare quello che è necessario: ridurre il costo del debito. Nel 2018 il costo del debito è pari al 3,8% del PIL con un avanzo primario dell’1,5% circa. In queste condizioni la sua messa in sicurezza dipende solo dalla dinamica del PIL nominale (inflazione+crescita reale). A fronte di una crescita reale dello 0,2-0,4%, occorrerebbe un tasso di inflazione superiore al 2%, ipotesi ad oggi irrealistica dato il contesto esterno (commodity in fase di stagnazione su livelli di prezzo bassi, deflazione esportata dai paesi asiatici) ed interno (popolazioni in calo ed in fase di invecchiamento). È quindi necessario procedere ad una forte repressione finanziaria che porti i rendimenti reali (tasso di interesse – inflazione) in territorio negativo: è quanto ha fatto la Banca d’Italia in tutta la sua storia e quanto ha fatto la BCE dal 2015 con riferimento ai paesi nord-europei. In passato alti tassi di inflazione agevolavano il compito, adesso occorre agire sui rendimenti spingendoli verso il basso e possibilmente in territorio negativo.

L’Italia è l’unico paese europeo di grandi dimensioni che paga interessi positivi sui suoi titoli: questa situazione è oggettivamente insostenibile nel medio lungo periodo. A questo punto, il grande nuovo compromesso storico dovrebbe estendersi a livello europeo con l’impegno della BCE ad abbassare il costo medio del nuovo debito significativamente in territorio negativo (diciamo -1%) per un adeguato periodo di tempo (7-8 anni, durata media del debito italiano). In presenza di un saldo primario positivo, ci sarebbero risorse per sostenere lo sviluppo interno e per abbattere il debito/PIL, accompagnandolo con un forte sforzo di modernizzazione del Paese anche in ambito istituzionale, con il contenimento della magistratura, la riforma della Costituzione e la ridefinizione del potere del PdR, possibilmente inducendo Mattarella alle dimissioni o almeno ponendogli una figura prestigiosa come Draghi che ne limiti l’incapace esuberanza. Come contropartita ci sarebbe la definitiva adesione italiana al progetto della moneta unica e l’adozione di politiche che la rendano effettiva e sostenibile nel tempo. Se questo fosse il progetto, Draghi sarebbe la persona giusta non solo per le competenze tecniche e la reputazione internazionale ma anche perché è stato (e probabilmente è ancora) il punto di riferimento di uno schieramento che ha, con tutta evidenza, rifiutato di estendere a tutta Europa la cura greca e che in Italia, appunto, potrebbe essere interessato a trovare l’alleanza con il consenso popolare che la Lega porta con sé. Diversamente, saremmo di fronte all’ennesimo caso di fuga, tradimento e connivenza con il nemico.

Le considerazioni che precedono, tratte da un precedente post sulla possibile evoluzione politica della Lega, aggiornato con alcuni dati allora non disponibili ed al netto delle considerazioni politiche che adesso non sono di interesse, penso mantenga il suo valore e lo abbia forse incrementato alla luce della situazione attuale.

Il problema che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi mesi è riassunto in questa tabella:

PIL 2019         1.836
PIL 2020 (-12%) (previsione G&S)         1.616
DIMINUZIONE PIL            220
DEFICIT  2,2%              40
DEFICIT CURA ITALIA              50
MINORI ENTRATE              99
DEFICIT 2020            190
DEFICIT/PIL 2020 11,73%
DEBITO 2019         2.409
DEBITO 2020         2.599
DEBITO/PIL 2020 160,83%

Quindi i meri effetti della crisi appesantiranno enormemente la posizione finanziaria dell’Italia. Lascio perdere la necessità di ulteriore spesa in deficit per sostegno alle famiglie e alle imprese che servirà per almeno due anni e la situazione di deflazione veicolata dalla crisi stessa e dal tracollo delle materie prime, in primis il petrolio. In una situazione in cui il Paese non ha il controllo della sua moneta, questa situazione è sostenibile soltanto con il consenso europeo ed il sostegno BCE. Al momento l’autorizzazione allo sforamento del deficit è stata data in condizioni di emergenza ma senza specificare la misura e la durata. Probabilmente Ursula (che sembra molto agire d’impulso) quando lo ha fatto non aveva una chiara cognizione dei numeri in gioco. Senza un chiarimento su questi punti procedere al deficit spending è pericolosissimo perché espone a subitanei ricatti e voltafaccia.

