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Coronavirus, Stats

ISTAT+ISS = numeri in libertà

Lo scorso 4 maggio è stato pubblicato un importante report statistico a firma congiunta ISTAT – ISS (di seguito anche “il Report) che chiarisce molto il quadro statistico della mortalità in Italia nella prima fase (20/02-31/03/20) della diffusione del Covid-19. Lo studio si concentra sui decessi avvenuti in 6.866 comuni (87 % dei 7.904 complessivi) interessati da decessi imputati a Covid-19. Dei 14.324 decessi registrati al 31 marzo in persone diagnosticate con Covid-19 ne sono stati considerati in questa analisi 13.710 (96% del totale), selezionati in base alla disponibilità del Comune di residenza nei dati della sorveglianza Integrata Covid-19 e alla presenza del Comune tra i 6.866 selezionati dall’Istat.

I comuni sono stati classificati in tre categorie: la prima, definita a diffusione” bassa”, comprende le province con valori del tasso inferiore a 40 casi per 100mila residenti; la seconda, definita a diffusione “media”, comprende le province con valori del tasso tra i 40 e i 100 casi ogni 100mila residenti; la terza classe , definita a diffusione “alta“, include le province con valori superiori ai 100 casi ogni 100mila residenti. Le aree ad alta diffusione dell’epidemia sono costituite da 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. Le aree a media diffusione sono essenzialmente concentrate nelle regioni centrali mentre quella a bassa diffusione sono rappresentate essenzialmente dal meridione.

Lo studio è volto a calcolare un “eccesso di mortalità” definito come differenza fra i decessi del periodo 20/02-31/03/20 e la media dei decessi nello stesso periodo nel quinquennio 2019/2020. I dati vengono calcolati a livello nazionale, per aree di diffusione, a livello regionale e a livello provinciale (solo per le province più colpite: Bergamo, Piacenza).

Considerando il mese di marzo, si osserva a livello medio nazionale una crescita del 49,4% dei decessi per il complesso delle cause. Se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid-19 riportato al Sistema di Sorveglianza integrata (20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592 (media periodo 2015-2019) a 90.946, nel 2020. L’eccesso dei decessi è di 25.354 unità, di questi il 54% è costituito dai morti diagnosticati Covid-19 (13.710). A causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale “appiattiscono” la dimensione dell’impatto della epidemia di Covid-19 sulla mortalità totale.

Il 91% dell’eccesso di mortalità riscontrato a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020 si concentra nelle aree ad alta diffusione dell’epidemia: 3.271 comuni, 37 province del Nord più Pesaro e Urbino. Nell’insieme di queste province, i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015-2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351 (+ 23.133, +88%).

Nelle aree a media diffusione dell’epidemia (1.778 comuni, 35 province prevalentemente del Centro-Nord) l’incremento dei decessi per il complesso delle cause nel periodo 20 febbraio-31 marzo è molto più contenuto, da 17.317 a 19.743 (2.426 in più rispetto alla media 2015-2019, +14%); il 47% è attribuibile ai morti risultati positivi al Covid-19 (1.151). Infine, nelle aree a bassa diffusione (1.817 comuni, 34 province per lo più del Centro e del Mezzogiorno) i decessi del mese di marzo 2020 sono mediamente inferiori dell’1,8% alla media del quinquennio precedente.

Le parti che precedono sono state ampiamente riprese dal Report il quale si spinge anche a fornire una spiegazione dell’eccesso di mortalità. Infatti dichiara che “L’analisi combinata dei dati di mortalità giornaliera Istat con i dati della Sorveglianza integrata dell’Iss ha evidenziato che la mortalità “diretta” attribuibile a Covid-19 in individui con diagnosi confermata, nel primo trimestre 2020 è stata di circa 13.700 decessi. Esiste una quota ulteriore di circa altri 11.600 decessi per la quale possiamo, con i dati oggi a disposizione, soltanto ipotizzare tre possibili cause: una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone), una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza) e, infine, una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette”.

Nelle settimane passate l’Istat aveva diffuso alcuni report molto più parziali che si riferivano soltanto ai comuni (circa 1.700) che avevano registrato un aumento di oltre il 20% della mortalità. Questo modo di procedere lasciava adito a numerosi dubbi in quanto il fatto stesso che il campione fosse selezionato in base ad un incremento di mortalità lo rendeva di per sé non rappresentativo di un quadro generale. Di fatto si trattava di un campione selezionato in base alla caratteristica ricercata la cui rilevazione di conseguenza amplificava la frequenza della caratteristica stessa: volendo accentuare la percezione dell’epidemia in corso e della sua gravità, si andavano a cercare i dati dei comuni maggiormente interessati dall’epidemia stessa che tautologicamente confermavano l’ipotesi da verificare e niente dicevano riguardo alla prevalenza della malattia ed all’andamento della mortalità nei comuni esclusi e, per logica conseguenza, nell’intero universo italiano. Adesso la base dati è ampliata e quindi dà una rappresentazione molto più realistica della situazione nazionale che chiarisce alcune cose:

  • Il Covid-19 si è accompagnato, a livello nazionale e nel periodo considerato ed in particolare nel mese di marzo, ad un aumento netto della mortalità nei mesi considerati e non ad un semplice trasferimento di decessi dalle cause “tradizionali” a quella del coronavirus a parità o quasi di decessi, ipotesi per invero spesso sostenuta dal blog.
  • L’incremento della mortalità (media Italia) è percentualmente più basso di quello ipotizzato dagli studi parziali precedenti in quanto il Report ammette chiaramente che ci sono state aree interessate dal virus in misura molto minore o, addirittura, quasi nulla.

A questo riguardo, il Report afferma in prosieguo che “va tenuto presente che, a causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti a livello medio nazionale appiattiscono la dimensione dell’impatto di Covid-19 sulla mortalità totale”. Questa affermazione a mio avviso riduce la validità scientifica del documento e gli conferisce invece una connotazione latu sensu “politica” in quanto tende a deviare la corretta interpretazione dei dati piegandola invece verso l’attesa e desiderata conferma della gravità eccezionale della situazione e, quindi, della validità delle misure prese dalle autorità mentre invece i puri numeri dicono una cosa diversa. In effetti i numeri dicono, in primis, che l’epidemia di Coronavirus si è configurata all’inizio come un fenomeno ampiamente locale, anche se su aree estese e di critica rilevanza economica e demografica, interessando molto meno il centro-sud. Si è trattato, in sostanza, di un’epidemia locale e quindi il lockdown nazionale e produttivo (DPCM 10 e 22 marzo 2020) non avevano un gran senso risultando più che sufficiente il lockdown regionale (DPCM 8 marzo 2020) che riguardava la Lombardia e porzioni di Veneto, Piemonte, Emilia e Marche. In particolare, il lockdown produttivo del 22 marzo si è rivelato del tutto inidoneo a contribuire ad abbattere i tassi di morbilità e letalità come dimostrato in una precedente analisi.Ovviamente quello dell’8 marzo sarebbe stato comunque un lockdown molto parziale perché da quelle regioni viene il grosso della produzione nazionale ed agricola e quindi non si poteva bloccare totalmente il flusso logistico senza affamare il resto d’Italia, ma in ogni caso la dinamica della trasmissione virale sarebbe stata ugualmente molto contenuta senza arrecare danni esiziali alle economie delle altre regioni. La scelta di estendere le chiusure a tutta Italia fu quindi una scelta puramente politica e bipartisan: di Conte per sterzare verso un modello autoritario in salsa cinese, di Salvini per evitare che le “sue” regioni assumessero i connotati di un lazzaretto. Fu quella una scelta scellerata che negava le ragioni del diritto e dell’economia e che ha comportato danni istituzionali, costituzionali ed economici epocali e di cui entrambi pagheranno il fio, purtroppo solo dopo che, senza colpa, lo avremo fatto noi.

Evidenzio anche un altro aspetto metodologico. Il campione di comuni preso in considerazione è talmente ampio che si presta ad essere considerato rappresentativo dell’intero universo italiano ma in realtà questo non è vero in quanto esclude circa il 13,1% dei comuni italiani per circa il 13,6% della popolazione. Questa esclusione non è equidistribuita ma riguarda prevalentemente i comuni del centro e sud Italia, rappresentati solo per l’80%, mentre il nord arriva al 92%. In termini di popolazione il campione include il 92,8% della popolazione del nord Italia, quasi l’85% di quella del centro e solo il 78,7% di quella meridionale per una media nazionale dell’86,4%. Data che la dinamica della mortalità è molto diversa nelle tre aree, la sottorappresentazione del centro Italia e, soprattutto, del meridione determina per forza di cose una sovrarappresentazione dei dati di alta mortalità del settentrione. In questo senso la dichiarazione per cui l’eccesso di mortalità nazionale sarebbe del 49,4% non è corretta: in realtà si tratta di un eccesso di mortalità calcolato solo sui comuni inclusi nell’ampio campione mentre i dati nazionali veri e propri dovrebbero essere un po’ più bassi visto che includerebbero una quota proporzionalmente maggiore di popolazione del centro e del sud, esclusa dall’indagine, che presenterebbe presumibilmente una mortalità relativamente inferiore.  Ciò mi sembra confermato anche da un’altra considerazione. I 6.866 comuni considerati, con una popolazione di circa 52,5 milioni di abitanti, contano circa 13.700 decessi per Covid, cioè 261 per milione di abitanti. I rimanenti 1.038 comuni, esclusi dall’indagine, con 7,8 milioni di abitanti, conterebbero soltanto gli altri 600 decessi, vale a dire 77 per milione di abitanti. Se il numero dei decessi è, come sembra, positivamente correlato all’incidenza dei casi di Covid-19, allora è presumibile che gli altri comuni si inserirebbero nel novero delle aree a media e bassa incidenza annacquando le medie nazionali esposte nel Report.

Ipotizzando che la popolazione esclusa dal campione abbia la stesse percentuale di mortalità di quella inclusa nel campione e, proporzionalmente, lo stesso eccesso di mortalità, il ricalcolo dei morti totali e dell’eccesso di mortalità per ciascuna area (alta, media, bassa diffusione) e le relative percentuali sono le seguenti:

Di conseguenza l’eccesso di mortalità scende dal 49,4 al 35,8%: un valore sempre alto ma, come vedremo appresso, un po’ meno eccezionale.

Altro aspetto da considerare è che il concentrarsi solo sui dati di marzo fornisce una visione molto parziale della dinamica epidemica. Premesso che è probabile che un eccesso di mortalità si manifesterà anche ad aprile, tuttavia il riferimento ad archi temporali più lunghi dimostra che picchi di mortalità di dimensioni significative, anche se inferiori, non sono infrequenti. Si veda in proposito la seguente analisi condotta su dati di mortalità mensile nel periodo 2010-2019 (fonte: http://demo.istat.it/):

TOTALE DECESSI ITALIA
Mese 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Gennaio       52.257       53.718     54.283     60.131     59.916     59.171     65.374     55.674     75.623     69.615     68.209
Febbraio       49.310       49.840     51.124     62.649     53.603     51.419     61.177     54.890     58.224     56.783     59.876
Marzo       47.987       47.583     55.024     57.771     54.141     54.000     61.581     56.401     58.198     58.593     57.882
Aprile       44.758       44.303     47.243     47.289     49.777     49.661     54.218     50.167     47.819     50.030     52.027
Maggio       45.583       46.097     49.739     49.567     48.706     49.515     49.167     51.042     54.664     51.225     53.187
Giugno       45.566       49.074     44.821     45.718     45.542     45.434     47.962     46.518     48.180     45.460     47.563
Luglio       44.808       45.591     44.721     48.070     48.307     46.603     56.101     46.267     47.421     47.682     51.507
Agosto       47.644       45.981     49.041     49.732     47.600     43.700     49.545     48.760     53.539     50.626     49.614
Settembre       47.971       48.382     46.525     44.006     43.749     46.966     47.861     46.270     46.570     45.160     47.267
Ottobre       54.548       53.897     47.836     49.409     50.093     49.934     50.536     50.151     52.174     53.796     52.452
Novembre       52.363       51.039     50.377     48.488     46.773     48.030     49.401     52.188     52.439     51.150     50.865
Dicembre       58.868       51.983     52.668     50.053     52.537     53.931     54.648     56.933     54.210     53.013     57.000
TOTALE     591.663     587.488   593.402   612.883   600.744   598.364   647.571   615.261   649.061   633.133   647.449

NB: il dato di dicembre 2020 è stimato sulla base di altra fonte Istat che quantifica in 647.000 i decessi 2020 (https://www.istat.it/it/files/2020/02/Indicatori-demografici_2019.pdf).

La tabella che segue mostra le variazioni mese su mese nell’arco del periodo considerato: Su base mensile, variazioni significative non sono infrequenti.

DELTA DECESSI MESE Y/Y
Mese 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Gennaio          1.461           565        5.848 –         215 –         745        6.203 –     9.700     19.949 –     6.008 –     1.406
Febbraio             530        1.284     11.525 –     9.046 –     2.184        9.758 –     6.287        3.334 –     1.441        3.093
Marzo –           404        7.441        2.747 –     3.630 –         141        7.581 –     5.180        1.797           395 –         711
Aprile –           455        2.940             46        2.488 –         116        4.557 –     4.051 –     2.348        2.211        1.997
Maggio             514        3.642 –         172 –         861           809 –         348        1.875        3.622 –     3.439        1.962
Giugno          3.508 –     4.253           897 –         176 –         108        2.528 –     1.444        1.662 –     2.720        2.103
Luglio             783 –         870        3.349           237 –     1.704        9.498 –     9.834        1.154           261        3.825
Agosto –       1.663        3.060           691 –     2.132 –     3.900        5.845 –         785        4.779 –     2.913 –     1.012
Settembre             411 –     1.857 –     2.519 –         257        3.217           895 –     1.591           300 –     1.410        2.107
Ottobre –           651 –     6.061        1.573           684 –         159           602 –         385        2.023        1.622 –     1.344
Novembre –       1.324 –         662 –     1.889 –     1.715        1.257        1.371        2.787           251 –     1.289 –         285
Dicembre –       6.885           685 –     2.615        2.484        1.394           717        2.285 –     2.723 –     1.197        3.987

In particolare, gennaio 2017 mostra un aumento di decessi rispetto a gennaio 2016 di quasi 20.000 unità.  Importanti i numerosi altri delta attorno ai 10k. Ritengo significative anche repentine riduzioni di mortalità che definiscono per converso un eccesso di mortalità nello stesso mese dell’anno che precede.

