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Politica internazionale

Tieni duro, Donald

Vi immaginate come avrebbe reagito la stampa di qualità (perché libera non ha più, neanche lei, il coraggio di chiamarsi) se Facebook®, dopo avere svolto un rapido fact checking, avesse rimosso un post di Giuseppi? O, peggio ancora, se masse inferocite ed armate avessero manifestato la concreta intenzione di aggredire l’Eliseo, il Bundestag o Palazzo Chigi? Chi ci avrebbe salvato da allarmi democratici, reprimende antifasciste, chiamate alle armi per difendere l’assetto costituzionale dalla sovversione? Ecco, tutto questo è avvenuto negli USA ai danni di Trump, presidente regolarmente eletto 4 anni fa ed oggi tuttora in corsa per la rielezione. Quella in corso in America assomiglia sempre di più ad una rivoluzione colorata simile a quelle della primavera araba o dell’est Europa. Gli USA, ricordiamolo, sono la più antica, stabile e grande democrazia del mondo, se si astrae dalla finzione del parlamento europeo privo di poteri e dalla stranezza esotica delle elezioni indiane che imbellettano un sistema razzista e classista. Soltanto che i reportage descrivono quello che sta accadendo negli USA come una sorta di insurrezione del popolo contro il dittatore, come una meritoria sollevazione popolare contro i sempiterni rischi di ritorno del nazifascismo.

Trump è, insieme alla Brexit, il testimone di quell’anno magico che è stato il 2016 che ha segnato la concretizzazione elettorale dello scontento o, forse, dello sconcerto delle popolazioni bianche-cristiane-eterosessuali di fronte ad un politically correct che era ampiamente uscito dai condivisi argini della tutela delle minoranze per diventare strumento di oppressione delle maggioranze. A Donald non si rimprovera il modo in cui è arrivato al potere ma semplicemente le politiche che ha proposto ed in buona parte adottato. Politiche di assoluto buon senso che hanno posto al vertice la crescita economica, il benessere, la sicurezza interna ed esterna, la supremazia dell’umanità sulla natura, la salvaguardia della libertà dell’individuo di perseguire un proprio percorso di vita che integri soggettivamente i vari aspetti della personalità. Apparso improvvisamente sulla scena, portatore di una scorrettezza politica che talvolta indulge in aspetti quasi caricaturali, ha introdotto elementi di eterodossia che hanno rassicurato e nutrito il sovranismo mondiale. Ovviamente costretto a compromessi, ha abbandonato molti aspetti della sua proposta politica primigenia (in primis l’intento di sganciare gli USA dal destino bellico che li avvince e di avvicinarli alla Russia) ma ha mantenuto quel carattere di trasgressività che lo rende indigeribile ai vati della cultura mainstream. Soprattutto ha incarnato, in maniera anche inusitata, il ruolo di capo cristiano contrapposto ad un papato che individua nella dissoluzione della Chiesa e dei suoi valori il suo obiettivo strategico.

In questi anni di lotta strenua fra istanze globaliste e identitarie, abbiamo avuto ampia prova di come l’intero sistema che ci governa si muova come un sol blocco contro quelli che sono realmente i ribelli. Non si parla solo dei governi globalizzatori (UE, Cina) ma anche delle organizzazioni internazionali, della cultura, della scienza (basti pensare all’idrossiclorochina diventata tema di dibattito politico, tanto per cambiare in chiave anti-trumpiana), della magistratura, dei media. Abbiamo visto come questo sistema riesca senza requie a creare personaggi, situazioni, eventi, dogmi che vengono diffusi capillarmente ed omogeneamente su scala mondiale, in maniera acritica ed apodittica, per poi essere rapidamente sostituiti da altri personaggi, situazioni, eventi, dogmi nuovi e più adatti all’uso. Abbiamo assistito, a livello planetario, alla nascita, crescita e crepuscolo di Greta, e, in Italia, al susseguirsi di santini politicamente corretti, dalla Boldrini alla Segre, dalla capitana Rackete ai vari bambini e ragazzi diversamente bianchi che sono assurti per un quarto d’ora all’onore delle cronache per svolgere il loro ruolo “antifascista” per poi tornare nell’oblio.