Draghi nel suo articolo apre una nuova prospettiva: il debito sarà alto e duraturo in tutti i Paesi europei. Questo vuol dire andare verso un cambio di paradigma che manda in soffitta il 3% ed il 60%. Se il debito deve essere alto e duraturo in tutti i paesi allora, (Draghi non lo dice ma è la logica conseguenza) è necessario che le banche centrali, ed in particolare la BCE, ne assicurino liquidità e solvibilità ponendosi come acquirenti di ultima istanza perchè livelli elevatissimi di debito, a fronte oltretutto di PIL incerti e calanti, creerebbero elementi di rischio che non sarebbero logicamente accettati dagli investitori in mancanza di una garanzia di ultima istanza. L’intervento delle banche centrali sarebbe inoltre necessario per mantenere bassi i rendimenti, come ipotizzato da Draghi, considerato che gli spread, lasciati a se stessi, hanno dimostrato di poter subire impennate rilevanti e subitanee. Oltretutto queste condizioni dovranno diventare “permanenti” per cui non si può prescindere da un ruolo costante delle banche centrali, e della BCE in particolare, in termini di monetizzazione e di repressione finanziaria. Il fatto che alti livelli di debito debbano diventare permanenti non significa che possano essere indefinitamente crescenti ma, almeno in questa fase e per un certo periodo, il controllo del rapporto con il PIL potrà avvenire tramite la crescita reale indotta dalla spesa pubblica (e qui dipende anche dalla qualità della spesa stessa) e la sperabile ripresa dell’inflazione dovuta al travaso di massa monetaria nell’economia reale. In sostanza si potrà anche pensare a politiche di controllo del debito ma, nell’immediato, non certo per via fiscale.

La scelta della ricetta Draghi non dipende solo dalle qualità e reputazione della persona ma dalla strategia che addita che è quella di cui si è vaticinato per anni. La strada tracciata da Draghi ha vantaggi evidenti nell’immediato e rischi gestibili nel futuro, oltretutto collocati in un orizzonte temporale che va oltre le capacità di previsione. Le riserve possono solo essere politiche. Draghi non è certo Monti per carisma e peso e la sua presenza impone una maturazione in senso presidenziale e decisionista del Paese e, politicamente, pone le basi di una ristrutturazione profonda ed è questa probabilmente la principale controindicazione vista dai partiti attuali. Draghi non ha avuto forti sostegni se non da Salvini, oltretutto in modo poco convinto e confuso visto che ha appaiato l’ex governatore a Tremonti che forse è più vicino all’Italexit, il che però può essere addirittura controproducente. La scelta di Draghi può essere portata avanti soltanto dal quel “sistema nazionale” fatto di apparati pubblici, società partecipate, grande imprenditoria, finanza, servizi che, per certi versi anche sotto il governo giallo-verde, hanno manifestato la volontà di difendere le prerogative nazionali.

D’altro canto non si vede quale sia l’alternativa: non certo la torsione peronista impressa da Conte al Paese e che si tradurrà evidentemente nelle condizionalità del MES e degli stessi coronabond che non verranno mai emessi con la logica del daddymoney prospettata dal governo italiano. Al contempo le difficoltà che il Paese ha incontrato nel gestire un’epidemia che in fondo ha riguardato solo lo 0,16% della popolazione italiana lascia presumere che non ci sia il know how, la pianificazione, l’organizzazione, la forza politica e la determinazione per soluzioni estreme del genere Italexit.

Quindi possiamo anche pensare (ed il blogger non lo fa) che si tratti dell’ennesimo errore, tuttavia la vita ci insegna che il meglio è nemico del bene e che, soprattutto, spesso il meglio risiede nel mondo dei sogni. Quindi primum vivere: Draghi subito a Palazzo Chigi.

 

 

Discussione

2 pensieri su “Il Bene e il Meglio

  1. Da perfetta incompetente, ma che comunque ha il diritto ad esprimersi considero che:
    Mario Draghi ha partecipato attivamente alle privatizzazioni degli anni 90, che hanno fatto dell’Italia un self-service.
    Nel 2011 inviò la “letterina”, grazie alla quale un Governo eletto (e che FORSE, stava meditando l’uscita dall’euro) fu esautorato, in vavore della Troyka mascherata Mario Monti, i cui effetti devastanti paghiamo ancora.
    Sì, ha fatto anche qualcosa di buonino, tipo il QE ecc… ma lo ha fatto per l’Italia o per mantenere l’Italia nell’euro?
    Poi, nel 2019, disse che un Paese con alto debito pubblico, perdeva il diritto alla sovranità ed oggi, ci esorta ad indebitarci anche di più. Chi garantirà che i tassi di interesse resteranno bassi in futuro? Lui? NON GRAZIE.

    Aggiungo: Draghi, è una personalità stimatissima da chi?
    Dal sistema usuraio-bancario? Perchè ha fatto un buon lavoro alla Goldman Sachs? Perchè risulta tra i prestigiosi invitati al Gruppo Bildeberg? Perchè fa parte della superloggia del G30?
    Questo prestigiosissimo curriculum, in che modo dovrebbe garantire NOI comuni cittadini?
    Ricordo che la BCE, presieduta dall’Illustrissimo, agì con la Grecia da vera usuraia:
    comprò i titoli di stato SOLO DOPO le misure disumane imposte ai cittadini (che per altro peggiorarono la situazione economica), senza alcun problema nè ostacolo, e NON PRIMA, onde evitare lo sfacelo sociale.

    Di questa fredda, bieca e calcolatrice persona NON MI FIDO NEANCHE UN PO’.
    Spero di non vederlo MAI ricoprire alcuna carica, onde non sobbarcarmi il suo altrettanto illuste, eventuale stipendio.
    Potrei anche sbagliarmi, certo, ma fidarsi di chi MAI ha fatto gli interessi dei cittadini è una follia.
    Ma poichè noi non contiamo un bel nulla e chi muove miliardi sì, è probabile che ce lo ritroveremo in casa, a smantellare ciò che resta di una società democratica e umana; oltretutto, pagato da coloro a cui sottrarrà il futuro.
    Così va il mondo. Almeno quello guidato dall’usura.

    Altre soluzioni ci sono.

    Piace a 1 persona

    Pubblicato da Graziella | 31 marzo 2020, 12:14
  2. Draghi si, Draghi no? A prescindere dal personaggio, mi sembra che il percorso che Lei ipotizza dia per scontato l’accettazione di tutta l’Unione Europea, o dell’area Euro, a fare questo salto di qualità (?). Cioè, politica monetaria e, mi permetta, fiscale, condivise. E’ come se l’Italia, e chi la governa da anni, sia recalcitrante, mentre il resto dell’Eurogruppo è in spasmodica attesa, ed aspetti l’uomo giusto a Palazzo Chigi, che addirittura sia da faro per il resto dell’UE. Ho una diversa percezione ed in questi anni, proprio a ridosso del 2011, nessuno ha spinto in questo senso (Germania e Francia in primis). Peraltro Draghi mi sembra sia stato più sopportato che amato: con il salvataggio dell’Euro (un bene o un male?) diciamo che ha permesso a tutti -data la situazione- di avere dei benefici (moneta svalutata, tassi di interesse calmierati, …), di più no.
    Infine, bisogna anche fare i conti con la visione sociale di chi governa l’Unione Europea. Non è solo una questione tecnico/ragionieristica di Moneta Unica, trasferimenti fiscali, rapporto Debito/Pil. Gli Stati Uniti d’Europa volti a ridurre ulteriormente il welfare non avranno la mia benedizione. Per quel poco che vale. Grazie.

    "Mi piace"

    Pubblicato da Stefano Petroncini | 31 marzo 2020, 14:45

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: