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Coronavirus, Senza categoria

Covid d’estate

Nella scorsa settimana si sono verificati due eventi che gettano maggiore luce sulla situazione del Covid-19 e sulle vicende politico istituzionali che lo contornano.

In primo luogo sono usciti i risultati dell’indagine statistica su campione rappresentativo proposta sin dall’inizio da quattro valenti statistici, che evidentemente non avevano capito il giro del fumo, e che ha dimostrato quanto ampiamente si pensava: il Covid-19, come tutte le malattie a trasmissione influenzale, è molto più diffuso di quanto risulta dai tamponi (circa 1,5 milioni di italiani, 2,5% della popolazione) e quindi ha, per logica conseguenza, un percorso prevalentemente benigno. Dato che i casi a/pauci/lievemente sintomatici erano già di per sé l’82% dei casi rilevati (205.000 su 250.000), considerando che gli altri 1,25 milioni di italiani non hanno avuto bisogno di cure mediche ospedaliere e che quindi versavano, presumibilmente ed analogamente, in condizioni a/pauci/lievemente sintomatiche, possiamo dire che i casi benigni sono 1,455 milioni (97%). I casi severi, che assommavano al 15%, scendono al 2,5% mentre i casi critici passano dal 2% scarso allo 0,33%. La letalità, che oscillava attorno al 14%, scende al 2,33%.

Recentemente la stessa Istat ha pubblicato i dati relativi all’analisi retrospettiva condotta su di un campione di poco meno di 5.000 decessi (non saprei dire se statisticamente rappresentativo) in cui conferma che l’88% dei decessi è avvenuto per Covid per cui il 12% è costituito da meri morti “con Covid”. I criteri di classificazione delle morti per Covid favoriscono presumibilmente una sovrastima delle stesse ma, anche accettando il dato Istat, i decessi “per Covid” scendono a circa 31k ed il tasso di letalità sfiora al ribasso il 2%.

Riguardo alle modalità di svolgimento dell’indagine possiamo formulare qualche osservazione. Il numero dei partecipanti è stato meno della metà di quello previsto (66k contro 150k). Si dice che la scarsa partecipazione è stata dovuta al timore di dover sottostare alla quarantena in caso di positività e quindi è presumibile che il campione si sia autoselezionato (hanno partecipato quelli che ritenevano ragionevolmente di non essere stati contagiati) e che sia quindi ulteriormente sottorappresentativo della reale prevalenza del virus.

Di regola i sondaggi Istat prevedono sanzioni amministrative in caso di rifiuto di partecipazione: come consulente sono spesso alle prese con sondaggi aziendali astrusi ma che prevedono termini ultimativi e sanzioni significative in caso di renitenza. In questo caso, invece, non erano previste sanzioni: strano, no? A meno che non si volesse sottilmente sabotare il sondaggio per continuare a diffondere, nella totale confusione e opacità dei dati, la tesi di una malattia dalla letalità accentuata.

Visto che ormai siamo a parlare di statistica, evidenzio che il numero di morti per milione di abitanti dell’Italia (fonte https://www.worldometers.info/coronavirus/) è di 582 contro i 570 della “inumana” Svezia che ha rifiutato il lockdown e, udite udite, i 500 degli USA “fuori controllo” ed i 475 brasiliani del negazionista Bolsonaro: siamo proprio sicuri che l’Italia sia quel modello di gestione pandemica incensato da Conte e dal NYT?

Il secondo evento è rappresentato dalla pubblicazione, molto parziale, dei verbali del CTS da cui risulta che:

  1. gli scienziati avevano richiesto l’istituzione della zona rossa per Alzano e Nembro, richiesta non accolta dal Governo;
  2. gli scienziati avevano richiesto l’istituzione della zona rossa per Lombardia e 17 Province del Nord, richiesta inizialmente accolta e poi subito superata dal governo;
  3. gli scienziati non avevano richiesto il lockdown su tutto il territorio nazionale istituito invece dal governo.

Ora, Giuseppe Conte per invero si è sempre assunto la responsabilità politica delle sue scelte, responsabilità che, altrettanto per invero, non ha alcun valore se riferita ad un tizio apparso dal nulla e che governa un paese senza avere mai partecipato alle elezioni, senza avere mai raccolto un voto e senza avere un partito. Ma è anche vero che ha sempre affermato che il regime sanitario che ha imposto al Paese per 5 mesi e che tuttora continua era basato su inequivocabili risultanze degli organi scientifici. Invece non era vero nulla: le sua erano decisioni eminentemente politiche e discrezionali e come tali si prestano adesso a valutazioni che sono per forza di cose legate ad efficacia, efficienza e proporzionalità mentre su di lui, ma non solo, incombe adesso la reale responsabilità politica, e forse giudiziaria, della stesse.