Di seguito la tabella con le variazioni percentuali che rende maggiormente comprensibili le variazioni mese su mese. Sorpresa: nel decennio c’è stata un’altra variazione dello stesso ordine di grandezza (36/37%) di quella del marzo 2020 che quindi non è più cosi “unica ed eccezionale”, oltre ad altre 4 in un intorno del 20% e numerose comprese fra 10% e 20%.

DELTA % DECESSI MESE Y/Y
Mese 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Gennaio 3% 1% 11% 0% -1% 10% -15% 36% -8% -2%
Febbraio 1% 3% 23% -14% -4% 19% -10% 6% -2% 5%
Marzo -1% 16% 5% -6% 0% 14% -8% 3% 1% -1%
Aprile -1% 7% 0% 5% 0% 9% -7% -5% 5% 4%
Maggio 1% 8% 0% -2% 2% -1% 4% 7% -6% 4%
Giugno 8% -9% 2% 0% 0% 6% -3% 4% -6% 5%
Luglio 2% -2% 7% 0% -4% 20% -18% 2% 1% 8%
Agosto -3% 7% 1% -4% -8% 13% -2% 10% -5% -2%
Settembre 1% -4% -5% -1% 7% 2% -3% 1% -3% 5%
Ottobre -1% -11% 3% 1% 0% 1% -1% 4% 3% -2%
Novembre -3% -1% -4% -4% 3% 3% 6% 0% -2% -1%
Dicembre -12% 1% -5% 5% 3% 1% 4% -5% -2% 8%

Le tabelle che seguono illustrano lo stesso ragionamento riferito alla media del quinquennio precedente, analogamente al metodo seguito nello studio Istat/ISS:

MEDIA QUINQUENNIO ROLLING
Mese 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Gennaio         56.061     57.444     59.775     60.053     63.152     65.091     66.899
Febbraio         53.305     53.727     55.994     56.748     55.863     56.499     58.190
Marzo         52.501     53.704     56.503     56.779     56.864     57.755     58.531
Aprile         46.674     47.655     49.638     50.222     50.328     50.379     50.852
Maggio         47.938     48.725     49.339     49.599     50.619     51.123     51.857
Giugno         46.144     46.118     45.895     46.235     46.727     46.711     47.137
Luglio         46.299     46.658     48.760     49.070     48.940     48.815     49.796
Agosto         48.000     47.211     47.924     47.867     48.629     49.234     50.417
Settembre         46.127     45.926     45.821     45.770     46.283     46.565     46.626
Ottobre         51.157     50.234     49.562     50.025     50.578     51.318     51.822
Novembre         49.808     48.941     48.614     48.976     49.766     50.642     51.209
Dicembre         53.222     52.234     52.767     53.620     54.452     54.547     55.161

 

DELTA MESE SU MEDIA QUINQUENNIO
Mese   2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Gennaio          3.855        1.727        5.599 –     4.379     12.471        4.524        1.310
Febbraio             298 –     2.308        5.183 –     1.858        2.361           284        1.686
Marzo          1.640           296        5.078 –         378        1.334           838 –         649
Aprile          3.103        2.006        4.580 –           55 –     2.509 –         349        1.175
Maggio             768           790 –         172        1.443        4.045           102        1.330
Giugno   –         602 –         684        2.067           283        1.453 –     1.251           426
Luglio          2.008 –           55        7.341 –     2.803 –     1.519 –     1.133        1.711
Agosto   –         400 –     3.511        1.621           893        4.910        1.392 –         803
Settembre   –     2.378        1.040        2.040           500           287 –     1.405           641
Ottobre   –     1.064 –         300           974           126        1.596        2.478           630
Novembre   –     3.035 –         911           787        3.212        2.673           508 –         344
Dicembre   –         685        1.697        1.881        3.313 –         242 –     1.534        1.839

 

DELTA MESE % SU MEDIA QUINQUENNIO
Mese   2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
Gennaio   7% 3% 9% -7% 20% 7% 2%
Febbraio   1% -4% 9% -3% 4% 1% 3%
Marzo   3% 1% 9% -1% 2% 1% -1%
Aprile   7% 4% 9% 0% -5% -1% 2%
Maggio   2% 2% 0% 3% 8% 0% 3%
Giugno   -1% -1% 5% 1% 3% -3% 1%
Luglio   4% 0% 15% -6% -3% -2% 3%
Agosto   -1% -7% 3% 2% 10% 3% -2%
Settembre   -5% 2% 4% 1% 1% -3% 1%
Ottobre   -2% -1% 2% 0% 3% 5% 1%
Novembre   -6% -2% 2% 7% 5% 1% -1%
Dicembre   -1% 3% 4% 6% 0% -3% 3%

Il riferimento alla media quinquennale smussa un po’ i picchi percentuali ma conferma che variazioni importanti, ancorchè inferiori, si sono verificate anche nel corso degli anni precedenti.

In definitiva, una volta ricalcolato correttamente il dato nazionale ed estesa l’analisi su un lungo periodo di tempo, si vede che l’eccesso di mortalità del marzo 2020 è imponente ma non rappresenta quella “singolarità” (foriera di provvedimenti eccezionali) che si vuole comunicare. Da tenere conto anche, su base decennale, del progressivo invecchiamento della popolazione che si traduce naturaliter in un aumento del numero assoluto dei decessi.

D’altro canto un eccesso di mortalità concentrato in due mesi può trovare giustificazioni anche in una “carenza di mortalità” concentrata in periodi precedenti. Già in precedenti articoli avevo evidenziato che il trend della mortalità (fonte dati: SISMG Ministero della salute) evidenziava una mortalità inferiore alle attese nei mesi di dicembre 2019 e gennaio e febbraio 2020 dovuti ad una minore letalità dell’influenza stagionale a sua volta riferibile all’inverno mite che (pare un secolo fa) aveva scatenato i commenti sul riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento degli oceani. Ora, sinceramente, quando si parla di riduzione di mortalità con riferimento a classi di età molto anziane si parla in realtà di mero rinvio della mortalità: gli esseri umani devono morire, si muore prevalentemente in tarda età, in Italia abbiamo una popolazione fra le più vecchie del mondo, quindi se non si muore a dicembre lo si farà qualche mese dopo quando le persone fragili incontreranno gli eventi che dissestano il loro fragile equilibrio. È quello che è successo con il Covid-19. Il recente bollettino SISMG per la settimana 21-28 aprile dimostra che il picco di mortalità sta rapidamente rientrando anche al centro nord e per le classi di età più avanzate con una parziale eccezione solo per gli ultra ottantacinquenni.

Diapositiva1

Il grafico della mortalità stagionale mostra un picco che è superiore a quello del 2017 ma non di molto (ad occhio, 330/340 morti giornaliere contro 315/320) e molto spostato verso la primavera, il che conferma l’ipotesi che una parte significativa dei decessi sia di anziani che hanno incontrato il loro evento critico un paio di mesi dopo la norma.

Diapositiva2

Del resto anche la stessa base dati del Report messa a disposizione dall’INPS dimostra che gennaio e febbraio avevano registrato, rispetto ai corrispondenti periodi del 2019, una minor mortalità di circa 7.000 unità. Il confronto marzo su marzo registra invece una maggior mortalità di circa 24.600 unità. Quindi il saldo netto del trimestre è di 17.492 decessi in più pari all’11,06% del totale decessi del primo trimestre 2019 invece del 49,4% dichiarato nel report che appare, come visto, sovrastimato su base nazionale ancorchè il campione sia di grandi dimensioni. Ora, è possibile in buona fede proporre un dato sintetico che è pari a quasi 5 volte quello reale? Si conferma l’impressione che i dati vengano presentati in forma maliziosa per confermare oltre misura la drammaticità della situazione che giustificherebbe, suppongo, i provvedimenti scellerati che sono stati adottati.

MEDIA 2015-2019 2020 DELTA
GEN                     58.776                53.182 –                5.594
FEB                     49.388                47.805 –                1.583
MAR                     49.976                74.644                 24.668
TOTALE                   158.139              175.631                17.492

Se l’analisi per trimestri viene estesa sull’arco di un decennio, si vede che grandi sbalzi di mortalità, dell’ordine di grandezza di quello del I trimestre 2020 o addirittura superiore, si sono già avuti:

TOTALE DECESSI ITALIA – TRIMESTRE
Mese 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019
I TRIM          1.587        9.290     20.120 –   12.891 –     3.070     23.542 –   21.167     25.080 –     7.054           976
II TRIM          3.567        2.329           771        1.451           585        6.737 –     3.620        2.936 –     3.948        6.062
III TRIM –           469           333        1.521 –     2.152 –     2.387     16.238 –   12.210        6.233 –     4.062        4.920
IV TRIM –       8.860 –     6.038 –     2.931        1.453        2.492        2.690        4.687 –         449 –         864        2.358

Nel primo trimestre 2012 e 2015 l’eccesso di mortalità trimestrale superò le 20.000 unità, nel 2017 le 25.000, nel terzo trimestre 2016 (in estate!) superò le 16.000 unità. Analizzando i dati in questo modo, il carattere apocalittico di quanto avvenuto in tardo inverno si riduce di molto.