Se il Covid-19, o almeno la sua strumentalizzazione, hanno avuto uno scopo, questo era senz’altro impedire la rielezione di Trump che, a febbraio, dopo l’archiviazione dell’impeachment, con dati economici stellari, non era messa in discussione neanche da Nancy Pelosi. Peccato che il Covid non sia stato sufficiente perché il consenso è diminuito ma non tracollato e cinque mesi, in una società dinamica come quella USA e con poteri monetari assoluti, potevano consentire una ripresa in extremis. Non bastando il morbo, ecco apparire la rivolta negra. Tutto nasce dall’uccisione di George Floyd, negrone pluripregiudicato ucciso dalla polizia non per il colore della pelle ma per la decisione con cui, oltreoceano, le forze dell’ordine contrastano il crimine anziché coltivarlo. Si sa bene che la polizia è violenta, in America, ma lo è in modo equanime ed il fatto che i negri ne siano le principali vittime dipende solo dal fatto che delinquono di più. Invece, un filmino proditoriamente colto nel corso di un’operazione di polizia fa del delinquente comune un perseguitato politico portato alla ribalta su scala universale. E da lì via con due settimane di delirio e di violenza che fanno strame anche della precedente narrazione anti-trumpiana che voleva il presidente responsabile della strage per coronavirus a causa della sua contrarietà a misure di distanziamento sociale: gli assembramenti vanno bene se sono antifa, non se sono di destra (del resto ne abbiamo ampie prove in Italia visto il diverso trattamento mediatico della manifestazione sovranista del 2 giugno rispetto a quelle “giuste” del 25 aprile e 7 giugno).

Ora, di fronte ad una cotanta sproporzione di mezzi mediatici, credo che sia anche inutile andare a fare confronti per cercare di inchiodare gli avversari alle loro contraddizioni: sanno benissimo di essere contraddittori ma se ne fregano perché ritengono di avere così tanta potenza di fuoco da potersene infischiare ed in parte hanno anche ragione. L’immensa disponibilità di risorse permette loro di dettare l’agenda cambiando sempre le carte in tavola alla ricerca della smazzata utile. Evidentemente il metodo di spaccare il capello in quattro, di trovare difetti e limiti, non è a doppio senso ma vale solo in una direzione e quindi ci sentiamo dire, per fare solo un esempio, in una situazione di default costituzionale chiaramente percepita anche da studenti di un professionale alberghiero e con una magistratura che, pur condividendo le politiche di Salvini, si coordina per aggredirlo per via giudiziaria, che il vero rischio è l’autoritarismo delle destre che, se si potesse democraticamente votare, vincerebbero a mani basse. Lasciamo quindi perdere la coerenza. E lasciamo anche perdere la richiesta di avere un minimo di pluralismo nel sistema e una maggiore libertà di dibattito: abbiamo visto addirittura in campo sanitario che, di questi tempi, il dibattito non ha lo scopo di selezionare le migliori soluzioni ma è solo un metodo per imporre soluzioni già preconfezionate. La scelta fra vaccino e clorochina si gioca non su studi medici seri ma su opzioni politiche che rasentano l’assurdo: vaccino globalista contro clorochina sovranista, senza riguardo per la salute dei malati. Figuriamoci quello che succede in altri campi della vita sociale: è già un miracolo che si riesca egregiamente ad opporsi ad un simile predominio mediatico e tecnologico grazie ad un sistema (il web) che è sfuggito di mano ai creatori e che potrà essere ricondotto all’ovile solo con lo spegnimento.

Quello che è il difetto della narrazione “corretta” risiede invece proprio l’efficacia perché negli ultimi cinque anni l’opposizione a questa narrazione è cresciuta e qua e là è diventata maggioritaria. E ciò è avvenuto perché sempre più la popolazione occidentale, bianca, cristiana, etero, percepisce la distopia di un disegno che fa di lei, della sua cultura, della sua ricchezza, la posta di un gioco perverso che avvantaggia componenti della società statisticamente non normali. Ed è curioso che cotanto spiegamento di mezzi non si accompagni ad un po’ di riflessione sulle modalità con cui costruire consenso. Le società occidentali, compresa quella americana, sono in stragrande maggioranza bianche e quindi impostare la contrapposizione politica su linee razziali per poi sperare di sovvertire l’etnia dominante è illusorio: ci sarà sempre un momento in cui l’etnia prevalente si coalizzerà non per sottomettere le altre ma semplicemente per difendersi e ben si sa quanto la determinazione di difendere i propri beni ed i propri cari sia prevalente rispetto alle motivazioni degli aggressori. Le élite, i poteri forti, i deep state, comunque li vogliamo chiamare, non riescono ad assumere un atteggiamento che sia minimamente dialogante ed inclusivo nei confronti della maggioranza e quindi, per adesso, sono perdenti.

