//
stai leggendo...
Politica internazionale

Requiem per Trump?

Ad un mese dalle elezioni, il contagio per Covid-19 di Trump è l’ennesimo game changer di questa campagna elettorale disgraziata. Fino ai primi di febbraio neanche Nancy Pelosi avrebbe scommesso un penny sulla sconfitta di The Donald: economia alle stelle, Wall Street ai massimi, disoccupazione ai minimi, una politica estera eterodossa ma efficace, l’esito della presidenza Trump appariva sicuramente positivo. L’arrivo del virus cinese ha sconvolto il mondo ed i pronostici e, se per caso si trattasse di un evento di origine non naturale, l’unica giustificazione plausibile e che valesse la pena a fronte di uno sconquasso simile era proprio la volontà di impedire la rielezione dell’attuale inquilino della Casa Bianca. La malattia dei coniugi Trump, subito dopo il primo scontro TV e 31 giorni prima del voto, rappresenta il degno finale di un quadriennio volato via fra Russiagate, tentativi di impeachment ed uno scontro politico-sociale che ormai ha aggredito le fondamenta del sistema americano.

Questo evento apre uno scenario poco decifrabile in quanto, di fatto e al netto di possibili aggravamenti e ricoveri, impedisce a Trump di completare la campagna elettorale, soprattutto per quel che riguarda gli eventi pubblici in cui di solito il tycoon dà il meglio di sé. Non è stato mai chiarito quanto duri l’infezione da Covid ma è presumibile che si vada oltre le tre settimane: Zingaretti è stato malato per 23 giorni, Berlusconi ci è in mezzo da un mese, Dybala ne è uscito dopo oltre 40 giorni. Considerando un minimo di cautela, Trump potrà disporre al massimo dell’ultima settimana.

La malattia di un presidente uscente è un evento inusitato di cui è difficile capire la portata. Sicuramente va contro la narrazione trumpiana di uno scontro fra un candidato sano ed uno demente e anche nel 2016 la presunta epilessia di Hillary giocò un ruolo elettorale. Oltretutto, si tratta del “virus cinese” che Trump ha tutto sommato cercato di minimizzare e questa infezione appare una sconfessione ed una beffa del destino. D’altro canto la malattia genera sempre un qualche effetto simpatia e Trump potrebbe in questo caso beneficiarne a cominciare dal voto postale che è alla barra di partenza.

In ogni caso le elezioni cristallizzano lo scollamento esistente nella società americana e le due diverse opzioni che i candidati incarnano: american dream contro socialismo 2.0, legge ed ordine contro anarchia, conferma di un impianto sociale basato sul blocco bianco-cristiano-etero contro società multi culturale-razziale-religiosa-sessuale. Sono istanze non conciliabili che hanno polverizzato, come sta accadendo anche in Europa, il centro socio-politico che nel XX secolo decideva gli esiti elettorali spostandosi di qua e di là. In questo scontro all’arma bianca, chi non è d’accordo si astiene mentre la vittoria arride a chi riesce maggiormente a mobilitare i propri supporters. Il Black Lives Matter ha dimostrato che la società aperta non è una società senza razze ma una società razzista all’incontrario dominata dalla razza (e lo dico serenamente perché oramai l’argomento è stato sdoganato proprio da BLM e Antifa) meno numerosa, volitiva, preparata e produttiva.

Giocare sull’identità (razziale, religiosa, sessuale) comporta forti rischi in quanto politicizza elementi solitamente neutri che possono sperabilmente finire per giocare a favore di una componente sociale che, alla fine dei salmi, è pur sempre ampiamente maggioritaria: i WASP sono il 61% degli americani e, includendo i Latinos, si arriva al 71%. In definitiva, nel 2020 come nel 2016, i bianchi non possono perdere se non vogliono essi stessi essere sconfitti e del resto non a caso la partita si gioca fra due vecchi maschi bianchi, prototipo tornato ampiamente di moda dopo l’ottennio obamiano.

Come ben si sa, i sondaggi non sono strumento informativo ma di propaganda tanto è vero che, alla vigilia delle scorse elezioni, Hillary era data in vantaggio di 14 punti percentuali. I sondaggi attuali sono quindi da prendere con le molle mentre l’unico istituto che aveva beccato il pronostico 4 anni fa (Rasmussen Report) dà a Trump un gradimento del 49% che, per quanto lievemente calato dopo un mese sempre sopra al 50%, è comunque superiore a quello di Obama nell’ottobre 2012. Tutti i pronostici sono possibili, compreso quello di una conferma di Trump sull’onda di una maggioranza silenziosa che non manifesta, si esprime poco, viene esclusa dai sondaggi ma alla fine si trova sola nella cabina elettorale. Diversamente, il processo di autodistruzione della società occidentale accelererà e ne vedremo presto gli effetti anche in Europa.

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: