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Immigrazione

Migranti ai tempi del Covid

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arrivi di immigrati irregolari per mese, fonte UNHCR:

SETT OTT NOV DIC GEN FEB MAR APR MAG GIU TOTALE
ALFANO/MINNITI       16.975       27.384       13.581         8.428       4.369          9.070       10.853    12.920       23.016        23.524    150.120  
MINNITI         3.813         5.979         5.645         2.327       4.189          1.058         1.049       3.171         3.963          3.147       34.341  
SALVINI            947         1.007            980            359          199                47            145          261            782          1.194         5.921  
LAMORGESE         2.498         2.016         1.233            589       1.340          1.213            241          671         1.654          1.041       12.496  

NB:  a giugno 2018 il ministro degli Interni era già Salvini.

Il confronto dei dati dimostra che il cambio di esecutivo ha favorito un nuovo incremento degli arrivi di migranti clandestini che tuttavia si colloca soltanto a metà strada fra i numeri della gestione Salvini e quelli della gestione Minniti e rimane comunque ben lontano dai numeri del periodo precedente caratterizzato dalla gestione Alfano/Minniti sotto i governi Renzi e Gentiloni. Segno che alcune cose, sull’immigrazione, sono cambiate anche a sinistra.

La pandemia da Covid-19 ha rallentato di molto gli arrivi a marzo-aprile-maggio ma a giugno si registrano comunque arrivi inferiori allo stesso mese del 2019 il che, insieme alla diversa composizione dei flussi (più arrivi autonomi, meno ONG), costituisce una conferma che, dietro alle parole, l’atteggiamento di questo governo è stato molto più prudente di quanto ci si potesse aspettare. In particolare il governo ha mantenuto in piedi i capisaldi della politica salviniana che avevo riepilogato in un precedente post:

  • Mantenimento degli accordi con la Libia, rispettati anche durante l’assedio di Tripoli, rinnovati tacitamente a febbraio nonostante qualche mal di pancia di PD e LeU e oggi, con la visita di Di Maio a Tripoli, avviati verso la conferma pur con qualche modifica;
  • Costituzione della zona SAR libica: questo elemento ha avuto valore determinante perché ha costretto le navi ONG ad operare da molto lontano mentre in passato arrivavano praticamente sin sulle rive libiche, così mettendo in evidenza gli enormi limiti operativi che le caratterizzano;
  • Arretramento della linea del fronte della nostra Marina Militare, che si è esposta molto meno di quanto avesse fatto durante la gestione di Elisabetta Trenta;
  • Chiusura della missione Sophia e sostituzione con la missione Irina nata sin dall’inizio in forma minimale e con totale esclusione di finalità di sostegno ai processi immigratori.

Rispetto ai punti elencati nel precedente post, diverso è stato ovviamente l’atteggiamento verso le ONG che tuttavia hanno progressivamente ridotto la loro attività per un mix di ragioni: Covid, riduzione dei flussi a monte, contrasto della marina libica, caduta delle motivazioni ideologiche legate alla presenza di Salvini al governo, concorrenza degli sbarchi autonomi meno attenzionati da autorità e pubblica opinione. È da notare che il governo attuale aveva chiuso i porti alle ONG durante il lockdown assumendo un atteggiamento logico ma non del tutto prevedibile. Le ONG hanno violato il divieto ma la reazione è stata quella di un lungo sequestro delle navi che solo adesso stanno riprendendo il mare. Se è vero che il governo aveva tradito la missione immigrazionista preferendo puntare sul Covid, si è confermato che le ONG seguono una propria agenda in gran parte svincolata dalle scelte politiche italiane che, se non gradite, provocano atteggiamenti palesemente eversivi anche in presenza di governi amici.

Il governo Conte II ha dimostrato grande prudenza nell’approcciare la materia. Sono stati evitati toni banalmente pro-imm che sono ormai lontani, soprattutto in tempi di epidemia, dal comune sentire dei cittadini e sta mostrando grandi difficoltà anche nella modifica dei decreti Salvini. Questi decreti sono stati abbastanza inutili (come predetto in passato) per il contrasto all’immigrazione mentre sono stati efficaci nello smontare il caravanserraglio di norme e strutture che alimentava il business dell’accoglienza. La riforma dei decreti non sembra essere facile causa opposizione del M5S e generale ostilità della pubblica opinione. Il PD pare avere capito che si tratta di un terreno scivoloso che può generare pochi consensi ed esporre a gravi rischi elettorali e ha preferito defilarsi un po’ delegando alle Sardine il compito di tenere alto il vessillo della liberà di immigrazione. Il tema immigratorio va inevitabilmente in conflitto con la scelta di cavalcare il Covid come strumento di controllo della popolazione e quindi si rende necessario, almeno in questa fase, un progressivo abbandono del tema che rimane solo come strumento di polemica con Salvini o di ricatto nei confronti dei grillini. Del resto l’impopolarità del tema è dimostrata anche dalla progressiva eclissi di Bergoglio che, come Salvini, paga la scomparsa dei migranti. D’altro canto il rinvio a giudizio di Salvini che, unito alle intercettazioni telefoniche che hanno dimostrato l’esistenza di un progetto eversivo dietro alle imputazioni per sequestro di persona, fornisce al leader leghista ampi margini di manovra sul suo tema preferito, impone al governo una certa prudenza per evitare una sovraesposizione mediatica, alimentata dal dibattito processuale, che possa favorire il recupero di consensi ad una Lega al momento in fase di stanca.

Archiviati quindi, e forse per sempre, numeri e toni della gestione Renzi, l’obiettivo del PD sembra essere più modestamente quello del mantenimento in vita dell’apparato dell’accoglienza con obiettivi numerici simili a quelli prospettati da Minniti: 20/30.000 arrivi all’anno. Nel 2020, considerando i tre mesi “buoni” che abbiamo davanti, con 5 navi ONG all’opera ed un viaggio alla settimana, le ONG possono garantire circa 5/7000 arrivi mentre molti altri potrebbero derivare dagli sbarchi autonomi: l’obiettivo minimo dovrebbe essere a portata di mano.

Va in questo senso la stessa scelta di procedere ad un provvedimento di regolarizzazione che sta comunque avendo esiti modesti. La regolarizzazione è stata portata avanti con un blitz improvviso di IV ma con motivazioni confuse (equità, sostegno all’agricoltura, controllo sanitario) e superficiali e comunque lontanissime dai toni roboanti del passato. La misura sembra sostituire qualsiasi tentativo (evidentemente impopolare) di imporre lo ius soli o lo ius culturae e sembra essere un’alternativa modesta e parziale alla reintroduzione della protezione umanitaria. La misura non sembra idonea a scatenare nuovi viaggi della speranza perchè la sensazione di impunità era ampiamente diffusa anche prima. A destra, questa misura dovrebbe stimolare qualche riflessione sull’atteggiamento da tenere verso persone che, per quanto arrivate illegalmente, stanno tuttavia compiendo un tentativo di inserirsi nella società svolgendo attività lavorative modeste e spesso in forma illegale ma comunque alternative al compimento dei reati. Queste attività sono spesso necessarie per il mantenimento della coesione sociale (gli africani che raccolgono frutta e verdura a pochi euro l’ora ci garantiscono bassi costi di sostentamento), altre (come il commercio ambulante) coprono il progressivo abbandono del settore da parte degli italiani e costituiscono fonti di reddito “abbastanza regolari” che potrebbero indurre a qualche riflessione sul destino da riservare a queste persone che uno sforzo lo stanno compiendo e spesso lo stanno pagando con condizioni di vita indegne. Agli inizi della sua avventura ministeriale, Salvini aveva visitato una delle tante bidonville del sud venendo circondato da giovani africani che gli chiedevano selfie e regolarizzazioni, vedendo in lui comunque un elemento di novità e speranza. Questo spunto è stato rapidamente abbandonato ma potrebbe essere ripreso in un prossimo futuro per articolare maggiormente le posizione sull’immigrazione e per cominciare ad affrontare il problema delle centinaia di migliaia di irregolari che, evidentemente, non potranno essere espulsi in massa.

A livello europeo, il governo aveva puntato sulla redistribuzione automatica, annunciata come cosa fatta nel convegno di Malta dello scorso settembre (ai tempi non avevamo ancora capito che il governo soffre di “annuncite”) e concretizzatasi in zero trasferimenti nell’ultimo mese. Il Covid rende impossibile attuare manovre del genere e del resto il quadro europeo in materia è ormai mutato di segno: i partiti moderati hanno ovunque assunto atteggiamenti anti immigratori mentre l’UE, sotto la debole gestione di Ursula, ha perso forza dovendo semplicemente assistere alla decisa reazione militare con cui il governo Greco ha stroncato l’aggressione di 120.000 migranti scatenata da Erdogan a marzo in piena emergenza Covid. La Grecia, insieme a Malta, ha anche aperto la strada ai respingimenti in mare verso le coste turche e libiche, capitolo questo sostenuto a suo tempo dalla Meloni e che dovrebbe essere oggetto di riflessioni più approfondite a destra.

La questione immigrazione ci riporta automaticamente a quella libica: ne parliamo un’altra volta.

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