All’inizio del lockdown, nell’incredulità europea, gli americani fecero la fila per comprare armi e non cibo. Evidentemente sapevano benissimo come sarebbe andata a finire in una società improvvisamente impoverita in cui alberga una componente che non ha saputo beneficiare della grandissima opportunità offertagli dalla schiavitù. Sì, perché i negri americani, se i loro progenitori non fossero stati strappati a mama Africa, oggi vivrebbero in paesi modello come la Nigeria, il Camerun, il Kenya et similia, paradisi baciati dal sole in cui tutti voi vorreste, nevvero, abitare. Trasportati in America quattro secoli fa nell’ambito di quelle dinamiche umane che, per altro verso e senza tanti tardivi pentimenti, hanno afflitto per mano mussulmana anche la Spagna, il sud Italia, i Balcani, e che comunque trovavano origine nel razzismo tribale che induceva i vari capi tribù a fare razzie di carne umana nei villaggi vicini per poi tradurla sulle coste per venderla ad europei e arabi, gli afro-americani possono godere, da 150 anni, di livelli di libertà introvabili nei loro luoghi di origine e, da oltre 60 anni, da politiche di sostegno e assistenza che non li hanno strappati che in minima parte al loro retaggio antimoderno. Se non fossero americani, i neri USA sarebbero migranti diretti negli USA o in Europa ma non sembrano comprendere il vantaggio odierno di cui godono a prezzo della tragedia patita dei loro predecessori. È un discorso lungo ma serve per dire che le ribellioni nere sono una costante della storia recente americana e che anche questa va inquadrata in quel mix di rabbia, invidia, senso di impotenza di fronte ai propri limiti che caratterizza questa etnia che viene facilmente manipolata e strumentalizzata per altri fini.

Il fatto che gli avversari siano costretti a ricorrere a mezzi distruttivi dell’economia e della società dimostra che non hanno trovato il bandolo della matassa e non sanno come fare per evitare una probabile riconferma di Trump per cui la strategia prescelta è quella di espellerlo dal gioco politico prima di arrivare alle elezioni. Pare di vedere la storia di quattro anni fa con i sondaggi, la cui attendibilità si dimostrò nulla, tutti a favore di Hillary mentre si sottace l’indice di apprezzamento del Rasmussen Report, unico istituto che nel 2016 indovinò l’elezione del candidato repubblicano, che ancora venerdì era a 48 e quindi tale, per il gioco dei collegi statali, da quasi garantire una vittoria autunnale. Trump ha patito una certa superficialità sul tema Covid ma non credo che la maggioranza bianca apprezzerà il caos sociale condito con le politiche di abrogazione della polizia che i democratici stanno portando avanti ed è probabile che Biden (putacaso un altro vecchio uomo bianco, alla faccia della identity politics obamiana) a novembre si ritroverà, come Nenni prediceva, con piazze piene ed urne vuote. Il problema sarà arrivarci, a novembre.

Discussione

4 pensieri su “Tieni duro, Donald

  1. Molto interessante, come al solito. Credo però che i bianchi americani, liberi di possedere armi al contrario di noi europei, riescano a difendersi maggiormente ed in un certo senso ad avere, se necessario, i mezzi per farsi sentire. Noi abbiamo le sardine invece….

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    Pubblicato da edoardo | 9 giugno 2020, 8:39
  2. «𝙎𝙞 𝙨𝙖 𝙗𝙚𝙣𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙡𝙖 𝙥𝙤𝙡𝙞𝙯𝙞𝙖 𝙚̀ 𝙫𝙞𝙤𝙡𝙚𝙣𝙩𝙖, 𝙞𝙣 𝘼𝙢𝙚𝙧𝙞𝙘𝙖, 𝙢𝙖 𝙡𝙤 𝙚̀ 𝙞𝙣 𝙢𝙤𝙙𝙤 𝙚𝙦𝙪𝙖𝙣𝙞𝙢𝙚 𝙚𝙙 𝙞𝙡 𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙞 𝙣𝙚𝙜𝙧𝙞 𝙣𝙚 𝙨𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙡𝙚 𝙥𝙧𝙞𝙣𝙘𝙞𝙥𝙖𝙡𝙞 𝙫𝙞𝙩𝙩𝙞𝙢𝙚 𝙙𝙞𝙥𝙚𝙣𝙙𝙚 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙙𝙖𝙡 𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙞𝙣𝙦𝙪𝙤𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙥𝙞𝙪̀»
    « …𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙚𝙩𝙣𝙞𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙞𝙚𝙣𝙚 𝙛𝙖𝙘𝙞𝙡𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙢𝙖𝙣𝙞𝙥𝙤𝙡𝙖𝙩𝙖 𝙚 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙖 𝙥𝙚𝙧 𝙖𝙡𝙩𝙧𝙞 𝙛𝙞𝙣𝙞»

    Finalmente! Oggi sembra che tutti abbiano il terrore di notare questa ovvietà.
    E la seconda frase, è la ragione principale del perchè le sinistre si fingano pro negri, favorendone l’importazione
    (e̲ ̲l̲a̲ ̲N̲O̲N̲ ̲e̲m̲a̲n̲c̲i̲p̲a̲z̲i̲o̲n̲e̲).
    Saranno a breve (i negri d’importazione), l’ostacolo insormontabile per il ritorno alla civiltà democratica.
    A vantaggio di pochi, probabilmente nessuno dei quali afro.

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    Pubblicato da Graziella | 13 giugno 2020, 11:56
  3. Segnalo questa analisi sul covid e i dati Istat:http://ipotesidilavoro.altervista.org/blog/?page_id=11

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    Pubblicato da Edoardo | 13 giugno 2020, 13:46

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