Del resto un eccesso di mortalità concentrato in uno o due mesi può trovare compensazione anche in periodi di carenza di mortalità in periodi successivi nella misura in cui esso anticipa (secondo i miei calcoli fra 10 e 14 mesi) il decesso di persone affette da patologie gravi su cui si è sovrapposta l’infezione da coronavirus. Di fatto, i dati Iss confermano che i deceduti gravitano attorno agli 80 anni e quindi stanno morendo con un anticipo di pochi mesi rispetto alla media della popolazione italiana. Morir si deve ed un anziano malato di qualcosa morirà: focalizzarsi solo sul Covid-19 vuol dire dare una rappresentazione terroristica e scorretta della realtà con danni epocali per la nostra società. Del resto una spiegazione simile fu data dall’Istat per la crescita di mortalità del 2015 (+50.000 decessi) allorchè si fece riferimento al rinvio di morti dovuti al mite inverno. Nello stesso Report si dichiara invece che l’epidemia ha interrotto il calo della mortalità che aveva interessato la prima parte dell’anno: come se si potesse davvero pensare ad indefinito calo della mortalità (e quindi ad un aumento costante della speranza di vita) e non ad un episodio contingente, ad un breve periodo di grazia, legato a fattori naturali peraltro ai tempi demonizzati.

Il Report indica quattro cause per il (a questo punto presunto) eccesso di mortalità:

  1. la mortalità “diretta” attribuibile a Covid-19 in individui con diagnosi confermata, nel primo trimestre 2020 è stata di circa 13.700 decessi;
  2. una ulteriore mortalità associata a Covid-19 (decessi in cui non è stato eseguito il tampone);
  3. una mortalità indiretta correlata a Covid-19 (decessi da disfunzioni di organi quali cuore o reni, probabili conseguenze della malattia scatenata dal virus in persone non testate, come accade per analogia con l’aumento della mortalità da cause cardiorespiratorie in corso di influenza)
  4. una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette.

Premetto che la codifica statistica delle cause di morte segue delle regole precise che sono dettate dallo standard internazionale ICD 10.  A metà aprile l’OMS ha aggiornato la codifica ICD 10 prevedendo due nuovi codici per i casi di coronavirus confermati da tampone o diagnosticati su base clinica. Anche l’Istat si è adeguata prevedendo alcuni codici  specifici per il Covid-19 che in precedenza era classificato sotto codici generici (http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4497). Di seguito le spiegazioni dell’Istat sulla sua pagina dedicata (https://www.istat.it/it/archivio/240401):

Classificazione ICD-10 del COVID-19

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiornato la classificazione ICD-10 fornendo due categorie (testo integrale on line http://www.who.int/classifications/icd/covid19/en/ http://www.who.int/classifications/icd/icd10updates/en/):

  • 1 COVID-19, virus identificato COVID-19 S.A.I.

Utilizzare questo codice quando il COVID-19 è stato confermato da test di laboratorio indipendentemente dalla severità dei segni e sintomi clinici.

Utilizzare un codice aggiuntivo se si desidera identificare la polmonite o altre manifestazioni.

Esclude:

Infezione da coronavirus, sede non specificata (B34.2)

Coronavirus come causa di malattie classificate in altri capitoli (B97.2)

Sindrome respiratoria acuta grave [SARS], non specificata (U04.9)

  • 2 COVID-19, virus non identificato

Utilizzare questo codice quando il COVID-19 è diagnosticato su base clinica o epidemiologica ma i test di laboratorio sono dubbi o inconcludenti o non disponibili. Utilizzare un codice aggiuntivo se si desidera identificare la polmonite o altre manifestazioni.

Esclude:

Infezione da coronavirus, sede non specificata (B34.2)

Covid-19:

Confermato da test di laboratorio (U07.1)

Esame speciale di screening (Z11.5)

Sospetto ma escluso in seguito a risultato negativo al test di laboratorio (Z03.8)

Per quanto riguarda la selezione della causa iniziale, l’Istat utilizza il sistema di codifica Iris.

L’Iris Institute ha pubblicato le tavole di decisione utilizzate dal sistema che gestiscono anche i codici per il COVID-19.

In accordo con quanto previsto dall’ICD-10, per entrambi i codici di COVID-19 (U07.1 e U07.2), è previsto che la selezione della causa iniziale segua le stesse regole delle infezioni virali respiratorie (come l’influenza, la MERS o la SARS).

Primo dato: la nuova codifica ICD-10 risale al 16 aprile quindi è successiva al 31 marzo e quindi, sulla base delle regole di codifica, tenuto anche conto che l’elaborazione dei dati dura molto tempo [lo stesso Report, in calce, dichiara che “In linea con quanto previsto dalla normativa comunitaria, i dati vengono validati e diffusi entro 24 mesi dall’anno di riferimento (https://www.istat.it/it/archivio/4216). A dicembre 2019 sono stati rilasciati gli ultimi dati definitivi relativi all’anno 2017”], a rigor di logica, al 31 marzo 2020 non si potevano avere dati statistici definitivi (ma, probabilmente, neanche preliminri) sulla mortalità per Covid-19 perché:

  1. a livello statistico questa causa di morte sarebbe stata codificata solo 16 giorni dopo;
  2. questi dati sono disponibili non in tempo reale ma nei 24 mesi successivi.

Quindi, quando Istat e ISS parlano di “decessi attribuibili a coronavirus” fanno riferimento ai soli casi di diagnosi per coronavirus basata sul tampone positivo. Solo nei prossimi mesi, attraverso l’analisi dei certificati di morte, sarà possibile avere informazioni certe sulla mortalità per coronavirus. È la vexata quaestio dei morti PER e CON coronavirus di cui il presidente ISS Brusaferro si fa portavoce a giorni alterni. Al momento si sta discutendo di dati determinati secondo procedure eterodosse e quindi non confrontabili con alcunchè e perciò scientificamente inidonei a costituire una base su cui formulare valutazioni e prendere decisioni. A maggior ragione quando si ritiene di arruolare fra i morti per Covid anche coloro che sono passati a miglior vita senza una diagnosi peraltro impedita dalla scelta iniziale, strana per invero, di negare il tampone a coloro che, pur presentando i sintomi, non erano stati ricoverati in ospedale. Questa decisione, che aveva lo scopo di limitare la dimensione dell’epidemia quando all’inizio la si riteneva un rischio per il governo, si è tramutata in un boomerang quando si è capito che la malattia offriva un’insperata opportunità di realizzare rapidamente obiettivi ideologici e politici per i quali sarebbero altrimenti occorse generazioni. Da qui la corsa a tentare in extremis un recupero dei morti non diagnosticati attraverso interpretazioni dei dati tendenziose e basate sul nulla scientifico.

Del resto che il problema della codifica ci sia lo dimostra (Cina a parte, che lì siamo alla menzogna ormai palese) il caso tedesco: 171.879 casi con 7.569 morti mentre in Italia i valori corrispondenti sono 219.070 e 30.560. Il fatto che le diagnosi delle cause di morte in Germania siano alterate trapela ormai anche da testimonianze di operatori sanitari (https://www.ilsussidiario.net/news/dalla-germania-qui-il-covid-19-e-finito-cosi-abbiamo-nascosto-i-contagi/2018899/). Si vede che in Germania conviene tenere basso l’allarme sociale ed in Italia invece alzare il livello di ansia.

Il punto 3) relativo al recupero a Covid della mortalità indiretta dei malati gravi (ricordiamo che i deceduti avevano in media 3,3 patologie aggiuntive) è un ulteriore tentativo di forzare la mano ed ingigantire una letalità che altrimenti, oltretutto ricalcolata e riparametrata come sopra, appare probabilmente troppo modesta per giustificare lo stato di eccezione che stiamo vivendo. Anche in questo caso, nell’attesa dei dati sulle cause di morte che arriveranno a disastro concluso, possiamo fare un paragone con quanto avviene per l’influenza che provoca circa 8.000 morti all’anno riconosciuti per una minima frazione. Lo attesta addirittura lo stesso ISS nella sezione dedicata al monitoraggio per influenza https://www.epicentro.iss.it/influenza/sorveglianza-mortalita-influenza  che recita: “Il sistema di sorveglianza prende in considerazione il numero di decessi per tutte le cause perché i dati dei decessi per influenza non sono disponibili in tempo reale. Infatti l’Istat ogni anno codifica tutti i certificati di morte, compresa l’influenza, e ne attribuisce la causa principale, un processo che richiede per rendere disponibili i dati di mortalità per specifica causa mediamente un periodo di due anni. Il secondo sistema di sorveglianza è quello delle forme gravi e complicate di influenza confermata in laboratorio nei pazienti ricoverati in terapia intensiva. Questo sistema monitora il numero di decessi attribuibili all’influenza che si osservano nella popolazione di pazienti che ha un quadro clinico molto grave. Per le ragioni sopra descritte, nessuno dei due sistemi di monitoraggio fornisce il numero totale di decessi che l’influenza stagionale provoca ogni anno in Italia. Per quest’ultimo dato è inoltre necessario sottolineare un ulteriore elemento da tenere presente. Se analizziamo i dati di mortalità specifici per influenza che l’Istat fornisce ogni anno in Italia, i decessi per influenza sono qualche centinaio. Il motivo principale è che spesso il virus influenzale aggrava le condizioni già compromesse di pazienti affetti da altre patologie (per esempio respiratorie o cardiovascolari) fino a provocarne il decesso. In questi casi spesso il virus influenzale non viene identificato o perché non ricercato o perché il decesso viene attribuito a polmoniti generiche. Per questo motivo diversi studi pubblicati utilizzano differenti metodi statistici per la stima della mortalità per influenza e per le sue complicanze. È grazie a queste metodologie che si arriva ad attribuire mediamente 8000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia”.

Se si adottassero gli stessi criteri con il Covid, il numero dei decessi si ridurrebbe di molto invece di ingigantirsi, ulteriore dimostrazione che questa malattia gode di un ottimo marketing a differenza della povera influenza.

Riguardo al punto 4), mi sembra che il Report sottovaluti un aspetto importante: l’impatto della disorganizzazione ed inefficacia del sistema sanitario sulle stesse morti per Covid (ammesso che possano essere chiamate così). In effetti ad aprile abbiamo visto un notevole calo dei decessi in relazione ad una migliore organizzazione del sistema, ad un potenziamento degli ospedali, ad un miglioramento dell’assistenza domiciliare, alla scoperta di medicamenti efficaci. Se ciò fosse stato in essere a marzo, forse i decessi (palesi, occulti, indiretti) sarebbero stati comunque meno e oggi non si parlerebbe di eccesso di mortalità. Tutte le pratiche umane hanno bisogno di una curva di apprendimento ed i morti di marzo sono i martiri della medicina che sperimenta ed impara ma, alla luce dell’esperienza successiva, non ha senso continuare a trasmettere un’immagine del Covid come della morte nera. Senza considerare che appare ormai evidente che i contagiati sono stati milioni e che la massima parte di loro ha superato la malattia con poco o nullo disagio.

Fra le cause di mortalità analizzate dal Report ne manca una: quanto ha inciso il lockdown stesso con il conseguente e voluto peggioramento della qualità dell’assistenza, soprattutto domiciliare e specialistica? Se i medici non andavano più a casa, se si ostacolava il tentativo dei malati di andare in ospedale, non si sarà per caso avuta una maggiore mortalità dovuta non alla naturale impreparazione ad affrontare un’epidemia ma a scelte politiche sbagliate? È stato vero, in definitiva, che il diritto alla salute è stato posto avanti a tutto?

Rimane aperto un quesito: visto che tutti i parametri Covid stanno crollando (positivi, ricoverati, terapie intensive deceduti), perché il numero dei decessi rimane alto e, anche in un’analisi per coorti, non scende sotto il 10%? Oltretutto in una situazione in cui i medici di campo dichiarano che la situazione è molto migliorata rispetto a marzo e che i casi gravi sono pochi? Esprimo un dubbio: se a marzo il Covid era probabilmente una causa attiva dei decessi, oggi è una patologia che si somma a quelle principali che determinano la morte, un po’ come dire che tutti i calvi muoiono e quindi la calvizie è letale. Un altro modo di contrabbandare fuffa.

In queste settimane abbiamo avuto un profluvio di dati spesso caotici, disorganizzati, parziali, opachi, mal elaborati e mal presentati. La sola Istat ha fornito analisi sempre parziali, relative prima a 1.200 comuni, poi a 1.700, quindi a 4.000 e 7.000, e sempre proposte e presentate, anche solo nell’executive summary e nel comunicato stampa, per confondere i dati e sostenere sempre una sola opzione escludendone altre che potrebbero condurre alla verità. Se all’inizio pensavo a disorganizzazione, adesso è evidente che c’è un disegno che, allo stato attuale, difficilmente verrà posto allo scoperto.

 

 

 

 

Discussione

6 pensieri su “ISTAT+ISS = numeri in libertà

  1. Buongiorno. Come al solito documento molto interessante. Lo studierò bene. Grazie del lavoro fatto.

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    Pubblicato da edoardo | 11 maggio 2020, 17:48
  2. Complimenti, articolo davvero ben argomentato.

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    Pubblicato da Joker | 13 maggio 2020, 15:22
  3. Mi associo a chi prima di me, ha fatto i complimenti al blogger per l’accurata ricerca.
    Sono convinta anche io che «chiarezza sui dati Covid» non l’avremo mai. Troppe resonsabiltà.

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    Pubblicato da Graziella | 14 maggio 2020, 13:18
  4. interessante, ma manca il link al “Report”

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    Pubblicato da Mauro Miatello | 22 maggio 2020, 7:54
  5. eccolo: https://www.istat.it/it/files//2020/05/Rapporto_Istat_ISS.pdf

    altra cosa: sotto la prima tabella ci si riferisce all’anno 2020 anziché al 2019

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    Pubblicato da Mauro Miatello | 22 maggio 2020, 8:04

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