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Covid-19: emergenza finita

L’epidemia di Covid-19 volge al termine. I dati giornalieri mostrano numeri ormai privi di significato se non fosse per l’impatto emotivo e mediatico che la malattia ha avuto nei mesi passati. Non si vede in effetti, al di fuori di questa circostanza, quale possa essere l’interesse a comunicare giornalmente dati relativi ad una malattia che interessa ormai stabilmente meno di 200 persone (0,00033% della popolazione italiana) e che provoca la morte di poche decine di persone (al massimo 0,00005% della popolazione italiana).

Sul sito dell’ISS (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati) si trovano esplicitati i criteri per la diagnostica dei decessi per Covid-19 che probabilmente confermano l’ipotesi di una sovrastima del fenomeno. Infatti si dichiara che “2. DEFINITION FOR DEATHS DUE TO COVID-19 A death due to COVID-19 is defined for surveillance purposes as a death resulting from a clinically compatible illness, in a probable or confirmed COVID-19 case, unless there is a clear alternative cause of death that cannot be related to COVID disease (e.g. trauma). There should be no period of complete recovery from COVID-19 between illness and death. A death due to COVID-19 may not be attributed to another disease (e.g. cancer) and should be counted independently of preexisting conditions that are suspected of triggering a severe course of COVID-19. COVID-19 should be recorded on the medical certificate of cause of death for ALL decedents where the disease caused, or is assumed to have caused, or contributed to death.” In effetti sembra di capire che la diagnosi di Covid-19 prevalga su qualsiasi altra valutazione clinica e, data la presenza di circa 3,3 patologie preesistenti, riassuma in sé la mortalità che sarebbe comunque stata provocata dalle altre patologie.

Del resto la mortalità da Covid-19, per quanto modesta, in presenza di così pochi nuovi positivi, rimane su livelli stranamente alti. Dato il calo costante di tutti i parametri giornalieri (positivi, ospedalizzati, terapie intensive), il fatto che permangano alcune decine di decessi a giugno ha portato gli indici di letalità giornaliera a livelli alti (20% in media con punte di 40%) e solo negli ultimi giorni si è verificata una riduzione marcata delle percentuali. La letalità giornaliera aveva raggiunto livelli simili a quelli delle settimane critiche di marzo-aprile e questo dato è del tutto incongruo con la situazione clinica che parla ormai di assenza di ricoveri in terapia intensiva dall’inizio di maggio. È quindi probabile che le regole di classificazione dei decessi consenta al coronavirus di mettere il cappello anche su decessi dovuti ad altre patologie.

La letalità apparente del periodo 25/2-30/6 è del 14,45% e converge con quella calcolata su coorti giornaliere (14,43%) dato che il progressivo esaurimento del fenomeno porta a coincidenza dati attuali e prospettici. La letalità su casi chiusi è leggermente superiore (15,45%) ma dovrebbe convergere sui livelli prima esposti dato che il decesso avviene rapidamente (mediamente 6 giorni dopo la diagnosi) e quindi lo stock di positivi “decedibili” è limitato appunto agli ultimi 6 giorni (al 30/6, totale di 1.168 per una stima di ulteriori decessi nei prossimi 6 giorni compresa fra 50 e 100).

Queste contraddizioni sono esplose nelle ultime settimane con lo scontro fra medici di corsia (Remuzzi, Zangrillo ed altri) e funzionari OMS con i primi che hanno chiamato la fine dell’emergenza. In effetti, dato che casi significativi non se ne verificano più, appare abbastanza singolare considerare malate persone che non hanno alcuna sintomatologia.

L’epidemia si è fortemente ridimensionata nonostante la sostanziale ripresa delle attività sociali. Anche questa aspettativa (come quelle del passaggio nord-sud e vecchi-giovani) è venuta meno e ormai si parla solo, per mantenere alta la tensione e la ricattabilità della popolazione) di una seconda ondata a settembre. Per invero, data l’evidente dinamica simil-influenzale della malattia, questo rischio non può essere escluso ma correttezza vorrebbe che lo stato di emergenza si concludesse con il 31 luglio perché oramai di rischi non ce ne sono evidentemente più.

A partire da maggio, la curva di mortalità è rientrata nell’intervallo di confidenza assorbendo il picco registrato a marzo aprile. I prossimi mesi dovrebbero vedere un calo della mortalità totale perché il Covid, colpendo prevalentemente persone molto anziane, ha anticipato i decessi di soli 8/10 mesi per cui, in capo all’anno, il numero totale dei decessi potrebbe non essere molto diverso da quello del 2019.

Risolto dal punto di vista medico, il problema del Covid rimane a livello socio-economico ma questo è un altro paio di maniche.

Discussione

5 pensieri su “Covid-19: emergenza finita

  1. Visto che fanno il tampone praticamente a tutti quelli che hanno la sfortuna di morire in ospedale, ovviamente risultano deceduti PER Covid, moltissime persone decedute CON Covid per mancata assistenza saniraria nei mesi scorsi, di tutte le altre epatologie. Se mettiamo ciò, insieme alla frase quotidianamente ripetuta: «la crisi dovuta al Covid» (anzichè alla chiusura di tutte le attività) e le ricerche che stanno emergendo riguardo al danno psicologico procurato dalla reclusione forzata, emerge un disegno inquietante di macabro esperimento sociale.
    Chi dice che stiamo scivolando “dolcemente” verso una dittatura brutale forse non sbaglia di tanto.
    Quello che mi sbigottisce, non è il fatto che la gente non si ribelli (si potrebbero aprire mille capitoli su questo), ma che creda davvero a una narrazione inverosimile su tutti i fronti.

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    Pubblicato da Graziella | 1 luglio 2020, 15:44
  2. Ho trovato un articolo i nteressante; https://www.ser-veneto.it/public/File/documents/rapporti/rapportomortalita0007/05_Respiratorio.pdf Praticamente guardando le statistiche del Veneto si scopre che i morti di plmnonite hanno la stessa età media dei morti di polmonite del covid.

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    Pubblicato da edoardo | 1 luglio 2020, 16:37
  3. Inoltre poi escono articoli come questo: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/07/01/veneto-no-covid-in-3mila-polmoniti-2019_434c74d4-6fd6-4965-bb93-c74aebadbfbe.html dove si smentisce il fatto che il covid ci fosse già a ottobre/novembre 2019. Questo contro la realtà, ad esempio le analisi delle acque reflue di Milano dove si trova ilo covid già a dicembre, o le strane polmoniti riportate dai medici di famiglia….

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    Pubblicato da edoardo | 1 luglio 2020, 16:42
    • Per qualche motivo, che non ci è dato conoscere, la parola “verità” e la parola “Covid” non possono essere messe in relazione. Prima o poi, qualcuno sarà chiamato a rispondere di tutte le balle che ci hanno rovesciato addosso in questi mesi. O almeno lo spero.

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      Pubblicato da Graziella | 3 luglio 2020, 21:24
  4. 9 Luglio.
    Appena una decina di morti positivi al covid in tutta Italia e ancora si parla di emergenza.
    Al tempo della peste bubbonica, con una medicina meno efficace di quella attuale e con qualche decina di morti p̲e̲r̲ ̲c̲i̲t̲t̲à̲, l’epidemia era considerata sconfitta.

    Lo scenario balneare è questo: gente ammonticchiata (e meno male!) sulle spiagge e mascherine nei negozi.
    Ristoranti pieni di gente che spalanca le ganasce (e mono male), ma per ordinare l’asporto, ci vuole la mascherna.
    Bodelaire direbbe: “su di me ho sentito passare il vento dell’ala dell’imbecillità”.
    Naturalmente, lo “smart working” (lavoro a distanza è meno figo), vista l’entità del pericolo, si protrarrà ancora a lungo, per gli statali fino a fine anno.

    Ieri ho chiamato il servizio Poste e mi ha risposto una voce metallica: era una “intelligenza artificiale”.
    Di intelligenza non c’era nulla, intesi, era poco diverso dal: digiti il tasto 1, digiti il tasto 2… tuttavia credo che quanti abbiano trovato vantaggioso il lavoro a distanza (prolungato volutamente per promuovere la digitalizzazione) a breve potrebbero ricevere brutte sorprese. Meditate gente, meditate…

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    Pubblicato da Graziella | 9 luglio 2020, 15:59

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