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Coronavirus, Economia e società

Contradizion che nol consente

Negli anni passati abbiamo assistito ad una situazione in cui molteplici questioni e vicende si tenevano insieme: immigrazione, emergenza climatica, relazioni internazionali, relazioni con la scienza erano viste come un tutt’uno che provocava una divisione netta ed univoca fra favorevoli e contrari. Chi era a favore dell’immigrazione era anche “gretino”, europeista, pro-vax e viceversa, senza alcun dubbio, sfumatura o variazione di posizioni nel passaggio da un tema all’altro. Quelli che ci siamo abituati a chiamare poteri forti, deep state, élite e quant’altro erano inossidabilmente schierati su quelle posizioni altrettanto generalmente contrastate dagli schieramenti sovranisti in una tenzone personificata da Bergoglio, Merkel, Ursula, Macron, Conte da un lato e da Trump, Johnson, Bolsonaro, Orban, Salvini dall’altro, conflitto a cui i media attribuivano il significato della sempiterna lotta fra il bene del progresso ed il male del supposto fascismo.

L’irruzione dell’emergenza Covid-19 ha tuttavia sparigliato le carte: non è più possibile essere coerentemente sostenitori della sempiterna emergenza sanitaria e al contempo sostenitori di tutte le posizioni politicamente corrette sopra sommariamente indicate.

La prima contraddizione è rispetto all’immigrazione: non si possono limitare a piene mani le libertà costituzionali dei cittadini fino ad ipotizzare divisioni castali basate su certificati sanitari e poi ammettere il libero ingresso di stranieri sconosciuti della cui situazione clinica non si ha alcuna notizia e la cui indole mal si confà ad un regime sanitario minuziosamente oppressivo. Questa contraddizione è tale che lo stesso governo italiano ha preso posizioni inusitatamente severe verso le ONG proclamando la chiusura dei porti (peraltro non rispettata dai traghettatori di negri, il che deve avere aperto un silente contenzioso con i partiti di sinistra che fino allora li avevano sostenuti) e forme di sequestro delle imbarcazioni. Misure che, insieme ad una probabile moral suasion fra compagni, hanno bloccato nelle ultime settimane la carovana di navi negriere in arrivo in Italia. Come che sia, fra aprile e maggio, con condizioni meteo buone, sono arrivati in Italia (fonte UNHCR) solo 2.325 migranti: certo più del doppio dei 1.037 dello stesso periodo 2019 ma comunque molti meno di quelli che ci si poteva aspettare. Del resto la situazione migratoria è tale che le Sardine hanno ritenuto di dare una scossa al governo andando ieri in piazza (con mascherina ma senza distanziamento) per chiedere lo ius soli il che conferma l’impressione che il PD abbia trovato la soluzione politicamente corretta per togliersi di torno un tema distruttore di consensi senza apparire politicamente scorretto.

L’altro fronte su cui necessita un aggiornamento è l’ecologia. Gli obiettivi di Greta (meno emissioni, meno spostamenti, meno consumi) hanno trovato un’imprevista ma repentina realizzazione nei mesi del Covid ma quasi tutti hanno convenuto sul fatto che si tratta di una cazzata sesquipedale. La decrescita delle emissioni (tornate, si dice, ai livelli del 2006) si accompagna a più povertà, più disagio, più insicurezza, minore qualità delle cure ed il riposizionamento su un versante più realista è stato altrettanto repentino, prova ne sia che il governo italiano ha cancellato le tasse sulla plastica monouso che erano state introdotte dal buon Giuseppi solo a dicembre in vista nientepopodimenoche di un “nuovo umanesimo”. Del resto, ora che si è dimostrato che i prodotti usa e getta sono necessari per le terapie intensive (maschere respiratorie, tubi, ecc.) e per il distanziamento sociale (maschere, guanti), pensare anche di tassarli renderebbe forse il governo un tantino più impopolare di quanto è già adesso. La riorganizzazione delle catene di fornitura, poi, riporterà in occidente molte produzioni industriali inquinanti che hanno tuttavia il pregio di assicurare la pronta disponibilità di prodotti essenziali e di creare posti di lavoro: prova ne è che a Taranto si rimpiange la fu ILVA e si chiede allo stato, da ogni versante, di sopperire alla fuga degli asiatici mentre ci si è ormai dimenticati delle ragioni dell’impazzimento eco-giudiziario che ha distrutto un gioiello industriale. Le risorse pubbliche dovranno, in generale, essere destinate a scopi più immediati e concreti e la transizione verde potrà attendere qualche lustro. Il fulcro del fenomeno, rappresentato dal passaggio dalle auto endotermiche a quelle elettriche, è addirittura messo in discussione dai dubbi esistenziali che gravano sulle compagnie automobilistiche, figuriamoci se sono questi tempi adatti per forzare il passaggio a mezzi meno efficaci e meno efficienti.

Ammesso e non concesso che il Covid derivi in via naturale da un pipistrello, si conferma più in generale il fatto che un’umanità in crescita non può convivere con una natura ostile e che il futuro dovrà essere improntato ad un feroce contenimento delle specie selvatiche, molte delle quali inutili o dannose. Le specie animali benefiche per gli uomini sono infatti poche e molte bestie costituiscono solo un pericolo: l’antropizzazione degli ambienti naturali per fini economici e di prevenzione sanitaria, fortunatamente già in corso in Sudamerica, dovrà diventare l’obiettivo dell’umanità per i prossimi secoli accompagnata magari, per la soddisfazione degli amanti della vita naturale, dalla creazione di ambienti controllati, simili a grandi parchi naturali, dove provare il brivido di un contatto con la natura addomesticata, format che peraltro pare essere il modello degli ecologisti moderni. In tutti i casi, per Greta si prospettano tempi duri.

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