La scansione delle date (3 marzo: verbale CTS con richiesta di zona rossa Alzano-Nembro; 8 marzo: lockdown nord Italia; 10 marzo: lockdown generale) segna chiaramente il cambio di paradigma seguito da Conte: dalla lotta contro la malattia a quella contro gli italiani. Fino a fine febbraio si pensava che il consenso sarebbe cresciuto minimizzando numeri e rischi, successivamente si è pensato che il consenso sarebbe cresciuto alimentando la paura per la malattia. In quei pochi giorni, il premier abbandonò i toni rassicuranti e mistificatori della pandemia sotto controllo per adottare quelli terrorifici ancora oggi in vigore. In quei giorni lui (o, visto il livello della persona, forse qualcun altro per lui) decise che era più produttivo smettere di vantare successi immaginari per cominciare a diffondere terrorismo a piene mani.

Dai verbali emerge la realtà di un comitato molto polarizzato e succube di logiche politiche. La composizione del comitato è molto poco rappresentativa dello scibile delle scienze e delle tecniche utili ad affrontare un evento ad impatto sistemico. Nel consesso c’erano solo virologi ed epidemiologi ma mancavano costituzionalisti, economisti, statistici, psicologi, sociologi, militari nonché rappresentanti di altre branche mediche interessate dalle misure, penso a oncologi e cardiologi. Questi medici hanno oltretutto dimostrato (e stanno dimostrando ancora oggi) ampia ignoranza del fenomeno e delle sue implicazioni e profonde divisioni al loro interno, basti pensare alla confusione che ha imperato per mesi su mascherine, guanti, tamponi, ricoveri, assistenza domiciliare e sicurezza delle case di riposo. Il CTS si è dimostrato succube di organizzazioni internazionali come l’OMS lontane da logiche sanitarie e del tutto prone a logiche politiche: da quelle sistemiche relative alla preferenza manifestata per le opzioni autoritarie in stile cinese alla patetica lotta conto l’idrossiclorochina condotta per il solo fatto di essere stata suggerita da Trump. Non dimentichiamo che per supportare questa tesi si è addirittura pubblicato uno “studio” assolutamente inventato di sana pianta e frettolosamente ritirato dopo essere stato smascherato dal governo australiano.

Ma anche la dinamica dei rapporti fra CTS e governo non è chiara: il parere del CTS sulla zona rossa di Alzano-Nembro pare non essere in linea con il cambio di paradigma del governo che chiese una rivisitazione che arrivò con la proposta della superzona rossa settentrionale. Rispetto al lockdown dell’11 marzo, non è chiaro se il CTS si sia adeguato con un nuovo verbale conforme ai desiderata, come vagamente anticipato dal Corriere della Sera, o se si sia fermato alla precedente proposta. Non si sfugge comunque alla sensazione che la comunicazione fra i due soggetti fosse a doppia via e che il CTS, lungi dal comportarsi in modo autonomo, cercasse di intuire quali fossero i progetti del governo a cui tentava di adeguarsi.

Rispetto a quanto trapelato, appaiono scoperte da pareri del CTS altre decisioni esiziali:

  • la chiusura delle scuole: come mai il 3 marzo il governo aveva impugnato l’ordinanza del Presidente delle Marche che imponeva la chiusura delle scuole della regione, analogamente a quanto stava avvenendo in Lombardia, Emilia, Veneto e Piemonte, e poi il 4 marzo chiuse le scuole di tutta Italia?
  • Il lockdown economico del 22 marzo era stato suffragato da un verbale “scientifico”, atteso che la scelta dei codici ATECO da chiudere era stata basata su di una valutazione di “non necessarietà”, oppure era pure quello frutto di una scelta discrezionale?
  • La proroga dello stato di emergenza al 15 ottobre (prodromica evidentemente ad una proroga almeno al 31 gennaio) è “scientificamente” basata?

Resta il fatto che la stessa storia di questi verbali è opaca: secretati sin dall’inizio, il governo aveva fatto  ricorso al Consiglio di Stato avverso la decisione del TAR che ne imponeva la pubblicazione ma poi dallo stesso governo sono trapelati cinque documenti scompagnati ed apparentemente controproducenti per la sua causa che, relativamente alla zona rossa dei comuni bergamaschi, ha anche implicazioni giudiziarie su cui Conte pare essere caduto in contraddizione. Ora, non è che con la magistratura di Palamara possiamo nutrire soverchie aspettative ma le contraddizioni odierne del premier potranno avere un effetto in futuro quando magari la sua stella si sarà un po’ appannata. Questi verbali sono oltretutto densi di omissis che riportano alla memoria metodologie d’antan. Che senso ha, quindi, questa diffusione controllata dei verbali? È un tentativo di mediare con il Consiglio di Stato lasciando trasparire che quello che si poteva dire si è detto e che il resto non può essere diffuso? È la dichiarazione di indipendenza dello stesso governo rispetto alla “scienza” che lo ha sostenuto all’inizio e che adesso, di fronte alle divisioni fra virologi, alla contrapposizione fra medici di corsia e ricercatori, all’emergere di medicamenti validi compresa la famigerata idrossiclorochina, alle difficoltà che la realizzazione del vaccino sembra incontrare, diventa all’improvviso inutile tanto che è il governo stesso ad arrogarsi il diritto di valutare la situazione sanitaria del Paese? Oppure si tratta di documenti che circolavano fuori da canali ufficiali e la cui diffusione equivale ad un avvertimento?

