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Di nuovo Covid

Avevo abbandonato il foglio Excel alla fine di giugno pensando che la talamena del Covid-19 fosse finita ma invece continua e tocca riprendere a calcolare. Tutti i calcoli su dati tratti dal sito ufficiale https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/blob/e0a2020fc2665f84afd75f35df9b53ca876549da/dati-andamento-nazionale/dpc-covid19-ita-andamento-nazionale.csv

Al 5 ottobre abbiamo i seguenti dati:

CASI TOTALI        327.586
 ISOL. DOM.          55.093
 RICOVERATI            3.487
 TER. INT.                323
 GUARITI        232.681
 MORTI          36.002
 ATTUALMENTE POSITIVI          58.903
 OSPEDALIZZATI            3.810
 % OSP/ATT.POS.6,47%
 TAMPONI  11.844.346
 CASI TESTATI    7.153.866
 % TAMPONI2,77%
 % CASI TESTATI4,58%

Ne deriva che abbiamo i seguenti indici:

  1. tasso di mortalità (calcolato con riferimento alla popolazione italiana a al 01/01/20): 0,06%
  2. tasso di letalità: 10,99% (al 30/06/20: 14,45%)
  3. tasso di letalità su casi chiusi: 13,40% (al 30/06/20: 15,45%)
  4. tasso di letalità calcolato su coorti giornaliere (la mediana delle morti, fonte Bollettino ISS, è di sette giorni dopo la diagnosi per cui i decessi che si verificano in un giorno sono imputabili alla coorte di positivi diagnosticati con tampone sette giorni prima): 11,49% (al 30/06/2020: 14,48%).
    Vediamo quindi che a distanza di circa tre mesi tutti i valori sono significativamente migliorati.

Nel periodo 01/07/20-05/10/20 si sono avuti 1.214 decessi per Covid-19, una media di 12,5 al giorno: ricordiamo che in Italia, mediamente, muoiono circa 1.780 persone al giorno. È vero altresì che d’estate si muore un po’ di meno: nel corso dei mesi luglio-agosto-settembre 2019 morirono in Italia 145.569 persone con una media giornaliera di 1.582. I decessi del trimestre non raggiungono quindi neanche la mortalità media di un giorno estivo. I medesimi decessi, rapportati ai contagi del periodo, corrispondono ad un tasso di letalità dell’1,42%. La medesima letalità, a partire da metà luglio, ha sempre oscillato attorno all’1% al netto di puntate verso l’alto dovute a variazioni dei computi totali.

Si registra anche un certo dinamismo delle guarigioni dovuto probabilmente all’abbassamento dell’età media degli infetti ed alla minor gravità dei casi: il rapporto fra guarigioni e decessi, per tutta l’estate, è oscillato su valori, compresi fra 35 e 65, molto maggiori di quelli della scorsa primavera.

La curva degli attualmente positivi (24/02-05/10/20) è la seguente:

Essa differisce molto dalle analoghe curve di altri paesi europei e conferma la sensazione che Italia si sia nel pieno di una seconda ondata. Appare peraltro poco sensato rammaricarsi che una malattia apparentemente così radicata non sia stata eradicata durante il periodo estivo.

La curva dei casi giornalieri è invece la seguente e conferma un andamento in due fasi dell’epidemia:

Tuttavia il numero dei positivi è positivamente correlato a quello dei tamponi (indice di correlazione riferito al periodo 01/07/2020-05/10/2020: 0,641). Nello stesso periodo sono stati effettuati mediamente 66.655/giorno mentre nel periodo 24/02/20-30/06/20 ne sono stati effettuati mediamente 42.408/giorno. Se nel periodo estivo fossero stati effettuati gli stessi tamponi mediamente fatti fino a giugno, sarebbero stati scoperti meno positivi per cui la curva sarebbe la seguente ed apparirebbe molto meno pronunciata nella “seconda fase”.

Dall’inizio della pandemia si parla solo di numeri assoluti dei positivi senza mai rapportarli ai test effettuati. Se si calcola la percentuale di positivi rispetto ai casi testati (dato disponibile solo dal 19/04/20) abbiamo il seguente grafico:

che dimostra che i valori percentuali hanno disegnato una lunga “bowl” riportando i dati attuali ai livelli di quelli iniziali di maggio allorchè l’allarme era in fase di rilascio e si stava uscendo dal lockdown. Nulla quindi che faccia pensare ad un’emergenza.

Sempre riguardo alle positività, da ricordare che durante l’estate si sono conosciuti gli esiti dell’indagine Istat su campione rappresentativo che ha individuato un 2,6% di persone contagiate pari a circa 1,5 milioni di italiani. Da notare che la partecipazione all’indagine comportava l’eventuale quarantena in attesa di tampone per coloro che fossero stati trovati positivi e quindi è probabile che il campione si sia autoselezionato con l’autoesclusione di coloro che sospettavano di essersi contagiati, comportamento agevolato dalla inconsueta mancanza di sanzioni pecuniarie per i renitenti, e che il dato sia stato quindi sottostimato. Nel corso dell’estate sono anche emersi dubbi sulla persistenza degli anticorpi nell’organismo per cui alcuni esperti ipotizzano che, se l’indagine fosse stata effettuata a marzo-aprile, il dato sarebbe stato più elevato. Il valore del 2,6% è stato comunque confermato anche dai test compiuti sui docenti all’inizio dell’anno scolastico: trattandosi di una categoria molto coscienziosa e prudente, è da ritenere che il valore costituisca una soglia minima della popolazione generale. Se questo è vero, è allora vero che la maggior parte degli infetti non ha avuto sintomi forti e ciò fa propendere verso una maggior benignità della malattia. Analogamente i valori di letalità devono essere fortemente ridimensionati.

Riguardo alla qualità dei malati (vedi grafico sotto), il rapporto fra ospedalizzati (reparti ordinari + rianimazione) e totale degli attualmente positivi è stabilmente in un intorno del 6% da metà giugno: quindi siamo in una fase in cui si individuano prevalentemente asintomatici (anche se prima del Covid erano chiamati “portatori sani”) e quindi non malati in senso stretto, prova ne sia che ne abbiamo una ventina che hanno giocato tranquillamente una partita in serie A. Questo è comprovato dal fatto che, dal 01/07/20, abbiamo avuto 31.671 casi di positivi da sospetto diagnostico e ben 56.209 per screening. Questo ultimo dato influenza anche i valori di ricovero, terapia intensiva e mortalità in quanto anche ricoveri (ordinari e per terapia intensiva) per altre patologie portano alla diagnosi di Covid in presenza di un tampone positivo. Da ricordare poi quanto dichiarato da Zaia a fine agosto: la diagnosi di Covid non decade mai (a differenza, per esempio, da quella per tumore che viene considerato guarito dopo 5 anni liberi da sintomi e tracce cliniche) e porta a refertare la morte per Covid anche a distanza di tempo ed a seguito di negativizzazione.

L’Istat ha reso disponibili, fino a maggio 2020, i dati del Bilancio Demografico Mensile. Il confronto con il 2019 dà questi risultati:

 20192020 DELTA
 GEN            65.675            60.988–           4.687
 FEB            59.290            55.250–           4.040
 MAR            57.752            84.989          27.237
 APR            51.344            70.957          19.613
 MAG            50.491            50.683                192
 TOT          284.552          322.867          38.315

L’eccesso di mortalità sembra quindi essere limitato ai soli mesi di marzo e aprile mentre quelli invernali presentano una riduzione di mortalità e maggio presenta scostamenti minimi.

Tutti i dati sopra esposti fanno propendere verso una valutazione di scarsa gravità della situazione sanitaria. Sulla base di questi dati, il Governo ha in animo di varare provvedimenti di stampo autoritario, nella filosofia più che nella sostanza. Sarà per un’altra occasione.

Discussione

15 pensieri su “Di nuovo Covid

  1. Ciao, seguo da un po’ il tuo blog, Anche io ho fatto alcuni calcoli sulla base dei dati iSTAT. Il problema dell’eccesso di mortalità è che, se vogliamo farci un’idea di quanto possa essere pericoloso il covid, non possiamo basarci sul dato nazionale, perché così otteniamo l’effetto “pollo di Trilussa” (nella poesia di Trilussa, lo statistico calcola che due uomini hanno mangiato un pollo a testa, solo che in realtà il primo ne ha mangiati due e l’altro ha fatto la fame).
    Il dato nazionale mette assieme posti in cui il covid ha circolato molto, posti in cui ha circolato poco, posti in cui non ha circolato affatto (e non ha circolato proprio perchè sono state prese misure di contenimento, le quali purtroppo hanno l’effetto collaterale di ammazzare l’economia ma questo è un altro discorso).

    Per esempio, ecco il confronto del numero generale di morti (intendo proprio tutti i morti, per qualsiasi causa, contati dall’ISTAT) tra marzo 2020 e marzo dei cinque anni precedenti in Italia:

    anno 2015 60.418
    anno 2016 56.599
    anno 2017 56.453
    anno 2018 59.269
    anno 2019 58.596

    media da 15 a 19 58.267
    anno 2020 82.867

    differenza 2020 – media 24.600
    incremento 2020 / media 42%

    Dai dati ISTAT risulta che marzo 2020 su scala nazionale segna un + 42%, rispetto alla media per lo stesso mese nel lustro precedente (da marzo 2015 a marzo 2019). Non sembra un numero così alto. Ma proviamo a prendere gli stessi dati su scala regionale, in Lombardia:

    anno 2015 9.017
    anno 2016 8.439
    anno 2017 8.469
    anno 2018 8.958
    anno 2019 9.009

    media da 15 a 19 8.778
    anno 2020 25.227

    differenza 2020-media 16.449
    incremento 2020/media 187%

    Ecco, mentre in tutta Italia l’aumento di mortalità per marzo è del +42%, in Lombardia è del +187% (in altre regioni invece è morta meno gente e proprio questo fa abbassare la media nazionale).

    Andiamo poi in provincia di Bergamo:

    anno 2015 983
    anno 2016 886
    anno 2017 857
    anno 2018 882
    anno 2019 900

    media da 15 a 19 902
    anno 2020 6.059

    differenza 2020-media 5.157
    incremento 2020/media 572%

    Bergamo +572%.
    In particolare, a Nembro ed Alzano Lombardo (i comuni più pesantemente colpiti) si vede che l’aumento è rispettivamente +1126% e +1030%.

    Più di mille volte tanto.

    Questi sono numeri agghiaccianti, che a livello nazionale non si notano perché altrove è morta meno gente del solito, e proprio perché c’è stata la chiusura (meno incidenti stradali, meno alterchi tra ubriachi…).
    Se uno vede solo il dato nazionale, magari pensa “beh ma non è andata così male”.
    Ma guardiamo il dato di Bergamo, e pensiamo a cosa sarebbe successo se tutta la Lombardia o tutta l’Italia si fosse avvicinata a quella percentuale.

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    Pubblicato da sircliges | 8 ottobre 2020, 7:36
    • Però il numero elevatissimo di morti in Lombardia è dovuto anzitutto alle cure sbagliate inizialmente.
      Ora per esempio si sa che intubare i malati di Covid è deleterio, e in Lomabrdia è avvenuto esattamente questo: intubati e lasciati a morire, senza darsi la pena di fare autopsie e stabilire la causa della morte.
      La situazione al momento è cambiata, quindi non è corretto neppure basarsi su quel numero (mostruoso) di decessi. Poi, vorrei portare alla sua attenzione che sulla costa toscana; per tutta l’estate c’è stato un vero e proprio assalto di turisti, italiani e stranieri ed una promiscuità assoluta. Eppure, la situazione non è affatto degenerata.

      Aggiungo anche qualcosa da esperienza personale, giusto per evidenziare l’ipocrisia dilagante:
      nelle scuole, si applicano le normative alla lettera: ragazzi sempre distanziati, meno ore di lezione (!!!), finestre aperte, mascherine a go-go, impossibilità per i ragazzi di avvicinarsi. Poi escono da scuola.
      Il mezzo di trasporto (in mano a privati) è una specie di carro per il bestiame. Alle prime lamentele, hanno lasciato metà ragazzi a piedi, quindi ora nessuno più si lamenta e il carro vacche ha ripreso il pieno regime in silenzio.
      Eppure, al netto di tanto allarmismo, “non conosco nessuno che conosca nessuno” ammalato di Covid.
      È un po’ strana come pandemia, non crede?

      Ritengo in coscienza, che misure come la mascherina all’aperto o chiusure dopo le 23 DEMENZIALI.
      Cosa si teme, che passeggiando si attacchi il virus alle siepi dei parchi?
      I contagi, avvengono nei luoghi di lavoro, come uffici, magazzini, fabbriche (e mezzi di trasporto) e nessuno è in grado di controllarli veramente. Forse un atteggiamento stile Finlandia sarebbe più razionale.
      Qui non si nega l’esistenza della nuova malattia, ma l’eccessivo allarmismo, che causerà più danni del virus.

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      Pubblicato da Graziella | 8 ottobre 2020, 11:40
      • Ah! dimenticavo di aggiungere (in merito ai pulman stipati), che la cosa è stata segnalata a TUTTI, fino ai vertivi in regione. Questo per sottolineare l’ipocrisia della politica toscana che ama vantarsi di meriti che non ha.

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        Pubblicato da Graziella | 8 ottobre 2020, 11:48
    • Buongiorno. Il suo discorso da lato statistico è corretto, ovvero i numeri sono quelli e ci dicono che in alcune zone della Lombardia si sono avuti più di 10 volte (non 1000…) i morti medi. In realtà i conti andrebbero corretti col fatto che negli anni passati il picco di mortalità si aveva a gennaio febbraio (oltre 75000 nel 2017) e non a marzo (quindi il 2020 ha anche questa anomalia). Confrontando i picchi e non i mesi si vedrebbe che il 2017 non è stato molto diverso dal 2020. Inoltre ricordo che in virtù dei dpcm a marzo si ebbe un notevolissimo travaso di persone dalla Lombardia l Sud, senza ripercussioni. Eppure in quel periodo bastava transitare per Milano e Bergamo per ammalarsi. Altro discorso invece è perchè in Lombardia è successo quello che è successo: cure sbagliate, azioni del governo sbagliate (autopsie…). Questa è la vera domanda: cosa è successo in Lombardia?

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      Pubblicato da edoardo | 8 ottobre 2020, 16:14
    • Buonasera, grazie per il commento e per seguire il blog. Sui temi segnalati, mi permetto di linkare un precedente post con un’analisi statistica che prende in considerazione lo studio ISTAT-ISS sugli eccessi di mortalità e fa un confronto sui picchi di mortalità degli ultimi dieci anni. Si trova all’indirizzo https://averagejoe3000.wordpress.com/2020/05/11/istatiss-numeri-in-liberta/

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      Pubblicato da Average Joe | 8 ottobre 2020, 16:45
  2. @ Graziella, il numero di morti è stato estremamente elevato in Lombardia, ma anche altre regioni sono state pesantemente colpite. Per esempio a marzo Parma ha avuto 1.430 morti, laddove nel marzo degli anni precedenti ne aveva in media 466. Incremento +200%.

    Tu dici: non è colpa del virus, ma delle cure sbagliate.
    Il problema è che per fare un’ipotesi del genere dovrei pensare che tutti i medici di tutti gli ospedali di tutti i luoghi colpiti (e sono tanti) fossero egualmente così inetti da applicare le cure sbagliate, pur avendo a disposizione quelle giuste. Mi sembra un’ipotesi un po’ forte, anche perché non capisco quali sarebbero state queste cure giuste.
    Idem discorso intubazione: se uno non riesce a respirare da solo, che si fa? Qual è l’alternativa alla respirazione assistita?

    La situazione al momento è sicuramente migliore di quella di marzo / aprile, ma questo non vuol dire che possiamo tirare un sospiro di sollievo e festa finita. Se l’aumento dei contagi è graduale ed esponenziale, allora bisogna guardare il trend, e il trend sta salendo.
    Che poi le autorità abbiano preso misure spesso demenziali o controproducenti, nulla questio: ma queste sono variabili umane, distinte e separate da quelle naturali. Per esempio, se la mia casa crolla perché arriva un terremoto e scopro che l’ingegnere ha toppato le norme antisismiche, allora certo l’ingegnere si prende una parte della colpa, ma questo non cancella la pericolosità del terremoto.

    Il fatto che nella tua cerchia di conoscenze non ci sia ora nessuna persona ammalata è indubbiamente una cosa bella, ma non toglie che altrove ci siano persone ammalate (io ne conosco due). Anche io non conosco nessuno che abbia fatto un incidente d’auto, ma questo non mi autorizza a dedurre che gli incidenti d’auto non esistono.

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    Pubblicato da sircliges | 9 ottobre 2020, 18:02
    • @sircliges
      le rispondo volentieri, vista la sua pacatezza ed educazione.
      Non intendevo affermare che il virus non circoli e non faccia vittime, solo che probabilmente “pandemia” è una parola azzardata, visto che il numero dei morti non è poi così alto (mentre stanno aumentando in modo esponenziale le morti per altre patologie, anche più gravi e messe da parte). Quando mia nonna mi raccontava della spagnola, mi diceva che in ogni abitazione c’era un morto o almeno un malato. Purtroppo, la malattia, fa parte della vita ed è una eventualità impossibile da eliminare, per quanto spiacevole.
      Questo nuovo virus ci è piombato addosso e CI RESTERÀ. Pensi all’AIDS, che è ancora tra noi.
      Comprensibile il panico iniziale, ma adesso quello che si deve studiare, è un modo per conviverci, delle cure che riducano la mortalità e una corretta informazione, anzichè un martellante allarmismo. Non è concepibile fare tamponi a tutti al primo starnuto, far vivere la gente con la mascherina a vita o bloccare le attività un giorno sì e uno no perche si è trovato un positivo. Stiamo francamente deragliando nella follia collettiva.
      Sperando di risentirla, la saluto.

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      Pubblicato da Graziella | 10 ottobre 2020, 11:36
      • Salve Graziella.
        Il numero dei morti può sembrare alto o basso a seconda di tutta una serie di criteri. Non penso sia facile stabilire, con quali criteri?, l’asticella oltre la quale il numero passa da accettabile o non accettabile. La malattia fa parte della vita, eppure continuiamo a combatterla cercando cure e rimedi preventivi.
        Mi sembra che la differenza tra “pandemia” ed “epidemia” sia la diffusione nel mondo. Se una malattia entra in x continenti, è una pandemia, a prescindere dal numero di morti. Non conosco i criteri con cui l’OMS decide se una malattia è epidemica o pandemica, ma mi sembra un problema decisamente minore.

        E’ impossibile dire se il virus resterà come l’AIDS o scomparirà mutando in una versione meno letale (come fu per l’influenza spagnola e altre malattie). Di solito succede la seconda cosa.

        Certo bisogna cercare un equilibrio prudenziale che non sia nè terrorizzato nè incosciente. Certo si può esagerare in un senso o nell’altro, e quello che a qualcuno può sembrare troppo, a qualcun altro può sembrare troppo poco. Questo rende la situazione ancora più complicata. Oltrettutto un’epidemia distrugge alla base il principio liberale “la tua libertà finisce dove inizia la tua”, perchè in un’epidemia le azioni di ogni persona influiscono necessariamente su chi le sta attorno, perciò è necessario limitare ALCUNE libertà (ma se poi le libertà limitate diventano troppe, allora c’è anche il pericolo che qualcuno se ne approfitti).

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        Pubblicato da sircliges | 14 ottobre 2020, 8:41
  3. @ edoardo
    Incremento 1000% non era un refuso, in alcuni comuni è successo davvero. Nembro e Alzano Lombardo sono balzati ai disonori delle cronache per questo motivo.

    Mortalità marzo Nembro
    anno 2015 9
    anno 2016 13
    anno 2017 13
    anno 2018 12
    anno 2019 15

    media da 15 a 19 12
    anno 2020 152

    differenza 2020-media 140
    incremento 2020/media 1126%

    Mortalità marzo Alzano Lombardo
    anno 2015 12
    anno 2016 8
    anno 2017 10
    anno 2018 11
    anno 2019 9

    media da 15 a 19 10
    anno 2020 113

    differenza 2020-media 103
    incremento 2020/media 1030%

    L’ipotesi di confrontare i picchi è interessante ma non mi sembra definitiva. Proviamo a prendere tutti i mesi della provincia di Bergamo:

    ANNO 2015 2016 2017 2018 2019 2020

    Parma 01 gennaio 541 459 583 513 504 463
    Parma 02 febbraio 503 422 424 455 464 427
    Parma 03 marzo 468 417 458 479 510 1.430
    Parma 04 aprile 415 367 375 412 402 819
    Parma 05 maggio 392 391 420 366 395 422
    Parma 06 giugno 389 391 402 377 378 389
    Parma 07 luglio 450 414 412 345 394
    Parma 08 agosto 405 390 389 403 371
    Parma 09 settmbre 386 373 416 378 382
    Parma 10 ottobre 410 450 419 429 420
    Parma 11 novmbre 398 457 414 414 446
    Parma 12 dicembre 433 584 481 440 464

    Marzo 2020 = 1.430 morti
    Aprile 2020 = 819 morti

    Sono valori che non sono paragonabili a NESSUN mese dal 2015 al 2019.

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    Pubblicato da sircliges | 9 ottobre 2020, 18:03
    • Volevo dire, tutti i mesi della provincia di Parma (per uscire dalla Lombardia).
      Ho fatto casino con gli spazi della tabella, spero si capisca lo stesso.

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      Pubblicato da sircliges | 9 ottobre 2020, 19:29
    • Buongiorno Sircliges. 1000% è una cosa, “Più di mille volte tanto” come dice nel suo commento, un’altra.
      1000% vuol dire 10 volte tanto. Visto che vuole parlare dei morti “locali”, giustamente, per evitare generalizzazioni di medie (come invece fanno i nostri sgovernanti per aumentare il terrore, perchè dire che abbiamo 5000 positivi, come a marzo – aiuto!!!! – senza dire che si fanno il triplo o il quadruplo di tamponi, è fare terrorismo), le riporto il caso di un paesino della Valcamonica, provincia di Brescia. In questo paese hanno normalmente 7-8 morti nel primo trimestre dell’anno. Quest’anno ne hanno avuti 35, ovvero 5 volte tanto (500%). Fin qui il dato nudo e crudo. Poi si scopre che l’età media dei morti è 81 anni e che la maggioranza di questi erano ospiti della locale casa di riposo, trasformata in mattatoio (non scherzo): in pratica da un giorno all’altro gli operatori, dopo essere stati esposti al virus (e alcuni si sono ammalati anche gravemente), sono stati rivestiti di scafandri chre li hanno resi irriconoscibili. I pazienti si sono sentiti smarriti perchè hanno perso i riferimenti delle persone che li accudivano, per il calo del personale non sono stati più seguiti adeguatamente, per mesi non è stato per loro possibili vedere i parenti, In altre parole, la casa di risposo è diventata una specie di prigione dove attendere – depressi, spaventati e terrorizzati, come mi è stato riferito personalmente – la morte. Questo ha sicuramente contribuito a rendere queste persone ancora più fragili. Quindi sì, mi sta bene il ragionamento di valutare i dati locali, ma allora bisogna considerare anche gli errori e le colpe locali.
      Non sono un complottista, ma già a gennaio girava un post nel quale si leggeva che l’epidemia sarebbe partita, fuori dalla Cina, in una regione ricca del nord Italia. E che il sistema sarebbe collassato. Ora, da perfetto ignorante, ho seguito l’evolversi della situazione a Wuhan, e già a metà gennaio, sapendo fare due conti, si capiva che era molto pericolosa. I nostri sgovernanti, che hanno sicuramente più mezzi di un povero ingegnere come me, non sapevano nulla? Non hanno predisposto nessuna difesa? Per come la vedo io, il virus esiste e può portare gravi conseguenze in persone fragili, ma è curabile nella stragrande maggioranza dei casi. E’ un pò come se si avesse una epidemia di appendiciti: si cura facilmente, addirittura con la sola alimentazione adeguata se presa all’inizio: come il covid. Solo che si è fatta la scelta di non curare le persone e aspettare che fossero gravissime, di attendere che le appendiciti andassero in peritonite. E questa scelta è stata deliberata, voluta e ricercata (e lo si è potuto fare nel Nord perchè si sapeva che bene o male il sistema sanitario-civile avrebbe retto l’urto senza collassare del tutto; si immagina i disordini che ci sarebbero stati al sud in situazione analoga – ricorda il pronto soccorso devastato dai parenti di un certo giovane?).
      Dopo tutto questo discorso, giungo una conclusione: ci sono stati tanti morti, localizzati nel tempo e nello spazio (e nelle analogie fra loro per età, condizioni pregresse…). Quanti di questi morti si potevano evitare, o da un altro punto di vista, quanti di questi morti sono stati ricercati per scopi innominabili?

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      Pubblicato da edoardo | 13 ottobre 2020, 8:59
      • Salve Edoardo. Ho riletto ed hai ragione, “mille volte tanto” è stato un erroraccio da cospargersi il capo di cenere, dovevo scrivere “mille per cento” cioè, appunto, decuplicato. Ne faccio lezione di umiltà.

        Il caso delle RSA trasformate in cimiteri sicuramente ha un’incidenza non da poco, ma i morti non ci sono solo nelle RSA. Il problema maggiore è l’elevato numero di contagiati bisognosi di cure, se questo numero raggiunge una soglia critica, il sistema sanitario va in tilt. A quel punto ai morti direttamente da covid (che abbiano o no patologie pregresse) si aggiungono anche morti per altre cause che non sono stati curati perchè non c’erano risorse libere. Questi li possiamo considerare morti per causalità indiretta.

        Che il virus sia curabile, è vero solo se lo becchi allo stato iniziale, prima che abbia cominciato a far danni. Altrimenti è molto più difficile, e anche chi guarisce ne porta le cicatrici addosso (es. polmoniti interstiziali, praticamente pezzi di polmone che non funzioneranno più). Non è che si è “scelto” di non curare le persone in nome di trame oscure, è proprio che non ci sono risorse per curare tutti.

        Concordo che l’azione delle autorità sia stata spesso sconsiderata, incompetente, criticabile sotto ogni punto di vista. Anche l’abuso dei DPCM è qualcosa di giuridicamente agghiacciante, letteralmente in violazione della Costituzione (esiste una gerarchia delle norme, la Costituzione dice che le violazioni della libertà personale possono essere disposte solo con legge, che lo si faccia per decreto è un abuso). La storia giudicherà. Ma il problema è che la giusta critica a un “qualcuno” (il governo) deve essere accompagnata dalla giusta paura (intendo una paura in quantità ragionevoli) per un “qualcosa” (il virus).

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        Pubblicato da sircliges | 14 ottobre 2020, 9:10
  4. @average joe
    Sì avevo letto quel post e da lì ho iniziato a seguire. Ma il discorso dei picchi non mi convince. Inoltre, ripeto, la mortalità va vista a livello provinciale, non nazionale, altrimenti il dato è falsato dalla presenza di province dove la mortalità si è abbassata proprio per effetto del lockdown.

