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Coronavirus, Economia e società, Politica Italia

Destinazione Pol Pot

È stato evidente sin dall’inizio che le misure predisposte dal governo per l’emergenza coronavirus erano soltanto in parte sanitarie. Da subito, prima con interpretazioni poi con un progressivo restringimento normativo dei già pochi spazi di libertà concessi, le disposizioni sono state curvate verso una visione moralistica e pauperistica. Non si capisce quale sia il significato sanitario di vietare attività sportiva e motoria individuale in spazi aperti, la pesca in alto mare, la visita solitaria alle chiese aperte ma vuote. Non si capisce soprattutto quale sia il senso di limitare i contatti esterni di soggetti che dentro casa sono strettamente in contatto: marito e moglie, genitori e figli. Sotto la patina sanitaria si intravvede una visione totalitaristica che detta comportamenti corretti e non corretti anche al di fuori di quell’ambito. Ed i comportamenti corretti sono solo quelli improntati all’atomizzazione delle esistenze (mai incontrarsi con qualcuno), ad una generale contrizione (mai divertirsi o rilassarsi), ad un diffuso pauperismo (mai comprare qualcosa di non necessario), ad un dirigismo che investe tutti gli aspetti della vita personale a partire dalla definizione di cosa sia necessario, ovviamente solo per i plebei e non per i patrizi per cui il mondo continua come prima.

Mi ero chiesto, all’inizio di questa segregazione, quanto a lungo potesse essere non necessario svolgere alcune attività fra le quali andare dal parrucchiere. Nientepopodimeno che il PdR mi ha risposto qualche giorno fa dicendo, nel fuori onda telefonato che è stato trasmesso sulla RAI, che neanche lui va più dal parrucchiere. Confrontando foto del 7 febbraio e del 29 marzo non sembra che la capigliatura del venerando, a differenza di quella del blogger ed a dispetto del fuorionda,  abbia risentito della chiusura delle barberie.

Anche il look azzimato di Conte, a parte un po’ di scapigliatura, non sembra essere stato pregiudicato dal blocco delle attività economiche (foto del 2 marzo e del 1 aprile).

Il nuovo regime si fonda, come tutti gli altri, sulla paura, sulla colpevolizzazione e sulla individuazione di nemici del popolo. Le infrazioni al divieto di uscita sono infinitesimali (6.000 al giorno su 60.000.000, lo 0,01% degli italiani) ma giustificano l’inasprimento delle misure per il 99,99% che è compliant. Ed il nemico è l’untore, sia esso il jogger che si diverte o l’emigrato che cerca di salvarsi scappando dalla peggiore sanità d’Europa per tornare a casa sua, oggetto di campagne di stampa criminalizzanti che trovano buon riscontro nelle delazioni di amici e vicini. E’ un esperimento sociale in diretta e su larga scala che sfata molte sicurezze: se basta così poco per scatenare la caccia al jogger, non stupiamoci di quello che è successo con gli ebrei durante il nazismo.

L’ultima resistenza alla deriva totalitarista in salsa virale era ed è la famiglia ma qualcosa comincia a cedere anche lì. L’ultimo DPCM obbliga a mantenere le distanze di un metro anche in auto per cui occorre cominciare ad avere auto capienti (“comprino BMW®”) e magari anche più di una. Ma anche in questo caso non si distingue fra estranei e conviventi: ha senso sanitario che mia moglie dorma con me e viaggi sul sedile posteriore? No, ma è solo il primo passo perché il prossimo sarà distanziare le persone anche in casa magari con l’obbligo per i conviventi, pena ammenda comminata direttamente al pronto soccorso, di denunciare la malattia del congiunto che sarà trasferito in sostanziale detenzione in una struttura esterna ovviamente a sue spese. Con ciò sarà spappolato anche il tessuto familiare, saranno spezzate le solidarietà intime, si sarà davvero soli davanti al moloch totalitario che hanno apparecchiato (però il pericolo è Orban, ricordatevene). Qualcosa del genere comincia del resto a trapelare dalle parole dei nuovi vati, i virologi, che dicono chiaramente che la pandemia si sviluppa nelle case. Un altro DPCM, una conferenza stampa, un invito alla solidarietà e passa la paura: tutti diritti e contenti verso l’URSS. Anzi, verso la Cambogia di Pol Pot. E tutto tace di fronte a questo, anche le voci di chi esibiva Rosari non pregati, prometteva flat tax ai suoi elettori oggi tutti ridotti alla condizione di fallito in pectore e cambiava i moduli con “Genitore 1 – Genitore 2”.

Lasciando perdere la miopia che porta pari pari alla distruzione economica e all’asservimento politico, la gestione della crisi è caotica e frammentata: ad oggi si contano 20 provvedimenti del governo, 54 del ministero della salute, 13 del ministero dell’interno, altrettanti del ministero dei trasporti, 3 del ministero delle finanze, 7 di altri ministeri. Sono 47 quelli della Protezione Civile, 3 quelli del commissario straordinario e incontabili quelli delle regioni. In tre giorni non si è capito se i bambini possono uscire o no e la questione dei jogger è ormai rimessa all’ibis redibis. Ieri collasso del sito INPS (siamo talmente arretrati che almeno ci sarà evitata la schedatura cinese via app per mera mancanza di know how) mentre la Protezione Civile, la Consip e chissà chi altro non sono neanche in grado di distinguere le mascherine sanitarie da quelle per le pulizie. Tracolleremo ma la colpa non sarà della politica, no, sarà dell’ignoranza e dell’incultura che hanno pervaso le classi dirigenti di ogni tipo.

Voci fidate ed informate suggeriscono che il governo ha già deciso di prorogare il blocco fino a fine maggio (12 settimane, come in Cina) ed il resto è ammuina. Ieri Conte ha cominciato a parlare di fase 2 e fase 3 senza però entrare nei particolari, anzi gli è scappato che non “posso dirvi il 14 aprile”, segno che il 14 aprile il blocco verrà prorogato. Più crudo era stato Speranza che in Parlamento (ma dai, esiste ancora!) ieri mattina aveva detto che la soluzione si troverà solo col vaccino, quindi si andrà avanti fra veti e restrizioni per 18/24 mesi, ammesso e non concesso che dopo avere devastato l’economia avremo ancora i soldi per comprarlo, il vaccino. Del resto questo psicodramma tipo “Truman Show”, rispetto al quale oggi la Corea del Nord è un paradiso di libertà, può andare avanti solo fino a quando non si scoprirà che quel che oggi è chiuso domani chiuderà e che molti non ritroveranno la loro scrivania-negozio-ufficio. A quel punto il “carino leader” cesserà di essere tale. Sapendolo, il premier si è portato avanti e ha anche detto che si batterà “fino all’ultima goccia di sudore” per evitare il MES ma che il MES va bene se inserito in un pacchetto che guarda caso c’è già con la proposta di 100 mld (peanuts se distribuiti su 27 paesi) per la disoccupazione. Quindi avremo anche il MES che autori esperti ci dicono che “po esse fero e po esse piuma” come nei film di Verdone.  Ma niente paura: l’importante è salute.

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