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Politica Italia

Gli è tutto sbagliato

download (1) Se il 25 aprile era stato la festa della reclusione, il 2 giugno si è svolto in regime di semilibertà provvisoria: liberi di uscire, anche di manifestare, ma in numero contingentato, con il bavaglio, entro la propria regione e sempre sotto la spada di Damocle della revoca della “sospensione della sospensione della Costituzione” non appena un indice inventato alla bisogna e basato su dati aleatori produrrà un numero interpretabile come rischio epidemico da questo governo.

Il 2 giugno è festa della Repubblica per via del referendum che la oppose, vincitrice, alla monarchia ma fu anche la data delle elezioni dell’Assemblea Costituente che dette luogo alla Costituzione più bella del mondo. Questo dato viene enfatizzato o, come avviene quest’anno, nascosto a seconda dell’opportunità. In una miscela di eventi, situazioni e sentimenti che trasforma qualsiasi ricorrenza in un polpettone indistinto in cui chiunque può ritrovare quello che vuole ma anche il nulla, il 2 giugno 2020 è scampato miracolosamente alla ridicola sfilata dei sindaci ed è stato dedicato alla celebrazione di Codogno, paesino della bassa lodigiana che prima, quando si voleva negare il problema o, almeno, gettarlo addosso ad altri, è stato infamato come luogo di origine dell’unzione mentre adesso che l’epidemia fa comodo per opprimere il Paese ed i cittadini viene celebrato come prima vittima della pandemia. Che poi, che c’azzecca il Covid-19 con la Costituzione proprio non si sa. O forse si sa perché Mattarella continua a sostenere lo stato di eccezione che gli consente di cristallizzare un governo odioso ed odiato e di allontanare da sé dubbi e critiche per le sue scelte.

Perché l’Omino Mannaro, che poco più di due anni fa tentò il golpe opponendosi alla maggioranza formatasi nel parlamento a sua volta formato con regolari elezioni, non ha ritenuto di dire una parola sullo scempio costituzionale operato negli ultimi tre mesi. Ma questa è storia vecchia aspettando che ritorni. Perché l’argomento di giornata è quello relativo al suo comunicato sul CSM che raggiunge vette di ipocrisia e di viltà sconcertanti. Perché il Gran Vecchino ci dice che (riporto dal sito https://www.quirinale.it/elementi/49271 ): “Per quanto superfluo va, peraltro, chiarito che il Presidente della Repubblica si muove – e deve muoversi – nell’ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio Superiore della Magistratura in base a una propria valutazione discrezionale. Il CSM, a norma della Costituzione, conclude il suo mandato dopo quattro anni dalla sua elezione e può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti. Qualora ciò avvenisse il Presidente della Repubblica sarebbe obbligato dai suoi doveri costituzionali a convocare, entro un mese, nuove elezioni dell’intero organo, ovviamente secondo le regole vigenti per la sua formazione. L’attuale CSM, rinnovatosi in parte nella sua composizione, non si trova in questa condizione ed è impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale.

Se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in Parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla Costituzione al Presidente della Repubblica ma al Governo e al Parlamento. Governo e Gruppi parlamentari hanno annunziato iniziative in tal senso e il Presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa. Risulterebbe, peraltro, improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti. Al Presidente della Repubblica competerà valutare la conformità a Costituzione di quanto deliberato al termine dell’iter legislativo, nell’ambito e nei limiti previsti per la promulgazione.

Per quanto attiene alla richiesta che il Presidente della Repubblica si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici va ricordato che, per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sull’intera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare: la giustizia deve fare il suo corso attraverso gli organi e secondo le regole indicate dalla Costituzione e dalle leggi.

È appena il caso di ricordare, infine, che un eventuale scioglimento del Consiglio Superiore della Magistratura comporterebbe un rallentamento, dai tempi imprevedibili, dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati dei comportamenti resi noti, mettendone concretamente a rischio la tempestiva conclusione nei termini previsti dalla legge”.

Premesso che un comunicato di questo genere, che richiama quelli a suo tempo scritti da Ghedini per Berlusconi, assomiglia tanto ad una excusatio non petita con quel che segue e che quindi la sua pubblicazione lascia di per sè sola intendere una fortissima pressione politica e morale sul Capo dello Stato. Premesso questo, dicevo, ne risulta che, nell’interpretazione del PdR, il CSM può essere sciolto solo per motivi burocratici legati alla mancanza del numero legale: allora, quando lo scorso anno si dimisero cinque consiglieri, visto che il verminaio non solo di commistioni politica-magistratura ma anche di corruzione della magistratura stessa era ben noto già allora, magari l’idea di scioglierlo sarebbe potuta apparire nell’esimia testolina ma si sa, l’idiosincrasia per le votazioni è una costante della personalità mattarelliana. Infatti si preferì sanare il vulnus con delle nomine lampo che permettono oggi di dichiarare la regolarità formale dell’organo attualmente impegnato nella sua attività istituzionale che (art. 10 LEGGE 24 marzo 1958, n. 195) attiene in generale al governo della magistratura.

Se si segue il ragionamento mattarelliano, ne consegue che se un CSM regolarmente in carica governa la magistratura in tal guisa che dei magistrati possono apertamente ed impunemente accordarsi non solo per spartirsi le procure ma addirittura per intentare cause speciose a sfondo politico contro un ministro della Repubblica allora niente si può fare, occorre attendere che scada e si rinnovi o che venga cambiata la normativa che lo regola. Niente di niente può essere fatto dal PdR che pure quell’organo lo presiede e quindi, lo dico sottovoce ma lo dico, è forse un tantino corresponsabile dell’evidente malgoverno della magistratura. Mi sembra anche che simili situazioni siano un tantino –  solo un tantino, eh –  illegali e che quindi magari il PdR un minimo – ma solo un minimo, eh – di obbligo di far cessare condotte illegali magari ce l’avrebbe.

Su questo però il comunicato elegantemente glissa per parlare poi di riforma dell’organismo. A questo riguardo, il PdR non ritiene di muoversi con la sua mitica moral suasion per indurre governo e parlamento a legiferare in proposito, macchè, mica si tratta di interloquire con potenze straniere per evitare la deriva sovranista. Mattarella si rivela talmente rispettoso delle prerogative di governo e parlamento da sventare in anticipo anche la possibilità di un messaggio a quest’ultimo per promuovere la riforma: strano, perché di pizzini minatori che accompagnavano la promulgazione di leggi del precedente governo (i due decreti Salvini, per dire, ma anche la finanziaria 2019) me ne ricordo diversi.

La terzietà dell’inquilino del Quirinale e, detto con il massimo rispetto, la sua natura sicula sono tali da indurlo a ritrarsi sdegnato anche di fronte alla mera possibilità che gli sfugga dalle labbra un minimo commento censorio sulle affermazioni e comportamenti di magistrati che ormai da un anno appaiono su tutti i quotidiani e che, per quanto attiene a Salvini, integrano gli estremi della sovversione. Dulcis in fundo, gli appare invece prioritario salvaguardare procedimenti disciplinari che vanno avanti stancamente da un anno e che appaiono manifestamente inadeguati rispetto alla gravità della situazione: dopo la Costituzione abrogata con DPCM, abbiamo anche il golpe da sventarsi con procedimenti interni: a questa è ridotta oggi la legalità costituzionale in Italia.

Credo francamente che basti l’esposizione delle parole e che non ci sia necessità di commenti salva la conferma che Mattarella è il peggior PdR della storia repubblicana (anche peggio di Scalfaro e di Napolitano) e che è purtroppo la persona sbagliata nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Discussione

Un pensiero su “Gli è tutto sbagliato

  1. Quello che volevo dire nel post precedente, infatti, è che quando un potere (sempre meno occulto) ha occupato: Magistratura (dall’alto), PDR (conseguentemente il Governo in modo permanente) e sindacati dal basso, quale strumento resta al Paese per esercitare la Democrazia e liberarsi dal cancro?

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    Pubblicato da Graziella | 3 giugno 2020, 10:38

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