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    Pubblicato da sircliges | 9 ottobre 2020, 18:04
  5. Esprimo meglio un concetto accennato sopra.
    È fondamentale separare la variabili naturali (cosa fa il virus) dalle variabili umane (cosa fanno medici, politici etc).

    Si può fare ogni tipo di critica sulle seconde, ma resta che il virus ha una sua pericolosità intrinseca, indipendente da chi sia al governo o chi sia il medico che mi cura. Epidemie, terremoti, uragani, sono eventi naturali che operano oggettivamente, a prescindere dalle colpe e dagli errori degli esseri umani.

    Esiste un meccanismo psicologico per cui, di fronte ad un male naturale troppo grande, la mente umana ha bisogno di “personalizzarlo”, di convertirlo in un colpevole con un nome e un volto, fondamentalmente per due motivi: rassicurazione (non è colpa di una variabile naturale incontrollabile ma di qualcuno che ha sbagliato –> bisogna impedire a quel qualcuno di nuocere –> problema risolto) e rabbia (con un virus non posso prendermela, con un umano sì, posso agitargli il pugno contro e gridare imprigionatelo impiccatelo).
    È un pensiero che nasce con le religioni pagane ed animistiche: tipicamente il tribale, se il fulmine gli colpisce la capanna, non pensa “che disgrazia, purtroppo i fulmini esistono e queste cose capitano”, bensì pensa “quale spirito maligno si è arrabbiato?”, e va a consultare lo sciamano. Per il tribale la natura non è un insieme oggettivo di fenomeni non intenzionali, bensì il risultato delle azioni di entità *personali*, le quali hanno buone o cattive intenzioni e dunque devono essere implorate o combattute.

    È la stessa forma di pensiero che si è manifestata nella storia ogni volta che, durante un’epidemia, si diffondeva la voce che la colpa era degli ebrei o di qualche altra categoria sociale da additare come untori e maledetti (le pagine lasciate dal Manzoni nella storia della colonna infame sono pagine terribili) ed è la stessa forma di pensiero della persona superstiziosa che, se le arriva una brutta malattia o un’altra disgrazia, corre dalla fattucchiera a farsi levare il malocchio (perché sicuramente è colpa di qualcuno che “ha messo gli occhi addosso”).

    Ecco, quando sento dire che la colpa dei morti è poco o niente del virus (come se questo di per sé fosse poco più che un’influenza), e tutta o quasi tutta di persone in carne ed ossa (medici che hanno sbagliato le cure o politici che prendono decisioni assurde), vedo in filigrana lo stesso identico meccanismo psicologico: dare la colpa a “qualcuno” piuttosto che a “qualcosa”.

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    Pubblicato da sircliges | 9 ottobre 2020, 18:06
    • @Sircliges

      Grazie per la puntuale risposta. Concordo con lei che cercare un colpevole per forza umano può essere irrazionale. Il fatto è che quando leggo che ad oggi in Francia il totale dei contagiati è di poco meno di 800000 (più del doppio dell’Italia) mentre i morti sono circa 33000 (meno dell’Italia), non può non far pensare che qualcosa di molto sbagliato sia stato fatto in Italia [https://statistichecoronavirus.it/statistiche-coronavirus-francia/]. Le porto ad esempio la gestione veneta del virus: fin da subito si sono cercati i positivi e si è cercato di curali tempestivamente e soprattutto a casa (l’ospedale di Schiavonia, dove c’è stato il primo morto ufficiale, ha avuto fin dall’inizio una zona pre-triage dedicata). Il risultato è che il sistema ha retto, anche a fronte di numeri importanti. Ci sono stati errori anche in Veneto, ma la gestione è stat migliore che in Lombardia, ed i risultati si sono visti (2000 morti circa). Chiaro che il virus è pericoloso, ma se al virus aggiungiamo gli errori (se non addirittura scelte deliberatamente colpevoli) le cose non possono che peggiorare.

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      Pubblicato da edoardo | 14 ottobre 2020, 17:54

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