Al momento la situazione appare molto confortante: i malati sono pochi (400/500 contagi li avevamo a fine febbraio-inizio marzo), le percentuali sui tamponi sono attorno a quell’1% che avevamo a fine giugno, soprattutto i casi gravi sono pochi e i decessi sono percentualmente una frazione di quelli che avevamo ancora a fine giugno. È una situazione tale che giustifica posizioni “negazioniste” di valenti scienziati. Siamo in una fase di serena convivenza con il virus che induce a comportamenti misurati ma che evidentemente (basta girare un po’) non fa più paura. In Italia ci sono circa 1800 decessi al giorno, il fatto che 5/10 siano dovuti al coronavirus (ammesso che lo siano) non è un dato preoccupante. Convivere vuol dire vivere insieme, non cessare di vivere in attesa che il virus scompaia. Gli obiettivi di “rischio zero” e “zero morti” non solo non sono plausibili ma neanche probabilmente posti al vertice delle priorità dagli italiani fra cui ormai prevalgono le preoccupazioni economiche che sono state bellamente ignorate per mesi.

Tuttavia il fatto stesso che Conte, pur di fronte a questi numeri lusinghieri per l’Italia, non intenda dichiarare vittoria e proceda su una strada emergenziale che non trova riscontri nel mondo depone a favore delle ipotesi più inquietanti. Amici di Roma che sanno le cose parlano di un’ipotesi di lockdown dopo il 31 agosto il che comporterebbe evidentemente il collasso economico ed il probabile  rinvio delle elezioni su cui PD, M5S e Conte si giocano molto. In quel caso sarebbe evidente il volto inquietante e smascherato di un governo autoritario che ha superato molte linee rosse. Dopo i mutismi di marzo, occorrerà vedere se politica, scienza, società civile, in ultimo popolo sapranno opporsi ad un ricatto che altrimenti segnerebbe il destino del Paese per molti anni.

Discussione

4 pensieri su “Covid d’estate

  1. Ringraziando il blogger per le statistiche obbiettive e molto chiare,
    vorrei dare personale testimonianza, perchè anche senza statistiche o mezzi di comunicazione, la realtà si palesa di fronte a noi. Vivendo in un luogo di mare, posso serenamente testimoniare che gli “assembramenti” sono ovunque, dalla spiaggia alla movida notturna. Migliaia di persone, si stanno godendo l’estate, abbandonando timidamente la paura, prontamente inculcata dai media ad ogni piè sospinto. Conosco un medico dell’ospedale: NESSUN RICOVERO, nè malato sintomatico. Eppure, dalla scorsa settimana, al mercato i vigili hanno iniziato a multare chi non porta la mascherina. Vogliamo davvero trovare una logica dove la logica non c’è, oppure, almeno noi, possiamo iniziare a dire senza remore che siamo oppressi da una dittatura criminale?

    Buon ferragosto a tutti quelli che non temono la propria ombra.

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    Pubblicato da Graziella | 14 agosto 2020, 15:06
  2. Ecco un articolo che vorrei vedere pubblicato sul Corriere, se esistesse ancora.
    Solo un appunto: “…la patetica lotta conto l’idrossiclorochina condotta per il solo fatto di essere stata suggerita da Trump”. Sicuro?
    Hint: costo Remdesivir 3000$ a trattamento; costo Clorochhina + Zn + AZT = una ventina di dollari, per farmaci fuori brevetto che chiunque può liberamente fabbricare riducendo ulteriormente il prezzo; costo vaccini: siamo in attesa di saperlo, ma a differenza del Remdesivir verrà imposto a tutti, non solo ai malati.

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    Pubblicato da myollnir | 15 agosto 2020, 18:20
    • Purtroppo un’amica che usa facebbok, mi ha detto che sui gruppi insegnanti, sono moltissimi quelli che vorrebbero continuare a lavorare da casa. Io sul gruppo classe di mia figlia, non faccio che leggere commenti demenziali di condanna per quelli che non tengono la mascherina. Un conto è la prudenza, ma qui siamo immersi in un delirio collettivo. La cosa inquietante, è come sia stato facile mettere tutti in riga, ben allineati e senza proteste.

      Ogni giorno scoprono più positivi e il numero dei morti resta invariato. Lo trovano spaventoso. Boh!
      Senza contare poi, che “positivo” può essere anche “positivo al test” … Finirà male, altrochè…

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      Pubblicato da Graziella | 21 agosto 2020, 8:48

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